Il Bollettino economico di via Nazionale dipinge un Paese
in declino. In otto anni è crollato l'export. Investimenti fermi
Bankitalia: "L'Italia rischia
di non agganciare la ripresa"
Aumentano i posti di lavoro, ma solo quelli a termine
Famiglie sempre più indebitate per acquistare la casa
La sede di Bankitalia
ROMA - L'Italia corre il rischio di perdere il treno della ripresa internazionale già partita in modo sensibile negli Stati uniti, in Giappone e in Cina. E quel che è peggio potrebbe accumulare ritardi anche nei confronti della più lenta ripresa del Vecchio continente. E' la Banca d'Italia a lanciare l'allarme nel suo Bollettino economico. Secondo gli economisti di via Nazionale nell'anno in corso il Pil crescerà di appena l'1%, circa la metà di quell'1,9% previsto dal governo a settembre. E con una crescita così limitata sarà difficile secondo Bankitalia, anche raggiungere l'obiettivo di contenimento del rapporto deficit-pil al 2,2% per quest'anno.
Italia in declino. E' impietosa l'analisi della Banca d'Italia, che ripercorre la debolezza strutturale del sistema italiano. Gli economisti di via Nazionale mettono così in rilievo una produzione industriale in calo da tre anni, la costante perdita di quote di mercato del made in Italy, la debolezza del sistema imprenditoriale malato di nanismo e di scarsa innovazione tecnologica, un'inflazione più alta di quella dell'area euro e, in ultimo, lo squilibrio dei conti pubblici.
Crolla l'export, calano gli investimenti. A dimostrare il declino dell'Italia è innanzitutto la quota dell'export italiano rispetto al commercio mondiale che in otto anni si è ridotta di un terzo, passando dal 4,5% del 1995 al 3,0% del 2003. Preoccupa anche la produzione industriale che nell'ultimo triennio si è complessivamente ridotta del 3%. Vanno giù anche gli investimenti che nel 2003, per la prima volta dalla recessione degli inizi degli anni Novanta, sono tornati a diminuire.
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Il lavoro. Notizie positive giungono dall'occupazione che ha continuato a crescere nel 2003 malgrado la difficile congiuntura. Eppure il ritmo con cui si creano nuovi posti di lavoro appare più lento e tornano ad aumentare i contratti a termine rispetto a quelli a tempo indeterminato. Se l'occupazione è in leggera crescita, in decisa discesa sono invece i redditi da lavoro: tra il 1995 e il 2003 i redditi per unità standard di lavoro sono cresciuti in termini reali dell'1,7%, solo un terzo rispetto alla crescita della produttività nel periodo (+5,1%). Nello stesso periodo sono invece cresciuti i profitti di ben due punti percentuali.
Le famiglie sempre più indebitate. Cresce l'indebitamento delle famiglie, anche se resta nettamente più basso nei confronti degli altri Paesi di Eurolandia. Gli italiani si sono indebitati soprattutto per acquistare la casa. E a preoccupare via Nazionale è la forte prevalenza dei finanziamenti a tasso variabile. Nel caso in cui il costo del denaro dovesse tornare a salire, i piani di ammortamento potrebbero rivelarsi troppo onerosi.
Caso Parmalat. La Banca d'Italia è tornata poi a ripetere che "l'effetto diretto dell'insolvenza del gruppo Parmalat sul sistema bancario è limitato". Più consistente invece l'effetto sui risparmiatori che, sottolinea Bankitalia, si sono fatti più cauti dopo le perdite accumulate a fronte dell'investimento effettuato in titoli emessi dalle società coinvolte in recenti casi di dissesto, in particolare Parmalat.
Le soluzioni. La ricetta della Banca d'Italia per uscire dall'impasse non è nuova: "una politica economica che, attraverso riforme strutturali, persegua l'abbattimento del carico fiscale e la graduale riduzione del disavanzo pubblico".
(16 marzo 2004)




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