Italia bloccata per i diritti

Italia bloccata. Un'adesione «straordinaria» allo sciopero generale Cgil, Cisl e Uil ha fermato il paese contro il declino industriale, economico, politico. Il mondo del lavoro è sceso in strada da Taranto a Milano, da Trieste a Cagliari. Passando dal ricco nord ovest al "povero" Sud, a migliaia, lavoratori, pensionati, studenti e precari, casalinghe e disoccupati, nonostante il maltempo, hanno urlato no con forza a una politica economica miope che sembra non accorgersi della crisi economica "senza fine" che ormai attanaglia il paese, «la più grave - hanno dichiarato economisti e sindacalisti - dal dopoguerra ad oggi». Il Governo è cieco oltre che sordo. Ma nelle fabbriche e negli uffici, nelle scuole e nei luoghi di lavoro mobilitati in centinaia di assemblee, nei cortei che hanno sfilato per le strade in quasi tutte le città, quella voglia di cambiamento, quella necessità di una svolta per uno sviluppo nuovo e contro l'attacco ai diritti, in primo luogo le pensioni, è stata ben visibile. Una testimonianza tangibile del diffuso malcontento che pone più di un'ipoteca sul futuro di questo governo. Bastano le cifre diffuse dai sindacati per capire la portata della protesta: 200mila scesi in piazza a Milano, 120mila a Palermo, oltre 80mila a Napoli e altrettanti a Roma, 50mila a Genova e a Bologna, oltre 40mila a Torino e lo stesso è accaduto a Firenze, oltre 20mila a Venezia a Cagliari e Bari, 15mila a Modena, Vicenza e Verona e Salerno,12mila a La Spezia e a Caserta, 10mila a Bergamo, ancora 10mila a Trento e a Trieste. E lo stesso nelle altre città: a Taranto come a Potenza, a Pesaro come a Parma. A Bologna sono stati i "ricercatori precari" delle università ad aprire il corteo dando voce al mondo della scuola in rivolta contro la Moratti e il taglio degli impieghi ma l'Emilia è stata attraversata da più di undici cortei, 9 nei capoluoghi di provincia più Cesena e Imola. A Napoli la rabbia dei disoccupati è sfociata in momenti di tensione con le forze dell'ordine alla fine della manifestazione dove il comizio è stato concluso da Carla Cantone, segretario nazionale Cgil.
In Puglia le adesioni allo sciopero hanno toccato il 100%. Totale la partecipazione nel settore appalti Ilva a Taranto e Bari, così come nel polo chimico di Brindisi. Bloccata la Fiat Avio come la Magneti Marelli.

«Contro la precarietà anche i pesci stanno zitti» urlano i lavoratori dell'acquario di Genova. Tra i più "agitati" i precari delle università in nome della «ricerca libera». Stesse proteste nel ricco nord ovest dove è la protesta dei migranti a caratterizzare i cortei veneti «contro la Bossi-Fini». E' accaduto a Verona, a Mestre come a Padova. A Venezia il 90% dei lavoratori ha incrociato le braccia. Anche il patron di Tiscali, Renato Soru, è sceso in piazza a Cagliari tra i 5mila manifestanti. A Terni sono i lavoratori delle acciaierie a mostrare la loro indignazione. E in nome del lavoro, contro la riforma Moratti e la precarietà, a Perugia a Foligno fino a Città di Castello la forza della protesta ha assunto la stessa determinazione. Industrie bloccate in Abruzzo: dalla Pierburg alla Honeiwell, dalla Metalpress alla Idrho fino alla Isri in provincia di Chieti le macchine sono state spente. Lo stesso è accaduto in Molise come in Piemonte. Alla Fiat di Mirafiori più del 70% dei lavoratori hanno incrociato le braccia. Di più alla Bertone e alla Merloni. La partecipazione è stata altissima in Toscana. A Massa Carrara sono di nuovo i precari a urlare la loro rabbia così come a Catanzaro dove in centinaia hanno manifestato di fronte al Palazzo della Giunta. In definitiva, ieri in strada - come hanno detto le migliaia di voci - «non si è parlato di tv o di calcio ma delle questioni reali del paese: sviluppo e occupazione». Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Castalda Musacchio
c. musacchio@liberazione. it

LO SCIOPERO PER I DIRITTI !!

ciao a tutti