di Martin Dillon
Dietro il filo spinato, le torrette armate e i fari d'illuminazione di Guantanamo, la CIA sta lavorando al suo programma segreto teso a reclutare eventuali traditori e infiltrare al Qaeda e altre organizzazioni cui appartenevano.

La segretezza intorno a Guantanamo è stato l'ingrediente principale che ha permesso agli agenti della CIA di studiare i detenuti per un lungo periodo di tempo al fine di capire la loro vulnerabilità alla persuasione e la loro capacità emozionale a ritornare nel mondo del "terrorismo" come agenti segreti dell'intelligence americano. Il fatto che l'identità dei detenuti sia stata tenuta segreta e che a loro non sia stata permessa alcuna assistenza legale ha aiutato gli agenti della CIA, alla disperata ricerca di uomini per infiltrare il mondo islamico.

Il reclutare terroristi direttamente in Medio Oriente o in Afghanistan è un processo difficile e rischioso. In questo caso invece la CIA si ritrova centinaia di uomini in un solo luogo – Guantanamo – il che rende più facile l'operazione.

Ad esempio, c'è più tempo per studiare i detenuti e la storia delle loro famiglie, più tempo per monitorare le loro reazione all'internamento, per stabilire le loro debolezze sociali, spirituali e sessuali e costruire un dettagliato profilo psicologico su quelli prescelti per un adeguato addestramento e ritorno nelle loro comunità originarie.

Dallo scorso anno, la CIA è al lavoro in questa operazione di reclutamento di nuovi agenti a Guantanamo. L'obiettivo è stato addestrarli e collocarli sotto il controllo di agenti "istruttori" in Afghanistan, Yemen, Arabia Saudita, Siria, Iraq e Pakistan. La speranza è che loro, con il tempo, si riuniscano a gruppi terroristici come agenti della CIA. In questo modo la CIA potrà avere un costante flusso di informazioni dal mondo del "terrorismo".

Il reclutamento di un terrorista inizia con l'identificare un detenuto come una persona "degna di essere analizzata" – una persona che è stata probabilmente un "protagonista" impegnato o un operativo "di mala voglia". A questo punto inizia l'impiego di tecniche per spezzarne lo spirito – incappucciamento, privazione del sonno, "rumore bianco" e lunghi periodi di interrogatorio e di isolamento.

Non tutti i deportati, durante e dopo la guerra in Afghanistan e in Iraq, vengono fatti oggetto di trattamenti speciali, ma solo quelli che hanno fornito informazioni sulla leadership, sulle tattiche e sui piani dei futuri attacchi di Al Qaeda.

Le squadre della CIA preposte agli interrogatori a Guantanamo sono state particolarmente attente nello scegliere i prigionieri da sottoporre alla fase successiva, caratterizzata da un interrogatorio ancora più intensivo. La maggior parte degli internati prescelti sono o figure chiave nella rete di al Qaeda e dei Talebani oppure semplici soldati con scarso impegno ideologico.

Gli interrogatori sono una procedura altamente complessa, un pò come una partita di scacchi ove ogni mossa veniva attentamente studiata, anche dal punto di vista coreografico. Una volta che un "terrorista" viene prescelto per un interrogatorio profondo, medici militari vigilano costantemente per rendere possibile i lunghi interrogatori e le estreme costrizioni.

Dopo lunghe ore di confinamento solitario, "rumore bianco" e incappucciamento, alcuni sospetti "terroristi" si disintegrano mentalmente al punto che diventano incapaci di fornire informazioni con discernimento critico; a questo punto viene ritenuto improbabile un loro reclutamento come agenti terroristi una volta rilasciati nel loro territorio.

Lo scopo di questo martellante interrogatorio è quello di rompere la volontà del "terrorista" al punto da distaccarlo dalla realtà e renderlo vulnerabile alla suggestione – la suggestione che essi potrebbero lavorare con il nemico in cambio della loro sopravvivenza. Esso ha anche lo scopo di sottominare la convinzione ideologica che lo aveva portato nel "terrorismo" e di convincerlo che le cose in cui credeva erano false.

Una tattica comune della CIA è quella di confinare un detenuto in una cella senza alcuna finestra cosicché egli non sia più capace di capire se è giorno o notte. Nella cella viene poi suonato un "rumore bianco" che, dopo un certo periodo, produce un effetto di disorientamento.

Un altro metodo impiegato routinariamente negli interrogatori è la privazione del sonno – o il risvegliare immediatamente una persona dopo che ha dormito per un'ora o per soli pochi minuti.

Dopo settimane di questo trattamento la maggior parte dei detenuti è dal punto di vista emotivo e intellettivo senza difesa, e vulnerabile alla suggestione e al patteggiamento.

Un "terrorista" esperto può anche essere sottoposto alla "tecnica dell'elicottero".
Egli viene incappucciato (per impedirgli di vedere) e fatto salire a bordo di un elicottero che viene fatto decollare. Dopo un volo di alcuni minuti, egli viene gettato all'improvviso fuori dall'elicottero stesso quando in realtà questo si trova a pochi piedi da terra. Lo scopo dell'esercizio è quello di incrementare ulteriormente la sua paura e vulnerabilità e di convincerlo che coloro che lo interrogano hanno su di lui il potere di vita e di morte e che lo possono esercitare in qualsiasi momento.

Alcuni dei più esperti uomini operativi di al Qaeda hanno resistito per mesi.

Un esempio tipico è il 31enne Omar al Faruq, sospettato di essere un leader importante di al Qaeda nel sud-est asiatico e che venne catturato a Cijeruk vicino Jakarta, capitale dell'Indonesia. La sua identità venne rivelata da Abu Zubaydah, il "terrorista" di più alto livello nelle mani degli americani. Zubaydah è stato sottoposto a mesi di privazioni sensoriali prima che egli "cantasse".

Dal momento che fu arrestato, al Faruq aveva con forza negato di essere un uomo di punta di al Qaeda in Asia. Per 3 mesi aveva resistito ad ogni sforzo teso a farlo confessare. Ma non appena Zubaydah era "caduto" sotto il peso della privazione di sonno, incappucciamenti, molestie varie e "rumore bianco", al Faruq si offrì di "cooperare".

Ma, non sono gli uomini come al Faruq quelli che la CIA recluta come propri agenti, bensì figure di minore statura e livello, alcuni dei quali sono solo degli esperti in bombe e armi. Nel caso di al Faruq, per esempio, se egli fosse stato rilasciato per operare come "agente terrorista" non avrebbe avuto successo in quanto i suoi compagni avrebbero facilmente concluso che il rilascio di un uomo di tale statura poteva significare solo una sua collaborazione con la CIA.

La CIA ha trovato, mediante il suo programma di reclutamento, che figure meno importanti e con un basso profilo terroristico sono quelle ideali per essere rilasciate perchè avranno più possibilità di avere successo una volta ritornati nella loro comunità – come uomini che si erano persi nel disordine della guerra in Afghanistan.

Gli agenti CIA forniscono loro l'istruzione di ritornare ad una vita normale nelle loro rispettive comunità e quindi, ma lentamente, reintegrarsi nuovamente nei ranghi del "terrorismo". Alcuni saranno agenti "in sonno", che cioè non potranno essere attivati come agenti finché i loro istruttori non richiederanno la loro adesione a qualche organizzazione "terrorista".

Da American Free Press