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Siamo il paese dei criminali-star
di Massimo Fini
Enrico Mentana, su queste colonne, esalta «il coraggio e la lucidità intellettuale» con cui Adriano Sofri è intervenuto per sollecitare la grazia per Erich Priebke. Su ‘La Repubblica’ Miriam Mafai, pur dicendosi contraria ad un atto di clemenza per l’ex nazista novantenne, parla della «comprensibile e umana pietà di cui si è fatto interprete e portatore Adriano Sofri, l’unico che può farlo con tanta sensibilità, intelligenza e pudore».
Devo ormai appartenere a un altro mondo se a me sembra che l’intervento di Sofri manchi proprio di ogni pudore e minima decenza e che egli sia il meno autorizzato a reclamare la grazia per chichessia. E’ come se Sergio Cragnotti chiedesse clemenza per Calisto Tanzi.
Ma posso sbagliare. Ormai la confusione sotto il cielo italiano è tanta. La Curia milanese invita Sofri, detenuto a Pisa per l’omicidio di un commissario di polizia, ad officiare in Duomo interpretando ‘La ballata del carcere di Reading’ e immedesimandosi in Oscar Wilde, condannato più di un secolo fa per un reato inesistente, l’omosessualità. Poi, dopo le proteste di alcuni esponenti di An e della Lega, fa marcia indietro e in un comunicato dichiara che «se l’invito a Sofri divide è meglio lasciar perdere». Ma come? La Curia non sapeva che Luigi Calabresi è stato ucciso a Milano, in via Cherubini, a quattrocento metri dal Duomo? Come poteva pensare che un’iniziativa del genere passasse inosservata, e non dividesse, in una città che è stata devastata dalle imprese di Sofri e compagni che avevano come simpatico prassi di pubblicare sul loro quotidiano, Lotta Continua, foto, indirizzi, abitudini, itinerari di ‘fascisti’ indicandoli alle amorevoli carezze delle spranghe (il consigliere comunale missino Pedenovi ci lasciò la pelle, altri sono rimasti invalidi)?
Il menestrello Celentano va a Sanremo e, per difendere Tony Renis da certe voci che lo vogliono amico di mafiosi, afferma: «Anch’io ho amici criminali». Immagino che i quindici milioni di spettatori ne siano rimasti edificati e magari ispirati. Il presidente del Consiglio, dal canto suo, dichiara che i cittadini hanno diritto a non pagare le tasse quando le ritengono alte. Susanna Torretta diventa un opinion maker per il solo fatto di essere stata presente in una casa dove è avvenuto un torbido fatto di sangue.
C’è molta confusione sotto i cieli italiani, ma non tale da impedirci di capire che in questo Paese solo i criminali o i loro amici hanno voce in capitolo e diritto a un’onorata visibilità, mentre a noi altri tutti spetta il grato compito di lavorare come ciuchi e di farci tosare come pecore per mantenerli.




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