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    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito Economia italiana a pezzi

    Industria italiana in panne
    -2,8% la produzione a gennaio

    Parte male il 2004 per l'industria italiana. Quello di gennaio è il terzo peggior ribasso annuo degli ultimi 13 mesi. "Non ci sono segnali di ripresa" sottolineano i tecnici dell'Istat.




    Milano. Pesante e preoccupante calo, a gennaio, della produzione industriale, scesa del 2,8% rispetto a gennaio 2003. Si tratta del terzo peggior ribasso della produzione industriale degli ultimi 13 mesi, dopo il -7% di maggio ed il -3,3% di agosto 2003. "Non ci sono segnali di ripresa" sottolineano i tecnici dell'Istat spiegando l'andamento della produzione industriale nel corso del primo mese dell'anno. Rispetto al mese precedente, la produzione è scesa dello 0,2%, mentre gli analisti si attenvano un incremento dello 0,2%. Si tratta in questo caso del secondo ribasso congiunturale consecutivo dopo il -0,1% già visto a dicembre.






    (15 marzo 2004)



    L' Italia è più ricca, il nuovo miracolo economico, meno tasse per tutti, aiutare chi è rimasto indietro .......................



    l' Italia è l' unico paese dove non si registrano miglioramenti della situaziopne economica. ............... Siamo sulla via del TRAMONTI.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

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  2. #2
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    Però in grecia e in carinzia hanno vinto "loro"....

  3. #3
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    Predefinito Re: Economia italiana a pezzi

    In Origine Postato da ossoduro
    Industria italiana in panne
    -2,8% la produzione a gennaio

    Parte male il 2004 per l'industria italiana. Quello di gennaio è il terzo peggior ribasso annuo degli ultimi 13 mesi. "Non ci sono segnali di ripresa" sottolineano i tecnici dell'Istat.




    Milano. Pesante e preoccupante calo, a gennaio, della produzione industriale, scesa del 2,8% rispetto a gennaio 2003. Si tratta del terzo peggior ribasso della produzione industriale degli ultimi 13 mesi, dopo il -7% di maggio ed il -3,3% di agosto 2003. "Non ci sono segnali di ripresa" sottolineano i tecnici dell'Istat spiegando l'andamento della produzione industriale nel corso del primo mese dell'anno. Rispetto al mese precedente, la produzione è scesa dello 0,2%, mentre gli analisti si attenvano un incremento dello 0,2%. Si tratta in questo caso del secondo ribasso congiunturale consecutivo dopo il -0,1% già visto a dicembre.






    (15 marzo 2004)



    L' Italia è più ricca, il nuovo miracolo economico, meno tasse per tutti, aiutare chi è rimasto indietro .......................



    l' Italia è l' unico paese dove non si registrano miglioramenti della situaziopne economica. ............... Siamo sulla via del TRAMONTI.
    Solita disinformazione sinistra che posta una notizia a metà,tralasciando la metà interessante.


    Industria italiana in panne
    -2,8% la produzione a gennaio

    Parte male il 2004 per l'industria italiana. Quello di gennaio è il terzo peggior ribasso annuo degli ultimi 13 mesi. "Non ci sono segnali di ripresa" sottolineano i tecnici dell'Istat.


    Milano. Pesante e preoccupante calo, a gennaio, della produzione industriale, scesa del 2,8% rispetto a gennaio 2003. Si tratta del terzo peggior ribasso della produzione industriale degli ultimi 13 mesi, dopo il -7% di maggio ed il -3,3% di agosto 2003. "Non ci sono segnali di ripresa" sottolineano i tecnici dell'Istat spiegando l'andamento della produzione industriale nel corso del primo mese dell'anno. Rispetto al mese precedente, la produzione è scesa dello 0,2%, mentre gli analisti si attenvano un incremento dello 0,2%. Si tratta in questo caso del secondo ribasso congiunturale consecutivo dopo il -0,1% già visto a dicembre.

    L'Istituto nazionale di statistica precisa inoltre che i giorni lavorativi nel primo mese dell'anno sono stati 20 contro i 21 di gennaio 2003. L'indice della produzione industriale corretto per i giorni lavorativi ha presentato, rispetto a gennaio 2003, un incremento dello 0,3%. I dati odierni, osservano gli analisti, dimostrano che sulla produzione industriale sta pesando in particolare l'apprezzamento dell'euro sul dollaro (considerando anche che gli Stati Uniti assorbono il 10% del totale del nostro export). Ciò emerge dal fatto che i beni di consumo sono in progresso mentre i beni strumentali appaiono in flessione. A livello tendenziale, infatti, aumenti del 3,9% hanno interessato i beni di consumo (+7,5% i beni durevoli e +3% i beni non durevoli), e del 3,6% l'energia. I beni strumentali ed intermedi sono invece risultati in calo rispettivamente dello 0,3% e del 3,8%. Quanto invece all'indice destagionalizzato, in gennaio rispetto a dicembre si è avuto un aumento dell'1,5% per i beni di consumo (+1,6% i beni durevoli e +1,4% quelli non durevoli) ed un +1,3% per l'energia. I beni strumentali ed intermedi segnano invece un calo congiunturale rispettivamente pari a -0,5% e -0,3%.

    Male è andato a gennaio, anche la produzione industriale di auto, scesa del 12% rispetto allo stesso mese del 2003. La produzione complessiva di autoveicoli è scesa in gennaio, sempre su base annua, del 9,5%. La produzione di autoveicoli corretta per giorni lavorativi ha invece registrato una flessione del 3,9%. L'industria automobilistica, quindi, registra un'inversione di tendenza rispetto a dicembre 2003 quando la produzione di autoveicoli era aumentata del 5,5% mentre quella di automobili aveva segnato un +8,3%.

    Per quanto riguarda gli altri singoli settori di attività economica, l'indice della produzione industriale corretto per i giorni lavorativi ha registrato in gennaio aumenti tendenziali particolarmente marcati nei settori della carta, stampa ed editoria (+10,2%), e dell'energia elettrica, gas ed acqua (+4,4%). Le diminuzioni tendenziali più ampie hanno invece riguardato i settori degli apparecchi elettrici e di precisione (-7,2%), delle pelli e delle calzature (-5,9%), del tessile e dell'abbigliamento (-3,8%).

    I tecnici dell'Istat hanno inoltre precisato di aver rivisto i dati relativi all'andamento della produzione industriale in dicembre 2003: nell'ultimo mese dell'anno, infatti, la produzione industriale è aumentata dello 0,7% su base annua (+0,3% prima stima), mentre quella corretta per i giorni lavorativi ha segnato una variazione tendenziale pari a +0,1% (-0,2% prima stima). Sempre in dicembre, infine, la variazione congiunturale è stata di -0,1% (-0,2% prima stima).


    (15 marzo 2004)


    Ma quand'è che i sinistri la pianteranno di dire balle?!?

  4. #4
    "SI PUO' FARE"
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    lascia perde, drago.


    OCSE/SUPERINDICE GENNAIO +0,4, MA IN ITALIA SCENDE DELLO 0,3



    05/03/2004


    L'indicatore degli ultimi sei mesi segnala un indebolimento

    Roma, 5 mar. (Apcom) - L'Ocse classifica come "da moderata a forte" la ripresa economica che il superindice ha rilevato nei paesi dell'area. Tuttavia l'orizzonte non è del tutto sgombro da nubi ed il ritmo di sviluppo non è affatto omogeneo tra i paesi.

    "I dati di gennaio -fa sapere l'Ocse- segnalano un miglioramento in Canada, Francia e nel Regno Unito, mentre in Italia le prospettive appaiono più deboli". Il superindice canadese a gennaio è stato del +1,3, quello del Regno Unito e della Francia del +0,6. Valori superiori sia agli Usa (+0,4) che al Giappone (+0,2), nonché alla media rilevata per l'area euro (+0,1). In questo panorama spicca il dato negativo dell'Italia, unica economia tra le sette maggiori ad evidenziare un superindice in flessione di 0,3 punti.

    Il dato di gennaio rilevato dall'Ocse non deve indurre a definitivi ottimismi. Infatti, l'andamento medio del trend calcolato sugli ultimi sei mesi segnala una certo rallentamento. Vale per gli Usa, dove l'indice sui sei mesi ha evidenziato a gennaio una flessione dopo nove mesi di costante e forte crescita. Vale per l'area euro, caduto per il secondo mese consecutivo dopo sette mesi di aumenti. Ma non vale per l'Italia dove, invece, il tasso medio sugli ultimi sei mesi, senza aver dato segnali di ripresa, è in flessione per il quarto mese consecutivo.

    copyright @ 2004 APCOM



    L’economia italiana continua a perdere colpi. All’inizio della legislatura, l’esecutivo non nascondeva la speranza che il semplice cambio di Governo avrebbe dato un colpo d’ala alla fiducia di imprese e famiglie e alimentato un nuovo miracolo economico. Una speranza presto tramontata di fronte alla virtuale stagnazione del Pil dal secondo trimestre del 2001 a oggi. Più modestamente allora, almeno fino a ieri, il Governo contava sul fatto che la ripresa dell’economia internazionale restituisse ossigeno a un’economia anemica come la nostra. Ma anche questa speranza rischia sempre più di andare delusa.

    Ottimismo internazionale

    Non certo perché la prevista ripresa dell’economia mondiale non si stia verificando. Al contrario. I dati sull’economia statunitense sono rassicuranti. Il Pil americano è cresciuto in media d’anno del 3,1 per cento trascinato sì dalla spesa pubblica (la solo difesa è aumentata del 10,6 per cento contribuendo a quasi mezzo punto dell’aumento annuale del Pil), ma anche da consumi e investimenti che hanno più che compensato il contributo ancora negativo delle esportazioni nette. Anche la vecchia Europa si sta muovendo. Gli indici di fiducia dei consumatori tendono tutti verso l’alto. L’indicatore anticipatore dell’Ocse è cresciuto su base tendenziale del 6,8 per cento in Germania e del 4,7 per cento nell’area dell’euro. Non a caso, il Fondo monetario ha appena annunciato di volere rivedere al rialzo le proprie previsioni di crescita dell’economia mondiale.

    Vi sono, è vero, dei dubbi sulla solidità della ripresa mondiale. Negli Stati Uniti l’andamento dell’occupazione getta un’ombra sulla tenuta dei consumi. Negli ultimi tre anni si sono persi più di tre milioni di posti di lavoro e la disoccupazione non è cresciuta proporzionalmente solo perché parte di coloro che hanno perso il proprio lavoro sono andati a ingrossare le file della popolazione inattiva.

    Sull’Europa pesa l’incognita del cambio che penalizza le esportazioni, fino a oggi l’unico vero motore della crescita del nostro continente. La speranza che l’Europa potesse fornire un contributo autonomo alla crescita dell’economia mondiale è stata rapidamente dimenticata, sepolta dalla realtà dei fatti.
    Pesa poi l’incapacità di affrontare con decisione i nodi strutturali che ancora ne rallentano la crescita. I Governi europei preferiscono continuare a spendere somme sproporzionate per sussidiare la nostra agricoltura e bocciano le proposte della Commissione di aumentare gli stanziamenti per ricerca, sviluppo e istruzione.

    Pessimismo italiano

    Rimane però il fatto che il 2004 sarà un anno di ripresa per l’economia mondiale e per quella europea. E l’Italia?

    I dati congiunturali non lasciano spazio per l’ottimismo. Il termometro del Pil nel quarto trimestre è assolutamente piatto. Gli indicatori congiunturali per il primo trimestre del 2004 non promettono nulla di buono. La fiducia dei consumatori è crollata a gennaio ed è rimasta piatta anche a febbraio, in controtendenza con gli altri paesi europei. Le esportazioni verso i paesi non- Ue hanno registrato un crollo a gennaio, meno 14,7 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e meno 3,4 per cento rispetto al mese di dicembre 2003. Anche l’indicatore anticipatore dell’Ocse fornisce solo timidi segnali positivi su base tendenziale, ben al di sotto degli andamenti degli altri paesi e, soprattutto, flette significativamente negli ultimi due mesi disponibili.

    L’economia italiana si presenta quindi all’inizio del 2004 con il fiato cortissimo.
    La crescita nel 2003 si è fermata allo 0,3 per cento, il peggior risultato dal 1993. Preoccupa che tutto quel poco di crescita che si è verificato nel 2003 è dovuto alle componenti meno "virtuose", l’accumulazione di scorte e la spesa pubblica. In assenza del contributo di queste due voci, il Pil avrebbe subito una contrazione dello 0,6 per cento.

    L’andamento negativo del 2003 si riflette anche sulle prospettive del 2004.


    Il trascinamento dal 2003 si riduce infatti a non più di due decimi di punto, e forse meno se, come prevedibile, l’Istat rivedrà il profilo trimestrale dell’anno passato.

    L’economia italiana inizia quindi l’anno con scarso slancio, oltre che appesantita da magazzini troppo pieni.


    Gli indicatori congiunturali (fiducia dei consumatori, andamento del commercio con l’estero) fanno temere che anche il primo trimestre non contribuirà molto alla crescita.

    Quando anche l’economia ricominciasse dal secondo trimestre in poi a correre in linea con il proprio potenziale (circa l’1,6 per cento secondo le stime dell’Ocse), la crescita in media d’anno si attesterebbe a non più dell’1 per cento.

    Ancora una volta le previsioni dell’esecutivo, 1,9 per cento per il 2004, rischiano di rivelarsi del tutto irrealistiche. Soprattutto non è più possibile sottovalutare il rischio che anche la tanto sospirata ripresa dell’economia mondiale non sia sufficiente per risollevare le sorti della nostra economia.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  5. #5
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    Che l'economia italiana vada +ttosto male non ci piove,ma sul fatto che sarebbe a causa del governo,fa veramente ridere.
    L'ho già detto e ridetto: è a causa della struttura intrinseca del capitalismo italiano,molto meno evoluto rispetto alle altre economie occidentali per una serie di fattori interni difficilmente risolvibili da qualsiasi governo.
    In questo Paese si fa poca ricerca e l'innovazione è al palo: e qui cosa proporrebbe la sinistra?Di far entrare migliaia di "ricercatori marocchini"?
    Ma lasciate perdere per cortesia!

  6. #6
    "SI PUO' FARE"
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    In Origine Postato da Dragonball
    Che l'economia italiana vada +ttosto male non ci piove,ma sul fatto che sarebbe a causa del governo,fa veramente ridere.
    L'ho già detto e ridetto: è a causa della struttura intrinseca del capitalismo italiano,molto meno evoluto rispetto alle altre economie occidentali per una serie di fattori interni difficilmente risolvibili da qualsiasi governo.
    In questo Paese si fa poca ricerca e l'innovazione è al palo: e qui cosa proporrebbe la sinistra?Di far entrare migliaia di "ricercatori marocchini"?
    Ma lasciate perdere per cortesia!
    Secondo i dati di Eurostat nel mese di Febbraio l' inflazione è scesa all 1,6%, da noi è salita al 2,4% (dato preliminare Istat).




    Da cosa dipenderà?


    Ecco la risposta di Berlusconi.

    «Fatemi prima guardare il dato - dice attraverso il finestrino della sua auto blu - ma l'impatto dell'euro sapete che ha provocato certe situazioni. Credo che sia ormai nella consapevolezza di tutti».


    Se non fosse un mentitore patentato, ci sarebbe veramente da preoccuparsi per le sue capacità di analisi della situazione.

    La cosa che preoccupa di più, comunque, è il fatto che ripete questa litania, a giorni alterni, dal momento dell' entrata in vigore dell' €, dando una volta la colpa della situazione ora ad esso, ora alle massaie .................... senza, logicamente prendere alcun provvedimento e incoraggiando le speculazioni.

    Il dato, poi, è ulteriormente preoccupante perchè l' Italia è l' UNICO Paese in cui a bassissima crescita si coniuga alta inflazione ( rispetto alla media UE, nel 2003 uno 0,7 in più ) : questo sì che è un miracolo economico.

    Il tutto, inoltre, in un contesto nel quale i consumi diminuiscono.

    Però non c'è da meravigliarsi del suo comportamento e di quello del "superministro" dell' economia ................. dato che la linea la dettò proprio quest' ultimo fin dal primo istante.

    Comunque i consumatori possono stare tranquilli ................... se abbiamo un' inflazione più alta di altri Paesi ...................... non si devono preoccupare ................ dato che l' Italia "è più ricca" ( come capo bananas ci ripete)......... .......... sarà per questo che non ci hanno restituito nel 2002 e 2003 il fiscal drag previsto per legge?

    Per chi non lo sapesse, l'inflazione è una tassa occulta e la più iniqua, in quanto colpisce maggiormente chi ha minor reddito ........ a proposito del meno tasse per tutti .............. e aiutare chi è rimasto indietro ( altri slogan della campagna elettorale).

    Come dire: tra il dire e il fare ........................ l' unica cosa che rimane sono le menzogne ( e l' incompetenza) di Berlusconi e soci.


    Tra poco, non sapendo più cosa dire, sarà capace di annunciarci che l' € circola solo in Italia......... e qualche bananas ci crederà pure.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  7. #7
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    Secondo il tuo governo saremo messi meglio di altri.


    Secondo loro siamo cresciuti nella media europea

    Roma, 09:42
    Istat: Italia cresce dello 0,3% nel 2003

    La crescita del Pil italiano nel 2003 è stata dello 0,3%, con un rallentamento rispetto allo scorso anno quando il prodotto interno era cresciuto dello 0,4%. Lo rende noto l'Istat che ha così rivisto la stima preliminare dello 0,4%.



    http://www.ilsole24ore.com/SoleOnLi...22.0.1186037791



    Allora, due rapidi calcoli.


    Media europea 2002/2003= 0,9 + 0,4 = 1,3 :2= 0,65

    Italia: 2002/2003= 0,4 + 0,3= 0,7 :2 = 0,35


    Quindi quasi la metà della media europea .................. che a livelli così bassi di crescita è un' enormità.


    Ma i conti chi glieli fà? Tremonti, Berlusconi, Schifani, Bondi ............ certo che anche il CEPU per simili individui sarebbe un lusso.

    Inflazione europa febbaio: 1,6% ................... Italia 2,4%.

    Quindi una delle più basse crescite nel biennio con inflazione quasi di un punto sopra la media UE.

    Questo sì che è un miracolo .................. dato che a minore crescita dovrebbe corrispondere minore inflazione.


    Rapporto OCSE sugli indicatori economici della zona UE. In tutti i Paesi si registrano miglioramenti tranne che in Italia.

    INFATTI .......................

    manifattura febbraio rallenta a 50,8


    MILANO, 1 marzo (Reuters) - Nel mese di febbraio il
    barometro sul settore manifatturiero italiano corregge
    nuovamente al ribasso per portarsi a meno di un punto dal
    livello critico che separa espansione da contrazione e registra
    la peggiore performance del campione della zona euro, colpito in
    primo luogo dalla debolezza della fiducia dei consumatori. Per quanto ancora al di sopra della soglia di cinquanta
    punti, a segnale del quinto mese consecutivo di espansione,
    l'indagine Reuters/Adaci condotta presso i direttori acquisto di
    categoria rallenta a febbraio a 50,8 dal 51,1 di gennaio,
    portandosi sul record negativo da settembre scorso. Dopo il picco di novembre - e in pericolosa controtendenza
    con quanto accade ad esempio all'indice tedesco - restano in
    positivo ma continuano a rallentare i capitoli produzione e
    nuovi ordini, appesantiti dall'apprezzamento del cambio e dalla
    difficoltà nel reperimento di materie prime. "Per l'Italia c'è il rischio di una spirale al ribasso, in
    cui il calo della fiducia dei consumatori e di quella delle
    imprese si alimentano a vicenda" sintetizza l'economista capo di
    Ntc Research Chirs Williamson. "Non si vedono segnali di ripresa, mentre i rischi sono
    piuttosto al ribasso" aggiunge.


    Cattive notizie anche per i margini aziendali, erosi
    dall'elevata concorrenza e dalla debolezza della domanda interna
    che permettono un rialzo soltanto marginale nei prezzi applicati
    a fronte del forte incremento nei costi determinato dalla
    scarsità di materie prime, specie quelle metalliche. Nel periodo in osservazione l'indice sui prezzi pagati balza
    di oltre 5 punti fino a 60,5, massimo da novembre 2000, contro
    una ben più modesta crescita della voce sulle tariffe a 50,9 da
    49,4 di gennaio. Il quadro a tinte fosche si completa guardando all'andamento
    del capitolo occupazione, il cui sottoindice resta in negativo
    per il secondo mese consecutivo e scivola sui minimi da gennaio
    dell'anno scorso. Le aziende campione attribuiscono comunque la riduzione di
    manodopera non a tagli ma a pensionamenti e dimissioni non
    rimpiazzati. BENI CONSUMO IN CONTRAZIONE, PESA DEBOLEZZA DOMANDA INTERNA Uno sguardo ai singoli comparti del capitolo produzione
    evidenzia infine che il settore dei beni di consumo si conferma
    a febbraio in forte frenata, scivolando in territorio negativo
    per la prima volta da gennaio 2002. A pesare sul comparto sono la debolezza della domanda
    interna e il lieve calo delle esportazioni, che hanno portato le
    aziende a optare per la prima riduzione nell'organico degli
    ultimi sei mesi. Lievemente migliore la performance del settore beni
    intermedi, che riesce a mantenersi oltre i cinquanta punti,
    mentre ancora in fase di buona espansione è il canale dei beni
    di investimento, stimolato dal marcato recupero della domanda
    estera. DESTAGIONALIZZATO NON DESTAGIONAL. feb. gen. feb. gen. Indice direttori acquisti 50,8 51,1 52,9 47,0 Produzione 51,2 51,2 53,3 44,0 Prod.beni consumo 48,0 50,5 ---- ---- Prod.beni investimento 53,4 53,3 ---- ---- Prod.beni intermedi 50,3 51,8 ---- ---- Ordini 52,7 53,0 56,9 48,9 Occupazione 47,5 49,5 47,5 46,1 Quantità acquisti 49,8 50,9 51,8 45,8 Prezzi 60,5 55,4 62,8 55,7 Beni consumo 55,5 52,5 ---- ---- Beni investimento 63,6 58,0 ---- ---- Beni intermedi 61,6 56,5 ---- ---- Tempi consegna fornitori 47,9 49,7 46,6 50,2 NOTA - Il copyright dell'indice Reuters/Adaci Purchasing
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  8. #8
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Però in grecia e in carinzia hanno vinto "loro"....
    Be, in Carinzia i sinistri si sono alleati con Haider per formare il governo.

    Coerenti, eh?

  9. #9
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    In Origine Postato da damps
    Come Blair si è alleato con Bush.
    La mamma dei cretini.....
    Anche tu come Rutelli.....
    Hai perso l'ennesima occasione per non dire una... stronzata.!

  10. #10
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    In Origine Postato da damps
    Io come Rutelli?
    E perché, di grazia?

    Perché lo dice ErTigre de Trestevere?
    A parte il fatto che sono siciliano.....

    rispondo alla tua domandina idiota con una simpatica faccina...

 

 
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