Re: Re: astenersi su chi si astiene
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In Origine Postato da Winston
Ottimo ragionamento... mi fa rimurginare che l'abbia postato tu perché l'avrei voluto postare io, poi sono andato via e non ho potuto più farlo, o non c'ho più pensato ! :D
Ma davvero, ma come cazzo si fa a votare e così eleggere chi una volta eletto invita ad astenersi a referendum importanti come quello sull'art.18 e, ancor più grave, si astiene e non partecipa ai lavori parlamentari su materie importanti come la politica internazionale ?
L'Ulivo rappresenta davvero l'IGNAVIA più ottusa e beca, con i suoi "non so", "non mi schiero", "non saprei" e "non partecipo"... e uno dovrebbe votare questa merda di gente ?
Gli ulivisti che accusano gli indipendenti di qualunquismo, dovrebbero domandarsi "chi è che, pur stando in Parlamento, non si schiera sulle decisioni di politica estera ?" "chi è che invita ad astenersi su un referendum importante per i lavoratori ?"... Bene, noi saremo quelli che non si schiereranno tra la CdL e i qualunquisti dell'Ulivo-Prc.
Brava lauraf ! :)
Sull'astensione del triciclo l'egregio sig. Wilson dice bene. Come si fa ad astenersi? ma concesso questo merito, tutto il resto è demerito. A detta del citato forumista era bene votare no alla missione italiana di pace in Iraq, forse perchè convinto che l'Italia sia, li giù, davvero in guerra, come ripetono ormai costantemente i pacifisti, i terzomondisti ed i caritevoli democristiani di Prodi.
La verità è che i nostri soldati, dopo una guerra condotta piuttosto egregiamente dagli americani, per brevità e per il numero di errori militari, si trovano a contribuire allo sforzo, difficile, di far nascere uno Stato il più democratico possibile in un'area fino a qualche tempo fa strategicamente essenziale per il terrorismo fondamentalista.
Fermato, pertanto, che l'Italia non è in guerra, resta da vedere se il fondamentalismo islamico è in guerra con l'Italia. Questa la domanda.
Siamo dunque in guerra? Molti ritengono che la parola non abbia importanza e quindi che ognuno può chiamare l'evento che stiamo vivendo come vuole.
Invece la scelta della parola è importante. Le parole sono i nostri occhiali ed in larga misura i nostri occhi. Sbagliare la parla è sbagliare la cosa. Il dottore che dice infreddatura quando abbiamo una polmonite è un dottore che ci ammazza. E chi non dice guerra quando c'è, è chi quella guerra la perde.
Se si giudica coi criteri del passato è chiaro che Bin Laden non conduce una guerra. Non ci sono invasioni, non ci sono fronti, non ci sono eserciti. In caso contrario Bin Laden, temo, fa guerra, una guerraa "anomala".
Contro chi? contro gli Stati Uniti? ovvero contro una civiltà? E se è contro una civiltà, anche contro l'Europa e l'Italia? anche in questo caso temo di si.
Ed alla guerra si risponde con l'inerzia? con il non schierarsi? con l'invocare la pace senza se e senza ma? o con il reagire ad un nemico temibile che terrorizza? direi che quest'ultima sarebbe la scelta giusta. Ma così, evidentemente non la pensano coloro che, questa guerra, vogliono perderla.
Cordialmente.
Re: Re: Re: astenersi su chi si astiene
Citazione:
In Origine Postato da Socialista
Sull'astensione del triciclo l'egregio sig. Wilson dice bene. Come si fa ad astenersi? ma concesso questo merito, tutto il resto è demerito. A detta del citato forumista era bene votare no alla missione italiana di pace in Iraq, forse perchè convinto che l'Italia sia, li giù, davvero in guerra, come ripetono ormai costantemente i pacifisti, i terzomondisti ed i caritevoli democristiani di Prodi.
La verità è che i nostri soldati, dopo una guerra condotta piuttosto egregiamente dagli americani, per brevità e per il numero di errori militari, si trovano a contribuire allo sforzo, difficile, di far nascere uno Stato il più democratico possibile in un'area fino a qualche tempo fa strategicamente essenziale per il terrorismo fondamentalista.
Fermato, pertanto, che l'Italia non è in guerra, resta da vedere se il fondamentalismo islamico è in guerra con l'Italia. Questa la domanda.
Siamo dunque in guerra? Molti ritengono che la parola non abbia importanza e quindi che ognuno può chiamare l'evento che stiamo vivendo come vuole.
Invece la scelta della parola è importante. Le parole sono i nostri occhiali ed in larga misura i nostri occhi. Sbagliare la parla è sbagliare la cosa. Il dottore che dice infreddatura quando abbiamo una polmonite è un dottore che ci ammazza. E chi non dice guerra quando c'è, è chi quella guerra la perde.
Se si giudica coi criteri del passato è chiaro che Bin Laden non conduce una guerra. Non ci sono invasioni, non ci sono fronti, non ci sono eserciti. In caso contrario Bin Laden, temo, fa guerra, una guerraa "anomala".
Contro chi? contro gli Stati Uniti? ovvero contro una civiltà? E se è contro una civiltà, anche contro l'Europa e l'Italia? anche in questo caso temo di si.
Ed alla guerra si risponde con l'inerzia? con il non schierarsi? con l'invocare la pace senza se e senza ma? o con il reagire ad un nemico temibile che terrorizza? direi che quest'ultima sarebbe la scelta giusta. Ma così, evidentemente non la pensano coloro che, questa guerra, vogliono perderla.
Cordialmente.
Che personaggi squallidi come Bin Laden esistano comunque è inevitabile, certo è che se non ci fossero stati il colonialismo francese e inglese in Medio Oriente, l'imperialismo USA per cui "l'american way of live non può essere messa in discussione e non è negoziabile" a discapito di altri popoli come quelli arabi, oggi al-Qaeda sarebbe un gruppuscolo esclusivamente dell'Arabia saudita formato da un centinaio o meno di persone, senza appoggio in tanta parte degli arabi e senza capacità di effettuare attentati.
Quello che stiamo vivendo è il frutto di decenni e decenni di miopismo occidentale - statunitense ed europeo - che ha portato all'esasperazione degli arabi.
Tutto parte dalla spedizione di Napoleone in Egitto nel 1800 (questa data è considerata dalla cultura araba l'inizio dell'età del colonialismo) per passare poi all'occupazione inglese dello stesso paese nel 1880, eccetera. Non vanno poi dimenticate le pretese imperialiste sul canale di Suez del 1956 di Francia e Gran Bretagna, per non citare una lunga lista di altri fatti che conoscendo un po' la storia possono essere semplicemente individuati.
Come rispondere al terrorismo ? A mio parere mettendo in discussione le disuguaglianze fortissime tra paesi ricchi e poveri, a parere degli Stati abbassandosi allo stesso livello dei terroristi facendo a loro volta TERRORISMO DI STATO: in che altro modo possono essere infatti chiamati i bombardamenti e l'uccisione di 11000 o più civili iracheni e di altrettanti afghani tra cui semplici lavoratori, donne e bambini ? Come può essere chiamata l'uccisione di alcuni iracheni ammazzati perché stavano rubando dell'acqua da una conduttura idrica (la stavano rubando non certo per ingrassarsi come hanno fatto Craxi e De Michelis, ma perché non avevano acqua !) ? Socialista, hai mai pensato invece di stare comodamente seduto davanti al computer, se fossi nato in Iraq e ti avessero ucciso la moglie e i figli ? Come avresti reagito ? Io prendendo un fucile... tu esaltando la demokrazzia ?
Ma ti chiami Socialista ? Cosa ti resta in eredità storica dai socialisti che si opponevano alle guerre fratricide tra i popoli ?
E non tui rendi conto dei forti interessi economici della guerra ? Per riassumerli, basta ricordare il titolo del film di Alberto Sordi "Fin che c'è guerra c'è speranza"... questo potrebbe essere il motto degli Stati che traggono profitti nel rinnovare gli armamenti e trovare nuovi mercati precedentemente preclusi.
E cosa ti assicura che gli iracheni vogliano la democrazia ? O perlomeno la democrazia occidenate, quella che voi scrivete con la "D" maiuscola e che io chiamo "demokrazzia", non è possibile che vogliano un'altro tipo di Democrazia ? Oppure c'è l'arroganza che l'unica democrazia debba e possa essere quella
liberal-costituzionale occidentale ?
Chi ti ha detto che gli USA e l'Italia siano la stessa civiltà ?
Comunque, di nuovo complimenti, i valori del socialismo li avete tutti buttati nel cesso da parecchio tempo...