VERSO UNA SOCIETÀ SEMPRE PIÙ PRIVA DI IDEALITÀ E GRANDI PROGETTI
QUANTO A ETICA PUBBLICA CADUTA SENZA PRECEDENTI
Una formazione cattolica, più volte rivendicata, e l’appartenenza allo schieramento che vorrebbe fare della "diversità morale" una bandiera, richiedono una coerenza più granitica.
Nessuno sconto. A nessuno. Neanche ai potenti. La legge morale non è negoziabile. Il sesto e il nono comandamento (quanti, però, se li ricordano?) non sono stati abrogati. Tanto meno modificati.
Nonostante, ai giorni nostri, la mentalità corrente vada in tutt’altra direzione. Cioè, verso l’anarchia dei sentimenti, che privilegia la libertà sulla responsabilità, facendo prevalere la relazione dell’usa e getta. E verso quella società dell’edonismo, che banalizza il sesso, svaluta l’amore matrimoniale e irride la fedeltà coniugale. Con una sessualità pervasiva e meccanica, legata solo a pulsioni e bisogni istintivi, che modella una società sempre più asfittica e priva di idealità e grandi progetti.
Ai comandamenti si aggiunge anche il decoro istituzionale, che impone comportamenti ineccepibili. Ce lo dice la Costituzione italiana, all’articolo 54, dove ricorda che «i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore». Invito esplicito, cui più volte ha fatto eco papa Benedetto XVI, ribadendo «l’importanza dei valori etici e morali nella politica».
Per questo la condotta privata del presidente della Regione Lazio, sorpreso in un rapporto mercenario con un transessuale, merita severe parole. Alla stessa stregua di altre scandalose condotte private di cui, nei mesi scorsi, si sono occupate le cronache dei giornali. E sulle quali non abbiamo fatto sconto alcuno.
Ma in questo caso, una formazione cattolica, in più occasioni, rivendicata con orgoglio da Piero Marrazzo, e la stessa militanza in uno schieramento che della "diversità morale" vorrebbe fare una bandiera, legittimavano semmai l’aspettativa d’una coerenza ancor più granitica.
Non esiste una doppia morale, una nel privato e una nel pubblico. Il politico si impegna (o, almeno, così afferma nei programmi elettorali), a fare leggi giuste. Come potrebbe essere credibile, ad esempio, nella lotta alla prostituzione se non è coerente con la propria vita? Troncando con la politica, riconoscendo d’avere sbagliato, l’ex governatore Marrazzo, ha almeno saldato gli inevitabili conti pubblici delle sue personali debolezze. Esempio da additare e da seguire, piuttosto che vantarsi o buttarla sull’inguaribile machismo italico, che considera le donne come oggetto di desiderio e conquista.
In tempi simili, sono parse più che mai opportune le parole del responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della Diocesi di Milano. Denunciando una sorta di "eutanasia" della Repubblica italiana nata dalla Resistenza, monsignor Gianfranco Bottoni, tra le cause di questa emergenza, annovera «una caduta senza precedenti dell’etica pubblica». Col rischio di una totale deriva della vita democratica.
A chi continua a pensare che i vizi privati non c’entrino nulla con la vita pubblica, vale la pena ricordare che la coerenza è ancora una virtù. Nessuno è obbligato ad assumere cariche pubbliche. Ma chi le assume dev’essere consapevole che la propria vita andrà incontro a restrizioni e limitazioni. Nella logica del servizio al Paese, e non degli interessi privati o di parte.
Non sempre è facile condividere un’etica pubblica, ma senza etica non si fa politica. Per lo meno quella "alta". Quella a servizio del "bene comune" e della casa di tutti.
Famiglia Cristiana n. 45 del 8-11-2009 - Quanto a etica pubblica caduta senza precedenti




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