Pubblichiamo due documenti dell¹agenzia AsiaNews relativi alla drammatica situazione dei Cristiani in Terra Santa. Il primo è relativo ai rapporti tra Israele e Vaticano: malgrado il riconoscimento (a nostro avviso vergognoso) da parte di Giovanni Paolo II dello stato sionista, il regime di Sharon continua a boicottare la Chiesa Cattolica. Il secondo è relativo alla presenza cristiana in Terra Santa schiacciata _ come in Occidente - tra Ebraismo e Islamismo.


ISRAELE - VATICANO
Israele-Santa Sede: senza frutti apparenti 10 anni di rapporti diplomatici



Gerusalemme _ Domani ricorrono 10 anni dall'entrata in vigore dell¹ ³Accordo fondamentale tra la Santa Sede e lo Stato di Israele². Grazie a tale accordo, la Santa Sede ha accettato la domanda israeliana di poter allacciare rapporti diplomatici. Ma tali rapporti erano solo il primo passo di una serie di concordati che avrebbero assicurato la libertà e i diritti della Chiesa in territorio israeliano. E invece a 10 anni da quello storico accordo, nella chiesa di Israele vi è delusione, sconcerto e crescente preoccupazione.
In effetti, lo stato di Israele non ha mai trasformato l'Accordo fondamentale in legge, e perciò i tribunali israeliani dichiarano di non conoscerlo. Allo stesso modo, l'unico altro accordo raggiunto finora, sul riconoscimento civile delle persone giuridiche ecclesiastiche (nel 1997), non è stato tradotto in legge dello Stato.
Ma il fatto più grave è che il 28 agosto 2003, Israele ha ritirato del tutto la propria delegazione ai negoziati con la Santa Sede, mentre erano in corso i negoziati per raggiungere l'importantissimo accordo sulla salvaguardia delle proprietà ecclesiastiche e sulle esenzioni fiscali. Tale accordo era previsto proprio per il 10mo anniversario dell'Accordo fondamentale. Nel luglio scorso il ministro degli esteri israeliano, Silvan Shalom, ne aveva preannunciato la firma "entro tre mesi". Ma da allora lo Stato di Israele si rifiuta di ritornare al tavolo del negoziato, nonostante l'esplicito impegno preso proprio con l'Accordo fondamentale di dieci anni prima.
Intanto, in mancanza di norme che regolino il rapporto con lo Stato, per la Chiesa crescono sempre più le difficoltà. In assenza del riconoscimento statale delle tradizionali esenzioni fiscali, le istituzioni cattoliche _ ad esempio l'ospedale S. Giuseppe di Gerusalemme, ma anche altre - si trovano trascinate davanti ai tribunali. Senza questi accordi, membri del personale ecclesiastico si vedono negati visti di ingresso e di soggiorno.
L'ansia per il futuro è aggravata dal rigoroso silenzio mantenuto dal Governo circa le motivazioni della rottura, e la coincidenza di questa con l'aggravarsi di diversi problemi quotidiani. Tra questi c'è anche l'invasione militare di alcuni conventi a Gerusalemme per costruirvi pezzi del "Muro di separazione" (o "barriera di sicurezza" come preferisce il Governo).
Al padre francescano David-Maria A. Jaeger, massimo esperto giuridico in materia degli accordi Santa Sede-Israele, AsiaNews ha chiesto un parere: ³Occorre che lo stato capisca l'assoluto obbligo giuridico che ha di ritornare al tavolo del negoziato. L¹impegno di farlo è inserito in un solenne trattato internazionale firmato e ratificato dallo Stato di Israele. Diversamente lo Stato rischierebbe di essere dichiarato inadempiente. Del resto, le regole nei rapporti Chiesa-Stato interessano lo stato non meno che la Chiesa: se lo stato vuole che si rispettino le regole, non deve mostrarsi inadempiente: Israele non può prolungare ancora molto il suo assentarsi dai negoziati. La Chiesa Cattolica ha fatto un passo storico coraggioso e lungimirante nell'accettare di normalizzare i suoi rapporti ufficiali con lo Stato di Israele. In cambio aveva ricevuto la promessa di normalizzare la posizione giuridica della Chiesa nel territorio dello Stato. Non credo che i nostri interlocutori vogliano far fallire questa storica impresa comune. I negoziati stessi sono sempre stati portati avanti in un clima di reciproca fiducia e buona volontà. E qualora il Governo ne accetti la ripresa, prevedo che possano continuare a produrre frutti."
Sui motivi che hanno portato alla rottura, p. Jaeger li definisce ³inspiegabili². E sottolinea che esponenti dell'ebraismo della diaspora sollecitano il governo a ripensarci e a riprendere i negoziati. ³Per me, conclude p. Jaeger, il 10mo anniversario dell'entrata in vigore dell'Accordo fondamentale è un ricordo delle grandi speranze che ci furono e un invito a rinnovarle. Ma certo questo anniversario non avrà per nulla un carattere di festa².
(Da AsiaNews del 9 marzo 2004)


ISRAELE _ PALESTINA
Schiacciati fra Israele e l¹Islam, i cristiani di Betlemme emigrano



Da 22 anni a Betlemme, suor Ileana Benetello, della congregazione delle Francescane Elisabettiane di Padova, presta il suo servizio all¹interno del Baby Caritas Hospital di Betlemme, un ospedale pediatrico cattolico per i bambini poveri di quella regione. Con lei lavorano altre 6 consorelle, di cui cinque italiane. Ad AsiaNews racconta i problemi quotidiani e la vita dei cristiani che abitano nella regione.
Suor Ileana, come si vive oggi a Betlemme?
La situazione non è quella che i mass media vi riportano, o comunque essa è molto lontana dalla realtà che viviamo tutti i giorni: è la stabilità in una situazione anormale. Nei mesi scorsi vi era una certa facilità di spostamento: ora i palestinesi, sia cristiani che musulmani, si sentono in una grande prigione all¹aria aperta. Per andare a lavorare, per studiare e per vivere normalmente non possono muoversi liberamente. I movimenti sono difficili sia fra i territori palestinesi e Israele, sia all¹interno della stessa Palestina.
Quali problemi sorgono?
Fra tanti, vi è un problema gravissimo di cui non si parla mai: già nella cultura musulmana, e araba in generale, c¹è la tradizione di sposarsi far cugini primi, per mantenere forte la stirpe. Negli ultimi anni questo accadeva meno di rado; ora con le difficoltà di spostamento sta tornando normale, con le conseguenze che si possono immaginare: nascono moltissimi bambini handicappati, alcuni con gravissime malattie genetiche. Alcune famiglie hanno addirittura 3 figli handicappatiŠ
Il lavoro resta un problema?
Sì, e molto grave. Per trovarlo, gli stessi palestinesi si prestano alla costruzione di insediamenti ebraici e nell¹erezione del Muro: bisogna pensare con quale stato d¹animo queste persone vanno a lavorare nelle loro terre confiscate, dove non hanno potuto raccogliere neppure le olive, che ora stanno marcendo sugli alberi.
Come reagisce la popolazione a queste difficoltà?
La situazione è insostenibile, e allora si sente qualcuno sbottare: ³Non si deve giustificare i kamikaze, ma si possono capire!². Questo, però, i cristiani non lo affermano mai. I musulmani _ anche le mie infermiere _ invece lo diconoŠ Solo vivendo lì si può capire l¹odio che viene alimentato e la coscienza che i palestinesi non hanno ormai nulla da perdere. Uno degli ultimi kamikaze che si è fatto recentemente esplodere a Gerusalemme veniva proprio dalle nostre parti: ho riconosciuto la sua casa nelle immagini della tv quando i tanks israeliani l¹hanno distrutta. Quelli che si fanno esplodere sanno in anticipo che riceveranno 30 mila dollari dalle organizzazioni terroristiche, che operano un vero lavaggio del cervello. A volte con quei soldi alla famiglia costruiscono poi una casa ancora più bella.
I cristiani nella regione di Betlemme?
Tanti stanno emigrando: ai cristiani vengono dati facilmente i permessi di espatrio. Noi pensiamo che dietro a questo ci sia un gioco fra Israele e altri Paesi, come la Svezia o il Canada. Ad esempio, nel 2003 da Betlemme se ne sono andati più di un migliaio di cristiani, il 10% dei 10 mila cristiani che abitano a Betlemme.
Perché un¹emigrazione così massiccia?
Questo accade perché i cristiani non accettano la mentalità musulmana che giustifica gli attentati. (Š) I cristiani sono compressi fra musulmani e ebrei, e soffrono più di tutti perché sono deboli. Bisogna anche dire che fanno fatica ad adattarsi alle difficoltà: ad esempio, non accettano lavori nell¹edilizia, a differenza i musulmani.
Quali conseguenze genera l¹emigrazione dei cristiani dalla Terra Santa?
Essa pone un problema molto serio: i cristiani che emigrano non vendono la casa ad altri cristiani, che non hanno possibilità economiche. Allora si fanno avanti i musulmani, che, aiutati dai Paesi arabi, comprano facilmente case e terre. Anche sul piano demografico i musulmani sono più forti: hanno in media 10 figli e almeno tre mogliŠ Pure dal punto di vista scolastico per i cristiani la vita non è facile: solo tramite le offerte dall¹estero, le adozioni a distanza, li si può mandare alle scuole cristiane. Altrimenti dovrebbero andare in quelle pubbliche, imbevute di islamismo: e lì i ragazzi cristiani perderebbero facilmente la loro religione.
Nessuna speranza per il domani?
Nessuno cede e la pace non arriva. Del resto, solo Gesù ci ha insegnato la legge del perdono, mentre nei musulmani e negli ebrei domina ancora la legge del taglione: e la si può vedere ogni giorno all¹opera.
Cosa la fa andare avanti?
In tutti questi anni difficili ho capito l¹importanza di Gesù: è Lui che mi fa andare avanti.
(Da AsiaNews del 10 marzo 2004)


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Comunicato n. 26/04 dell¹11.03.2004



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