«Terrorismo mondializzato, conta chi fa più morti»
«Non c’è dubbio che sul piano emozionale, le stragi di Madrid possono rappresentare l’11 settembre per l’Europa».
Ad affermarlo è il professor Stefano Silvestri, presidente dell’Istituto affari internazionali (Iai).
«Tra i gruppi terroristi - sottolinea Silvestri - si è aperto un processo imitativo che fa dell’azione devastante un elemento fondamentale della propria propaganda armata. Dobbiamo essere consapevoli che si è aperta una corsa a chi fa più morti».
L’allarme investe anche l’Italia:
«Non perché esistano minacce specifiche - rileva il presidente dello Iai - ma perché è chiaro che questo tipo di terrorismo si attaccherà progressivamente a tutti».
Professor Silvestri, dopo le stragi di Mosca, da più parti si è parlato di un «11 settembre» dell’Europa.
Condivide questa valutazione?
«Da un punto di vista emozionale certamente si può ricorrere a questa immagine. Di per sé questo attacco è in realtà inferiore, come numero di vittime, a quello delle Torri Gemelle, però ha indubbiamente un suo impatto visivo, psicologico molto notevole, e in questo senso si può parlare di un 11 settembre europeo».
Le dinamiche dell’attentato, la spietatezza con cui sono stati colpiti centinaia di civili inermi: si può parlare di una «alqaedizzazione» del terrorismo?
«Certamente c’è un effetto imitativo che ha giocato in questi attentati, perché non era nelle tradizioni europee avere attentati così massicci e indiscriminati. Secondo me c’è anche un fattore tecnico-propagandistico, perché dopo gli attacchi di Al Qaeda, dopo l’escalation degli attentati, la gente è più abituata a vedere un certo tipo di morti e quindi si può pensare da parte dei terroristi che se non si fanno questo tipo di attentati non si ha l’impatto propagandistico che vogliono ottenere. Quella che si è aperta è una corsa a chi fa più morti».
Da questo punto di vista, tenendo conto delle dimensioni e delle modalità delle stragi di Madrid, è ipotizzabile una «joint venture» terroristica tra cellule islamiche e l’Eta?
«Naturalmente è ipotizzabile ma io sarei molto prudente in queste generalizzazioni, perché anche se queste alleanze sono ipotizzabili, però resta il fatto che questi attentati sono spiegabili anche senza questo tipo di coinvogimento o con un tipo di coinvolgimento molto limitato».
Sul piano strettamente investigativo, quando sarà possibile avere dei primi elementi di chiarezza sulla possibile matrice delle stragi?
«Quando gli inquirenti spagnoli confronteranno l’esplosivo dei treni, con quello trovato nel furgone con le copie del Corano. Poi si dovranno confrontare gli esplosivi con quelli sequestrati la settimana scorsa in un covo dell’Eta. Per quanto riguarda la pista islamica, c’è da dire che sul piano della propaganda armata, un fattore ricorrente in ogni azione terrorista di questa matrice è l’utilizzo dello “shahid”, l’attentatore suicida. Il kamikaze è un “marchio di fabbrica” del terrorismo islamista. Trovarne traccia a Madrid segnerebbe una svolta nelle indagini».
Sostiene Le Monde che al di là di chi sia stato il gruppo che ha attuato i massacri sui treni, resta comunque il fatto che l’11 marzo di Madrid rientra in una mondializzazione del terrorismo.
«Concordo con questa analisi, nel senso che si può parlare di una mondializzazione del terrorismo sia per quanto concerne i sistemi operativi sia come immagine del tipo di attività che si compie. È chiaro che l’attacco terroristico di Madrid ha similitudini notevoli rispetto agli attacchi mediorientali e comunque tende a presentare gli attacchi terroristici come qualcosa che deve necessariamente avere degli effetti disastrosi. In questo senso c’è una tragica, devastante, banalizzazione del terrorismo, con la tendenza a presentare il terrorismo sempre e comunque come disastroso. Si tratta di un processo che può essere determinato in parte da esigenze propagandistiche e in parte da fattori imitativi».
La Grecia ha chiesto oggi (ieri, ndr.) l’aiuto della Nato per garantire la sicurezza in occasione delle prossime Olimpiadi. È il segno che l’Europa deve imparare a convivere con il terrore?
«C’è anche questo elemento, ma credo che questa richiesta sia mutuata in larga misura da ragioni tecniche. Quello che in realtà viene chiesto alla Nato è essenzialmente l’uso di alcuni strumenti come gli aerei Awacs che possono essere utili, ad esempio, per controllare gli aerei in volo, il traffico aereo e così via. E gli Awacs sono a disposizione della Nato. Vi è una sorta di concorso, come spesso le forze armate fanno anche all’interno dei Paesi, per assicurare una migliore efficienza dei servizi di sicurezza».
Nel documento di rivendicazione degli attentati di Madrid da parte di una cellula terroristica legata ad Al Qaeda, sono contenute anche minaccie all’Italia. Dobbiamo temere?
«Ritengo di sì, non perché ci siano minacce specifiche ma perchè in questa situazione è chiaro che il terrorismo si attaccherà progressivamente un po’ a tutti».




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