Qualcuno sa quale è la percentuale esatta attribuita dal sondaggio del
"Corriere della Sera" alla Fiamma Tricolore (con o senza la Mussolini), che
avrebbe quintuplicato i suoi consensi?
L'Italia va a sinistra
Inviato da webmaster il 11/3/2004 6:00:49 (16 letture)
Un sondaggio pubblicato dal Corriere sulle tendenze di voto
I sondaggi, si sa, vanno presi comunque con le molle: perfino quando
appaiono, più o meno, "veritieri", sono sempre la fotografia di stati
d'animo (umori) che possono mutare, e di non poco, nel tempo e nello spazio.
Nelle rilevazioni più accurate, in effetti, specie quelle relative agli
intenti di voto, molto spesso compare un numero elevato di indecisi: una
variabile che, alla fine, può modificare sostanzialmente i risultati
acclarati dal sondaggio stesso. Insomma: ci vuole molta prudenza.
L'attenzione deve concentrarsi, più che sulle cifre assolute, sulle
tendenze, che vengono registrate, di volta in volta, all'interno della
stessa indagine statistica: le variazioni, forse, hanno una loro maggiore
attendibilità.
Il sondaggio pubblicato ieri dal Corriere della Sera (a cura, come di
consueto, dell'osservatorio di Renato Mannheimer) va dunque analizzato alla
luce della premessa appena fatta. E' un quadro assai confortante, dal nostro
punto di vista. Ma non illudiamoci che questo sarà davvero il risultato del
prossimo 13 giugno. Assumiamo, piuttosto, che allo stato delle cose vi sono
molte e serie potenzialità per un esito positivo, come quello descritto dal
Corriere. Di che si tratta? Di una doppia possibilità: la sconfitta del
centrodestra, prima di tutto, e segnatamente la dèbacle di Forza Italia, il
partito di Silvio Berlusconi; l'affermazione della sinistra alternativa,
prima di tutto di Rifondazione comunista, in un quadro di crescita di tutte
le sinistre. L'uno e l'altro dato, in questo caso (data ovviamente anche la
natura proporzionale della consultazione), non vanno separati: è come se
l'elettorato "sondaggiato" mandasse a dire non solo che non ne può più di
Berlusconi, ma che ha bisogno di una più marcata presenza delle sinistre
che, in un modo o nell'altro, vanno il quadro dell'alternanza e del
riformismo. Il 7 per cento del Prc, che guadagnerebbe oltre due punti
rispetto alle elezioni del 2001, è il segnale più indicativo e più forte di
questa propensione. Essa, nel contesto dato, rinvia sia alla specificità dei
contenuti e della fisionomia che Rifondazione ha scelto di darsi in questa
fase, sia, più in generale, alla insofferenza attuale dell'elettorato
rispetto alla camicia di forza del bipolarismo. Torneremo su questo punto
alla fine di questa analisi. Intanto, addentriamoci nel sondaggio.
Un grande No a Berlusconi
La notizia più rilevante, dicevamo, è la sconfitta inequivoca del
centrodestra: nel suo insieme, la «Casa delle libertà» perderebbe sul 2001
sette punti percentuali, passando dal 52 al 45 per cento. E' un dato
credibile, al di là della sua entità effettiva: corrisponde alla delusione
visibile e diffusa nell'elettorato che, quasi tre anni fa, ha investito nel
Polo e nelle promesse del premier. Altrettanto credibile appare, all'interno
dell'insieme, la caduta di Forza Italia, mentre, invece, Alleanza nazionale
e Lega tendono a crescere, sia pure in proporzioni tali da non compensare il
precipizio del partito berlusconiano. Da notare, non troppo tra parentesi,
il forte incremento attribuito all'estrema destra fascista: la "Fiamma" (non
è chiaro se con o senza Alessandra Mussolini) sfiora la quintuplicazione dei
propri consensi e, come abbiamo detto, non ai danni di Alleanza nazionale.
Non va bene, invece, l'Udc dei supermoderati Casini e Follini - a conferma
possibile che le attuali vocazioni elettorali non premiano, nient'affatto,
né il centro né il centrismo.
Proprio alla luce di queste tendenze, comunque si può leggere l'ultima
"svolta" del Cavaliere: l'ossessivo presenzialismo, la superfetazione
mediatica, il personalismo esasperato, il tentativo di svuotare i partner.
Consapevole e avvertito, insomma, dei rischi di sconfitta, il premier è
corso ai ripari con la sua inconfondibile cifra stilistica. Ecco un esempio
del valore relativo del sondaggio su cui stiamo ragionando: di qui a tre
mesi (che sono molti, per una campagna elettorale), Berlusconi potrebbe
recuperare una parte del consenso perduto. Noi pensiamo, e soprattutto
speriamo, di no, perché le ragioni del fallimento della destra vengono ben
più da lontano. Ma nulla si può davvero escludere a priori.
Le opposizioni
Il centrosinistra passerebbe dal 35 al 40 per cento, con un più che discreto
5 per cento di aumento. Nella distribuzione della crescita risultano
premiati soprattutto i Verdi, con un brillante 2,9 per cento; mentre il
listone riformista ottiene soprattutto un buon risultato assoluto, che
sfiora il 35 per cento, con un punto percentuale di guadagno rispetto alla
somma di Ds, Margherita e Girasole (l'infelice fusione tra ambientalisti e
socialisti) nelle elezioni politiche scorse. Anche il Pdci va avanti, di più
di mezzo punto. Ecco un caso, si potrebbe dire, nel quale «divisi si vince»
o quantomeno si cresce. Quasi ovvio: se la torta si fa più grande, diceva un
adagio, ci sono più fette per tutti. Per la lista prodiana, ad ogni buon
conto, si tratta di un esito più che soddisfacente: sia in sé (sarebbe di
gran lunga la prima lista politica del Paese) sia perché ottenuto senza
alcuna emorragia a sinistra. Manca l'effetto-valanga - e ciò è, buono, anzi
ottimo, dal nostro punto di vista.
Fuori dall'Ulivo, la lista Di Pietro sembra attestarsi, più o meno, sui voti
del 2001. Rifondazione comunista, invece, spicca il balzo. Lo confessiamo:
ci si allarga il cuore. Ma preferiamo, ancora, non abbandonarci ai
sentimenti.
Rifondazione comunista
Che cosa ci conferma questo possibile scatto del Prc? Un dato è certo:
comunque vada, Rifondazione comunista è oggi percepita da una parte
crescente dell'elettorato di sinistra come un punto di riferimento
significativo. Questa credibilità - che aumenta anche nel breve periodo,
rispetto cioè al precedente sondaggio del Corriere che ci dava al 6,7 per
cento - non è né a spese delle sinistre moderate né delle altre sinistre più
o meno interne al centrosinistra: ciò è significativo di un'espansione
all'interno di quella sinistra "affamata di sinistra", abitata da giovani e
da strati di popolo in conflitto, che è spesso tentata dall'astensione o che
comunque diffida dei partiti. Ancora. E' proprio a partire dal Prc, una
forza dal profilo nettamente alternativo, diverso, sempre coerente ma mai
settario, che può riprender corso una svolta di carattere più generale:
Rifondazione, insomma, come l'ingombro di cui la politica ha bisogno, se non
vuole banalizzarsi nella contesa referendaria tra i due Poli o diventar
preda del crescente processo di americanizzazione.
Rifondazione, insomma, che sta in prima fila nei movimenti e nei conflitti
(da Scanzano alla scuola, dai tranvieri ai metalmeccanici) e investe
strategicamente nel movimento dei movimenti, ma è parte decisiva, al tempo
stesso, della battaglia per battere Berlusconi. Rifondazione comunista che è
portatrice di un'identità comunista nient'affatto nostalgica, nominalistica
o residuale, ma è capace, all'opposto, di innovazioni reali e di
discontinuità adeguate alla nuova difficilissima fase storica. Se fossero
proprio queste le ragioni che, in questo preciso momento, spingono alcuni
milioni di italiani a pensare che, il prossimo 13 giugno, voteranno per
Rifondazione comunista-Sinistra Europea?
Rina Gagliardi
http://www.liberazione.it/giornale/040310/default.asp




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