===PRODI: MADRID E' LA PROVA, UNA GUERRA SBAGLIATA

(ANSA) - ROMA, 15 MAR - ''E' chiaro che il conflitto con i
terroristi non si risolve solo con la forza. Ricordiamoci che
siamo proprio a un anno dall'inizio della guerra in Iraq... Il
bilancio e' negativo. Lo e' in Iraq e lo e' fuori dall'Iraq:
Istanbul, Mosca, Madrid... Il terrorismo che doveva essere
bloccato da questa guerra e' infinitamente piu' potente ora di
un anno fa''. E' l'opinione del presidente della Commissione
europea Romano Prodi che, in una lunga intervista alla STAMPA,
analizza il fenomeno terrorismo e parla delle nuove proposte per
combatterlo che giungono dall'Europa.
''Le prime riguardano uno specifico rafforzamento delle
istituzioni, infatti stiamo gia' discutendo se avere un
commissario europeo per il terrorismo - afferma Prodi - Ma la
risposta europea deve essere piu' complessa di quella americana.
L'Europa ha agito per esempio con lo strumento dell'anello dei
Paesi amici intorno a se'. E' un anno che sto lavorando per
stabilire un rapporto stretto dalla Russia al Marocco,
condividendo fortemente con essi politica ed economia, non solo
i commerci. Questo ci ha gia' portati all'inizio di un rapporto
innovativo con la Libia. Ma una cosa e' chiara: il mondo si
sblocca solo nel momento in cui si risolve il conflitto
israeliano-palestinese. Dobbiamo essere in grado di farlo''.
''Appena le notizie sono andate in questa direzione (la
strage di Madrid rivendicata da al Qaeda, ndr), abbiamo capito
che non si trattava di un fatto solo spagnolo. Alla condivisione
del dolore si e' subito aggiunta una riflessione politica.
Questo evento ci obbliga senza alternative a un'azione comune
dei Paesi europei, a mettere a fuoco strategia e modalita' con
cui reagire. In queste ore da Madrid viene la richiesta
esplicita della gente di avere dall'Europa protezione e
sicurezza. (...) Dobbiamo dare il massimo contributo a vincere
le paure dei cittadini. Non possiamo accettare di convivere con
la paura. Ci deve essere uno strumento politico capace di porre
termine alle minacce. La frase emblematica su cui dobbiamo
riflettere e' quella della rivendicazione: "Voi amate la vita e
noi amiamo la morte...". Dobbiamo ridare ai cittadini la
speranza di poter vincere sulla paura''.
''Quello che ci chiedono i cittadini - aggiunge Prodi - e'
uno strumento per uscire da questa situazione e l'Europa ha i
modi per farlo, diversi da quelli americani dimostratisi
inefficaci. Abbiamo provato la durezza nella nostra storia e ora
abbiamo qualcosa di profondo e diverso da offrire al mondo.
Credo che gli europei siano obbligati a ripensare profondamente
il concetto di sicurezza nelle due direzioni in cui l'Europa
deve operare: se avessimo avuto una Costituzione europea avremmo
gia' adesso potuto disporre di un esercito comune, ma gia' ora
nell'ambito della cosiddetta "hard security" stiamo sviluppando
la Difesa comune e le attivita' di cooperazione di polizia,
dobbiamo ancora arrivare alla messa in rete di tutti i sistemi
informativi. Poi esiste uno stadio intermedio fondato sulla
cooperazione giudiziaria. Ma esiste anche un importante livello
di "sicurezza dolce" che si basa su politiche che non isolino i
Paesi vicini, ma anzi sviluppino la cooperazione con essi''.
''Il mio giudizio sulla guerra (in Iraq) non e' cambiato -
assicura il presidente della Commissione Europea - ma una cosa
e' partire e una cosa diversa e' tornare. Non ci possiamo
permettere risposte automatiche: dobbiamo certo considerare che
cosa succederebbe se abbandonassimo di colpo il Paese dato che
andare via subito potrebbe causare problemi gravi. Ma il bisogno
di cambiare la natura dell'impegno in Iraq diventa sempre piu'
forte''.(ANSA).



15/03/2004 08:13