Per molti critici dell'unilateralismo americano, la parola magica è TORNARE ALL'ONU.
Inutile ricordare tutti i fallimenti dell'organizzazione con sede a New York, dall'ex Jugoslavia al Ruanda, dalla Somalia fino al Kossovo.
Ora si aggiunge anche lo scandalo della distrazione dei fondi destinati all'acquisto per cibo e medicinali per la gente irakena durante l'embargo.
SMENTIAMO COSI' UN'ALTRA BUGIA: l'embargo ha ucciso 500000 irakeni ed è colpa degli USA, si diceva da più parti.
LEGGETE QUA (Corriere della Sera di ieri):
Onu, l' ombra dello scandalo: «Indagare sugli aiuti all' Iraq»
«Complicità straniere hanno permesso a Saddam di appropriarsi di 4,5 miliardi di dollari»
La Corte dei conti Usa: irregolarità nel piano «Petrolio per cibo». Kofi Annan chiede un' inchiesta. Coinvolti 46 Paesi, anche l' Italia
Caretto Ennio
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Esplode lo scandalo del programma «Petrolio per cibo» dell' Onu, il programma di aiuti umanitari all' Iraq in cambio del grezzo iracheno in vigore dal 1997 al 2002. Lo scandalo potrebbe coinvolgere ditte, dirigenti pubblici e politici europei e italiani. Stando alla Corte dei conti Usa (General accounting office, Gao), negli anni in questione, e sotto il controllo dell' Onu, l' Iraq riscosse 67 miliardi di dollari per il petrolio, una somma enorme. Ma «con complicità straniere o internazionali», afferma il Gao, Saddam Hussein stornò a sé 4 miliardi e mezzo di dollari dal programma; e in più ne intascò altri 5 e mezzo col contrabbando di greggio. Sono oltre 10 miliardi in tutto. L' enormità dell' accusa ha indotto il segretario generale dell' Onu Kofi Annan a chiedere al Consiglio di sicurezza di «stabilire subito una Commissione inquirente indipendente e ad alto livello» per indagare su eventuali responsabilità non solo del Palazzo di vetro di New York ma anche «di alcune compagnie e di alcuni governi». Annan ha ammonito che se il Consiglio di sicurezza rifiuterà di farlo, ordinerà un' inchiesta per conto proprio. Alla radice dello scandalo c' è un giornale iracheno, Al Mada, che ha fatto i nomi di 46 Paesi, tra cui l' Italia, e 270 persone, tra cui il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il politico reggiano Gian Guido Folloni, il broker petrolifero Salvatore Nicotra e padre Benjamin. Tutti e quattro hanno negato ogni addebito. Da tempo, l' amministrazione Usa dà la caccia ai 10 miliardi che il rais avrebbe nascosto. Il segretario di Stato Colin Powell, in visita nel Kuwait, ha dichiarato che il Consiglio governativo iracheno e il governatore Usa a Bagdad Paul Bremer «sono in possesso della documentazione relativa, che è a disposizione di tutti». Powell si è scagliato contro la corruzione «che ha contribuito a sottrarre gli alimentari e i medicinali ai bambini iracheni». Ma Kofi Annan ha difeso i suoi funzionari, dicendo che «non è in gioco la reputazione dell' Onu». Secondo Al Mada, uno dei sospetti sarebbe Benon Sevan, il direttore del programma «Petrolio per cibo». Annan lo l' ha escluso: «Guardiamo anche alle ditte e ai governi che ebbero rapporti d' affari con l' Iraq». Proprio questa prospettiva raggela però il Consiglio di sicurezza. Un anonimo diplomatico ha riferito al Washington Post che «difficilmente riusciremmo a metterci d' accordo su un' inchiesta che coinvolgerebbe un po' tutti», prospettando un' indagine interna dell' Onu. Il diplomatico non ha fatto alcun cenno all' Italia. Paradossalmente le compagnie americane potrebbero essere tra le prime ad andarci di mezzo: per un certo periodo, gli Usa importarono più petrolio iracheno di qualsiasi altro Paese. Ma i media americani insistono sulle responsabilità dell' Onu, citando il ministero del Tesoro, che ieri ha sottoposto al Palazzo di vetro un elenco di 16 familiari di Saddam e di 191 compagnie su cui indagare. Il rais avrebbe nascosto 20-30 miliardi di dollari. Nella lettera al Consiglio di sicurezza, Annan ha messo in rilievo gli eventuali complici del despota. Ma non ha presentato cifre. Le ripercussioni politiche dello scandalo rischiano di essere gravi. Qualora qualcuno dei funzionari fosse colpevole, l' Onu perderebbe credibilità in Iraq. E in America si acuirebbero le polemiche sulla guerra, contro cui ieri si sono svolte dimostrazioni di protesta. Richard Clarke, l' ex capo dell' antiterrorismo della Casa Bianca, ha svelato che il giorno stesso delle stragi dell' 11 settembre Bush, spinto dal ministro della Difesa Donald Rumsfeld, voleva bombardare l' Iraq, sebbene tutti dicessero che non c' erano legami tra Bagdad e Al Qaeda.
Ennio Caretto




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