Nella relazione del medico legale Giuseppe Fortuni emerge che il Pirata è morto per intossicazione acuta da "polvere bianca". Escluso il suicidio.
RIMINI, 19 marzo 2004 - Intossicazione acuta di cocaina. Sarebbe questa la causa della morte di Marco Pantani, il campione romagnolo deceduto il 14 febbraio scorso a Rimini. Lo ha scritto il perito medico legale Giuseppe Fortuni che oggi ha depositato le conclusioni, poche righe in tutto, degli accertamenti autoptici compiuti sul cadavere di Marco Pantani, riservandosi di fornire successivamente la relazione completa. Fortuni scrive anche che "non vi sono elementi che possono suffragare l'ipotesi riconducibile a volontà suicida".
Ecco il testo integrale delle conclusioni del medico legale: "Le evidenze autoptiche, tossicologiche, istologiche convergono nell'identificare in una intossicazione acuta da cocaina con conseguente edema polmonare e cerebrale la causa certa del decesso. Non vi sono allo stato concreti elementi che possono suffragare l'ipotesi di un decesso riconducibile a volontà suicida".
Quello della morte per droga era un'ipotesi venuta fuori già nelle ore successive al ritrovamento del corpo senza vita di Pantani, nella camera del residence "Le Rose", a Rimini. Tre giorni dopo gli inquirenti che indagavano sulla morte del campione avevano formulato un'ipotesi di reato a carico di ignoti. Secondo quanto accertato poi dai magistrati un uomo aveva fatto visita a Pantani al residence con lo scopo di fornire cocaina al Pirata. A parlare di questo sconosciuto, che si sarebbe trattenuto con il Pirata una decina di minuti due giorni prima della tragedia, era stata per prima la proprietaria del residence "Le Rose". Nella stanza in cui il ciclista è stato trovato morto, sul comodino, era stata rinvenuta della polvere bianca. A far scattare i sospetti sull'esistenza di un "pusher" che forniva cocaina a Pantani era stata anche la somma di 20mila euro che negli ultimi giorni di vita il romagnolo aveva prelevato dal vitalizio a sua disposizione.




Rispondi Citando