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  1. #1
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    Predefinito E il Giappone mando' a quel paese i neoliberisti..

    Quella crescita del Giappone che non piace al neoliberismo

    di Elvio Dal Bosco
    I mezzi di disinformazione di massa, tutti presi dal compito di magnificare il modello americano a scapito di quello europeo, continuano a mettere in risalto la grande ripresa dell'economia statunitense contro il ristagno di quella dell'area euro, che sarebbe dovuta alla zavorra dello stato sociale, e dimenticano accuratamente di parlare del ritmo di crescita sempre più celere dell'economia giapponese.

    Nel 2003 il Pil pro-capite è salito in media del 2,1% negli Stati Uniti e del 2,7 in Giappone; nell'ultimo trimestre dell'anno del 3,3 nel primo e del 3,8% nel secondo rispetto allo stesso periodo del 2002.

    Ben diversa la solidità delle fondamenta su cui si basa la ripresa nei due Paesi: infatti, negli Stati Uniti l'espansione del Pil nell'ultima parte dello scorso anno è dipesa, oltre che dal ritmo elevato dei consumi privati, dal “boom” della spesa militare in relazione alla “guerra infinita” voluta da Bush (incrementi del 15%) e dall’impennata degli investimenti residenziali (10% circa), mentre gli investimenti in impianti e attrezzature mostrano un tasso di aumento notevolmente inferiore a quello del Pil; in Giappone, invece, dove la fase prolungata di deflazione sembra conclusa, grazie anche alla decisa politica della Banca centrale, il motore della ripresa è molto più solido, perché aumentano fortemente gli investimenti in impianti e attrezzature e le esportazioni di merci e servizi.

    Il fatto è che il ricupero del Giappone infastidisce gli alfieri del neoliberismo, che avevano a suo tempo interpretato la crisi nipponica come un portato del dirigismo contro la libertà del mercato. La bolla speculativa era stata alimentata dal 1986 al 1989 dai crediti concessi dalle banche con faciloneria per acquisti speculativi in Borsa e sul mercato immobiliare; in particolare, le banche accordavano crediti agli speculatori immobiliari contro pegno di terreni a prezzi fortemente sopravvalutati, con la conseguenza di trovarsi poi, dopo il crollo del prezzo degli immobili, con della carta straccia in cassaforte.

    I sacerdoti della deregolamentazione avevano così giudicato la recessione seguita alla stretta monetaria intrapresa per riportare la stabilità sui mercati finanziari: «La grande bolla rappresenta il più spettacolare fallimento del governo dell'economia giapponese dopo il 1945... Il Giappone si trova davanti alla prospettiva di una crescita zero o perfino negativa del Pil reale per almeno due anni». (Christopher Wood, The Bubble Economy, Londra, 1992, p. 198).

    In realtà, il ristagno economico del 1992-1995 fu superato ricorrendo a massicci interventi di sostegno pubblici sfociati in elevati investimenti nelle infrastrutture, cosicché il Pil aumentò del 5% nel 1996. La manovra fiscale di inasprimento delle imposte e di contenimento della spesa, varata all'inizio di aprile del 1997, troncò la ripresa; il Pil rallentò all'1,4% nello stesso anno e diminuì negli anni successivi, inducendo le autorità giapponesi a lanciare nuovi programmi di sostegno della domanda interna, ma l'indecisione del governo a intervenire per sanare la perdurante crisi bancaria rendeva labile la situazione economica del paese.

    All'indomani dello scoppio della bolla speculativa, le banche che avevano allegramente contribuito con i crediti facili al suo gonfiarsi sono rimaste oberate di crediti inesigibili, a cui sono venuti ad aggiungersi successivamente quelli derivanti dalla crisi finanziaria dei paesi emergenti del Sudest asiatico, che ha colpito in particolare le banche giapponesi, titolari di un terzo dei crediti esteri forniti a quei Paesi; nel complesso, le banche avevano iscritti a bilancio crediti inesigibili per circa 500 miliardi di dollari, che pesavano come macigni sul processo di rilancio dell'economia giapponese.

    Siccome nei cinque anni seguenti le tanto strombazzate leggi del mercato non riuscivano a sconfiggere la tendenza depressiva, finalmente nel 2003 la Banca del Giappone, gettando alle ortiche la filosofia del non intervento predicata dagli ideologi neoliberisti, ha deciso di spezzare la spirale deflazionistica: essa ha dapprima acquistato azioni per 25 miliardi di dollari, ha poi messo a disposizione altri 10 miliardi per le piccole e medie imprese e a fine maggio ha nazionalizzato la Resona Bank, che si trovava in gravi difficoltà, dimostrando così che la banca centrale non avrebbe più tollerato il fallimento dei grandi istituti di credito. Che orrore per i predicatori delle privatizzazioni!

    Ma il paragone fra Stati Uniti e Giappone è ancora più sconsolante per gli ideologi neoliberisti: mentre il primo Paese è indebitato fino al collo con il resto del mondo, e dopo vent'anni di crescenti disavanzi nella bilancia delle partite correnti il deficit col dollaro debole è arrivato a 550 miliardi di dollari nel 2003, il secondo è il maggior creditore mondiale e la sua eccedenza corrente con lo yen forte è salita a 123 miliardi lo scorso anno.

    Naturalmente i nostri propagandisti, ultrà di destra e moderati di sinistra, possono sempre far notare quanto sia più moderno il modello americano, grazie al quale il 10% più ricco della popolazione ha un reddito superiore di 17 volte rispetto al 10% più povero, mentre nell'arretrato Giappone questa differenza è solo di 4,5 volte.

    Elvio Dal Bosco
    da Liberazione del 17 marzo 2004
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  2. #2
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    Ah, ah, ah, ridicolo, semplicemente ridicolo, follia allo stato puro...

    Il giornalista si dimentica di dire che in Giappone vige un Regime Fascista di fatto... dove l'Ordine, la Disciplina, il Conformismo, l'Obbedienza ai poteri forti (Zaibatsu) non sono imposti con la forza, perche' fanno naturalmente parte della cultura di quel Grande Popolo.

    Un Grande Popolo che, nei rarissimi scioperi, va a lavorare con una fascia nera al braccio: e GRATIS

    Un Grande Popolo, un Grande Regime, che applica la Pena di Morte e da asilo politico al nostro esule Zorzi

    Un Grande Popolo che ospita il G8 senza far volare un mosca, senza dare luogo alla minima manifestazione di dissenso

    Un Grande Popolo dove TUTTI remano dalla stessa parte, senza grilli per la testa

    Un Grande Popolo che ha accettato la sconfitta nella II GM con orgoglio, fingendo di piegarsi al diktat democratico impostogli dal Vincitore, ma votando poi sempre lo stesso partito, che in realta' era solo la copertura del Vero Potere che governa il Giappone: gli Zaibatsu

    Liberazione ha dato una squallidissima dimostrazione della sua infinita ignoranza e del suo assurdo autolesionismo

    Forza, piccolo-grande Giappone !!!

  3. #3
    Giu' la maschera!
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    Predefinito

    Articolo superficiale e di parte. In altre parole: una cagata.

    Si dimentica per caso di dire che la ragione per cui il giappone e' un enorme creditore e' perche', insieme alla Cina, finanzia il deficit americano comprando titoli del Tesoro. E facendo cio', mantiene lo Yen artificialmente piu' debole, appunto per non affogare gli exports?

    Si dimentica per caso che una gran parte del successo e' dovuto all'aumento di exports in Cina (ovvero un aumento di commercio).

    Potrei andare avanti per pagine, ma non ho tempo.
    Invece di Liberazione ti consiglierei il Financial Times. E lo consiglierei anche all'autore.
    Mr. Hyde


  4. #4
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    Predefinito

    In Origine Postato da Mr. Hyde
    Articolo superficiale e di parte. In altre parole: una cagata.

    Si dimentica per caso di dire che la ragione per cui il giappone e' un enorme creditore e' perche', insieme alla Cina, finanzia il deficit americano comprando titoli del Tesoro. E facendo cio', mantiene lo Yen artificialmente piu' debole, appunto per non affogare gli exports?

    Si dimentica per caso che una gran parte del successo e' dovuto all'aumento di exports in Cina (ovvero un aumento di commercio).

    Potrei andare avanti per pagine, ma non ho tempo.
    Invece di Liberazione ti consiglierei il Financial Times. E lo consiglierei anche all'autore.
    Nessuna critica di merito, per quanto attiene agli acquisti della Banca Centrale si tratta sempre di politica agli antipodi del neoliberismo.
    Che c'entra l'aumento del commercio? E' proprietà dei liberisti?

    Hai fatto una pessima figura nascondendoti dietro la "mancanza di tempo".
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
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  5. #5
    Giu' la maschera!
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    Predefinito

    In Origine Postato da Fuori_schema
    Nessuna critica di merito, per quanto attiene agli acquisti della Banca Centrale si tratta sempre di politica agli antipodi del neoliberismo.
    Che c'entra l'aumento del commercio? E' proprietà dei liberisti?

    Hai fatto una pessima figura nascondendoti dietro la "mancanza di tempo".
    Se non finisco sti' proggetti non finisco l'universita', figurati se devo nascondermi...

    L'apertura della Cina/aumento del commercio ha dato un enorme spinta all'economia giapponese.

    L'articolo e' pieno di stronzate. Te ne apporto altre:

    Siccome nei cinque anni seguenti le tanto strombazzate leggi del mercato non riuscivano a sconfiggere la tendenza depressiva,
    INGANNEVOLE. Non erano tanto le "leggi del mercato", ma la lentezza nelle riforme..

    finalmente nel 2003 la Banca del Giappone, gettando alle ortiche la filosofia del non intervento predicata dagli ideologi neoliberisti, ha deciso di spezzare la spirale deflazionistica: essa ha dapprima acquistato azioni per 25 miliardi di dollari, ha poi messo a disposizione altri 10 miliardi per le piccole e medie imprese e a fine maggio ha nazionalizzato la Resona Bank, che si trovava in gravi difficoltà, dimostrando così che la banca centrale non avrebbe più tollerato il fallimento dei grandi istituti di credito. Che orrore per i predicatori delle privatizzazioni!
    Veramente la BOJ interviene nei mercati da BEN PRIMA del 2003, inniettando miliardi di Yen nell'economia..solo che da sola non bastava (vi erano considerevoli divergenze tra la Banca e ministero delle finanze).
    Ribadisco: leggetevi il Financial Times, sia te che l'autore. Anzi, a tale autore non dovrebbere essere permesso di scrivere di finanza..almeno che a liberazione non gliene sbatta nulla della loro reputazione (oppure nessuno dei suoi lettori ne capiscono una mazza)...
    Mr. Hyde


 

 

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