SCANDALI ITALIANI
L'ASSASSINO DEI FRATELLI MATTEI PUO' VOTARE
(dal Corriere della Sera di giovedì 11 marzo 2004)
ROMA - Racconta al telefono da Rio de Janeiro il console generale italiano Francesco Mariano: «Il 27 gennaio 2004, un corriere diplomatico proveniente da Roma ci consegna un plico spedito dal ministero dell'Interno.
Nel "cd rom" ci sono i 20 mila nomi degli italiani residenti aventi diritto al voto. Alla lettera «L», c'è anche Lollo Achille, 52 anni, iscritto all'Aire, Anagrafe italiani residenti all'estero, forse già dall'88».
Tutto regolare, dunque.
Ma si tratta dello stesso Lollo che in un'altra banca dati del Viminale, il Ced, è schedato come «latitante attivamente ricercato» perché deve scontare una pena residua di 12 anni, 10 mesi e 12 giorni di reclusione «per incendio doloso e omicidio come conseguenza di altro reato».
In altre parole, le «memorie» del ministero dell'Interno (Servizi elettorali e Dipartimento pubblica sicurezza) non si scambiano informazioni.
E ora il console generale, che martedì è stato consultato telefonicamente dal ministro Mirko Tremaglia (Italiani all'Estero), si lascia andare a una riflessione amara: «In quel cd rom, per errori e disguidi, mancavano i nomi di alcuni italiani residenti, con tutti i documenti in regola, ai quali non abbiamo potuto inviare i certificati elettorali».
A 31 anni dal rogo di Primavalle, in cui morirono bruciati Stefano e Virgilio Mattei, figli del segretario della locale sezione del Msi, Mario Mattei, un altro dato è certo: Achille Lollo, benché ricercato, non può essere estradato finché resterà in Brasile. Per l'ex militante di Potere operaio, infatti, il Tribunale federale di Brasilia ha già respinto la richiesta italiana nel 1994 con una motivazione molto semplice: processo troppo lungo, reato prescritto.
Oggi, dunque, se il Guardasigilli reiterasse la richiesta, la risposta sarebbe la stessa.
Nel 1975, l'anno del processo di primo grado contro Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo (tutti e tre latitanti, ndr ), l'attuale sottosegretario alla Giustizia Giuseppe Valentino era un giovane avvocato di destra che difendeva la famiglia Mattei: «A piazzale Clodio c'era un clima infuocato: con i colleghi Raffaele Valenzise, Alfredo De Marsico e Vittorio Battista eravamo bersagliati da insulti e sputi».
Su banco degli avvocati degli imputati (Lollo era l'unico in regime di custodia preventiva), c'erano un giovane Tommaso Mancini insieme ai colleghi più anziani Umberto Terracini e Giuseppe Sotgiu: «Fuori si sparava, in piazza c'era era un clima allucinante», ricorda il professor Mancini che anche oggi non esita a definire quello di Primavalle come «un episodio gravissimo».
Poi, il giorno della terza udienza, il 28 febbraio 1975, lo studente greco Mikis Mantekas fu assassinato a colpi di pistola davanti alla sezione del Msi di via Ottaviano durante gli scontri tra extraparlamentari di sinistra e militanti missini.
Seguirono giorni e giorni di guerriglia e di rappresaglie incrociate, tanto che il 5 marzo dovette intervenire il ministro dell'Interno Gui per «condannare la violenza nera» e per chiedere «una giustizia più rapida».
Nel 1975 Andrea Augello, oggi, assessore al Bilancio della Regione Lazio, aveva 14 anni: «Fu un mio amico, Fabio Rolli, a raccogliere il povero Mantekas sull'asfalto e quelli gli tirarono addosso le molotov. Ecco, oggi che leggo una raggelante intervista di un delinquente di nome Lollo, sarebbe necessario avviare una riflessione seria su quei delitti impuniti».
Dino Martirano




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Nobis ardua 