Il Graffio.
Anche noi vorremmo chiamare D'Alema “il Migliore”
Lo sappiamo. Quando ci si mette, è bravo. Lo vediamo mentre fa le smorfie e poi alza gli occhi al cielo. E aspettiamo. Aspettiamo che arrivi la sua battuta, puntuta, fulminea, senza scampo. E arriva.
Stiamo parlando di Massimo D’Alema. L'altroieri, da Vespa, il presidente dei DS era in studio insieme a Igor Man e uno di quegli americani che – sia detto senza alcun preconcetto - ti fanno venire la voglia matta di stracciare la foto di Jefferson dal manuale di storia che si impolvera nella libreria di casa. Un tipo strano, che Vespa ha presentato come “dichiaratamente neo-conservatore”. E che, col cognome che si ritrova (Ledeen) ti fa venire strani sospetti sulle parentele della famiglia di Osama.
Lo vedevamo, il nostro D’Alema, che s’agitava e quasi soffriva, seduto sulla poltrona bianca di Porta a Porta. Costretto a sorbirsi anche un Frattini - in collegamento - che parlava come i cinegiornali ai tempi del Duce: “Il governo, a torso nudo, dà inizio alla democratizzazione dell’agro iracheno”.
Alla fine, non ce l’ha fatta. Ed è esploso. Ha ricordato a Frattini che “i cittadini sono preoccupati perché il governo ha messo in pericolo l’Italia” partecipando all’occupazione dell’Iraq e attirando sul nostro paese le attenzioni dei terroristi. E a Ledeen - prodigo in accuse contro la sinistra - che “Osama Bin Laden era addestrato dagli americani per combattere i sovietici, non era mica amico nostro”. E basta con queste invettive contro la sinistra: “Sabato in piazza ci saranno pure i boy scout e le suore”.
Ma il meglio, a sorpresa, lo ha dato su Blair: “Gli ho parlato, prima della guerra. M’ha detto di non preoccuparmi, che avrebbero portato la democrazia in Iraq, sconfitto il terrorismo e risolto la situazione in Palestina. Nulla di tutto ciò è accaduto”. E poi, un fiume: “Non si possono raccontare le bugie come hanno fatto Bush, Aznar e Berlusconi”; “I membri del governo provvisorio iracheno mi hanno detto molto tempo fa che gli americani debbono lasciare il loro paese”; “Gli Arabi ci guardano come nemici per colpa dell’Amministrazione Bush”.
Parole che, dette oggi dal palco della manifestazione per la pace, susciterebbero l’acclamazione della folla.
Ci è piaciuto, questo D’Alema (a parte qualche eccessivo entusiasmo per i riformisti iraniani). Antiamericano, ma con giudizio. Moderato, ma irremovibile. Pacato, ma tagliente. Di sinistra, ma senza estremismi.
Ah, se fosse sempre così. Allora anche noi diremmo: “E’ il migliore”.
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