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  1. #1
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    Exclamation Il popolo dell’aquila



    Per la prima volta in Italia, tutte le opere più importanti di una delle culture più affascinanti e misteriose della storia: gli Aztechi.

    Un evento straordinario, oltre 350 capolavori provenienti dal Messico, per entrare nelle atmosfere e nella storia della più famosa cultura precolombiana.

    Per la prima volta in Italia, tutte le opere più spettacolari e significative dell’intera Collezione di Arte Azteca, provenienti dal Museo antropologico di Città del Messico, e dai Musei del sito del Templo Mayor, la più grande piramide azteca dell’antica capitale Tenochtitlán e di altre importanti centri archeologici messicani.

    La mostra è arricchita dalla presenza di 40 reperti provenienti dai recentissimi scavi dell’area del Templo Mayor, questi reperti, legati ai riti aztechi che si celebravano in onore degli dei della vita e della morte, sono presentati in anteprima mondiale nella Mostra di Roma.

    Gli Aztechi o Mexica, detti il popolo ”del cactus, dell’aquila e del serpente sul cuore palpitante si stabilizzarono nel Messico centrale e fiorirono tra il 1325 e il 1521 formando un vasto impero, espandendosi fino al Guatemala e dominando il territorio dalla costa atlantica a quella del Pacifico.


    L’espansione militare ed economica si accompagnò con un eccezionale sviluppo delle espressioni artistiche ed architettoniche, nonché con l’elaborazione di un complesso sistema di scrittura pittografica utilizzata soprattutto nei libri dipinti (codici), poi purtroppo quasi totalmente distrutti dai Conquistadores.

    Una cultura, quella azteca, comunque complessa e per molti aspetti lontana dalla comprensione dei Conquistadores anche perché caratterizzata da un lato dall’esaltazione della vita, della bellezza, della natura, del colore e delle grandi architetture, ma dall’altro segnata da una cupa religiosità, timorosa degli eventi naturali, dominata dall’oroscopo e dai presagi e legata ai terrificanti sacrifici umani.



    L’incontro tra i due mondi, presto tragicamente trasformato in conflitto, portò all’inesorabile declino del popolo azteco, decimato soprattutto dalle malattie, tra queste il vaiolo, sconosciute nelle Americhe e portate dagli Europei.
    Gli Spagnoli della conquista fagocitarono il mondo azteco e travolsero, depredando, i segni della sua cultura.

    Le opere presentate raccontano per temi il mondo e la cultura degli Aztechi fino alla conquista di Cortés. Si potranno ammirare le enormi statue di pietra, gli dei in terracotta policroma, le superbe decorazioni e maschere in mosaico di turchese, madreperla e pietre dure, i raffinati gioielli da parata.



    I Tesori degli Aztechi
    20 Marzo 2004 - Domenica 18 Luglio 2004
    Fondazione Memmo - Palazzo Ruspoli
    Roma, Via del Corso 418
    Orari:Tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 Sabato dalle 9.30 alle 21.30
    Ingresso:Intero 8 €, ridotto e gruppi di adulti 6 €, gruppi di scuole 4€
    Informazioni e prenotazioni: Telefono 06-6874704Sito internet: www.palazzoruspoli.it
    Servizio wap: www.palazzoruspoli.it/wap/




  2. #2
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    Predefinito Alcune delle opere esposte...


    Maschera antropomorfa con incrostazioni e sartal
    (200 - 750 d.C.)




    Braciere cerimoniale della dea Chicomecoat
    (1325 - 1521 d.C.)




    Braciere cerimoniale della dea dell'agricoltura
    (1325 - 1521 d. C.)




    Scultura di serpente in tensione
    (1325 - 1521 d. C.)




  3. #3
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    Predefinito Re: Il popolo dell’aquila

    In Origine Postato da skorpion
    Questo è uno splendido mosaico in legno, turchese, conchiglia e ossidana (1325-1521 circa).


  4. #4
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    Predefinito Un pò di storia



    All’arrivo di Cortez, proveniente dalla Spagna, il popolo Nahuat esibiva ancora la sua civiltà fatta di piume variopinte, gioielli d’oro e di giada, pittogrammi, piramidi a gradini, sacrifici umani.
    L’Impero Azteco era retto da un sovrano Uei Tlatoani, considerato il dio sole, e l’economia si basava sulla guerra di conquista attuata con armi di pietra come mazze e fionde, simili a quelle in uso presso i comuni antenati cinesi, che valicarono lo stretto di Bering 30.000 anni prima di Cristo (vedi bibl.: Von Hagen, Gli Aztechi).
    La loro tradizione, però, racconta di uno spostamento migratorio da Aztlan, isola non ancora chiaramente identificata, la cui descrizione rassomiglia a quella dell’Atlantide, lasciataci in eredità da Platone (vedi bibl.: Sartori, Gli Aztechi).
    Vorrei far notare che i Vichinghi della Groenlandia sparirono dai loro insediamenti coloniali intorno al 1000 d.C. (vedi bibl.: I Vichinghi), esattamente due secoli prima che gli Aztechi rintracciassero un luogo dove insediarsi definitivamente, dopo una lunga peregrinazione sui territori americani (vedi bibl.: Antichi Imperi d’America).
    Gli Aztechi non furono mai teneri con i popoli loro sottomessi e gli Spagnoli si comportarono con loro, esattamente come i Nahuat si erano comportati con i loro avversari fino a quel momento. Un fatto, però, li aveva messi in netto svantaggio nei confronti dei nuovi arrivati: essi attendevano il ritorno di Quetzalcoatl, dio alto, biondo, bianco e barbuto, che aveva ripreso il mare dopo essere stato sconfitto da Tezcatlipoca, e Cortez corrispondeva fisicamente alla sua descrizione (vedi bibl.: I Segreti dell’Atlantide).



    I costumi degli Aztechi erano effettivamente molto discutibili, al punto che lo stesso Cortez, non troppo avvezzo a complimenti e raffinatezze, rimase allibito di fronte a un festino di pietanze e intingoli confezionati con carne e sangue umani. La materia prima proveniva dai numerosi sacrifici effettuati sulla cima delle grandi piramidi a gradini, che ospitavano i templi delle divinità (vedi bibl.: Von Hagen, Gli Aztechi).
    Le vittime erano, perlopiù, prigionieri di guerra espressamente catturati a quello scopo e offerti soprattutto a Tonathiu, dio del sole, che con il loro sangue si rigenerava (vedi bibl.: Miti Aztechi e Maya).
    Nei primi giorni del mese di febbraio, invece, venivano sacrificati bambini in età da latte, con un procedimento simile a quello che i Fenici riservavano alle vittime coetanee offerte al dio Baal: i malcapitati venivano annegati e poi gettati nel fuoco, per essere cotti e mangiati (vedi bibl.: Sartori, Gli Aztechi).



    Il calendario azteco derivava da quello olmeco, attraverso la cultura maya, e prevedeva cicli di 52 e 104 anni, al temine dei quali si approfittava dell’occasione per compiere vere e proprie stragi, allo scopo di esorcizzare la paura di un mancato rinnovo del mondo (vedi bibl.: Von Hagen, Gli Aztechi).
    Insomma, gli Aztechi vivevano perennemente con il terrore che qualcosa impedisse al sole di levarsi tutte le mattine, forse memoria ancestrale di qualche cataclisma, a cui avevano assistito i loro antenati (vedi bibl.: I Segreti dell’Atlantide).
    I conquistatori Aztechi avevano assorbito una buona parte delle credenze religiose dai Maya, i quali a loro volta assorbirono buona parte degli elementi ideologici della cultura olmeca.



    Sopra un substrato di divinità totemiche come il dio-serpente, il dio-colibrì, il dio-farfalla, il dio giaguaro, il dio-pioggia, adorati soprattutto dalla popolazione agricola, imperversavano personaggi dai contorni più evanescenti come Kuculclan, Quetzalcoatl e il dio sole Tonathiu, appannaggio perlopiù delle classi dirigenti (vedi bibl.: Miti Aztechi e Maya). Vi erano anche tracce del primordiale culto della Grande Madre: presso gli Aztechi era rappresentato dalla terribile dea Coatlicue, dalla collana fatta di mani e teschi umani, come la dea Kali (vedi bibl.: Sartori, Gli Aztechi).
    Il pantheon delle divinità era sovrappopolato e comprendeva tra gli altri: Tonathiu, il dio del sole; Quetzalcoatl, il serpente piumato; Tezcatlipoca, il suo antagonista; Ometeotl, il loro padre; Ehecalt, il vento; Tlaloc, la pioggia; Xipe Totec, dio dei metallisti; Cinteotl, il giovane dio del mais; Huehueteotl, il vecchio dio del fuoco; Xiuhteotl, il dio del turchese.
    Ometeotl era una forma di Grande Spirito della Natura, principio vitale maschile come An per i Sumeri. Ehecatl era il respiro della natura, portatore di pioggia, ma il vero dio della pioggia era Tlaloc, divinità ereditata dagli abitanti autoctoni degli altipiani del Mexico. Anzi di Tlaloc ce n’erano ben 4 e di 4 colori diversi, legati probabilmente alle quattro direzioni dei punti cardinali.



    C’erano anche delle divinità femminili come Coatlicue, la Grande Madre, e Xochiquetzal, la dea delle arti e del piacere. Molti anche i riferimenti astrali: Tonathiu era il sole; Tlahuizcal-pantecutli, Venere; Mixcatl, la via lattea, Tecuciztecal, la luna (vedi bibl.: Sartori, Gli Aztechi e Miti Aztechi e Maya).
    Ma il dio principale degli Aztechi era Huitzilopochtli, il colibrì, dio guerriero che conduceva il suo popolo in battaglia, fratello di Quetzalcoatl.
    Il mito della sua nascita la dice lunga circa la sua personalità, infatti, viene descritto già armato di tutto punto, al momento del parto, allo scopo di uccidere e fare a pezzi la zia materna Cyolxauhqui, che voleva liberarsi di sua madre Coatlicue (vedi bibl.: Miti Aztechi e Maya).
    L’aspetto della Grande Madre, propostoci dagli Aztechi, non era il massimo della bellezza: una statua, rinvenuta a Mexico City, la rappresenta con la testa formata da due serpenti affrontati e il collo ornato da una collana composta di teschi e mani mozzate (vedi bibl.: Lo Specchio del Cielo).
    Le analogie con le divinità di altre etnie, non appartenenti al continente americano, non sono da trascurare: la dea Madre-Terra che dà e toglie a proprio piacimento; la dea delle arti e del piacere ha caratteristiche simili ad Afrodite e a Freya; Omeotl, quale Grande Spirito della Natura; Xipe Totec, come Efesto proteggeva coloro che lavoravano i metalli; Tonathiu, come Ra rappresentava la forza vitale del sole.



    Vista la mia teoria circa la diffusione delle ideologie religiose, non posso, quindi, essere completamente in accordo con coloro che definiscono le culture americane esclusivamente autoctone. Io credo, piuttosto, che vi sia stata un’evoluzione indipendente a partire da presupposti comuni ad altri popoli, originari anche di altri continenti, che influenzarono la cultura americana con iniezioni sporadiche di elementi estranei, sebbene l’unica migrazione scientificamente accertata sia quella avvenuta attorno al 30.000 a.C.
    Nel complesso, però, la tradizione azteca sembra presentare connessioni soprattutto con le etnie arya, per la sua base ideologica impostata principalmente sulla guerra. Infatti, il dio Tlaloc e il dio Tonathiu richiedevano un ricco pasto di cuori umani per rifornire i terreni agricoli della pioggia e del sole necessari alle coltivazioni, obbligando il popolo Nahuat a una continua ricerca di occasioni per rifornirsi di prigionieri di guerra da immolare agli dei (vedi bibl.: Von Hagen, Gli Aztechi).



    Indice di una avvenuta stratificazione etnica della popolazione azteca potrebbe essere la dicotomia nella pratica del rito funebre, che per quasi tutti gli individui era la cremazione, nella migliore tradizione nomade, mentre la mummificazione era riservata ai soli personaggi di alto rango, che giungevano a coprire le più importanti cariche dello stato (vedi bibl.: Von Hagen, Gli Aztechi). L’imperatore stesso, Tlatoani, era una carica elettiva (vedi bibl.: Von Hagen, Gli Aztechi) simile allo Wanaka dei Micenei (vedi bibl.: La Civiltà Micenea). Occorre, comunque, tenere presente che molti elementi di rilievo dal punto di vista dell’organizzazione sociale e religiosa furono assorbiti dagli Aztechi al contatto di ciò che restava della civiltà maya (vedi bibl.: Miti Aztechi e Maya).
    Lo stesso dio Quetzalcoatl, principale divinità del pantheon azteco, era una divinità misteriosa, che riceveva la devozione dei sacerdoti in un tempio chiuso e impenetrabile allo sguardo dei fedeli (vedi bibl.: I Miti dell’Oriente, pag. 203), sembrerebbe piuttosto la divinizzazione di un antico re tolteco (vedi bibl.: I Miti dell’Oriente). Di fatto, le origini di codesta divinità onnipresente non sono mai state effettivamente accertate.

    Tratto integralmente da: akkuaria un ponte sulla cultura

 

 

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