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  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito La seconda lezione spagnola: Silvio Berlusconi deve dimettersi!

    Dopo la reazione composta, ferma, commovente, del primo giorno, dalla Spagna ci arriva anche una seconda lezione: la sinistra, in Italia come in Spagna, per tornare al governo punta solo ed esclusivamente alla piazza che, ovviamente, va condita con una buona dose di mistificazione per perfezionare l’opera di condizionamento delle coscienze.
    Un comportamento discutibile quello dei socialisti che, in prospettiva, può minare fortemente la civile contrapposizione democratica. In Italia, purtroppo, già conoscono il sistema, di cui si è fin troppo abusato, e il rischio più concreto è rappresentato dall’incentivo ad accentuare un simile atteggiamento. Tra l’altro le situazioni paradossali si sprecano se ci si trova dinanzi al “nuovo” Ulivo che, nel proporre la lista unitaria per le Europee (anche se “unitaria” lo è solo “in parte”), si è spaccato sul tipo di comportamento da assumere in merito alla votazione di sostegno alle forze armate in Irak. Del resto già abbiamo più volte evidenziato l’unica ragion d’essere dell’Ulivo: l’opposizione a Silvio Berlusconi. Per una forza che si candida a “governare” il Paese non è proprio il massimo.
    Dall’esperienza spagnola ci giunge un ulteriore messaggio, al quale non possiamo certo sottrarci: il premier Silvio Berlusconi deve dimettersi e consentire la formazione di un governo che sia il più possibile gradito ai fondamentalisti islamici per scongiurare ogni azione terroristica sul nostro territorio. E’ un obbligo morale per chi ha guidato un Paese su posizioni di amicizia con gli “oscurantisti” americani. Se non vogliamo che anche in Italia i terroristi islamici trasmettano il proprio “voto” con qualche giorno di anticipo rispetto alla data delle politiche, dobbiamo anzi arrivare alla formazione automatica di un esecutivo che sia il più possibile rispettoso del sommo volere dei discendenti di Maometto. Consegniamo le chiavi della nostra libertà e della nostra dignità, questo è l’ultimo passo che ci resta da compiere per la conquista della “salvezza”.
    Paolo Carotenuto
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  2. #2
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    Dopo la scoppola che lo attende, dovrà dimettersi per consentire la formazione di un governo che sia gradito agli italiani, non ai fondamentalisti islamici. Non è un mistero per nessuno che tutti gli indici di popolarità affermino che è il premier più odiato degli ultimi 10 anni (fonte ISPO)

    Quando uno fallisce la sua mission (fonte ISTAT), ne deve trarne le conseguenze, se è un uomo e non un quaquaraquà.

    Scommetto che neanche a Lui piacerebbe stare sulla poltrona contro il volere del Popolo che tanto ama (fonte SILVIO)


  3. #3
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    Predefinito

    In origine postato da brunik
    Dopo la scoppola che lo attende, dovrà dimettersi per consentire la formazione di un governo che sia gradito agli italiani, non ai fondamentalisti islamici. Non è un mistero per nessuno che tutti gli indici di popolarità affermino che è il premier più odiato degli ultimi 10 anni (fonte ISPO)

    Quando uno fallisce la sua mission (fonte ISTAT), ne deve trarne le conseguenze, se è un uomo e non un quaquaraquà.

    Scommetto che neanche a Lui piacerebbe stare sulla poltrona contro il volere del Popolo che tanto ama (fonte SILVIO)

    Mancano ancora 2,5 anni...

    E poi dai tuoi dati risulta che abbiamo ancora 4 punti di vantaggio (visto che la Lega sta con noi, e Prc NON sta con voi)

  4. #4
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    Consegniamo le chiavi della nostra libertà e della nostra dignità, questo è l’ultimo passo che ci resta da compiere per la conquista della “salvezza”.
    ======
    ci salveremo solo se l'occidente saprà agire con saggezza giustizia e lungimiranza.....
    e sinora, e da molto tempo tempo, abbiamo fatto solo i razzisti e gli imperialisti....
    ciò che tu auspichi è invece il classico atteggiamento di tutti i tiranni testardi che sono stati distrutti dalla rabbia degli sfruttati.....come insegna la storia


    Il primo atto che invece l'occidente dovrebbe fare a mio giudizio è porre sanzioni ed embargo ad israele.... sino a quando non sgombrerà dai territori palestinesi....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  5. #5
    Sospeso/a
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    Predefinito

    In origine postato da Il Condor
    Mancano ancora 2,5 anni...

    E poi dai tuoi dati risulta che abbiamo ancora 4 punti di vantaggio (visto che la Lega sta con noi, e Prc NON sta con voi)
    Mancano ancora 2 anni ma gli italiani hanno già le palle piene del Berlusca, come a suo tempo profetizzato dal grande Montanelli.

    Cosa facciamo, ce lo teniamo ancora contro la volontà del popolo?

    Se fosse uno con un minimo di dignità direbbe: "signori, ho fallito. Vi avevo promesso pace, prosperità e meno tasse e vi ho dato terrorismo, guerre, tasse e crisi economica.
    Scusate il disturbo, facevo bene a continuare a fare il televenditore, quello è il mio mestiere, io sono uno così, simpatico e impiastrone, uno alla Vanna marchi, mica alla Prodi"




  6. #6
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    Predefinito Dedicato ai....

    ....bamboccetti sotto l'Ulivo "riscaldato" dal sole iberico


    Madrid. “Governeremo da soli”. All’indomani della sua storica vittoria nelle politiche di domenica scorsa, il leader socialista del Psoe, José Luis Rodríguez Zapatero, ha ribadito ieri mattina la promessa fatta in campagna elettorale.
    Ma i conti non tornano, nonostante la débâcle innegabile dei popolari (Pp) di Mariano Rajoy, il cui unico commento è stato: “Ce ne andiamo con le mani pulite e i conti a posto”.
    Il futuro premier ha conseguito sì il 42,6 per cento, e 164 deputati dei 125 che aveva finora, ma la maggioranza alla Camera è di 176 seggi.
    Non solo, al Senato il Pp resiste e consegue 127 senatori contro gli 81 del Psoe, a soli tre seggi dalla maggioranza assoluta che potrebbe conseguire con i tre senatori di Coalición Canaria. Insomma, pur non configurandosi una situazione per certi versi simile alla tedesca (dove Gerhard Schroeder governa grazie agli accordi con l’opposizione popolare), il peso del Pp rimane.
    Il partito di Rajoy retrocede del 6,5 per cento, ottiene il 37,6 per cento e 148 dei 183 seggi che aveva. La caduta è generalizzata in tutto il paese. Perde anche la terza forza politica, la Convergència i Unió (CiU), di Josep Antonio Duran, che passa dai 15 ai 10 seggi. Ma sono deputati decisivi. Zapatero ha detto che presiederà un governo monocolore. Prima dovrà passare per forza dalle forche caudine di Duran, che ha già presentato il conto: approvazione di un nuovo statuto speciale per la Catalogna, un nuovo sistema di finanziamento regionale (quello attuale gli garantisce già il 30 per cento delle imposte sulle persone fisiche) e più investimenti pubblici per la “comunidad autónoma”.
    C’è un dato che fotografa benissimo la situazione.
    Da domenica notte a ieri pomeriggio, Zapatero non è ancora riuscito a parlare con Duran, nuovo “vice re di Spagna”.
    Ma c’è di più: anche ammesso che il leader di CiU voti la sua investitura, prevista verso l’11 marzo, mancano ancora pochi seggi per arrivare alla maggioranza di 176 deputati.
    E, per ottenerli, non ha altra scelta che subire i diktat di sette partiti nazionalisti, tra cui l’estremista e indipendentista catalano, Sinistra repubblicana, che ha riscosso un notevolissimo successo diventando il quarto partito di quella Spagna da cui vuole separarsi (da 1 a 8 seggi, dallo 0,8 per cento al 2,5 per cento). Oppure rivolgersi agli altri grandi sconfitti, i comunisti di Iu che mantengono 5 deputati e ne perdono 4.

    Se Moratinos diventa ministro degli Esteri
    Il risultato inaspettato di domenica scorsa ottenuto, anche se Zapatero lo nega, grazie allo stragismo di al Qaida o chi per esso, e all’interventismo dell’esecutivo uscente, prospetta quindi una governabilità molto instabile e a geometria variabile. Non a caso ieri la borsa perdeva il 3 per cento. “Il leader socialista assumerà il potere prematuramente, con un progetto politico poco delineato e un partito con sensibilità molto diverse”, commentava ieri il Mundo.
    Sulla guerra in Iraq, da cui il contingente spagnolo si ritirerà, se entro il 30 giugno l’Onu non assumerà il controllo della situazione, potrà godere di tutto l’appoggio del fronte rosso-indipendentista. Ma resta da vedere come riuscirà a mettere insieme CiU, Iu ed Erc sulla politica economica. Un compito difficile anche se ieri Zapatero ha dichiarato che il suo sarà un governo “competente e che darà fiducia”. Il futuro premier vuole recuperare le buone relazioni con la Francia e la Germania, creare un’“Europa unita e forte”. Come squadra di governo ha anticipato che schiererà agli Esteri il diplomatico Miguel Angel Moratinos, ex rappresentante dell’Ue in Medio Oriente (nemico dichiarato della politica di Ariel Sharon), all’Economia Miguel Sebastián, ex capo ufficio studi della banca Bbva, all’Interno José Bono, presidente da 20 anni della regione di Castilla-La Mancha.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito

    Il vincitore delle elezioni spagnole, Josè Luis Zapatero, quando avrà finito di festeggiare l’inatteso trionfo, dovrà sbrogliare la matassa della costruzione di una maggioranza parlamentare.
    In Spagna, come ha notato il corrispondente romano del Tiempo, Ahmad Rafat, “i governi, sia popolari sia socialisti, hanno lavorato bene quando un solo partito ha goduto della maggioranza assoluta”.
    A Zapatero mancano 12 seggi, quindi dovrà scegliere fra un esecutivo di coalizione, che molti ritengono dovrebbe ricalcare quella al governo in Catalogna, e un monocolore socialista che cerchi, volta per volta, i consensi necessari alle Cortes.
    La seconda ipotesi è quella che piace di più al nuovo premier, ma bisogna vedere se i partiti minori, Izquierda Unida, la formazione a guida comunista, o Esquerra Republicana, il gruppo estremista catalano che ha ottenuto un ragguardevole successo, accetteranno il ruolo di sostenitori intercambiabili.
    Particolarmente imbarazzante è l’ipotesi di dover dipendere dal consenso di Esquerra Republicana, il cui leader aveva fatto parlare di sé nei mesi scorsi, quando dopo un incontro con emissari dell’Eta, organizzazione terroristica fuorilegge, aveva ricevuto l’assicurazione che la Catalogna sarebbe rimasta esclusa dagli attentati.
    Il partito di Zapatero, in cui è ancora rilevante l’influenza di Felipe Gonzalez, invece con il terrorismo basco ha un atteggiamento di ripulsa fermissima.
    Gonzalez e i suoi ministri furono accusati di aver organizzato i Gal, una specie di milizia segreta che aveva il compito di liquidare i leader etarra in modo illegale.
    Inoltre un partito repubblicano, in una monarchia, rappresenta ovviamente un problema istituzionale.
    Anche per questo Zapatero ha voluto ancorarsi, nella sua prima uscita pubblica, alla Costituzione, che invece i suoi alleati in Catalogna chiedono di modificare profondamente.
    Nel mese di marzo, prima che le nuove Cortes si insedino, all’inizio di aprile, Zapatero dovrà trovare una soluzione che, così si augura, non dia a nessuno dei suoi ipotetici alleati la possibilità di mettere in crisi il governo. Per questo servirebbe l’aiuto dei catalani moderati, che però a Barcellona oggi sono all’opposizione.
    Può darsi quindi che sia il modello madrileno a imporsi in Catalogna e non viceversa.

    Aprima vista la vittoria socialista in Spagna, che toglie un tassello importante alla coalizione attiva in Iraq e isola la Polonia nella contrarietà al nuovo sistema di voto nell’Unione, rafforza l’asse franco-tedesco. Il vicecancelliere Joschka Fischer si è pubblicamente rallegrato dell’ingresso di un nuovo esecutivo di sinistra sulla scena europea, e anche il premier francese Jean-Pierre Raffarin, che aveva partecipato a un meeting elettorale dei Popolari, si è congratulato con Zapatero.
    Tuttavia l’orientamento al ritiro del contingente spagnolo dall’Iraq non crea eccessivi entusiasmi.
    Le diplomazie di Parigi e di Berlino infatti stanno lavorando alla costruzione di un compromesso con l’America, che consenta l’insediamento di un governo iracheno e un ritorno dell’Onu a Baghdad, con un mandato che copra le missioni militari attuali e ne consenta l’allargamento.
    L’unilaterale defezione spagnola rischia di complicare questo progetto, con la conseguenza di un indesiderato peggioramento delle relazioni europee con Washington.
    Anche Romano Prodi, pur nell’ambito di interventi in cui si sostiene la discutibilissima tesi che l’intervento in Iraq ha moltiplicato il terrorismo, si è detto contrario a un disimpegno immediato del contingente italiano, il che suona come un invito alla cautela diretto alla Spagna.
    Soprattutto in Europa cresce la preoccupazione per il terrorismo islamico dopo la strage di Madrid, e molti temono che la reazione spagnola possa essere interpretata come un cedimento alle sue minacce, il che aumenterebbe il rischio di una reiterazione di attacchi devastanti sul territorio europeo.
    La Germania ha chiesto una riunione straordinaria di ministri dell’Interno e responsabili dell’intelligence, cui tutti hanno aderito prontamente.
    C’è poi la pressione discreta ma rilevante della lobby spagnola in Europa, più legata a Felipe Gonzalez che a Zapatero.
    Javier Solana, coordinatore della politica estera e di sicurezza europea ed ex segretario generale della Nato, di cui si parlava come di un ministro ombra socialista agli Esteri, probabilmente non avrà questo incarico nel governo vero, che sarà ricoperto invece da Miguel Angel Moratinos, ma forse per questo farà valere anche nel Psoe i suoi eccellenti rapporti con l’America.
    Il contraccolpo dell’attentato di Atocha, insomma, in Europa non ha la coloritura che ha avuto in Spagna, e di questo il governo di Madrid dovrà tener conto.

    saluti

  8. #8
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    Predefinito L'Occidente è....

    ...stanco

    E’ovvio, almeno ai nostri occhi, che la leggenda nera di un governo spagnolo di destra che nasconde la verità dopo le bombe per impedire che vinca la pace nelle urne, e viene punito dalla reazione nobile degli elettori, è un completo rovesciamento della realtà.
    Saranno anche stati maldestri nella comunicazione, e a non essere un po’ furbi in politica si finisce al macello, ma Aznar e i suoi si sono comportati in modo eticamente impeccabile.
    In prima pagina ricostruiamo meticolosamente gli avvenimenti, e ne emerge che dopo le stragi il governo spagnolo ha ragionato sul filo dei fatti per alcune ore, e i fatti imponevano l’attribuzione prevalente all’Eta delle bombe sui treni, ammettendo come legittima fin dal primissimo pomeriggio del giovedì nero madrileno la congettura di una pista islamica, che a settantadue ore dalla strage e nell’immediata vigilia del voto il governo stesso ha correttamente rivelato al paese e al mondo nel mentre si concretizzava, in tempo reale.
    La grande manipolazione mediatica è invece venuta da sinistra: con efficace e maliziosa tendenziosità, si è imposto immediatamente e con manifestazioni aggressive e palesemente illegali il paradigma del complotto governativo contro la verità, per nascondere una pista investigativa che avrebbe condannato il “governo della guerra in Iraq”.
    Perché il paradigma “verdad y paz” si fondava sull’assioma infame secondo il quale se tu non vieni a patti con il terrorismo internazionale di matrice islamica, e gli fai la guerra, sei responsabile della sua reazione, sei direttamente colpevole dei morti fatti dagli amici e sodali di bin Laden. In Italia, paese non belligerante che si è limitato a inviare una spedizione militare per la ricostruzione del paese a guerra finita, un ragionamento simile era stato fatto da Luciano Violante a proposito della strage di Nassiriyah, e non era passato.
    Ma con l’aiuto di duecento morti e di una grande emozione pre-elettorale, in Spagna il paradigma è passato. Pazienza, non sarà uno Zapatero, per adesso un rispettabile signor nessuno della politica iberica, a cambiare le sorti del mondo, che allo stato delle cose non appaiono d’altra parte né magnifiche né progressive.

    Un modo di vita aperto sul vuoto
    C’è un problema più importante e generale da segnalare.
    Era già successo in Germania nell’autunno del 2002: bastò un “ohne mich”, senza di me, pronunciato da Gerhard Schroeder a proposito della guerra contro Saddam Hussein per rovesciare le sorti di un duello elettorale con Edmund Stoiber che era già deciso in favore di quest’ultimo.
    Ed è noto che l’appeasement è una generosa vena storica dell’Europa, e in particolare del socialismo europeo: anche quando Winston Churchill verso la fine degli anni Trenta denunciava solitario il rischio di negoziare con Adolf Hitler, la sua posizione restò di netta minoranza tra le classi dirigenti e nell’opinione pubblica pacifista.
    Ma in tutta la recente storia della reazione egoistica, chiusa e spaventata, dell’opinione europea all’11 settembre e alle sue conseguenze, c’è qualcosa di più che non la continuità con l’illusione dell’appeasement o spirito di Monaco.
    Oltre tutto, potremmo realisticamente trovarci nel prossimo novembre persino davanti alla sorpresa di un rovesciamento di fronte dell’opinione americana, un paese dove il cemento del patriottismo e di una concezione eticizzante e religiosa dei doveri della politica (la lotta tra bene e male) ha fino ad ora sorretto fortemente la strategia antiterrorista dell’amministrazione.
    Fino ad ora.

    Il fenomeno profondo con il quale dobbiamo fare i conti è questo: l’occidente è stanco. E’ stanco da molti anni, e non si contano i guru che ne hanno profetizzato il declino o il tramonto anche con argomenti solidi, ma la sua stanchezza non è più premonizione teo-rica, stilema libresco, genere letterario o ipotesi filosofica per i dotti che s’interrogano sul senso della vita: siamo veramente tutti moralmente esausti, lavoriamo poco, siamo ormai lontani dai manufatti dell’industria e dalla terra perché tutto è tecnologia e servizi, siamo popoli di operatori della cultura e del terziario, siamo tutti un po’ scolari un po’ insegnanti un po’ preti di base e formiche di condominio, siamo tutti pensionati effettivi o potenziali, le parole che per noi contano sono volontariato, ricerca di sempre più nobili idealità, solidarietà, eguaglianza, accoglienza, vacanza, 35 ore, tutela, garanzia, assicurazione, benessere, diritto alla salute, gratuità delle prestazioni, difesa dal mercato e dai suoi rischi.
    Ci fanno invece sorridere parole come disciplina, obbedienza, tradizione, catechismo, ortodossia, patriottismo, valore militare, lealtà, onore; ci sembra irritante la sola idea di una civiltà comune, nazionale o regionale, appunto occidentale, con i suoi vincoli di carattere culturale, linguistico e religioso; detestiamo la divisione dei ruoli familiari, rifiutiamo una educazione rigorosa pubblica o privata e le preferiamo la spontaneità delle pedagogie permissive, coltiviamo la suggestione libertaria di abitudini di vita stordite, ispirate al self interest, a un individualismo che si scioglie soltanto nello sciame, nel branco dei tuoi simili che trotterellano con te senza senso sul ciglio di un burrone appeso al vuoto, e temiamo il dolore, la sofferenza, il carattere effimero di quel corto segmento senza importanza che è la vita personale, e intorno al progetto dell’immortalità celebriamo qualsiasi rito a portata di mano, ci rifacciamo il cuore ma anche la faccia o il seno o le labbra, e tutti aspiriamo a una qualche protesi che ci faccia forti dentro l’esistenza che è il nostro confine assoluto, essendo una di queste protesi il diritto a fabbricare bambini, e a fabbricarli sempre più belli e sani, o a rifiutarli se sono un incomodo.
    Sapete che questo giornale non è bacchettone, non lo è mai stato. Non facciamo del moralismo, e parliamo di noi, di tutti noi per come siamo, senza nostalgie e ideologie tradizionaliste. Amiamo le nostre caratteristiche, il nostro vuoto pieno di libertà. Ma questo non deve impedirci di valutare la situazione per quel che è, per quel che essa ci dice. Noi siamo esausti, l’Islam non lo è. Noi mascheriamo sotto le insegne del diritto internazionale e della pace perpetua, due miti evanescenti, la rinuncia a batterci, la delega della sicurezza agli specialisti degli apparati, non vogliamo subire rischi, pagare tasse, sentire prediche in relazione al problema di difendere la pace come la pace è sempre stata difesa, con le armi e con la guerra. Dal ’79 khomeinista, da venticinque anni tondi, l’Islam ha invece fatto della sua miseria, della sua arretratezza civile, e anche dell’infinita e truce bellezza della sua religione e del suo legalismo, uno strumento e un grido di battaglia contro il Grande Satana. Arrivano, in aereo o in treno o sul bus, e ci fanno saltare in aria insieme con i loro martiri. Continuano a dirci la loro verità eroica: amano la morte più di quanto noi amiamo la vita. Noi vogliamo essere lasciati in pace, loro ci fanno la guerra. E la reazione elettorale spaventata di un popolo fiero e straordinario come quello spagnolo, roba di sei-sette punti percentuali, raggiunge soltanto alla luce di questa realtà profonda una sua magnitudo sismica. Può essere che l’autodifesa esistenziale degli ebrei d’Israele e la reazione combattiva degli americani e degli inglesi a difesa del loro e del nostro sistema di vita alla fine travolga tutto e imponga anche all’Europa di uscire dalla consolante convinzione che il potere in occidente è cattivo e bugiardo e guerrafondaio, mentre il mondo sarebbe un giardino delle delizie se solo facessimo la carità ai poveri.
    Può essere anche di no. Se sarà no, è perché siamo stanchi.

    Ferrara su il Foglio di martedì 16 marzo

    saluti

  9. #9
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    Predefinito Re: L'Occidente è....

    In origine postato da mustang
    ...stanco


    Ferrara su il Foglio di martedì 16 marzo

    saluti
    Il Ferrara è....


    ...stanco dei cialtroni della destra.

    Mustang, attendo con trepidazione Ferrara su Il Foglio di giovedì 18 marzo.

  10. #10
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    La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a colazione. La libertà è un agnello ben armato che contesta il voto. (Benjamin Franlink)
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    Predefinito Re: L'Occidente è....

    In origine postato da mustang
    ...stanco

    E’ovvio, almeno ai nostri occhi, che la leggenda nera di un governo spagnolo di destra che nasconde la verità dopo le bombe per impedire che vinca la pace nelle urne, e viene punito dalla reazione nobile degli elettori, è un completo rovesciamento della realtà.
    Saranno anche stati maldestri nella comunicazione, e a non essere un po’ furbi in politica si finisce al macello, ma Aznar e i suoi si sono comportati in modo eticamente impeccabile.
    In prima pagina ricostruiamo meticolosamente gli avvenimenti, e ne emerge che dopo le stragi il governo spagnolo ha ragionato sul filo dei fatti per alcune ore, e i fatti imponevano l’attribuzione prevalente all’Eta delle bombe sui treni, ammettendo come legittima fin dal primissimo pomeriggio del giovedì nero madrileno la congettura di una pista islamica, che a settantadue ore dalla strage e nell’immediata vigilia del voto il governo stesso ha correttamente rivelato al paese e al mondo nel mentre si concretizzava, in tempo reale.
    La grande manipolazione mediatica è invece venuta da sinistra: con efficace e maliziosa tendenziosità, si è imposto immediatamente e con manifestazioni aggressive e palesemente illegali il paradigma del complotto governativo contro la verità, per nascondere una pista investigativa che avrebbe condannato il “governo della guerra in Iraq”.
    Perché il paradigma “verdad y paz” si fondava sull’assioma infame secondo il quale se tu non vieni a patti con il terrorismo internazionale di matrice islamica, e gli fai la guerra, sei responsabile della sua reazione, sei direttamente colpevole dei morti fatti dagli amici e sodali di bin Laden. In Italia, paese non belligerante che si è limitato a inviare una spedizione militare per la ricostruzione del paese a guerra finita, un ragionamento simile era stato fatto da Luciano Violante a proposito della strage di Nassiriyah, e non era passato.
    Ma con l’aiuto di duecento morti e di una grande emozione pre-elettorale, in Spagna il paradigma è passato. Pazienza, non sarà uno Zapatero, per adesso un rispettabile signor nessuno della politica iberica, a cambiare le sorti del mondo, che allo stato delle cose non appaiono d’altra parte né magnifiche né progressive.

    Un modo di vita aperto sul vuoto
    C’è un problema più importante e generale da segnalare.
    Era già successo in Germania nell’autunno del 2002: bastò un “ohne mich”, senza di me, pronunciato da Gerhard Schroeder a proposito della guerra contro Saddam Hussein per rovesciare le sorti di un duello elettorale con Edmund Stoiber che era già deciso in favore di quest’ultimo.
    Ed è noto che l’appeasement è una generosa vena storica dell’Europa, e in particolare del socialismo europeo: anche quando Winston Churchill verso la fine degli anni Trenta denunciava solitario il rischio di negoziare con Adolf Hitler, la sua posizione restò di netta minoranza tra le classi dirigenti e nell’opinione pubblica pacifista.
    Ma in tutta la recente storia della reazione egoistica, chiusa e spaventata, dell’opinione europea all’11 settembre e alle sue conseguenze, c’è qualcosa di più che non la continuità con l’illusione dell’appeasement o spirito di Monaco.
    Oltre tutto, potremmo realisticamente trovarci nel prossimo novembre persino davanti alla sorpresa di un rovesciamento di fronte dell’opinione americana, un paese dove il cemento del patriottismo e di una concezione eticizzante e religiosa dei doveri della politica (la lotta tra bene e male) ha fino ad ora sorretto fortemente la strategia antiterrorista dell’amministrazione.
    Fino ad ora.

    Il fenomeno profondo con il quale dobbiamo fare i conti è questo: l’occidente è stanco. E’ stanco da molti anni, e non si contano i guru che ne hanno profetizzato il declino o il tramonto anche con argomenti solidi, ma la sua stanchezza non è più premonizione teo-rica, stilema libresco, genere letterario o ipotesi filosofica per i dotti che s’interrogano sul senso della vita: siamo veramente tutti moralmente esausti, lavoriamo poco, siamo ormai lontani dai manufatti dell’industria e dalla terra perché tutto è tecnologia e servizi, siamo popoli di operatori della cultura e del terziario, siamo tutti un po’ scolari un po’ insegnanti un po’ preti di base e formiche di condominio, siamo tutti pensionati effettivi o potenziali, le parole che per noi contano sono volontariato, ricerca di sempre più nobili idealità, solidarietà, eguaglianza, accoglienza, vacanza, 35 ore, tutela, garanzia, assicurazione, benessere, diritto alla salute, gratuità delle prestazioni, difesa dal mercato e dai suoi rischi.
    Ci fanno invece sorridere parole come disciplina, obbedienza, tradizione, catechismo, ortodossia, patriottismo, valore militare, lealtà, onore; ci sembra irritante la sola idea di una civiltà comune, nazionale o regionale, appunto occidentale, con i suoi vincoli di carattere culturale, linguistico e religioso; detestiamo la divisione dei ruoli familiari, rifiutiamo una educazione rigorosa pubblica o privata e le preferiamo la spontaneità delle pedagogie permissive, coltiviamo la suggestione libertaria di abitudini di vita stordite, ispirate al self interest, a un individualismo che si scioglie soltanto nello sciame, nel branco dei tuoi simili che trotterellano con te senza senso sul ciglio di un burrone appeso al vuoto, e temiamo il dolore, la sofferenza, il carattere effimero di quel corto segmento senza importanza che è la vita personale, e intorno al progetto dell’immortalità celebriamo qualsiasi rito a portata di mano, ci rifacciamo il cuore ma anche la faccia o il seno o le labbra, e tutti aspiriamo a una qualche protesi che ci faccia forti dentro l’esistenza che è il nostro confine assoluto, essendo una di queste protesi il diritto a fabbricare bambini, e a fabbricarli sempre più belli e sani, o a rifiutarli se sono un incomodo.
    Sapete che questo giornale non è bacchettone, non lo è mai stato. Non facciamo del moralismo, e parliamo di noi, di tutti noi per come siamo, senza nostalgie e ideologie tradizionaliste. Amiamo le nostre caratteristiche, il nostro vuoto pieno di libertà. Ma questo non deve impedirci di valutare la situazione per quel che è, per quel che essa ci dice. Noi siamo esausti, l’Islam non lo è. Noi mascheriamo sotto le insegne del diritto internazionale e della pace perpetua, due miti evanescenti, la rinuncia a batterci, la delega della sicurezza agli specialisti degli apparati, non vogliamo subire rischi, pagare tasse, sentire prediche in relazione al problema di difendere la pace come la pace è sempre stata difesa, con le armi e con la guerra. Dal ’79 khomeinista, da venticinque anni tondi, l’Islam ha invece fatto della sua miseria, della sua arretratezza civile, e anche dell’infinita e truce bellezza della sua religione e del suo legalismo, uno strumento e un grido di battaglia contro il Grande Satana. Arrivano, in aereo o in treno o sul bus, e ci fanno saltare in aria insieme con i loro martiri. Continuano a dirci la loro verità eroica: amano la morte più di quanto noi amiamo la vita. Noi vogliamo essere lasciati in pace, loro ci fanno la guerra. E la reazione elettorale spaventata di un popolo fiero e straordinario come quello spagnolo, roba di sei-sette punti percentuali, raggiunge soltanto alla luce di questa realtà profonda una sua magnitudo sismica. Può essere che l’autodifesa esistenziale degli ebrei d’Israele e la reazione combattiva degli americani e degli inglesi a difesa del loro e del nostro sistema di vita alla fine travolga tutto e imponga anche all’Europa di uscire dalla consolante convinzione che il potere in occidente è cattivo e bugiardo e guerrafondaio, mentre il mondo sarebbe un giardino delle delizie se solo facessimo la carità ai poveri.
    Può essere anche di no. Se sarà no, è perché siamo stanchi.

    Ferrara su il Foglio di martedì 16 marzo

    saluti
    Ok, sostanzialmente d'accordo.

    Ma perche' difende Sofri ???!!!

    Un Occidente "non stanco" quelli come Sofri li impiccherebbe nella pubblica piazza, con i ragazzini del paese a sputargli addosso

 

 
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