La Lega: "Troppi banchi vuoti tra An e Udc, che figuraccia"
Sanità, governo battuto
L'opposizione: "Sono in crisi"
ROMA - Il governo è finito sotto alla Camera sul decreto sull'emergenza sanitaria. Per due soli voti la maggioranza è stata battuta nel voto sulle pregiudiziali di costituzionalità del provvedimento. Il decreto doveva essere convertito in legge e aveva già ottenuto il sì del Senato. Invece l'aula di Montecitorio ha approvato a sorpresa le due pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione. Dall'aula erano assenti, al momento del voto, molti deputati della Casa delle libertà e questo ha subito suscitato polemiche con la Lega, in prima linea ad accusare gli alleati.
Le pregiudiziali presentate dall'opposizione sono state approvate con uno scarto di due voti: 209 sono stati i sì e 207 i no, un astenuto. Visibile lo stupore dei deputati della Cdl, mentre hanno esultato per il risultato della votazione quelli del centrosinistra.
Il decreto legge, su cui la Camera non proseguirà l'esame, si riferisce a interventi urgenti "per fronteggiare emergenze finanziarie e per finanziare la ricerca nei settori della genetica molecolare e dell'alta innovazione". Uno dei passaggi più contestati del decreto riguardava la modifica dello status giuridico degli specializzandi.
Ma al di là del contenuto specifico del provvedimento, il terremoto politico comincia a farsi sentire e l'oposizione non manca di far notare la crisi del centrodestra, anche se è soprattutto la Lega a farsi sentire. "Mi sembra di aver visto banchi abbastanza vuoti tra i gruppi di Udc e An. Non credo sia una cosa voluta, ma questo è un malcostume che ci ha procurato l'ennesima figuraccia", dice il capogruppo del Carroccio a Montecitorio Alessandro Cè.
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Invece c'è piena soddisfazione nel centrosinistra. Tanto che Rosy Bindi chiede le dimissioni sia del ministro della Salute Girolamo Sirchia che del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "E' una maggioranza demotivata - sostiene il capogruppo dei Ds Luciano Violante - non viene a votare, segno di una crisi profonda".
A sostenere che la maggioranza è ormai "in disgregazione" è anche il capogruppo di Rifondazione comunista Franco Giordano, convinto che questo fenomeno riguarda anche "il blocco sociale di riferimento" del centrodestra.
(16 marzo 2004)




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