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Attualita italiana




E se Bossi avesse ragione?

di Renzo Rosati

19/3/2004




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«Legge Sofri», federalismo a rilento, riforma delle pensioni lasciata a bagnomaria, privilegi fiscali alle società di calcio: quattro esempi in cui la Lega ha deciso di puntare i piedi. Con motivazioni che meritano attenzione


E se Umberto Bossi avesse ragione? La bocciatura della proposta di legge Boato per sciogliere il nodo della grazia ad Adriano Sofri è stata accolta con aspre critiche. Da destra a sinistra, poiché la bocciatura della legge è avvenuta per scelta della Lega e di An, mentre l’Ulivo ha rifiutato di proseguire oltre in segno di protesta. Dito puntato soprattutto contro Silvio Berlusconi, accusato di non saper imporre una disciplina alla maggioranza.
Le critiche, così come gli attuali suggerimenti «migliorativi», ruotano sempre intorno a Sofri, che sarebbe il più noto beneficiario della riforma del provvedimento di grazia. Ora, siamo sicuri questa vicenda, che trova amplissimo spazio sui media, interessi alla maggioranza dell’opinione pubblica, di destra o di sinistra?
C’è chi alza le spalle: non si governa affrontando solo temi popolari. C’è chi definisce forcaioli quanti si disinteressano della vicenda. Bisognerebbe anche riflettere su come è stata condotta la campagna per la grazia a Sofri (il quale tra l’altro non l’ha mai chiesta). Non è stato un errore personalizzare intorno a una persona un provvedimento e un’operazione politica che avrebbero dovuto essere presentati nell’interesse generale?

SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI
Le carceri italiane soffrono di un grave sovraffollamento, in massima parte per i troppi detenuti in attesa di giudizio. Le statistiche dicono che una persona può essere tenuta dietro le sbarre prima di comparire di fronte a qualsiasi tipo di giudice in media un anno; nel caso di non concessione della libertà condizionale si può rimanere in prigione tra un giudizio e l’altro anche 5-6 anni; per i giudizi civili (nei quali in carcere non si va) tocca aspettare in media 12 anni, con punte di 20. In questo stato di cose, la politica è sempre intervenuta con provvedimenti di clemenza o comunque di natura «premiale». Cioè in fin dei conti ad personam.
Si è cominciato con i terroristi dissociati: un breve, talvolta brevissimo soggiorno in carcere, poi fuori. Si è proseguito con i mafiosi «pentiti». Poi si è agito su questo o quel personaggio scarcerato per la sua condotta, per i suoi meriti, per il valore simbolico dell’atto stesso. Sofri rientrerebbe in questa categoria, benché la condanna sia passata attraverso tutti i livelli di giudizio e sia definitiva.

Uno stato di diritto può permettersi deroghe solo se prima, o contemporaneamente, si fa carico dei problemi di quanti stanno in carcere senza giudizio e non godono del beneficio della notorietà, dell’intelligenza, di essere insomma diventati casi simbolo; oppure di essere funzionali a logiche di scambio, come i mafiosi «pentiti». E’ necessario, insomma, prevedere opportunità accessibili a tutti.
Il problema della proposta di legge Boato è che era appunto considerata correntemente «legge Sofri». Lega e An contestano proprio questo. Bisogna fare una buona legge egualmente efficace per persone note e oscure, poi sottoporla al vaglio politico-parlamentare. Solo allora si potrà misurare il tasso di liberalismo delle forze di maggioranza e opposizione, Lega in testa.

IL FEDERALISMO SEGNA IL PASSO
Non è stato questo il solo fronte sul quale il partito di Bossi si è trovato impegnato negli ultimi giorni. La discussione sulla riforma federalista continua ad andare a rilento. L’opposizione viene da An, dall’Udc e da gran parte dell’Ulivo. Eppure, in nome di un più forte decentramento la Lega ha rinunciato alle spinte per la secessione, un problema che aveva minacciato l’assetto costituzionale (senza considerare quello che succede quanto le spinte secessionistiche escono dall’alveo della lotta politica, quella fatta di parole e non di terrorismo: insegnano niente i casi della Spagna e della Corsica?). Ma finora in cambio che cosa ha ottenuto il partito di Bossi?
Si può stabilire che le istanze leghiste sono «irricevibili», che la Lega come tale vada tenuta all’opposizione. Ma che senso ha coinvolgerla in un’alleanza elettorale e di governo e poi non seguire il programma in punti qualificanti?

A PROPOSITO DI PENSIONI
Ancora: l’esame della riforma delle pensioni firmata dal ministro del Welfare Roberto Maroni sta diventando una sconcertante. La delega (votata dal Parlamento) avrebbe dovuto essere esercitata entro dicembre, poi è slittata a febbraio, quindi a marzo, ora se ne riparlerà «verso aprile».

NO AL «SALVACALCIO»
C’è poi il no, annunciato da Maroni, a un nuovo salvataggio di Stato per le società di calcio. Accade che la Federazione gioco calcio e la Lega calcio abbiano appena approvato norme «severissime» per l’iscrizione al prossimo campionato. Tra queste norme c’è l’obbligo di essere in regola con stipendi, versamenti al fisco e contributi. Insomma, ciò che è già obbligatorio per tutte le altre persone fisiche e giuridiche. Eppure, molte squadre osano chiedere una dilazione per il fisco addirittura decennale. Maroni osserva che un simile privilegio non viene concesso ai comuni mortali, alle aziende, ai professionisti. Ha forse torto?

«MAFIA ROMANA»
Se su questi quattro esempi la Lega venisse nuovamente sconfessata dalla logica dei compromessi e dei favoritismi, avrebbero forse torto i «lumbard» a prendersela con la «mafia romana»? Non dimentichiamo che la Lega, come Bossi del resto, ha due volti. Quello istituzionale e di governo e quello movimentista, che sconfina talvolta nel folclore, o nelle frasi minacciose od oltraggiose. Quali di queste due anime leghiste si ritiene che sia più utile assecondare, per il bene di tutti?