Dopo la reazione composta, ferma, commovente, del primo giorno, dalla Spagna ci arriva anche una seconda lezione: la sinistra, in Italia come in Spagna, per tornare al governo punta solo ed esclusivamente alla piazza che, ovviamente, va condita con una buona dose di mistificazione per perfezionare l’opera di condizionamento delle coscienze.
Un comportamento discutibile quello dei socialisti che, in prospettiva, può minare fortemente la civile contrapposizione democratica. In Italia, purtroppo, già conoscono il sistema, di cui si è fin troppo abusato, e il rischio più concreto è rappresentato dall’incentivo ad accentuare un simile atteggiamento. Tra l’altro le situazioni paradossali si sprecano se ci si trova dinanzi al “nuovo” Ulivo che, nel proporre la lista unitaria per le Europee (anche se “unitaria” lo è solo “in parte”), si è spaccato sul tipo di comportamento da assumere in merito alla votazione di sostegno alle forze armate in Irak. Del resto già abbiamo più volte evidenziato l’unica ragion d’essere dell’Ulivo: l’opposizione a Silvio Berlusconi. Per una forza che si candida a “governare” il Paese non è proprio il massimo.
Dall’esperienza spagnola ci giunge un ulteriore messaggio, al quale non possiamo certo sottrarci: il premier Silvio Berlusconi deve dimettersi e consentire la formazione di un governo che sia il più possibile gradito ai fondamentalisti islamici per scongiurare ogni azione terroristica sul nostro territorio. E’ un obbligo morale per chi ha guidato un Paese su posizioni di amicizia con gli “oscurantisti” americani. Se non vogliamo che anche in Italia i terroristi islamici trasmettano il proprio “voto” con qualche giorno di anticipo rispetto alla data delle politiche, dobbiamo anzi arrivare alla formazione automatica di un esecutivo che sia il più possibile rispettoso del sommo volere dei discendenti di Maometto. Consegniamo le chiavi della nostra libertà e della nostra dignità, questo è l’ultimo passo che ci resta da compiere per la conquista della “salvezza”.
Paolo Carotenuto
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