Quei culti per Diana nella roma antica
di Andrea Carandini - 16/10/2009

Fonte: La Repubblica [scheda fonte]

Il ritrovamento di una testa ripropone un tema cruciale per l´archeologia

Il reperto è stato rinvenuto accanto al luogo nel quale si presume possa essere il tempio dedicato alla dea L´edificio è stato ricostruito grazie alle tecniche geomagnetiche

Come gli individui si capiscono nel loro ambiente, così avviene per le cose, almeno nell´ottica sistemica dell´archeologo. La testa marmorea di Diana, scoperta ai piedi dell´Aventino da Alessandra Capodiferro della Soprintendenza archeologica di Roma ed esposta a Palazzo Altemps, è una rielaborazione della statua di culto del tempio di Artemide a Efeso. È sembrata, a prima vista, una delle tante sculture che il suolo di Roma non si stanca di restituire. Ma l´oggetto rappresenta anche un indizio importante di una realtà più cospicua: il tempio di Diana sull´Aventino, che gli studiosi situano in punti diversi di quel monte.
Consultando il nostro "sistema informativo" su Roma antica ci siamo accorti che una statuetta in alabastro di Diana, del tutto simile, era stata scoperta nel ´700, lì vicino, sulla sommità del monte. Era questo uno degli indizi che, insieme all´iscrizione (D)iana e a una statua femminile arcaizzante - riproduzione della statua di culto? - ci aveva indotto a situare il tempio a sinistra della chiesa di Sant´Alessio.
La chiesa si trova nel punto più alto dell´Aventino ed è stata costruita sopra il tempio di Minerva, che Marziale colloca in arce, quindi sulla sommità del monte. Un frammento della pianta marmorea di Roma degli inizi del III secolo d. C. mostra, accanto al tempio di Minerva, quello di Diana, che secondo Giovenale sorgeva anch´esso in posizione dominante. Il frammento di pianta marmorea bene si ancora ad un muro antico sotto quello perimetrale di Sant´Alessio e anche a una strada basolata. È da notare che i templi pagani si disponevano lungo l´alto ciglio dell´Aventino sopra il Tevere, come poi le chiese.
Per questa nostra scelta topografica siamo stati criticati, ma tutti gli indizi ricollegabili al tempio sono stati trovati nei pressi di Sant´Alessio, per cui già Giovanni Colonna aveva collocato il tempio lì vicino, ma non nel luogo e nell´orientamento da noi scelti. Il recente rinvenimento della testa di Diana conferma la nostra scelta topografica: le due statue della dea - relative probabilmente a statue votive - sono state rinvenute proprio ai lati del sito dove il tempio era stato ricostruito da Daniela Bruno e da me. Sarebbe bene che un cartello in quel punto spiegasse al visitatore cosa ha sotto i piedi.
La pianta marmorea antica rivela anche parte della pianta del tempio di Diana, per cui è stato facile per noi proporne una ricostruzione, tra due portici. Aveva una fila di otto colonne "ioniche" sulle due fronti e due file di quindici colonne sui lati, come il tempio di Efeso, preso a modello dall´ammiraglio trionfatore Cornificio, che aveva il vezzo di girare per Roma su un elefante. Pur trattandosi di una delle meraviglie della Roma augustea, non è stata dedicata al monumento sufficiente attenzione: si potrebbe eseguire in un cortile dell´Istituto di Studi Romani una prospezione geomagnetica, come quella che ci ha consentito di individuare il tempio di Quirino nei giardini del Quirinale (Cercando Quirino, Einaudi 2007). Sempre grazie a onde elettromagnetiche si potrebbe identificare anche il tempio di Cerere, Libero e Libera degli inizi del V secolo a. C., la cui posizione sull´Aventino in senso lato conosciamo (la pendice verso il Circo Massimo), ma anche a questa rovina sepolta si è guardato con insufficiente dedizione. È bene sapere che le prospezioni geomagnetiche costano assai poco.
I templi nominati sono tra i più importanti di Roma, legati entrambi alla plebe, che davanti a essi si riuniva, venendo a costituire una sorta di Stato nello Stato. Il culto di Diana sull´Aventino era stato istituito intorno alla metà del VI secolo a.C. dal re Servio Tullio, amatissimo dal popolo, come contraltare romano del culto ad Aricia (Nemi). Servio aveva imitato Tarquinio Prisco, che agli inizi dello stesso secolo aveva istituito il culto di Giove Re/Ottimo Massimo, contraltare del culto di Giove Laziare sul Monte Albano (Cavo). Sono questi i presupposti teologici dell´egemonia di Roma sui Latini, non più solo lungo la riva sinistra del Tevere, che era stato stato il progetto di Romolo, Tullo Ostilio e Anco Marcio, ma sull´intero Lazio antico, che è stato il progetto dei Tarquini e di Servio, per cui Roma cominciò per la prima volta ad apparire come una potenza mediterranea.
Se continuiamo a procedere per frammenti sparsi che si accumulano, non adeguatamente organizzati e cartografati, non riusciremo a capire, raccontare e mostrare la città nel sistema dei contesti che si succedono nel tempo. Il fine sta dunque nel riguadagnare i singoli frammenti ai contesti per spiegare la storia nello spazio, oltre che nel tempo. Quando spiego Roma a visitatori anche colti, ferfino ad archeologi non specialisti, mi accorgo che Roma non si spiega da sola.

Quei culti per Diana nella roma antica, Andrea Carandini