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  1. #1
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    Predefinito iRS promuove un incontro sui problemi del territorio del Sàrrabus-Gerrei

    In occasione del suo Atòbiu Natzionale di Marzo iRS promuove un incontro con i movimenti e le persone interessate ai problemi del territorio del Sàrrabus-Gerrei.





    Nel sito ufficiale di iRS, alla pagina www.repubricadesardigna.net/basi sono disponibili i volantini da scaricare in formato PDF e diffondere sul territorio interessato.













    iRS Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna

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  2. #2
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    Predefinito iRS, comunicato sull'assemblea sul Sàrrabus-Gerrei.

    Agli organi di informazione
    Ai militanti

    Domenica 7 marzo, a Villaputzu, si terrà un incontro promosso dal movimento indipendentista “iRS Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna” sui gravissimi e distruttivi problemi di salute pubblica determinati dalla massiccia presenza di installazioni militari straniere (italiane ed interforze), come il Poligono di Quirra, nella regione sarda del Sàrrabus-Gerrei.

    Attualmente, solo in questa piccola e poco popolosa regione, si è arrivati all’impressionante cifra di 20 morti e 30 malati di leucemia. Le potentissime installazioni radar e l’impiego di proiettili all’uranio impoverito hanno determinato l’incremento esponenziale di casi di mielosi, di aborti spontanei, di gravi danni e disfunzioni alla tiroide sia nei bambini che nei ragazzi.

    Per discutere di questa tragica ed intollerabile situazione sanitaria ed ambientale e sulle cause politiche che la determinano, interverranno il deputato italiano verde Mauro Bulgarelli, il Professor Mauro Cristaldi, docente di anatomia comparata e citologia dell’Università La Sapienza di Roma.

    Saranno presenti i responsabili dei comitati cittadini e territoriali impegnati in battaglie similari: La Maddalena, Teulada, Sant’Anna Arresi e Villaputzu. Interverranno inoltre il comitato di Villasalto impegnato nella lotta contro la diga sul Flumendosa e le delegazioni delle marinerie locali danneggiate dalla presenza e dall’attività delle installazioni militari.

    L’incontro, aperto a tutte le organizzazioni e a tutti gli interessati, si terrà domenica 7 marzo, alle ore 100, presso il Mielificio Naturale Melis, 10 km dopo Villaputzu, direzione Tortolì.



    Ofìtziu de Imprenta de iRS
    Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna

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    irs@indipendentzia.net

  3. #3
    Franciscu Pala
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    DOMENICA, 07 MARZO 2004
    Pagina 4 - Cagliari

    Villaputzu. Questa mattina al mielificio Melis

    I pericoli per la salute dal poligono di Quirra: quale verità sull’uranio?


    VILLAPUTZU. Il poligono di Quirra e la salute pubblica: è il tema della conferenza organizzata, oggi alle 10.30 al mielificio Melis, da Indipendentzia Repubrica de Sardigna. Partecipano il deputato Mauro Bulgarelli dei Verdi e il docente universitario de La Sapienza, Mauro Cristaldi. «Solo nel Sarrabus-Gerrei - sostengono i militanti di Indipendentzia - sono stati registrati venti morti e trenta malati di leucemia. Le potentissime installazioni radar e l’impiego di proiettili all’uranio impoverito hanno determinato l’incremento esponenziale di casi di mielosi, di aborti spontanei, di gravi danni e disfunzioni alla tiroide sia nei bambini, sia nei ragazzi». Ai lavori parteciperà anche il comitato di Villasalto impegnato nella lotta contro la diga sul Flumendosa e le delegazioni delle marinerie locali.

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  4. #4
    Franciscu Pala
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    LUNEDÌ, 08 MARZO 2004

    «Restituiteci la nostra terra»
    Salute, basi e stellette: incontro di iRS a Villaputzu


    Affollato dibattito nella mattinata di ieri presenti membri di tanti comitati pacifisti ma anche sindaci, scienziati e deputati

    VILLAPUTZU. «Le servitù militari ostacolano lo sviluppo della Sardegna. I sardi devono riappropriarsi della loro terra e programmare autonomamente il loro futuro». Queste sono le conclusioni dell’affollato incontro-dibattito organizzato dal movimento Indipendentzia Repubblica de Sardinia (Irs), che si è svolto nella mattinata di ieri a Villaputzu.

    La riunione è stata presieduta da Elisabetta Pitzurra, del movimento organizzatore, indagata dalla Procura della Repubblica di Cagliari per essersi introdotta durante una manifestazione il 22 luglio dello scorso anno nel distaccamento a mare di Capo San Lorenzo del Poligono del Salto di Quirra.

    In apertura, è stato comunicato che 350 pacifisti si sono autodenunciati per esprimere solidarietà nei confronti di Pitzurra e degli altri indagati.

    Ha poi preso la parola Chicco Frongia, presidente dell’Associazione per il parco del Flumendosa, che si batte insieme ai comuni di Armungia, Ballao e Villasalto, per impedire la realizzazione di una nuova diga sul corso del fiume. «Grazie alla mobilitazione delle popolazioni - ha detto Frongia - siamo riusciti a bloccare la costruzione dell’invaso di Monte Perdosu. Dobbiamo mantenere alta la guardia sino a quando non saranno assunti i deliberati di revoca».

    Ha commosso l’intervento di Angelo Garro, il presidente del Comitato dei genitori dei militari caduti in tempo di pace (Cogemil), che ha raccontato la storia del figlio Roberto, morto assieme a tre suoi commilitoni ed un civile mentre svolgeva il servizio di leva nel corpo degli alpini. «Io e mia moglie - ha detto Garro - da sei anni chiediamo inutilmente di sapere come è morto nostro figlio. I politici, quando la morte è sotto i riflettori sono tutti pieni di bella retorica. Diventano poi sordi alle invocazioni di giustizia».

    Maida Maiore, una delle leader del Cocis, il comitato di cittadini istituito a La Maddalena dopo l’annuncio dell’ampliamento della base americana, ha manifestato la preoccupazione di tutta la comunità.

    Per l’ex sindaco di Villaputzu, Antonio Pili, la sindrome di Quirra è stata provocata da un elemento patogeno sconosciuto che ancora agisce. I casi di cancro al sistema linfatico sino a poco tempo fa limitati alla vallata di Quirra e all’altipiano di Monte Cardiga, si stanno estendendo a tutti i comuni che confinano con il Poligono.

    «Devono essere sospese tutte le esercitazioni militari - ha detto Mariella Cao, del comitato sardo “Gettiamo le Basi” - fino a quando non sarà identificato l’elemento patogeno che procura i tumori».

    Liliana Viola, presidente dell’Associazione talassemici Sardegna, ha invitato tutti a «mobilitarsi per difendere i servizi sanitari presenti nel territorio. Stanno smantellando l’ospedale San Marcellino di Muravera senza che si faccia nulla per impedirlo».

    Il deputato dei Verdi Mauro Bulgarelli ha denunciato che l’Italia non rispetta la volontà degli elettori, che nel 1987 hanno deciso con un referendum la denuclearizzazione del paese.

    Mauro Cristaldi, docente ta alla Sapienza di Roma, dopo aver spiegato la grave tossicità dell’uranio impoverito e del torio 234, ha detto che la Sardegna è una regione a sovranità limitata. «Troppe sono le aree - ha sottolineato - soggette a servitù militari». Cristaldi non esclude che «la sindrome di Quirra sia provocata da una cattiva gestione delle scorie delle esercitazioni militari. Materiali residui vengono raccolti e fatti brillare una seconda volta provocando un inquinamento chimico radioattivo. Le particelle metalliche si diffondono nell’ambiente e vengono assorbite dall’uomo per inalazione o attraverso la catena alimentare. È difficile rilevare la presenza dell’uranio impoverito perché questo si confonde con quello naturale».

    La riunione è stata conclusa dall’intervento di Gavino Sale, leader dell’Irs. (g.b.)

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  5. #5
    Franciscu Pala
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    I casi finora ufficialmente accertati sono quattordici: moltissime le ipotesi ma niente certezze

    Nessuna indagine sulla nascita di bimbi deformi a Escalaplano
    Si parla di contaminazione a distanza dal Poligono di Perdasdefogu


    Dal nostro inviato
    Giorgio Pisano
    Escalaplano Maria Grazia sorride: ed è quasi tutto quello che riesce a fare. Fa parte della leva dell’88, anno crudele, di polveroni e nubi grigie che arrivavano dal poligono di Perdasdefogu e si posavano come neve leggera sulle case, sulla gente, sulla pelle, sui vestiti. «Avevo un presentimento, una specie di sensazione brutta».
    Sposa a sedici anni, undici figli (sette emigrati, uno addirittura in Islanda), Maria Teresa è stata una straordinaria catena di montaggio: tutti sani, tutti forti, tutti vicinissimi alla famiglia, suoi figli. Soltanto Maria Grazia, l’ultima («e manco l’avevamo prevista»), l’ha colpita al cuore cambiandole la vita.
    La protegge, la vizia, ci discute: e pensare che Maria Grazia, non vede a dispetto di occhi lucenti e mobilissimi. Non può parlare, non può camminare, soffre di crisi convulsive che la mamma annota su un diario con la biro nera. Domenica: è agitata; giovedì: la piaga è ancora aperta; venerdì: non ha dormito. A fine mese, il bilancio di quattro settimane. Febbraio: nove crisi.
    Dei cinque bambini malformati venuti al mondo quell’anno, Maria Grazia è sicuramente la più sfortunata. Deve stare inchiodata a letto, in un limbo buio. E se capita come ieri un lampo di sole, la sistemano vicino alla finestra «perché il caldo asciuga le ferite». È figlia dei fumi della guerra simulata o di qualche altra maledizione che incombe su Escalaplano? Nessuno sa rispondere. I sospetti sono molti. Di sicuro c’è stato anche un altro anno disgraziato, il ’93. «E anche quella volta, cadeva polvere come pioggia». A portarla era il vento, giudice implacabile che ha condannato alcune comunità e ignorato altre. Ad Armungia, centro vicinissimo al poligono, non ci sono state nascite di bimbi deformi (o almeno non in misura allarmante). Così a San Vito, a Perdas, a Ballao e in tutto quell’arcipelago umano che ruota intorno alla Base. L’unico legame (ma che legame è?) riguarda Quirra: centocinquanta residenti, una ventina di tumori del sistema emolinfatico.
    Puntuali e incalzanti, gli antimilitaristi di Gettiamo le basi hanno scritto al presidente Ciampi, che ha garantito attenzione al problema, interesse, indagini. Mariella Cao, portavoce del movimento: «Nell’attesa, qualunque attività all’interno del poligono dovrebbe essere sospesa. Bisogna avere il coraggio di aprire un’inchiesta vera: il diritto di sapere non è eversivo». L’altro fronte, che teme un danno d’immagine ai prodotti della terra e a un possibile turismo di domani, ammette che le malformazioni (almeno quattordici) ci sono, riconosce che qualcosa del genere accade anche tra le greggi (pecore con due teste, con gli occhi al posto delle orecchie, con sei zampe). Luigi Agus, vicesindaco-bidello, padre di due ragazzi: «E credete che se avessimo certezze, staremmo qui? Fatta salva la buona fede, noi ci siamo mossi con prudenza e cautela perché non si sa mai, perché la verità non la conosce nessuno». Luigino Dessì, 84 compiuti, si leva il berretto per pensare in grande, all’aria aperta «ma non mi ricordo di casi del genere nel passato. Quand’ero giovane c’era uno che aveva, mischino, le gambe corte e braccia non proprio precise. Poi basta. È da una decina d’anni che si sentono cose da non credere».
    Molte le ipotesi: scorie dei proiettili a uranio impoverito, onde elettromagnetiche dei radar, stoccaggio segreto di armi chimiche e biologiche (fuorilegge dal 1972). Antonio Pili, ex sindaco di Villaputzu, ex primario all’ospedale cagliaritano Binaghi, si dichiara stupito: «Non vedo un nesso tra i casi di Quirra e quelli di Escalaplano. A Quirra c’è di sicuro un agente patogeno che provoca leucemie: da dove arrivi possiamo immaginarlo ma non abbiamo alcuna prova». E i casi di Escalaplano? Qualcuno sussurra che ci «sono stati e ci sono troppi matrimoni tra consanguinei» e aggiunge anche un’altra singolare caratteristica: il numero impressionante di pazienti in cura al Centro di salute mentale a Isili. Insomma, anomalie fatte in casa. Priamo Farci, geologo, consigliere comunale di Rifondazione, sceglie la linea morbida che tuttavia non coincide affatto con quella della resa: «Io chiedo semplicemente di sapere: come cittadino, come padre, come pubblico amministratore. I Comuni che confinano col Poligono potrebbero consorziarsi e finanziare un’indagine seria ma di più e di meglio potrebbe fare una commissione parlamentare». Proposta sensata, l’approvano in molti a patto che resti una chiacchiera di strada. Se per esempio si trasforma in una mozione d’aula, finisce male: quattro favorevoli, nove contrari (sindaco in testa). In Municipio hanno talmente voglia di parlare di questa storia che si sono dimenticati di aver annunciato due anni fa uno screening gestito dall’Università di Sassari. «Di dove, di Sassari? Non me lo ricordo. So che di quest’affare si stanno occupando i tecnici del ministero della Difesa». Che sarebbe come affidare a Forza Italia un sondaggio su Berlusconi.
    Nell’ambulatorio vicino alle scuole, il medico di base descrive Escalaplano come un paese assolutamente qualunque «sotto il profilo della salute». Non ha rilevato nulla di sospetto e non s’è fatto nemmeno un’opinione superficiale su una circostanza che nessuno può smentire: quattordici casi di malformazioni con incidenza particolare nell’88 e nel ’93.
    Maria Teresa se ne infischia di queste cose: deve seguire giorno e notte una figlia «che anche se non ci vede, mi parla con gli occhi». A tratti, mentre racconta la sua storia di donna e di madre si fa prendere dall’emozione e piange. Subito dopo tenta di ridere e chiede scusa «per queste lacrime che mi fa venire la rabbia». Rabbia? «Sì, rabbia perché sono impotente, non posso guarirla. Perché Maria Grazia non esiste per il Comune, perché per troppa gente non è neppure un essere umano. Non l’ho più portata in ospedale da quando ci hanno costretto a scappare. È successo a Cagliari, stavo aiutando l’infermiera a sistemare Maria Grazia per un elettroencefalogramma e quella mi fa: signora, io un mostro così non l’ho mai visto. Cosa dovevo fare, cosa dovevo dire? Ce ne siamo andate».
    Adesso è ormai da tanto che Maria Grazia ha una sola fisioterapista: la mamma, una sola assistente sociale, una sola consolazione. «Noi non vogliamo pietà, ma non posso tollerare che per i potenti di questo paese una creatura come lei non esista, non abbia diritto neanche a un briciolo di solidarietà». Non è questione di denaro. Tant’è che se dovesse esprimere un desiderio, Maria Teresa si rivolge dritta ai piani alti del cielo: «Vorrei che Nostro Signore mi aiutasse a far capire che mia figlia non è una bestia. Ogni tanto ci litigo con Dio: non potrebbe darle appena appena di luce negli occhi, il tanto che basta per farle vedere almeno una volta la faccia della madre? Perché gli occhi di Maria Grazia, smentitemi se sbaglio, sono belli e vivi e brillanti, non lo diresti mai che è cieca».
    Ride Maria Teresa, ride con uno sguardo amarissimo e giura che lei e sua figlia la fanno comunque «in barba a tutti». Si leva, altissimo, l’orgoglio: «Non la vogliono vedere? E io la porto fuori. Quando fa bel tempo, viene in chiesa con me, sul carrozzino. Spesso no, non la faccio uscire perché ho paura delle broncopolmoniti. È fragile, la bambina». Scosta una tendina e scopre una montagna di medicinali allineata accanto a Madonnine varie, la foto-ricordo di una visita al santuario di San Giovanni Rotondo, gigantografie a colori di lei e suo marito, insomma i capitoli d’una vita vissuta che ora, a cinquantun anni, sembra improvvisamente qualcosa di troppo grande, impossibile da reggere a lungo. «Ma non pensate che sia disperata. Sì, lo sono; anzi no, non lo sono. Ho figli adorabili. I tre che abitano con me hanno un rapporto bellissimo con Maria Grazia e così gli altri. Quando telefonano, mica chiedono come sto io. Nossignore: mamma, e la bambina?».
    La bambina, quando sente pronunciare il suo nome, propone un sorriso che si fa lungo lungo soltanto se si aggiunge una carezza: «Passerebbe ore con la mia mano sulla guancia. Vuole essere coccolata, e quando la coccolo sposta gli occhietti seguendo la mia voce. Qualche volta le dico: Mariagra’ basta, mi sono stufata di te, non ce la faccio più. Lei mi risponde con un suono di gola che conosco bene. Allora le rido in faccia e anche lei ride: Mariagra’, mamma stava scherzando. E quando mai ti lascerebbe sola?».

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  6. #6
    Franciscu Pala
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    L’ex comandante dell’Esercito sardo Carta: a Teulada molti ordigni inesplosi

    Nelle basi l’incubo del linfoma
    «I militari ammalati avranno la causa di servizio»


    Il linfoma di Hodgkin ha un’incidenza superiore alla media tra i militari in servizio nelle basi sarde. Lo dicono le carte degli studi in mano all’Esercito: «Ma non ci sono prove scientifiche di collegamenti con l’uranio», dice Giangabriele Carta, fino a un mese fa comandante della Regione militare Sardegna: «È vera l’anomalia dei linfomi, ma è mistero sulle cause».
    Vuol dire che l’uranio impoverito non c’entra nulla?
    Secondo i nostri studi di cui siamo in possesso l’uranio impoverito non dovrebbe provocare conseguenze di questo tipo.
    Ma non è sicuro.
    Tutto può succedere. Basti pensare all’eternit: sembrava innocuo del mondo ma si è scoperto che è cancerogeno.
    Allora i rischi esistono?
    In Sardegna no.
    Perché?
    Perché non utilizziamo proiettili all’uranio ma solo al tungsteno.
    Chi non li utilizza?
    Le forze armate italiane.
    E chi li utilizza?
    Gli Stati Uniti, servono per colpire i carriarmati. L’uranio impoverito esalta le qualità cinetiche dell’acciaio.
    I cugini americani.
    Prego?
    Sono sempre di casa in Sardegna.
    Non hanno mai utilizzato uranio impoverito nelle nostre basi.
    Nelle basi sarde mancano gli osservatori ambientali.
    Nel 2002 ho inviato una lettera all’assessore all’Ambiente Pani.
    Motivo?
    Per aprire i nostri poligoni a tutti i controlli.
    Ma tutto tace.
    Non è colpa nostra.
    E di chi?
    La Regione vorrebbe controllare a spese dell’Esercito. Non è possibile.
    Un problema di soldi?
    È solo un problema di ruoli, di competenze.
    Nel frattempo tanti militari si ammalano. Magari perché toccavano i proiettili a mani nude.
    Non all’uranio.
    Eppure si ammalano.
    Non voglio far la parte del cinico ma i tumori sono nella media nazionale.
    E i linfomi di Hodgkin?
    Si sta cercando di capire a cosa sia legata tale incidenza.
    Molti soldati cominciano a ottenere la causa di servizio.
    Lo so. Ho seguito personalmente diversi casi. Per un maresciallo campidanese la Corte dei Conti ha contraddetto l’Esercito. E questo farà giurisprudenza.
    E significa tante cose.
    Significa che almeno le famiglie dei militari malati non avranno problemi economici.
    La Sardegna è sempre più teatro di esercitazioni a fuoco.
    Meno di quanto si pensi.
    Più del resto d’Italia.
    Più che basi ci sono il demanio e le servitù militari. Molti chilometri quadrati.
    Capo Teulada assomiglia a un campo di battaglia iracheno.
    È il centro di addestramento più importante. La mancanza di abitazioni e il mare circostante esaltano le sue potenzialità.
    Ci sono ordigni inesplosi?
    Nelle zone interdette è probabile.
    A terra e in mare?
    A terra e in mare.

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  7. #7
    Franciscu Pala
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    Gli scenari

    «Nelle aree operative non esistono pericoli di radioattività dovuti alle armi»


    «Nei poligoni sardi non ci sono e non ci sono mai state tracce di uranio impoverito: è stato dimostrato da indagini eseguite tempo fa da esperti, a Quirra e Perdasdefogu. Se solo ci fosse un minimo dubbio sulla presenza di uranio in queste zone sarei il primo a denunciarlo» A ribadirlo è il sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu, che ieri nel corso di un convegno sulla sicurezza pubblica, organizzato a Quartu dall’associazione culturale il Mosaico, ha parlato del caso-uranio nei poligoni sardi e della possibile correlazione con le malattie dei soldati.
    «Sono stato proprio io a dare l’incarico a tre professori universitari di indicarmi esattamente lo stato dei siti di Quirra e Perdasdefogu. Gli studiosi, uno dei quali di Cagliari, mi hanno detto che non esistevano nella maniera più assoluta tracce di uranio. E che i casi frequenti di tumori e linfomi tra civili e soldati della zona potevano essere riconducibili ad un alta concentrazione di arsenico nel luogo, dovuto alla lavorazione delle miniere. In questi giorni leggiamo attacchi ingiusti e messaggi sbagliati: c’è una grande confusione che non fa che ostacolare la ricerca della verità. Se solo volessi strumentalizzare sulla questione potrei dire che io ricopro questo incarico solo da due anni , adducendo la colpa a chi mi ha preceduto. Ma non lo faccio e anzi sono stato io a fare eseguire controlli e verifiche per fugare ogni dubbio legato all’uranio».
    Niente uranio nei poligoni, quindi, stando al sottosegretario Cicu: restano però le testimonianze degli ultimi giorni del militare ventisettenne calabrese impegnato a Teulada e Perdasdefogu e di un maresciallo oristanese che ora lottano con gravi forme di tumore e che hanno denunciato come nei poligoni raccogliessero proiettili all’uranio impoverito a mani nude, senza nessuna protezione. E restano i ventiquattro militari morti, in Sardegna e dopo aver preso parte a missioni di pace nei Balcani, e i duecentosessanta malati. Per non parlare dei tanti casi di civili di Escalaplano, Quirra, Perdasdefogu affetti da varie forme di tumore e dei bambini nati con gravi malformazioni.
    Il sottosegretario si è soffermato anche sul caso della Maddalena e sulle manifestazioni popolari contro le basi nell’isola, spiegando come «questa nostra terra sta vivendo un periodo difficile come fosse una mina vagante. Non si fa più distinzione tra un sottomarino che va a propulsione nucleare e uno dotato di armamenti nucleari. Dall’altra parte poi si assiste al proliferare di gruppi anarchico-insurrezionalisti che vedono male la presenza del ministro dell’interno o di un sottosegretario delle servitù militari. Sono contrario all’enfatizzazione di questi gesti ai quali lo Stato sta reagendo bene grazie alle forze di polizia e dei carabinieri. Credo fermamente che non si possa abbandonare l’alleanza con gli stati Uniti laddove non c’è ancora un’Europa unita e un Onu da riformare».

    Giorgia Daga

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    Capo Frasca.
    La carovana della pace davanti alla base

    «Troppe malattie, vogliamo la verità»


    Tumori, malformazioni neonatali, e diversi casi di linfoma di Hodgkin. Tra la popolazione dei paesi che confinano con il poligono di tiro dell’Aeronautica militare di Capo Frasca l’incidenza di questa malattie sembra essere sempre maggiore. Da Terralba a Marceddì, da San Nicolò d’Arcidano a Sant’Antonio. Solo un caso? «Da queste parti ogni giorno il maestrale soffia forte e le polveri degli armamenti si diffondono facilmente nel territorio circostante - sostiene Giampiero Deidda, attivista di Indipendentzia Repubrica de Sardigna, al seguito della carovana della pace che ieri mattina ha fatto sosta proprio davanti ai cancelli della base - I primi a farne le spese sono i pescatori dello stagno di Marceddì e i contadini che lavorano la terra, dove si sono depositati i residuati delle bombe utilizzate per le esercitazioni». Ma dati ufficiali non ne esistono e così tra le famiglie dei paesi che confinano con il poligono, nelle prossime settimane, verrà distribuito un questionario per valutare la reale incidenza di queste malattie nella zona. «Dei numeri forniti dall’azienda sanitaria non ci fidiamo più - sbotta Giampiero Deidda - È necessario valutare seriamente se la vicinanza dell’area adibita ad esercitazione possa aver provocato una elevata diffusione di certe malattie, causate magari dall’uranio degli armamenti». La morte del maresciallo di Santa Giusta, che per anni ha operato proprio a Capo Frasca sembra suscitare qualche sospetto.

    «Quello che accade in questo poligono ancora non è conosciuto - dice Mariella Cau, rappresentante del comitato Gettiamo le basi - Questa resta una zona d’ombra. Vorremmo capire come vengono smaltiti gli scarti delle esercitazioni. Sono informazioni finalizzate alla tutela dei cittadini della zona e degli stessi militari che ogni giorno vengono a contatto con questi materiali e che mettono a rischio la loro vita». [...]

    Nicola Pinna

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