Un interessantissimo stralcio dall'editoriale di Maurizio Murelli per il n° 233 di Orion (febbraio 2004):



"In questo scenario ciò che vi è di maggiormente patetico è il tramonto del comunismo nazionale. Nell'immediato dopoguerra, per dare sostanza alla propria soggettiva composizione, sul tavolo della politica i comunisti non hanno fatto altro che calare la carta dell'antifascismo. Hanno addirittura falsificato la storia costruendo un falso fascismo e un immaginifico antifascismo. Il fascismo europeo come progetto politico, culturale, economico era la vera alternativa occidentale al liberismo oggi imperante. I comunisti europei e quelli italiani in primis l'hanno demolito. Lo hanno demolito a conflitto concluso, un conflitto militare vinto dagli eserciti anglosassoni, nel corso del quale conflitto la resistenza comunista è stata men che marginale. A conflitto concluso i comunisti (che con il comunismo in quanto dottrina marxista forse non hanno nulla a che fare) hanno fatto ciò che il liberismo non sarebbe mai stato in grado di fare: hanno demolito l'essenza del fascismo, cosa che nessuna sconfitta militare avrebbe mai potuto conseguire. Con ciò i comunisti pensavano di dispiegare una sapiente strategia che avrebbe dato loro buoni frutti. In realtà hanno svolto un servizio ai liberisti che oggi ringraziano e procedono nella ovvia e consequenziale fase di pieno inveramento della propria dottrina liquidando comunisti e comunismo. Lo fanno su più direttrici: costringendo una parte di comunisti a rinnegarsi (e qui si va da Ferrara a Fassino passando per Moretti) oppure procedendo a spalancare armadi e a tirar fuori scheletri. In questo caso va bene il libro di Pansa e il ripescaggio delle foibe. In questa fase ci si accontenta di dire che dentro la Resistenza comunista ci fu della criminalità. Presto la cultura liberale definirà tutta la Resistenza comunista criminale. Varrà solo la resistenza monarchica e quella riconducibile a Sogno e ai suoi sodali.
In questo contesto si deve inserire anche il nuovo e pacchiano neo-antifascismo liberale che viene propalato dalle TV nei vari programmi di intrattenimento da un personale altamente improbabile, ignorante quanto urticante. In questo quadro persino l'aberrante "Giornata della Memoria" del 27 gennaio imposta dalla comunità ebraica va assumendo una definizione adeguata alla "cultura" che l'ha fatta propria: come già lo è stato per il Natale piuttosto che per la Pasqua, il tutto va a ridursi in orgia consumistica. All'inizio, per chi ci credeva, a Natale e Pasqua il Figlio di Dio era nato da una Vergine per opera dello Spirito Santo, quindi era morto, risorto e salito in carne e ossa nel Regno dei Cieli. Si trattava di un atto di fede. Anche per l'Olocausto, all'inizio, era un atto di fede. Tra i tanti vangeli circolanti alcuni finirono con l'essere definiti apocrifi, altri canonici. E sulla base di questi ultimi si è imposta al mondo una fede. I custodi di questa fede hanno voluto mettersi nelle mani del sistema oggi imperante affinché tale fede fosse esaltata. Il risultato è che oggi persino questa ricorrenza (a prescindere dall'opinione che su di essa si nutre) è diventata un affare consumistico. Tutto ciò per dire con cosa abbiamo a che fare. Un mostro planetario che tutto volgarizza, tutto dissacra e tutto rende a propria immagine e somiglianza: un Grande Stomaco.



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