Non dimenticare che hai dato una parola, hai promesso collaborazione e lealtà.
Ricorda (e sicuramente non sarà per te e tutti i camerati veri) che il tradito è un ingenuo, ma il traditore è sempre e per sempre un infame.

Avanti camerati senza tentennamenti.


L'ESSENZA DI UN'IDEA

Corporativismo, Socializzazione o Socialismo ?

… La Socializzazione altro non è se non la realizzazione italiana, umana, nostra, effettuabile del Socialismo; dico "nostra"in quanto fà del lavoro il soggetto unico dell'economia, ma respinge le meccaniche livellazioni di tutto e di tutti,inesistenti nella natura e impossibili nella storia.Con questo noi intendiamo evocare sulla scena politica gli elementi migliori del popolo lavoratore.
Mussolini,discorso di Gargnano,14 Ottobre 1944.
Il Corporativismo è tutto il Fascismo? Questa fu una questione fra le più dibattute durante il ventennio, variamente risolta, più volte archiviata come inutile bizantinismo e pure continuamente risorgente, poiché, in ultima analisi, sintetizzava il problema della definizione del contenuto e del programma sociale della nostra rivoluzione. Ora la stessa esigenza di chiarire questo contenuto e questo programma ci pone un problema sostanzialmente simile, ovvero: la socializzazione è socialismo ? Già a questa nuova domanda qualcuno risponde che si tratta di parole e che non giova soffermarsi su certe ricerche formali. Ma la domanda si presenta, ancora, con insistenza e con urgenza, perché non pone una questione di parole o di semplice forma, bensì un'istanza sostanziale, che bisogna soddisfare con tutto il rigore possibile. Il che necessariamente significa chiamare le cose con il loro nome e inserire i programmi al loro giusto posto nell'evoluzione delle idee e delle dottrine politiche. Noi , in quanto portatori del programma di socializzazione, siamo, dunque, socialisti? Premettiamo che non ci lasceremo impressionare dalle parole, né trascinare da pregiudiziali: non abbiamo nulla in contrario, cioè, a riconoscerci socialisti se il confronto del contenuto della nostra idea con quello delle idee socialiste ci convincerà che si tratta di contenuti identici, o simili, o in rapporto generico l'uno con l'altro. Appunto perché non facciamo questioni di parole, esse non ci preoccupano e non ci interessano, e vogliamo dalla sostanza delle idee la soluzione del nostro problema. E veniamo, dunque, al concreto: veniamo, cioè, a definire uno dei termini che vanno posti a confronto: il contenuto della nostra socializzazione.Questo contenuto non è difficilmente individuabile essendo riducibile tutto a due principi fondamentali:
1. Riconoscimento del valore dell'iniziativa individuale; da cui deriva come corollario che normalmente l'attività produttiva continua ad essere svolta dai singoli e non viene assunta dallo Stato se non quando si ritenga che l'iniziativa individuale non sia sufficiente o che motivi di ordine politico lo consiglino (statalizzazione delle industrie appartenenti a settori - chiave), e che, sempre normalmente, la proprietà dei mezzi di produzione resta al singolo;
2. ma l'iniziativa non è più solo iniziativa del capitale e la proprietà dei mezzi di produzione non è più decisiva nella determinazione del processo produttivo: in questo ha parte fondamentale il lavoro, in tutte le sue forme, da quelle organizzative e direttive a quelle esecutive; ed al lavoro in quanto tale deve essere affidata la gestione dell'impresa e la disciplina della produzione; da cui poi deriva la conseguenza che il lavoro debba anche partecipare agli utili che dalla gestione dell'impresa, ed in genere della produzione, derivano.
Per chi ben guardi, in questi due principi, di così semplice enunciazione, è contenuto in nuce tutto un programma di politica economica e sociale. Ed infatti in essi vi è il riconoscimento dell'iniziativa individuale, ma vi è anche l'affermazione della necessità di un programma produttivo, di un piano, poiché la produzione non è e non può essere condotta più in base all'esclusivo arbitrio individuale ed in vista del solo utile individuale, che sono poi l'arbitrio e l'utile del capitalista; ma deve rispondere alla volontà ed all'interesse di tutti i fattori che intervengono nel processo produttivo, cioè della collettività produttrice. Per cui la partecipazione del lavoro parte dall'impresa, ma non si ferma ad essa, bensì diviene partecipazione a tutta la disciplina del processo produttivo attraverso la partecipazione attiva agli organi dello Stato a ciò destinati. E la distribuzione degli utili d'impresa non è, a sua volta, fine a se stessa, ma si dilata in un più vasto principio che si pone a base della distribuzione di tutto il complesso del reddito nazionale, con obiettivo l'accorciamento delle distanze fra redditi massimi e minimi ed il miglioramento delle condizioni di vita delle categorie più basse. Ora questo programma economico - sociale su quali princìpi filosofico - politici trova la sua base? Questo quesito va risolto, se non si vuole che ci si limiti ad una mera soluzione pratica ed empirica di problemi economico - sociali; il che non possiamo, per un assunto spiritualistico del nostro pensiero, al quale i problemi si presentano, prima che in veste economica, in veste morale e politica. Per cui il riconoscimento dell'iniziativa individuale, prima che sul piano economico, ha un significato, per noi, sul piano etico, come riconoscimento del valore della personalità e della libertà; l'affermazione che la proprietà degli strumenti di produzione non è, da sola, decisiva del processo produttivo, ma deve essere integrata dal principio della partecipazione di tutti i fattori di questo, implica e presuppone un principio di etica non materialistica che postuli l'esistenza di un valore universale della personalità e della libertà, indipendente dalla manifestazione materiale della proprietà, e per cui nessun individuo può essere considerato come mezzo, ma ognuno è esso stesso un fine, e vale non in quanto ha, ma in quanto si attua compiutamente, realizzando, con la sua azione, un suo fine superiore e collettivo; e finalmente l'ammissione di un limite all'assoluto ed egoistico prevalere dell'iniziativa individuale, implica il riconoscimento del valore della società come concreta realtà trascendente l'individuo e pure espressa da questo, e ad esso immanente, realtà autonoma non intesa come somma atomistica e materialistica di individui, ma come sintesi ideale del momento individuale in una superiore individualità avente propri fini e volontà. Dunque , un punto ci sembra chiaro: che non si possa parlare, per noi, di marxismo, né nella teoria né nella prassi. Se è vero, come abbiamo chiarito, che la nostra posizione teoretica è rigidamente spiritualistica, risulta chiaramente che non ci è possibile accettare nessuno dei fondamenti filosofici del marxismo ovvero il materialismo storico, il determinismo e la teoria della lotta di classe.Ma se la nostra socializzazione non è sul piano del marxismo ( poiché cardine dell'esperimento bolscevico è l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione ) essa non è neppure per dottrina e per metodo su quello delle sue filiazioni, più o meno revisionistiche, in quanto espressione non materialistica. Lo Stato del lavoro è nel nostro pensiero lo Stato di tutti i lavoratori, del braccio e della mente, senza distinzione, fra questi, di classe e senza alcun attributo classistico, è, insomma, lo Stato Corporativo.Tali concezioni politiche possono a buon diritto essere definite " Socialismo ", ma, parafrasando Mussolini, "Socialismo Nostro"; nel senso che, dietro la nostra dottrina sta oltre un secolo di elaborazioni ideologiche e di esperienza Socialista, con la sua radicale critica del mondo capitalistico e con la sua ricerca di un ordine nuovo,con il suo bagaglio di errori e con la sua visione unilaterale dei problemi e delle possibili soluzioni,ma anche con la sua fondamentale esigenza di giustizia e con la rivendicazione,a volte drammatica,dei diritti del lavoro. Noi non possiamo, certamente,ignorare il valore di questa lunga lotta;ma appunto per questo,la nostra dottrina e la nostra azione non possono non superare quegli elementi del socialismo che alla nostra più matura esperienza ed alla nostra più acuta indagine appaiono insufficienti e insoddisfacenti. Nello stesso modo superiamo le nostre esperienze inadeguate di ieri,appunto,con la socializzazione che deve dare al corporativismo quella forza realizzatrice che ad esso è mancata nella sua prima attuazione.Per questo dobbiamo e possiamo dire che la nostra socializzazione,costituisce la ripresa,il perfezionamento ed il compimento del pensiero e della prassi corporativa.
Estratto parziale da: " Repubblica Sociale ", rassegna mensile di problemi politico sociali economici e giuridici n° 3 -4, 1944.