A mio avviso, a costo di essere retorico, non si rifletterà mai a sufficienza su quanto i nostri tempi siano figli di quest'invenzione che è eufemistico definire rivoluzionaria: la televisione. Non si rifletterà mai abbastanza sul potere che essa ha su di noi. Potenzialmente può farci credere qualunque cosa e i nostri anticorpi nei suoi confronti sono azzerati: non siamo che soggetti passivi in attesa che un flusso di informazioni attraversi il nostro cervello. Attraversi, si badi, e non rielabori, perchè la velocità con la quale i messaggi ci giungono, fino a un livello addirittura "subliminale", non permettono alcuna funzione critica. E dalla televisione noi non riceviamo solo informazioni, ma anche modelli e stereotipi: attraverso questo mezzo di comunicazione ci viene detto cos'è la bellezza, cos'è l'eroismo, cos'è il sesso, cos'è l'amore, cos'è la politica, cos'è la cultura, quali bisogni abbiamo, a quali persone dobbiamo ispirarci. Ci viene narrata la verità, insomma, e spesso nella forma di puro ed ebete intrattenimento elevato a libertà di pensiero e senso possibile dell'esistenza privata e sociale. Mentre una televisione "sana" dovrebbe semplicemente mettere in contatto la società nelle sue diverse articolazioni con se stessa, siamo di fronte a un rapporto verticale dei poteri costituiti con cittadini dominati e manipolati da ciò che loro viene offerto (non a caso di segno spesso americano), con uomini resi inoffensivi perchè completamente impoveriti di identità personale e comunitaria, indotti a correlare i meccanismi di inclusione sociale a ciò che, intellettualmente ma soprattutto emotivamente, viene imposto/proposto dai mezzi di comunicazione. Molti mali sociali attuali, soprattutto legati al mondo giovanile, sono figli della televisione, non ci sono dubbi. E non parlo solo di MTV. Sto leggendo un libro che narra di quando la naturale socializzazione fra i liguri, in quel poco tempo libero che la terra o il mare concedeva loro, produceva narrazioni di fantasia in cui gli elementi di cultura popolare elaboravano simboli e significati dal seno della tradizione, comunicando saggezze, saperi e trasmettendo emozioni autentiche, compartecipate, reali. Oggi tutto ciò si è perso e nessuno rimpiange questo patrimonio di libertà capace di sorgere in una semplice stalla: si è troppo impegnati a farsi massificare da varietà, quiz, luoghi comuni triti in ogni trasmissione che rispetti la nullità del senso che la induce ad essere messa in onda.
Stanno annientando le nostre coscienze, ed è compito di ognuno di noi invitare, con ogni strumento che abbiamo a disposizione, a boicottare qualunque programma televisivo non strettamente necessario. E' necessario far crollare la domanda di televisione, ritornare alla "provincialità" ricca, arguta, spontanea del pensiero, capace di leggere un qualsiasi classico della letteratura con il cuore forgiato dai cantori della propria terra, che sono ancora fra noi e che aspettano solo qualcuno che torni ad ascoltarli. Li avremo portato le coscienze padane ad estraniarsi da ogni processo di massificazione e svuotamento progressivo delle relazioni culturali. Il compito è ovviamente improbo, ma se ci arriva chiunque di noi possono arrivarci altri, quegli stessi a cui cerchiamo di comunicare il senso di una battaglia politica.