La selezione della razza? L' ha inventata l' America
Corriere della sera - giovedì, 9 ottobre, 2003
Black: italiani, ebrei, sudamericani vittime dell' eugenetica Usa «La selezione della razza? L' ha inventata l' America»
Un libro controverso ricostruisce la politica degli Stati Uniti contro le «etnie inferiori». Che portò alla sterilizzazione di oltre sessantamila persone
Caretto Ennio
dal nostro corrispondente ENNIO CARETTO LA DOTTRINA «Un modello da esportare in tutta Europa» WASHINGTON - È l' estate 1921, e l' Ufficio all' industria e all' immigrazione di New York non ha un momento di pace. L' Ufficio è nato per aiutare gli immigrati poveri, ma da qualche anno svolge un' altra attività: indaga su quelli «minorati moralmente, intellettualmente o fisicamente» per decidere come «metterli in condizione di non nuocere». Ha ormai migliaia di casi sotto esame. Il caso 430 riguarda Eva Stypanovitz, un' ebrea russa diciottenne: «E' debole di mente e in età da marito. E' una minaccia per la comunità», non bisogna cioè consentirle di avere figli. Il caso 918 concerne Vittorio Castellino, un italiano di 35 anni: «Da un punto di vista eugenetico ed economico non si può che condannarlo». Questi giudizi sono del biologo Charles Davenport, direttore dell' Ufficio del registro eugenetico presso il Cold Spring Harbor Laboratory di Long Island, un laboratorio finanziato da tre grandi dinastie americane, la Carnegie, la Rockefeller, la Harriman. La questione non è accademica: in nome dell' eugenetica, o purezza della razza, dal 1909 molti Stati (nel 1930 arriveranno a 27) emanano leggi per la castrazione dei «minorati». Gli archivi non lo dicono, ma è probabile che l' ebrea russa e l' italiano siano finiti su un tavolo operatorio. Le storie della ragazza e dell' operaio sono due delle tante - e tra le meno agghiaccianti - ricostruite da Edwin Black nel libro «La guerra contro i deboli: la campagna americana per creare una razza padrona», pubblicato dalla Four Walls Eight Windows. Black, autore del best seller L' Ibm e l' Olocausto, ha fatto luce su uno dei capitoli più bui e nascosti della democrazia Usa: la sterilizzazione di 60.000 persone - e l' invio in campi di concentramento e il divieto di sposarsi di un numero imprecisato di altre - nella prima metà dello scorso secolo. Si tratta di neri, di «indios» sudamericani, di ebrei, di arabi, di italiani, tutti coloro che provengono dal sud povero del mondo. Nelle parole di Davenport, l' obiettivo delle orrende misure è «l' igiene razziale» o pulizia etnica degli Stati Uniti, la depurazione dei nordici, gli anglo sassoni in particolare, da contaminazioni con «le etnie inferiori». Le misure non hanno il consenso popolare ma hanno quello scientifico e politico, dall' autorevole Journal of the American medical association al presidente Woodrow Wilson all' inventore Alexander Bell alla femminista Margaret Sanger. Soprattutto hanno quello giuridico. Nel 1927, il presidente della Corte suprema Oliver Wendell Holmes decreta che una ragazza madre, Carrie Buck, «sia resa sterile perché ritardata come i suoi antenati». Spiega che «tre generazioni d' imbecilli sono più che sufficienti». Oggi riesce inconcepibile che una democrazia come quella Usa possa avere compiuto violazioni così feroci dei diritti umani. Ma all' inizio del Novecento, l' America è in preda a violente convulsioni sociali, dovute all' immigrazione, ed è un terreno fertile per l' eugenetica, una dottrina elaborata dallo scienziato inglese Francis Galton, e adattata alle circostanze americane da Alfred Poetz, un medico tedesco residente nel Connecticut. Ne La guerra contro i deboli, Black sottolinea «la paura dell' imbastardimento» della classe dirigente: «Il termine usato - scrive - era: suicidio della razza. Non volevano incroci con la spazzatura bianca, come chiamavano i non appartenenti al loro gruppo. A tale scopo inventarono persino l' Iq, l' esame del quoziente di intelligenza». Black, che nel libro L' Ibm e l' Olocausto denunciò i rapporti tra la famosa società e il nazismo, va tuttavia molto oltre. Accusa il movimento eugenetico Usa di avere ispirato lo sterminio degli ebrei. «Poetz - riferisce - ritornò in Germania e vi propagò l' eugenetica. E Hitler si rifece ai nostri libri, che lesse voracemente, e ai nostri esperimenti, che imitò, fino alle aberrazioni di Mengele nei campi di concentramento. Soltanto il conflitto mondiale ci indusse a ravvederci». La tesi di Black - «l' abietta selezione della razza l' inventammo noi» - ha suscitato aspre controversie. Ma che l' amministrazione americana volesse esportare l' eugenetica è incontestabile, lo dimostra la nomina di Harry Laughlin, un suo crociato, a emissario all' immigrazione per l' Europa nel 1923. E sono incontestabili anche i legami coi nazisti. Nel ' 33, quando la Germania ordina la sterilizzazione di 400 mila cittadini tra cui gli epilettici e i deformi, il laboratorio di Cold Spring Harbour esulta: «Indubbiamente, le hanno influenzate i nostri parlamenti e tribunali». Black ammette che in quegli anni si verificò un cambio di staffetta Washington-Berlino alla guida dell' eugenetica mondiale, ma insiste che ancora nel ' 40, ' 41 la selezione della razza ariana veniva applaudita negli Usa, e fu uno dei motivi per cui inizialmente la superpotenza chiuse gli occhi all' Olocausto. Lo scrittore rievoca la traumatica vicenda di Edwin Katzen Ellebogen, uno dei fondatori del movimento, che internato a Buchenwald collaborò con le SS. Ricorda anche che al processo di Norimberga alcuni gerarchi nazisti citarono a propria difesa la sentenza del giudice Holmes del 1927. Papa Pio XI, rileva, fu uno dei pochi a condannare l' eugenetica prima della guerra, nell' enciclica del 31 dicembre 1930 sul matrimonio, in quanto scienza fraudolenta «che incide sui diritti naturali dell' uomo con interventi medici forzati». Per fortuna, il tentativo di Harry Laughlin d' imporre il modello eugenetico americano all' Europa fallì, sia pure con un' eccezione clamorosa, quella della Svezia, che dal 1934 sterilizzò 63 mila persone, in maggioranza donne. In Italia Mussolini ricevette la Federazione internazionale delle organizzazioni di eugenetica nel 1929, e come altri capi di governo europei acconsentì a sottoporre gli emigranti a severi esami prima della partenza: in media, per qualche anno l' Europa ne bloccò 88 su mille. Ma la prassi venne accantonata in fretta. Da parte sua, l' America adottò un sistema di contingentamenti: nel 1924, a esempio, ridusse la quota italiana da 42 mila a 4 mila, a favore delle razze nordiche. «Solo nel 1952 - evidenzia Black - fu promulgata la legge che consente a un immigrante di diventare cittadino americano indipendentemente dalla sua etnia o sesso». Nell' arco di quei trent' anni, le persecuzioni dei diversi all' interno della Superpotenza si fecero spietate: poliziotti nelle metropoli, sceriffi nelle province, riferisce Black, compirono ripetute retate nei loro presunti «covi». In alcuni Stati, le leggi eugenetiche rimasero in vigore fino agli anni Settanta, anche se non vennero più applicate. A corredo del libro, l' autore porta fotocopie di documenti e fotografie. Tra di essi, un film, La Cicogna nera, sull' eutanasia di «un infante contaminato che vola in paradiso», e un manifesto sui matrimoni «da non fare». «Fino a quando - dice il manifesto - noi americani, che siamo così attenti al pedigree dei nostri polli, maiali e vacche, lasceremo la discendenza dei nostri bambini al caso o al sentimento cieco?».




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