Bell'articolo del Riformista
In effetti Vecchioni ultimamente sta perdendo il cervello, o la credibilità, o entrambe.
Vecchioni non sta coi bombaroli Infatti non canta «Marìka» anche se è una canzone sua
Spiacenti, ma su Vecchioni s'era visto giusto. Lui stesso ha fornito la prova evidente che si poteva risparmiare la canzone sulla donna kamikaze che si stringe in seno la dinamite come fosse un bambino. Martedì scorso, quando a Torino, in tour per il nuovo cd Rotary Club of Malindi, non ha cantato la tanto discussa Marìka. In segno di lutto per la Spagna, ha detto, per le vittime, le ennesime innocenti, del terrorismo. Ma perché l'ha scritta allora? Lui che sostiene che «tutta la mia vita e tutto ciò che ho scritto dicono la mia avversione a ogni violenza». E soprattutto, se pensa che la canzone può oltraggiare le vittime del terrorismo, ha dovuto aspettare quelle spagnole? Prima non c'è stato l'undici settembre? Ci siamo forse persi un black out nel continuo stillicidio di morti in Medio Oriente?
Nessun senso di colpa, per carità. Ma coda di paglia sì, e vistosa, per giunta, come la ruota di pavone dell'onestà intellettuale che Vecchioni ostenta quando spiega: «Marìka non la canto per rispetto verso il popolo spagnolo, in segno di lutto e di condanna contro tutti i terrorismi». O come quando, durante la promozione del cd, che come vendite sta andando molto bene, spiegava che quella canzone sulla donna kamikaze lui la voleva concludere con la rinuncia all'attentato, solo che poi il produttore, Mauro Pagani, gli ha consigliato un finale aperto, verso la rinuncia e verso l'esplosione. E quindi ci ha ripensato. Così ne è uscito un canto alla vita, e pazienza se in punto di morte della propria e altre vite.
E sì che l'indignazione dei fan di Vecchioni, alcuni dei quali organizzatisi sul forum ufficiale del cantautore - www.vecchioni.it - era certo sincero e quasi convincente. Anche se a volte più dietrologica della presunta dietrologia dei giornalisti che hanno fatto alcune riflessioni su Vecchioni. L'accusa ai critici era di non capire che Marìka è una tragedia greca, che canta l'amore per la vita anche se è disperata. E poi, sostengono i fan, Vecchioni viene criticato solo perché la moglie, Daria Colombo, ha fondato i girotondi nel loro tinello di casa - come ricorda Vecchioni stesso - e mentre segue il marito da direttrice artistica del tour, incontra Cofferati a Bologna, Novelli a Torino per tessere la tela della Associazione dei girotondi per la Democrazia. Un po' di sano agit prop, insomma, niente di male, in Italia c'è libertà di espressione politica e aggregazione ludica.
Così pure sulla libertà artistica. Nessuno la mette in discussione, semmai, sul piano poetico e musicale, a Marìka si può preferire Il bombarolo di De André o La locomotiva di Guccini. Disquisendo poi, sul piano dei contenuti, sul fatto che Guccini ricordava un attentatore ferroviario degli inizi del '900 e il bombarolo di De André è uno dei tanti umiliati, offesi e reietti cantati dal poeta genovese: che era un anarchico e non un professore militante formato talk-show pronto a fare prediche sull'amore, la politica e la scuola (dove Vecchioni ha insegnato, lasciando peraltro un vuoto maggiore da professore supplito che da pensionato). Soprattutto, né Guccini né De André sono mai stati gli ipocriti censori di se stessi, come invece è capitato a Vecchioni, che a torto o a ragione, ha gettato il sasso e poi ha bacchettato la sua stessa mano. Scrivendo una canzone sul terrorismo che non indulge al terrorismo anzi, diceva, salvo poi, però, non cantarla, in segno di protesta contro il terrorismo. Vale a dire: in segno di protesta contro il se stesso che ha scritto la canzone. Insomma, un caso da Crepet.




Rispondi Citando