Arafat: il prossimo della lista La rabbia del mondo arabo
http://www.arabmonitor.info/?lang=it
Arafat: il prossimo della lista
Gaza, 22 marzo - "Vedrete fatti, non parole", è stato il primo commento del leader di Hamas Addel Aziz Rantisi, lui stesso scampato d'un soffio ai missili israeliani il giugno scorso, dopo la notizia dell'assassinio mirato del capo spirituale del movimento, lo sceicco Ahmed Rantisi. Quali fatti lo hanno preannunciato altri dirigenti dell'organizzazione: "Niente ci fermerà dal tagliare la testa di Ariel Sharon". E non saranno soli: "Tutto il mondo arabo sarà onorato di immolarsi per vendicare la morte di Yassin". Rappresaglia "nelle prossime ore" hanno giurato le Brigate Martiri di Al Aqsa, citando la legge del taglione ("occhio per occhio") per riconfermare "guerra, guerra, guerra ai figli di Sion". In tutte le comunità palestinesi la tensione è al massimo: "Non c'è città, non c'è villaggio, in cui non si gridino gli slogan di Hamas", ha detto Hani al-Masri, giornalista palestinese. Per i leader dell'Anp, il raid israeliano è il definitivo affossamento degli sforzi di pace, sempre - dicono - sabotati da Israele. Il premier Abu Ala ha detto che l'assassinio di Yassin ("uno dei più grossi crimini che il governo israeliano ha commesso") è stato deciso Ariel Sharon per provocare una dura reazione da parte dei militanti palestinesi, e con ciò una escalation della violenza, per porre termine a ogni illusione di accordo. E' lo stesso parere del ministro palestinese per i negoziati, Saeb Erekat, secondo cui con l'uccisione dello sceicco tetraplegico, Israele ha voluto "mettere olio sul fuoco", perché non vuole "pace e sicurezza". Al quartier generale di Ramallah del presidente Yasser Arafat, la Muqata, le bandiere sono state abbassate a mezz'asta in segno di lutto. Yassin era il principale avversario politico di Arafat, che tuttavia è sempre stato attento a evitare il confronto aperto con il leader carismatico del movimento di resistenza islamica. Arafat è rimasto all'interno dell'edificio, probabilmente per timore di altri attacchi mirati da parte di Israele. "Si sente come un uomo che è stato colpito alla testa, perché hanno ucciso Yassin e adesso potrebbero ammazzare anche lui", ha commentato un suo consigliere, che preferisce mantenere l'anonimato. Secondo lui, Arafat "teme di essere il prossimo della lista, è preoccupato".
La rabbia del mondo arabo
Il Cairo, 22 marzo - A parte le conseguenze sul piano delle rappresaglie terroristiche, il risvolto più preoccupante per Israele, sul piano politico, dell'assassinio mirato dello sceicco Ahmed Yassin è il distacco dal mondo arabo moderato, coinvolto attivamente nel processo di pace per il Medio Oriente. "Quale processo di pace?" ha risposto significativamente il presidente egiziano Hosni Mubarak a un giornalista che gli chiedeva se il raid israeliano costato la vita al leader di Hamas avrebbe avuto conseguenze negative sugli sforzi per arrivare a un assetto stabile nella zona. E lo stesso Mubarak ha definito senza mezzi termini "inutile e vigliacca" l'uccisione dello sceicco tetraplegico. Con ciò, Israele ha messo in crisi i rapporti con quello che di fatto era un alleato. L'Egitto aveva più volte cercato di mediare per raggiungere una tregua fra le varie fazioni palestinesi, in vista della applicazione della "road map", e si stava dando da fare per assicurare la sicurezza lungo i confini della Striscia di Gaza dopo l'annunciato ritiro unilaterale israeliano. Le delegazioni del Cairo si sono mosse continuamente, nei mesi scorsi, su tutto lo scacchiere mediorientale. Difficilmente si potrà riprendere come se nulla fosse stato. Mubarak, tanto per dare un'idea del clima, ha annunciato che gli egiziani non parteciperanno, il prossimo 25 marzo, alle celebrazioni per il 25 anniversario degli accordi di Tel Aviv, che segnarono la pace fra Israele e l'Egitto. Il Cairo considera l'accaduto un vero e proprio affronto agli sforzi condotti finora per favorire la pace. Anche in Turchia, un Paese che con Israele ha addirittura scambi sul piano militare, l'uccisione di Yassin è stata considerata un gesto "molto pericoloso" e "sbagliato", destinato a favorire non la pace, ma il terrorismo. "Israele ha agito senza alcun senso di responsabilità", ha detto Abdullah Gul, il ministro degli Esteri di Ankara, con tono insolitamente duro. Scontate le reazioni rabbiose dei Paesi arabi che si considerano in conflitto con Israele. Il presidente iraniano Mohammed Khatami, che peraltro è considerato un moderato, ha detto che l'assassinio di Yassin "riflette il comportamento vigliacco del regime d'occupazione israeliano", oltre che il suo timore per la resistenza palestinese "fondata sulla fede". In Libano, secondo il primo ministro Rafik Hariri, il gesto di Israele "aprirà un nuovo ciclo di violenza e terrorismo", e "annulla qualsiasi speranza di raggiungere la pace". Anche per il ministero degli Esteri yemenita non c'è più possibilità, ormai, di arrivare a soluzioni pacifiche. Dello stesso parere il primo ministro del Kuwait, lo sceicco Aabah Al Ahmed Al Sabah. Il presidente siriano Bashar Assad ha definito l'uccisione di Yassin come "il culmine delle azioni terroristiche che Israele pratica di continuo". Anche per il segretario della Lega Araba. Amr Moussa, che è egiziano, quanto avvenuto è "terrorismo di stato". E in tutto il mondo arabo si moltiplicano cortei e manifestazioni. Migliaia di persone hanno protestato al Cairo, ad Amman, in Libano, nello Yemen. Gli Hezbollah libanesi hanno già compiuto un'azione di rappresaglia, facendo piovere razzi e bombe su alcuni avamposti israeliani nella zona contesa di Chebaa, prossima al confine.




Rispondi Citando