Il Messaggero, 22 marzo 2004
Il 55 per cento degli italiani favorevole alla “linea Zapatero”: no alla guerra, sì agli aiuti umanitari
«Via da Nassiriya se non interviene l’Onu»
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ROMA - L’opinione pubblica del nostro Paese è favorevole alla “linea Zapatero”. Messa di fronte alla domanda se sia giusto o no fare come ha deciso di fare il nuovo premier spagnolo, cioè ritirare il contingente militare dall’Iraq se entro il 30 giugno le operazioni in quel Paese non verranno dirette dall’Onu, la maggioranza degli italiani (il 55 per cento) ha risposto che sì, si tratta di una cosa giusta. E’ quanto emerge dal sondaggio Ipsos per “Il Messaggero”.
La maggior parte degli italiani, dunque, non vuole che i nostri soldati si affrettino a fare le valigie e a tornarsene a casa, ma ritiene tuttavia che la presenza militare in Iraq sia legittima solo se subordinata a un ruolo attivo delle Nazioni Unite per la ricostruzione di quel martoriato Paese. Non intende sentir parlare di guerra, insomma. Aiuti sì, perchè siamo un popolo generoso e altruista, ma guerra assolutamente no.
E’ d’altronde il convincimento radicato degli italiani, che noi si sia laggiù fondamentalmente per asservire a un compito umanitario e non bellico (lo dice il 48 per cento degli intervistati, contro il 35 per cento che ritiene, invece, che il dovere principale dei militari italiani a Nassiriya sia quello di aiutare a ricostruire le Forze di Polizia locali. Solo il 12 per cento si dice convinto che il ruolo principale del nostro contingente sia di tipo esclusivamente militare).
Andando ad analizzare le ragioni della risposta di quel 55 per cento degli italiani, si scopre che il 34 per cento di essi ritiene semplicemente sbagliata una presenza militare in Iraq senza l’egida Onu. Sbagliata politicamente e istituzionalmente: il nostro contingente militare avrebbe insomma assunto i connotati di una vera e propria forza di occupazione, e questo non viene ritenuto giusto. Le motivazioni del restante 19 per cento (solo il 2 per cento non sa indicare una ragione precisa) sono di tipo più “utilitaristico”: costoro pensano infatti che solo con una presenza militare “franca” e sotto egida Onu si possano ridurre i rischi di gravi attentati di ritorsione in Italia. Via dalle posizioni ambigue, insomma. Scendere in campo dichiaratamente a fianco degli Usa può esporci all’odio degli estremisti islamici, mentre invece i nostri soldati sono andati lì (o dovrebbero essere andati lì) soltanto per dare una mano agli iracheni a risollevarsi dopo anni di dittatura. Gli italiani sono amici, non nemici, in buona sostanza: questo è il pensiero di una buona parte dei nostri concittadini.
Ma ci sono anche i contrari all’abbandono delle posizioni in Iraq. Il 35 per cento degli italiani vede come una cosa ingiusta il ritiro delle truppe entro il 30 giugno, qualora non intervenga l’Onu. Anche se le cose dovessero restare come sono adesso questa parte di italiani troverebbe disdicevole lasciare l’Iraq a metà del guado e con molto lavoro ancora da fare. Sarebbe un’incompiuta, insomma, per tutti costoro. Scendendo nello specifico, il 21 per cento degli italiani ritiene che l’eventuale abbandono del territorio iracheno rappresenterebbe né più né meno una resa nei confronti dei terroristi islamici, mentre il 13 per cento adduce, a motivo della scelta di restare comunque in Iraq, ragioni umanitarie: secondo costoro sarebbe riprovevole abbandonare l’Iraq a se stesso, lasciando campo libero ai terroristi e ai seminatori di morte.
La percezione generale (54 per cento), ad ogni modo, è che in questo momento storico sia l’Occidente, tutto l’Occidente, a stare sotto attacco delle frange estremistiche islamiche. E questo indipendentemente dall’impegno militare diretto sul territorio iracheno. La maggioranza degli italiani ritiene infatti che con l’ultimo attentato in Spagna si sia voluto colpire (alla maniera dell’attacco alle Twin towers) il mondo occidentale in generale, e non “punire” la presenza militare spagnola, a fianco degli Usa, in Iraq.




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