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Discussione: Appunti sul Sionismo

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    Predefinito Appunti sul Sionismo

    a cura di Franco Morini



    Appunti sul sionismo 1)

    Il 9 dicembre 1946 si tenne a Basilea, primo nel dopoguerra, il XXII° Congresso Sionistico.
    I congressisti dovevano dibattere principalmente i seguenti argomenti:
    - creazione della Stato ebraico in una parte della Palestina;
    - creazione di uno Stato ebraico in tutta la Palestina;
    - costituzione di uno stato binazionale basato sull'uguaglianza delle popolazioni araba ed ebraica;
    - elezione del nuovo Presidente dell'Organizzazione Sionistica Mondiale, contemporaneamente Capo della Jewish Agency e del nuovo Esecutivo da eleggere.
    Dopo quattro giorni di animate discussioni il Congresso sionista di Basilea decise a maggioranza che:
    a) la Palestina fosse costituita come uno Stato Ebraico integrato nel mondo democratico;
    b) le porte della Palestina fossero aperte all'immigrazione ebraica;
    c) la Jewish Agency fosse investita del controllo dell'immigrazione ebraica e dell'autorità necessaria per la ricostruzione del paese.
    Per quanto concerne l'elezione del nuovo Presidente, tale carica venne lasciata vacante per non riconfermare né umiliare l'ex Presidente, Chaim Weizmann, considerato troppo moderato nei confronti dell'Inghilterra e pertanto avverso alle azioni terroristiche anti-britanniche che si svolgevano in Palestina. In quel contesto Ben Gurion venne nominato Presidente-ombra dell'Esecutivo Sionista nella veste di primus inter pares di tale organismo.



    Appunti sul sionismo 2)

    Riproponiamo, sempre ai fini della documentazione sul sionismo, un articolo a firma di Nathan Mayer Rothschild - discendente della nota dinastia inglese dei Rothschild - pubblicato sul mensile qualunquista "L'Europeo Qualunque" n. 2 del 28 febbraio 1947, pag. 8, sotto il titolo L'Irgun Zwai e 900 miliardi di dollari

    La grande finanza ebraica controlla il quaranta per cento del capitale nordamericano e il venti per cento del capitale britannico e noi siamo sicuri di raggiungere lo scopo della sollevazione ebraica mondiale: la creazione della Libera Repubblica Teocratica Palestinese (sic!). Gli ebrei nel mondo sono ora sette milioni dopo lo sterminio di sei milioni di israeliti operato da Hitler e la Palestina può e deve contenerli. Ove non li contenesse l'hinterland africano è vuoto e noi lo dissoderemo, l'arricchiremo con i miliardi a nostra disposizione. Uno solo è il motivo della guerra santa scatenata dall'Irgun contro l'Inghilterra: la proibizione da questa nazione sancita, dell'ulteriore immigrazione in Palestina. Uno dopo l'altro i nemici del popolo ebraico sono stati schiacciati e l'Inghilterra che noi facemmo grande nell'impero e nella madre patria con traffici e diplomazia deve acconsentire alla nostra legittima aspirazione. La fede, la costanza ebraica sono addirittura enormi. Non ci ha piegato Hitler con le camere a gas, non ci può piegare il divieto inglese di immigrazione anche se questo divieto è motivato dalle ragioni di tutela degli Arabi che sono i veri intrusi sul Mar Rosso, dopo gl' inglesi. Possiamo dare delle cifre di ammonimento: L'Irgun Zwai Leumi possiede in cifra tonda novecento miliardi di dollari di capitale. Questa cifra è rappresentata dagli investimenti negli Stati Uniti e nelle colonie inglesi e dalle montagne di azioni delle principali banche sudamericane. Con questo denaro noi possiamo smuovere il mondo e non lo vogliamo fare avendo provato sulle nostre carni la sciagurata persecuzione razziale del bruto teutonico. E' ancora un sentimento di moderazione quello che ci vieta di dare pratica attuazione al piano già pronto in tutte le sue parti. Nel grande conflitto ideologico che travaglia il mondo l'Irgun Zwai Leumi si inserisce solo quel tanto che basti a sollevare e tener vivo il problema ebraico presso le grandi potenze come il piccolo Piemonte d'Italia vi riuscì dopo la Crimea. Sta però per scoccare l'ora, l'ora delle decisioni e la Gran Bretagna dovrà permettere che la Palestina si regga da sola sotto il dominio rabbinico. E' bello, è entusiasmante l'avvenire del popolo ebraico dopo la vittoria dell'Irgun Zwai Leumi. Verso le rive del Giordano guarderanno tutti gli stati del mondo perché in Palestina, la Banca Ebraica concederà il tasso più alto e più favorevole. Non si dirà più che l'ebreo è usuraio ma il più illuministico della terra. Un centro possente di propulsione e di civiltà nascerà a Gerusalemme, la nostra capitale che noi, con tutto il rispetto per i monumenti cristiani, trasformeremo e renderemo grande, ricca, grandiosa, affascinante. Dal mondo chiameremo i fratelli di cento lingue e di una sola razza: i polacchi avviliti e semidistrutti, gli italiani alti burocrati e ufficiali, gli inglesi Lord e Deputati, gli americani capitani d'industria: la lingua ufficiale sarà quella ebraica, la fede quella delle tavole del Sinai, l'esperienza di cento popoli generosi, lo slancio conseguente alle persecuzioni atroci dell'ultimo decennio. Noi non vogliamo la rovina dell'Inghilterra ma l'Inghilterra civile e libera deve darci la libertà e la nostra piccola patria. Perché a Cipro gli ebrei sono ancora nel filo spinato? E perché in tutta l'Europa, un pò dovunque, gli ebrei sono prigionieri e guardati a vista? Un tentativo di "incameramento" è stato fatto da una Grande Potenza [l'Urss- n.d.c.] nei nostri riguardi: si trattava di mettere a disposizione di questa Potenza, che professa una teoria sociale livellatrice e contraria al nostro mondo teocratico ( retto cioè da un sacerdote del Dio Javè), la nostra immensa forza in senso anti-inglese. Ebbene questo è il grido dell'ebraismo mondiale all'Inghilterra: uno stato colossale è pronto per noi. Con le sue armate, con i suoi territori, con i suoi beni uniti al nostro denaro noi possiamo abbattere Londra se Londra ci negherà la piccola Palestina, aspirazione suprema della Diaspora.

    Nathan Mayer Rothschild



    Appunti sul sionismo 3)

    Il movimento sionista poteva contare in Palestina su tre organizzazioni paramilitari più o meno segrete rappresentate in ordine d'importanza da: Haganah, Irgun Zwai Leumi e i sedicenti "Combattenti per la libertà d'Israele" (Lehi), più conosciuti come gruppo o banda Stern. La Haganah venne fondata già al principio dell'emigrazione ebraica come milizia civile ed era controllata direttamente dalla Agenzia Ebraica. Fino al 1945 la Haganah non entrò mai in conflitto con gli inglesi che di fatto l'appoggiavano. Quando Rommel avanzò fino alle porte di Alessandria, l'Haganah venne ufficialmente riconosciuta dall'Inghilterra. A questa organizzazione gli inglesi affidarono la "difesa" della Palestina in caso di loro evacuazione. Forte già allora di circa ventimila uomini addestrati ed equipaggiati da ufficiali inglesi. Questa forza era comandata dal generale Wingate il quale aveva già combattuto contro gli italiani in Abissinia. In previsione dell'occupazione della Palestina da parte dell'Asse, il Quartier Generale britannico consegnò alla Haganah immensi depositi d'armi che dovevano servire all'azione clandestina contro l'Afrika Korps. Quelle stesse armi vennero utilizzate invece contro i Palestinesi dal 1945 al 1948. Politicamente la Haganah era orientata verso il Mapai, cioè un sionismo di tipo socialdemocratico. L'organico della Haganah oscillava tra gli 80 e i 120 mila uomini tutti inquadrati e modernamente equipaggiati. Fra loro molti gli ex combattenti già aggregati ad unità britanniche o reduci dalla Brigata ebraica incorporata nell'esercito inglese. L'Irgun Zwai Leumi derivava invece dalla scissione del partito revisionista che a suo tempo si era sganciato dall'Agenzia Ebraica per entrare in clandestinità. Il partito revisionista rappresentava, fin dalla sua fondazione ad opera di Wladimir Jabotinsky, l'ala più radicale del sionismo. La sua parola d'ordine era infatti "Uno Stato Ebraico sulle rive del Giordano" come dire l'intera area tra il Nilo e l'Eufrate ( la stessa bandiera nazionale d'Israele esprime graficamente tale concetto. In essa, infatti, la stella di Davide domina fra due bande azzurre che raffigurano appunto i fiumi Nilo ed Eufrate). D'ispirazione apertamente fascistoide ed ultranazionalista, gli aderenti all'Irgun predicavano la conquista totale della Palestina con l'uso delle armi e della violenza intimidatrice. Nell'Irgun confluivano ebrei provenienti dalla più ricca borghesia insieme a disperati profughi dalla Polonia. Quando nel 1939 l'Inghilterra pubblicò il Libro Bianco che limitava l'immigrazione ebraica in Palestina, l'Irgun entrò immediatamente in azione contro gli inglesi, ma al momento della dichiarazione di guerra alla Germania, anche il partito revisionista decise di appoggiare la Gran Bretagna considerando Hitler un nemico prioritario. Alla fine della guerra molti aderenti all'Irgun portavano ancora la divisa britannica e parlavano un perfetto inglese. Furono loro, infatti, che riuscirono ad infiltrarsi nel Quartier generale britannico nell'Albergo "King David" e a farlo saltare provocando almeno una cinquantina di morti. Il partito revisionista contava in Palestina alcune decine di migliaia di aderenti e 10-15 mila militanti attivi. Una parte dell'Irgun, ancor più estremista, era dell'opinione che occorresse combattere l'Inghilterra al pari della Germania. Il loro capo era uno studente universitario di nome Stern, da cui prese il nome la formazione sionista più intransigente, il Lehi. Il Lehi aveva scritto al ministro degli Esteri della Germania proponendogli un'alleanza. Secondo questa lettera, il Lehi era dell'opinione che possano esistere interessi comuni tra lo stabilire un nuovo ordine in Europa in conformità con il concetto tedesco e le vere aspirazioni nazionali del popolo ebraico (L.Brenner, Zionism in the Age of Dictators Westport, CT, Lawrence Hill - 1983 - pag. 267). Nel 1941 la Haganah e l'Irgun, alleati con gli inglesi, riuscirono a scovare il nascondiglio di Stern presso Tel-Aviv e a segnalarlo alla polizia militare che provvide ad uccidere Stern e ad arrestare un certo numero di suoi seguaci. Alla fine della guerra la "banda Stern" si era riorganizzata con più di mille militanti che si resero responsabili di plateali atti terroristici come l'assassinio di lord Mayne e l'imboscata mortale al mediatore dell'ONU, il cugino del re di Svezia, Folke Bernadotte. Ma già dal 1944 anche l'Irgun aveva ripreso la lotta armata contro arabi ed inglesi. Nel 1945 le tre organizzazioni paramilitari, Haganah, Irgun e Stern-Lehi, si unirono nel Fronte di Liberazione Nazionale. L'Irgun era diretta da Menachem Begin mentre Yithzak Shamir era a capo della Lehi-Stern.



    Appunti sul sionismo 4)

    Quando Simon Wiesenthal sentì pronunziare per la prima volta il nome di Adolf Eichmann, era seriamente preoccupato che si trattasse di un ebreo nativo della Palestina. Ciò perché il suo informatore, certo capitano Choter-Ischai della Brigata ebraica, dopo avergli nominato Eichmann aveva aggiunto: "Sarà meglio che controlli quel nome, purtroppo viene dal nostro paese. E' nato in Palestina" (S.Wiesenthal, Gli assassini sono tra noi Milano - 1967, pag. 100). In realtà Eichmann era indubitabilmente "ariano" essendo nato a Solingen, la città del migliore acciaio tedesco. L'equivoco nasceva dal fatto che lo stesso Eichmann, specie nei suoi rapporti con esponenti ebraici, ci teneva a dichiararsi di origine ebraica coadiuvato in ciò dal fatto di aver studiato yddish e l'ebraico, idiomi che parlava correttamente. Del resto il suo ufficio non mancava certo di collaborazionisti ebrei. Rimane comunque il fatto che Eichmann, durante il suo processo a Gerusalemme, ebbe a dichiarare più volte il suo favore verso il sionismo, se non altro per certe sue convergenze del tutto funzionali alle prospettive, in tema di razza, del nazionalsocialismo. Di questo ci da conferma sempre il Wiesenthal quando scrive che per qualche tempo in famiglia credettero che Adolf fosse un "sionista", perché parlava spesso della possibilità di una immigrazione ebraica su larga scala dalla Germania alla Palestina (id. pp. 114-115). Questa sua posizione, mai smentita per altro nei particolari, viene riaffermata nelle memorie scritte da Eichmann in detenzione a Gerusalemme e quindi pubblicate in Italia, in due puntate, dal settimanale "Epoca". Ivi si narra dei suoi rapporti con il dottor Rudolph Kastner "autorevole rappresentante del movimento sionista". La narrazione di Eichmann così prosegue: "Questo dottor Kastner era un giovane uomo della mia età, gelido avvocato e fanatico sionista. Assicurò che avrebbe convinto gli ebrei a non opporsi alla deportazione e persino mantenere il buon ordine nei campi di raccolta, purché io chiudessi un occhio e lasciassi emigrare clandestinamente in Palestina qualche migliaio di giovani ebrei. Quindici o ventimila ebrei - a conti fatti non potevano essere di più - non erano un prezzo troppo alto per me, visto che in cambio avevo assicurato un buon ordine nei campi. (...) Io credo che Kastner avrebbe sacrificato mille, centomila individui del suo sangue pur di realizzare la sua meta politica. Non gli importava degli ebrei anziani o di quelli che si erano assimilati. Ma con incredibile ostinazione cercava di salvare il sangue ebraico biologicamente valido, cioè il materiale umano capace di riproduzione e di duro lavoro. "Si tenga pure gli altri" mi diceva,"ma lasci questo gruppo". E poiché Kastner ci rendeva un gran servigio aiutandoci a tener quieti i campi di deportazione, io lasciavo che i gruppi da lui prescelti scampassero. Dopo tutto cosa m'importava di questi gruppetti di qualche migliaio di ebrei. (...) Gli uomini di Becher sorvegliavano un gruppo particolare di 700 ebrei che Kastner aveva scelto da un elenco. Erano quasi tutti giovani pur essendoci fra gli altri tutta la famiglia Kastner. A me non importava che Kastner si portasse via i suoi parenti: poteva tirarseli dietro dove voleva. Quasi tutta l'emigrazione clandestina era organizzata in questo modo: un gruppo speciale di ebrei veniva preso in consegna e portato in un luogo indicato da Kastner e dai suoi uomini; li venivano custoditi dalle SS, perché nessuno facesse loro del male. Quindi le associazioni politiche ebraiche organizzavano il trasporto fuori dal paese [ nel caso in questione, si tratta dell'Ungheria n.d.r.]. Io ordinavo alla polizia di frontiera che lasciasse passare questi convogli. In genere viaggiavano nottetempo. Era il gentleman's agreement fra me e Kastner. (A.Eichmann, Memoriale - 2° parte in "Epoca" n. 543 del 26 febbraio 1961, pag.35).

    L'accordo più importante nato dai rapporti intercorsi fra Eichmann e Kastner riguardava l'ipotesi di uno scambio tra un grande numero di ebrei, ungheresi e non, e un certo numero di autocarri; si trattava in sostanza di scambiare cento ebrei per un camion. A questo proposito Kastner si era dichiarato certo di poter ottenere tramite l'Angenzia Ebraica fino a 10 mila autocarri in cambio di un milione di ebrei da trasferire in Palestina. Eichmann prese in parola Kastner e si recò due volte a Berlino per ottenere da Himmler l'autorizzazione a perfezionare l' accordo. Scrive Eichmann in proposito: Non ricordo se Himmler abbia definito personalmente i termini dello scambio o se abbia lasciato a me la questione. Ma ripensandoci, mi pare che Himmler abbia autorizzato l'offerta "per un numero ragguardevole" e che io abbia fissato il numero in diecimila contro un milione. Questo perché io ero un idealista e volevo fare il meglio possibile per il mio Reich. Sicché ogni singolo ebreo venne valutato dall'affarista Eichmann circa la centesima parte del costo di un camion ovvero neanche il costo di un biglietto per un viaggio internazionale in tempo di pace, come dire quasi un semplice rimborso spese per vitto, trasporto e logistica varia. Tutto ciò fa presumere che sia Himmler che Eichmann più ancora che ai camions mirassero, con questa operazione, a portare il caos nelle retrovie nemiche ed in particolare in Palestina. La questione in ogni caso prese corpo nel maggio 1944 con l'attivarsi, ai fini dei necessari contatti preliminari, dell'esponente sionista ungherese, Joel Brand, a cui fu concessa l'autorizzazione e tutti i documenti necessari per recarsi in Palestina via Vienna-Istambul. Narra Eichmann con una certa costernazione che una volta giunto in Siria, il Brand venne arrestato dagli inglesi, interrogato e quindi incarcerato al Cairo e comunque, afferma sempre Eichmann i dirigenti ebraici non vollero accettare la nostra proposta. Storicamente ciò non corrisponde al vero. Infatti, secondo Raul Hilberg, giunto a Istambul, Brand si mise subito in contatto con il locale rappresentante dell'Agenzia Ebraica, Moshe Shertok, il quale anziché recarsi in Palestina si diresse a Londra accompagnato da Weizmann ove presentò le proposte al ministero degli esteri britannico insieme alla richiesta di bombardamento [ su Auschwitz ]. Aveva compiuto il suo dovere, ma gli inglesi respinsero le richieste. Non si fece neppure un tentativo simulato di trattare con i nazisti e gli ebrei non furono salvati (R.Hilberg Carnefici, vittime e spettatori Milano -1994, pp.238-39). La conclusione di tutta la vicenda viene così commentata da Eichmann: Io aspettavo che Brand tornasse per dirmi: "la questione è risolta. Cinque, diecimila autocarri sono già in marcia. Mi dia mezzo milione, un milione di ebrei. Lei mi ha promesso che se fossi tornato con una risposta positiva, avrebbe inviato centomila ebrei, come deposito in un Paese neutrale". In questo caso avremmo senz'altro spedito gli ebrei. Se la trattativa fosse andata in porto, io penso che sarei riuscito a organizzare il primo imbarco di ventimila ebrei verso la Palestina, via Romania, o anche verso la Spagna, via Francia. Ogni eventuale ritardo sarebbe stato imputabile a loro, non a noi. Ma la verità è che non c'era luogo sulla terra disposto ad accogliere gli ebrei, nemmeno questo milione. (Eichmann si confessa: cento ebrei per un camion in "Epoca" n. 543 del 26 febbraio 1961, pag. 36). Si capisce a questo punto perché il governo israeliano abbia lasciato tranquillamente circolare in Europa e nel mondo il memoriale a firma di Eichmann. Perché contiene specifiche accuse a tutto il mondo, nuove accuse che si vanno a sommare a quelle più specifiche rivolte solitamente alla Germania. In ogni caso con la sortita dei camions in cambio di ebrei, i sionisti si erano assicurati comunque una carta importante da giocare ai loro fini; se "l'affare" fosse andato in porto gli ebrei avrebbero sommerso subito con il loro numero la Palestina e, in caso contrario, il mancato accordo per decisione degli alleati avrebbe determinato una consistente ipoteca ricattatoria su tutte le future decisioni relative all'assetto finale della Palestina. Se Eichmann venne impiccato subito dopo il processo, Kastner lo aveva preceduto con una fine non meno cruenta. Nel nuovo stato israeliano, Kastner ricoprì subito alte cariche presso il ministero del commercio e industria fino a quando un reduce dai campi, Malkiel Grinwald, lo accusò pubblicamente di malversazioni e atti di favoritismo e di collaborazione con il nemico. Kastner intentò allora una causa di diffamazione contro il suo accusatore ma il giudice, pur condannando Grinwald ad una pena simbolica, stabilì nel suo verdetto che Kastner aveva "venduto" l'anima a Satana. Il 3 settembre 1957, Kastner fu ucciso davanti alla sua abitazione dal fuoco di tre ex membri del Lehi-Stern. Nel gennaio 1958 la suprema corte modificò il verdetto, aggravando la pena per Grinwald e dichiarando senza fondamento l'accusa fatta a Kastner di collaborazione con i nazisti. Questa sentenza conferma agli effetti legali che Kastner, nei suoi rapporti con Eichmann, non rappresentava semplicemente se stesso ma egli era regolarmente delegato ad agire, come agì, dai massimi vertici dell'organizzazione sionista.



    Appunti sul sionismo 5)

    La vulgata massmediatica che va per la maggiore, non perde occasione di ripeterci continuamente la favola di un pacifico e indifeso stato d'Israele, nato per volontà dell'ONU e subito assalito da ogni parte con le armi dai potenti eserciti dell'area circostante. L'entità sionista si autoproclamò - e poi vedremo come - Stato d'Israele il 14 maggio 1948 ed era quindi di circa 40 giorni antecedente la sua autocostituzione l'eccidio indiscriminato di tutta la popolazione del villaggio arabo di Deir Yassin: 254 vittime tra uomini, donne, anziani e bambini. Se questo non è stato un crimine di guerra, in assenza di regolare belligeranza, dobbiamo considerarlo, specie dopo i deliberati giuridici che erano appena stati solennemente sanciti a Norimberga, un vero e proprio crimine contro l'umanità. Per lo storico ebreo Barnet Litvinoff si tratterebbe solo di "una nota oscura e stonata" dovuta al fatto che Begin - futuro Presidente israeliano nonché premio Nobel per la pace - aveva semplicemente deciso.. di prendere (sic!) il villaggio di Deir Yassin per rendere più agevole la via d'accesso alla costa dalla Citta Santa. Magari qualcuno potrebbe anche chiedersi, seppure del tutto accademicamente, l'eventuale ragione di questa azione tipicamente bellica svolta in un momento in cui i paesi vicini ancora non erano intervenuti contro i pacifici sionisti e una risposta in merito sarebbe interessante. Da parte sua, Litvinoff narra che dopo aver stroncato "una resistenza inaspettata" i sionisti, al comando di Begin, facendo uso di altoparlanti intimarono la resa agli abitanti di Deir Yassin. Osserviamo che, sempre in mancanza di stato di guerra, non vi è alcuna giustificazione a che elementi sionisti armati pretendano la resa di una intera comunità a loro estranea, tale azione non può essere considerata che sotto il profilo del banditismo organizzato. Non ci fu risposta, aggiunge Litvinoff argomentando che forse gli arabi che non appartenevano a formazioni combattenti (!?) si trovavano al lavoro nei campi e non potevano udire l'intimazione o forse ebbero paura. Comunque sia l'Irgun [ che ufficialmente non esisteva più, essendosi federata nel comune Fronte di Liberazione Nazionale n.d.r.] si diede al massacro di quasi 250 tra uomini, donne e portò alcuni dei cadaveri a Gerusalemme per vantare la propria forza. (...) Conseguenza dei fatti di Deir Yassin fu l'affannosa fuga della popolazione araba da ogni parte dei territori contesi. La storiografia sionista ne ha descritto la partenza come un gesto volontario dettato dalla convinzione d'un prossimo ritorno quando facendogliela pagare a caro prezzo, gli ebrei sarebbero stati incalzati fin sulla costa e forse rigettati a mare. La realtà era che paventavano il ripetersi di episodi come quelli di Deir Yassin. Le parole erano altrettanto efficaci delle armi: folti gruppi di arabi abbandonarono Jaffa, Safed e Tiberiade e molti fuggirono dalla città mista di Haifa; riparavano in Libano, in Trasgiordania e a sud di Gaza. La guerra con le nazioni arabe non era ancora stata ufficialmente dichiarata, ma già era tragicamente chiaro che Israele avrebbe risolto il problema dei rifugiati ebrei creando il problema dei rifugiati arabi (B.Litvinoff, Il roveto ardente Cles (TN) 1989, pag.442).



    Appunti sul sionismo 6)

    Il 22 luglio 1946, alcuni terroristi sionisti aderenti all'Irgun facevano saltare in aria l'intera ala dell'Hotel King David, ove era installato il Quartier Generale dell'amministrazione mandataria inglese sulla Palestina. Complessivamente le vittime - arabi, inglesi ed ebrei - furono 49 e fu proprio a causa di questo feroce attentato che il laburista Ernest Bevin - primo ministro inglese - decideva d'imporre la legge marziale in tutta la regione palestinese. L' iniziativa inglese, per quanto giustificata dal gravissimo fatto, incontrò una malcelata disapprovazione internazionale che, per contro, era d'incentivo al moto di solidarietà nei confronti degli ebrei specie per le loro note e ben pubblicizzate vicissitudini belliche. Qualche tempo prima - sulla fine del '45 - il capo dell'U.N.R.R.A. in Germania, il generale Morgan, aveva previsto e annunciato l'esistenza di un complotto ebraico in Europa finalizzato agli scopi del sionismo internazionale e, giustappunto per questa sua esplicita affermazione, si era giocato immediatamente la carica alla quale venne reintegrato solo dopo aver sconfessato però le sue sfortunate dichiarazioni (v. Altre notizie della rubrica La parata atomica in Milano Sera del 30 gennaio 1946). A sconfessare la sconfessione del generale Morgan provvide comunque il terrorismo sionista che il 12 novembre 1946 colpiva anche l'Italia facendo saltare l'ambasciata inglese posta in Via XX settembre a Roma. Questa azione venne subito rivendicata dall'Irgun con vari manifestini affissi in Via del Tritone. Secondo la cronaca dei giornali dell'epoca i manifestini riproducono il messaggio della organizzazione ebraica indirizzata all'on. De Gasperi nel quale viene rivendicata la responsabilità dell'attentato e sul quale la polizia avanzò dubbi di autenticità (v. Manifestini dell'Irgun in Corriere dell'Emilia n. 311 del 14 novembre 1946; stessa pagina v. L'attentato di Roma ha iniziato il terrorismo ebraico in Europa id.). Altri successivi articoli apparsi sulla stampa italiana illustravano nel tempo lo sviluppo delle indagini; citiamo solo alcuni di essi per chi volesse maggiori dettagli: - A Roma un Governo provvisorio della Palestina? - 10 ebrei fermati per l'attentato all'ambasciata inglese - in Corriere Lombardo del 3 dicembre 1946; - Scoperti gli attentatori dell'Ambasciata inglese? in Corriere Lombardo n. 225 del 12 dicembre 1946 -Arrestati cinque terroristi che fecero saltare l'Ambasciata in Corriere Lombardo del 24 dicembre 1946. Tornando ai problemi della Palestina, non ci si può meravigliare più di tanto se in quel contesto lo stesso Bevin cedendo alle pressioni interne e internazionali si dichiarò sconfitto ( B. Litvinoff cit. in Appunti n. 5, vedi pag. 442). Di conseguenza, il governo Bevin rinunciò ufficialmente al mandato inglese sulla Palestina a far luogo dal 15 maggio 1948 e pertanto l'intero problema palestinese si spostava sulle spalle delle neocostituite Nazioni Unite. A tale scopo venne costituita una speciale commissione ONU per la Palestina la stessa che, il 29 novembre 1947, spinse la maggioranza a votare una risoluzione firmata da Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Paraguay, Perù e Svezia, ove si auspicava la suddivisione della Palestina in due singoli stati indipendenti, con la provincia autonoma di Gerusalemme posta sotto controllo internazionale. Iran, India e Iugoslavia da parte loro avevano avanzato un'altra risoluzione, risultata in minoranza, che caldeggiava l'ipotesi di uno stato federale arabo-ebraico in cui l'immigrazione sionista sarebbe dovuta cessare nel momento in cui si fosse raggiunta la parità numerica fra le due etnie.



    Appunti sul sionismo 7)

    Il 14 maggio 1948 all'interno del palazzo dell'ONU la seduta proseguiva, come spesso accade, fiaccamente. In palese contrasto con la relazione di maggioranza già passata il 29 novembre 1947, quella cioè che auspicava la spartizione della Palestina in due singole entità statali, la diplomazia americana si era fatta ora portavoce del progetto di prolungare il mandato ONU tramite una amministrazione fiduciaria internazionale e ciò in apparente accordo con la posizione della Lega Araba, notoriamente contraria allo smembramento in due tronconi della Palestina. Improvvisamente, come documenta nelle sue memorie Abba Eban, l'ambasciatore americano all'ONU, Warren Austin ricevette istruzioni di non parlare più di amministrazione fiduciaria e di leggere, invece, una breve dichiarazione a nome del presidente Truman: "Questo governo è stato informato che uno Stato ebraico è stato proclamato in Palestina e il riconoscimento è stato richiesto dallo stesso Governo provvisorio. Gli Stati Uniti riconoscono tale Governo provvisorio come l'autorità de facto del nuovo Stato d'Israele" ( A.Eban, Storia dello Stato d'Israele Verona - 1974, pag. 16). A New York erano le diciotto e quindici, mezzanotte circa in M.O., era l'attimo in cui lo Stato della Palestina, internazionalmente riconosciuto - batteva infatti moneta propria, così come emetteva valori fiscali e francobolli - veniva cannibalizzato dall'interno e dall'esterno. Un caso del tutto unico nell'intera storia dell'umanità civilizzata. Sempre a dar retta a quanto scrive Abba Eban, tutto questo sarebbe successo in modo del tutto casuale e per l'umore, più o meno instabile, dei governanti americani. Puntualizza, infatti, Eban: "il 14 maggio l'opinione del segretario di Stato Marshall e del suo sottosegretario Lovett s'indirizzò lentamente verso l'idea del riconoscimento (sic.!!). In una chiamata telefonica dalla Casa Bianca, Clark Clifford, consigliere del presidente, disse a Eliahu Elath, rappresentante a Washington dell'Agenzia Ebraica che, se fosse [vedi mai... ] giunta notizia della fondazione dello Stato ebraico, gli Stati Uniti l'avrebbero riconosciuto. Una lettera che annunciava nella debita forma la creazione di uno "Stato ebraico", venne rapidamente redatta e mandata alla Casa Bianca con un'auto pubblica. Nel tempo che impiegò per giungere a destinazione, si era saputo che il nuovo Stato si sarebbe chiamato "Israele", e fu con questo nome che l'atto di riconoscimento venne dichiarato" (ibid.). Leggermente meno fantastica ci appare la versione del Litvinoff secondo la quale, Truman, ricevendo Chaim Weizmann - in data che non viene opportunamente specificata - gli promise che in qualità di capo dell'esecutivo avrebbe onorato la parola degli Stati Uniti (?!), indipendentemente da quanto poteva dichiarare il rappresentante americano alle Nazioni Unite. Se gli ebrei si fossero proclamati indipendenti, egli stesso si sarebbe fatto garante del riconoscimento statunitense (B. Litvinoff cit. pag. 440). Il riconoscimento americano fu subito seguito, a dimostrazione di una trama internazionale perfettamente definita nei suoi minimi particolari, da quello sovietico e guatemalteco. La surreale situazione che si era creata in quel momento all'ONU viene riassunta in modo abbastanza trasparente nelle sue più buie implicazioni dallo stesso Abba Eban con questi concetti: "Mentre l'Assemblea generale si rifiutava così di stabilire un nuovo regime per la Palestina nel suo insieme, quanto nella sola Gerusalemme, la sua indecisione fu riscattata da un'azione fuori dalle sue pareti. Infatti, quando il rappresentante americano, che aveva insistito per un'amministrazione fiduciaria, sbalordì l'uditorio - e se stesso - annunciando il riconoscimento d'Israele da parte degli Stati Uniti, la confusione degli arabi fu immensa. Adesso, la minaccia di "massacro mongolo" era sfidata non solo dal piccolo Israele, ma dalla più grande delle potenze. Entro breve tempo, anche l'Unione Sovietica, e poi il Guatemala, dovevano annunciare il loro riconoscimento. " Siamo stati ingannati!" ruggì Charles Malik del Libano, in un attacco di furore contro i delegati americani. Erano adesso le diciotto e quindici e il Mandato era spirato. Il nuovo Stato d' Israele era sorto e aveva ottenuto il riconoscimento americano e sovietico, mentre le Nazioni Unite non erano riuscite a frapporre alcun ostacolo alla legalità della sua proclamazione. L'attacco degli eserciti arabi sarebbe stato adesso rivolto contro uno Stato riconosciuto e l'aggressione sarebbe stata condannata in base al principio fondamentale della carta dell'ONU" (A.Eban cit. pag. 21). i



    Appunti sul sionismo 8)

    Il nome di "Israele" venne coniato in origine per Giacobbe, uno dei vari figli di Isacco, in circostanze a dir poco strambe. Il primogenito era in realtà Ismaele, cioè il biblico capostipite dell'attuale popolo arabo. Infatti, allorché Giacobbe riuscì con il trucco della pelle di capretto a carpire la benedizione di Isacco, che spettava al primogenito, cioè ad Esaù, correva l'anno 1755 a.C. e, a quell'epoca, Ismaele era già deceduto alla veneranda età di 137 anni, nel 1769 a.C., cioè circa 6 anni prima. Non era la prima volta che quella buona lana di Giacobbe aveva fatto fesso il povero Esaù: c'era infatti il precedente del piatto di lenticchie pagato con una formale primogenitura. D'altra parte, omen nomen, Giacobbe in ebraico antico significava, guarda caso, "colui che soppianta". Quando Esaù si rese conto dell'ennesimo "pacco" che gli aveva destinato il fratello chiese al padre Isacco: "Hai tu una sola benedizione, padre mio? Benedici anche me padre mio". E dette in alte grida e pianse. Allora Isacco, suo padre, rispose dicendo: "priva di fertilità sarà la tua dimora e senza la rugiada dal cielo. Vivrai della tua spada e servirai tuo fratello; ma quando ti rivolterai, ne scuoterai il giogo dal tuo collo." (Sacra Bibbia Genesi Ed. Paoline 1968, pag. 58). Esaù decise allora di "rivoltarsi" contro Giacobbe non appena il padre Isacco fosse morto. Per quanto non godesse una buona salute avendo all'epoca 113 anni, Isacco riuscì comunque a campare fino a 180 anni, essendo deceduto nel 1712 a.C. cioè ben 67 anni dopo i fatti qui narrati. Anziché aspettare la morte del padre per vedere come si sarebbero messe le cose, vuoi per prudenza o per sollecitazioni materne, fatto sta che Giacobbe decise di filarsela immediatamente presso uno zio materno, certo Labano che abitava nella città di Paddàn-Haran. Nel corso del viaggio verso Haran, giunto ormai nella città di Luz, Giacobbe decise di fare una sosta per dormire. Durante il sonno ebbe il fatidico sogno (o visione ) di Dio il quale gli comunicò, nella circostanza, che "darò a te e alla tua progenie la terra dove tu riposi; e la tua progenie sarà come la polvere della terra; ti estenderai ad occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno, e in te e nella tua progenie saranno benedette tutte le nazioni della terra. Ed ecco, io sono con te; ti custodirò dovunque andrai, e ti ricondurrò in questa terra, poiché non ti abbandonerò finche non avrò compiuto quanto ti ho detto" (ibid.). Giacobbe prese tanto sul serio quel sogno che, appena sveglio, decise di cambiare il nome di quella città da Luz in Bet-El. Decise inoltre di sottoscrivere un vero e proprio patto con il Dio che gli si era manifestato, in questi precisi termini: Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà del pane da mangiare e vesti per coprirmi, e se io tornerò sano e salvo alla casa paterna, allora il Signore sarà il mio Dio e questa pietra, di cui ho fatto un cippo, diventerà una casa di Dio, e di ogni cosa che mi concederai io ti darò puntualmente la decima (id. pag, 59). Giacobbe raggiunse così, evidentemente protetto dal suo Dio, il paese di Haran, dove si pose al servizio dello zio Labano di cui, in circostanze sempre strane e perigliose, sposò le figlie - sue cugine - Lia (dagli occhi ammalati) e Rebecca (bella e formosa). Circa poi il lavoro, Giacobbe si era accordato con lo zio Labano per custodirgli il bestiame. Lo zio chiese cosa pretendesse per i suoi servizi e a questo punto Giacobbe gli fece una estrosa proposta: Oggi passerò in mezzo a tutto il tuo gregge, e metterò da parte, fra le pecore tutti gli agnelli chiazzati e brizzolati e tutti quelli neri, e fra la capre quelle brizzolate e macchiate: questo sarà il mio salario. Così la mia onestà farà testimonianza per me, un giorno, sotto i tuoi occhi, quando tu dovessi contendermi il mio salario. Ogni capo di bestiame, trovato presso di me, non macchiato né brizzolato fra le capre e non nero fra le pecore sia considerato un furto. E Labano disse:" Va bene, sia come tu hai detto". (....) Giacobbe prese dei rami verdi di pioppo, di mandorlo e di platano, e li sbucciò a strisce bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami. Poi piantò i rami così sbucciati nei truogoli e negli abbeveratoi, di fronte alle pecore che andavano a bere. Così quelle che si accoppiavano in vista delle verghe, figliavano agnelli striati, brizzolati e chiazzati. Quanto ai montoni, Giacobbe li mise da parte e li faceva voltare verso tutto ciò che vi era di striato o nero nel gregge di Labano. Si formò così dei greggi per conto proprio e non li mise più insieme a quelli di Labano. Giacobbe metteva i rami negli abbeveratoi dinnanzi agli occhi delle pecore, ogni volta che quelle robuste si accoppiavano, affinché si accoppiassero alla vista di quei rami; ma quando le pecore erano deboli, allora non li metteva. Così quelle deboli erano per Labano e quelle forti per Giacobbe. In tal modo quest'uomo si arricchì sempre più ed ebbe numerosi greggi, serve e servi, cammelli e asini ( id. pag. 61 ). Alla lunga, tuttavia, Labano cominciò a maturare dei sospetti e stava giusto meditando d'impartirgli una severa lezione quando Dio tornò in sogno a Giacobbe al quale si presentò come: "Io sono Iddio di Bet-El, dove tu ungesti ecc....ora è meglio che parti da questo paese e torni alla tua terra natia". Senza fare una grinza, Giacobbe caricò i suoi beni, mogli, animali e masserizie e quindi lesto lesto si allontanò da Haran. Passarono ben tre giorni prima che Labano venisse a sapere della improvvisa fuga di Giacobbe e subito decise d'inseguirlo per impartirgli la prevista lezione. A questo scopo radunò tutti i suoi servi e congiunti e per sette giorni inseguì, per quanto inutilmente, la carovana di Giacobbe. Stava giusto per raggiungerla quando Dio si frammise, apparendogli in sogno con espressioni semi-minacciose: "Guardati dal parlare a Giacobbe né in male né in bene". Poche, ma decise parole che Labano, per quanto avesse dalla sua parte un non meglio identificato Dio di Nahor, non si sentì di sfidare. Raggiunto, comunque, Giacobbe gli chiese ragione della sua fuga, ricevendo come risposta una "supercazzola" del tipo: "Io ebbi timore al pensiero che tu mi avresti ripreso le tue figliuole. Ma colui presso il quale tu troverai i tuoi dei, egli non vivrà!" Reso ormai frastornato e psicolabile dagli avvertimenti piovuti dal cielo e dalla terra - e anche per non passare troppo da coglione - Labano si prestò a sottoscrivere un patto di pace con Giacobbe che venne regolarmente siglato con un: Iddio di Abramo e il Dio di Nahor siano testimoni fra noi. Giacobbe decise, in ogni caso, di proseguire il suo cammino verso la Palestina dove peraltro aveva un conto in sospeso con Esaù che, anticipando la cronaca, riuscì a superare come sempre indenne. Ma è appunto con il suo ritorno in Palestina che Giacobbe (colui che soppianta), diventerà Israele (colui che lotta contro Dio) Dopo averli presi e fatti attraversare l'acqua [ trattasi del torrente Jabboc ], fece fare passare quanto aveva con se. Giacobbe rimase solo: or, un uomo lottò con lui fino allo spuntar dell'alba [ scambiato forse per un sicario di Esaù?]. E vedendo che non poteva vincere Giacobbe, lo colpì nella giuntura dell'anca di Giacobbe, sicché la giuntura dell'anca di Giacobbe si slogò nel lottare con lui. Allora quell'angelo gli disse:" Lasciami andare che spunta l'aurora". Ma Giacobbe rispose: "Non ti lascerò, finche tu non mi avrai benedetto". L'altro gli domando:"come ti chiami?". Rispose: "Giacobbe". Ed egli: "Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché sei stato forte contro Dio e con gli uomini ed hai vinto". Giacobbe, gli chiese: "Dimmi ti prego, il tuo nome".. Ma quello rispose: "Perché vuoi sapere il mio nome?". E li stesso lo benedisse. Giacobbe pose nome a quel luogo Fanuel, "perché disse, ho visto Dio faccia a faccia ed ho avuto salva la vita" (id. pag. 64 ).



    Appunti sul sionismo 9)

    Qualche giorno prima che scoppiasse ufficialmente il I° conflitto arabo-palestinese, nel maggio 1948, una coppia agghindata come i tradizionali beduini si sarebbe recata segretamente in visita all'emiro di Transgiordania, re Abdullah. Narra Abba Eban che la coppia di apparenti mussulmani era in realtà formata da Golda Meyerson, più conosciuta come Golda Meir, e l'esponente sionista Ezra Danin. Costoro, sempre secondo le "memorie" di Eban ( cit. pag. 12 ), avevano il compito di convincere Abdullah a tessere un accordo di pace fra arabi ed ebrei all'indomani dell'autoproclamazione d'Israele. Inutile aggiungere che questa missione di pace fallì perchè era chiaro che [Abdullah] intendeva annettersi tutto il paese, facendo della popolazione ebraica, nel migliore dei casi, un gruppo minoritario dipendente dalla sua tolleranza (id.). Ma chi era in realtà questo Abdullah che Eban considerava in ogni caso il più umano dei capi arabi? Innanzi tutto era sospettato di essere complice nell'assassinio del fratello Feisal, il "profeta armato" di Lawrence, grande fautore dell'indipendenza e dell'unità dei popoli arabi. Ma Abdullah, aveva anche tradito il proprio padre, re Hussein, già Sceriffo della Mecca, arrestato e deportato a Cipro dagli inglesi. Legato a doppio filo alla politica britannica in M.O., Abdullah accettò ben volentieri di servire l'Inghilterra in qualità di emiro di Transgiordania. Infine, per completare il quadro: re Abdullah di Giordania, nonostante la convinzione tuttora assai diffusa che i paesi arabi fossero tra loro uniti per annientare sul nascere Israele, in realtà non si era opposto irrevocabilmente allo stato ebraico. Negoziati segreti, ai quali avevano partecipato Shiloah, Moshe Dayan e altri esponenti della cerchia ristretta di Ben Gurion, avevano infatti portato ad un accordo agevolato da promesse economiche, in base al quale Abdullah avrebbe agito d'intesa con Israele al fine di assicurare che lo stato palestinese indipendente, prefigurato dalle Nazioni Unite, non vedesse mai la luce (A. e L. Cockburn Amicizie pericolose Roma 1999, pag.61). Ciò vuol dire, in poche parole, che Abdullah si era accordato con i sionisti per la spartizione della Palestina; a lui sarebbe infatti toccata l'annessione della vasta enclave a ovest del Giordano, nonché tutta la parte araba di Gerusalemme. L'empio tradimento venne sigillato spudoratamente con il cambio stesso della denominazione nazionale: da Transgiordania a Giordania tout court, il che stava a sottolineare l'acquisita sovranità su ambedue le sponde del fiume Giordano. Questo, fra l'altro, non sarebbe stato che il suo primo passo in un disegno globale mirante a riunire i vari popoli arabi sotto un unico regno hascemita e tutto ciò con la protezione dell'Inghilterra e la complicità del sionismo internazionale da cui Abdullah era direttamente sovvenzionato (cfr. B.Litvinoff cit.pag.444; id. v.nota n.14, pag. 469). Se la storia dei tradimenti fosse finita qui, tutto sommato andrebbe anche bene, ma vi è purtroppo dell'altro ancora. L'Egitto di Faruk, per esempio, fingendo d'intervenire a fianco del popolo arabo depredato della sua terra più cara, si ritagliò invece la sua fetta di bottino annettendosi la striscia di Gaza. Scrive Pisanò in un servizio dall'Egitto degli anni '50, appena conquistato dal generale Neguib: Si era arrivati al punto - mi è stato detto - che al tempo della guerra di Palestina il re stesso [Faruk] commerciava armi con gli ebrei, con coloro cioè contro i quali mandava poi i suoi soldati a farsi ammazzare (G.Pisanò La guerra del Canale sembra inevitabile in "Settimo Giorno" n. 24 del 13 giugno 1953. pag. 5). Un caso questo non certo isolato visto che nello stesso modo anche gli esponenti del governo siriano si erano appropriati del denaro votato dal parlamento per l'acquisto di armi (cinquantamila sterline), rivendendo agli ebrei l'armamento acquistato (M.Peloncini Incerta tra dollari e sterline la Siria dei colpi di stato in "Settimo Giorno" n. 51 del 20 dicembre 1951. pag. 15). In Libano, invece, presso piste isolate funzionava da tempo un ponte aereo con aerei da trasporto pieni di armi provenienti da Praga, armi ovviamente destinate ai sionisti insieme ad aerei da combattimento, Messerchmitt e Spitfire, residuati della II° guerra mondiale i quali andranno a costituire il primo nucleo dell'aviazione militare sionista. Le forze meglio organizzate tra i paesi arabi belligeranti (si fa per dire), era costituita dalla Legione Araba di Abdullah, il quale pretese anche il comando in capo di tutte le operazioni. La Legione Araba, forte di 15 mila uomini discretamente addestrati ed armati, comandati da ufficiali inglesi, era al comando del britannico Glubb Jhon Bagot, più comunemente conosciuto come Glubb Pascià. Dopo aver conquistato, si fa ancora per dire, la città vecchia di Gerusalemme, la Legione Araba avrebbe dovuto naturalmente proseguire in direzione del mare per tagliare così in due sacche separate le forze sioniste. Capita invece, e non a caso, che la Legione Araba si fermi senza più combattere. Vengono fatti solo prigionieri, in particolare molti civili fra la popolazione ebraica di Gerusalemme con il solo scopo di condurli al sicuro nelle retrovie transgiordane. E, sempre non a caso, l'unica forza militarmente organizzata che da parte araba diede veramente filo da torcere ai sionisti, fu l'Armata araba di liberazione comandata da Adib detto "il Ribelle", il quale riuscì a difendere ad oltranza il suo settore di Tulkarm che in tal modo si salvò dalla prima guerra di conquista sionista. Dobbiamo pertanto concludere che non corrisponde affatto al vero l'oleografia di comodo che dipinge uno stato ebraico che alla sua (auto)proclamazione in accordo con l'ONU, viene aggredito dalle forze preponderanti degli stati limitrofi, poi sonoramente battuti in battaglia. In effetti ci troviamo di fronte a una vera e propria congiura internazionale alla quale attivamente parteciparono tutte le maggiori potenze mondiali dell'epoca: USA, URSS, Inghilterra, con tutti i loro stati satelliti e dipendenti, a cominciare proprio dai governanti arabi completamente asserviti al colonialismo angloamericano.



    Appunti sul sionismo 10)

    E' un fatto ricorrente che, quando la storiografia più conformista si trova a dover trattare argomenti relativi alla nascita dello stato sionista, tenda quasi sempre a privilegiare la favola del piccolo stato aggredito alla sua nascita dai numerosi e potenti vicini: Egitto, Transgiordania, Siria, Iraq e Libano. Ciò che però viene regolarmente taciuto è il rapporto delle forze scese realmente in campo. Secondo il libro di memorie A Soldier with the Arabs scritto da J. Glubb, comandante inglese della Legione Araba di Giordania - ma estromesso poi dal comando - il totale delle forze arabe che scesero in campo il 15 maggio 1948, sarebbe da lui stimato come segue: Egitto 10.000 uomini, Legione Araba 4.500, Siria 3.000, Iraq 3.000, Libano 1.000 per un totale complessivo di 21.500 combattenti arabi, del tutto disarticolati in mancanza di un qualsiasi piano d'azione comune. I sionisti potevano contare invece su almeno 50.000 elementi locali perfettamente armati e organizzati oltre ad un consistente numero di volontari provenienti dall'estero e raggruppati nel Machal, organizzazione che disponeva perfino di una sua piccola flotta (Cfr. A. Eban cit. pag. 57). Sempre secondo Glubb, le forze armate sioniste assommavano a non meno di 65.000 uomini, ovvero in rapporto di 3 a 1 a favore d'Israele. Inoltre, come abbiamo documentato in precedenza (App. 9), gli arabi venivano mandati deliberatamente allo sbaraglio dai loro governanti corrotti e, di fatto, sodali con gli anglo-sionisti; al contrario gli ebrei potevano contare sulla complicità di un fronte di potenze planetarie che andava dagli USA all'URSS con l'intermezzo degli altri paesi servi e satelliti dei primi. In queste condizioni risultò estremamente facile al terrore sionista di occupare centinaia di paesi e cittadine arabe, che non risultavano assegnate agli israeliani dal Piano di spartizione ONU del 1947, tra cui Jaffa, Nazaret, Acre, Lydda Ramleh ecc. Così, mentre i caccia Messerschmidt della ex Lutfwaffen, spuntati curiosamente fra le mani dei sionisti, si spingevano a bombardare in Siria e Transgiordania, il Segretario generale dell'ONU - il norvegese Trygve Lie - incaricava il nipote del re di Svezia e Alto incaricato della Croce Rossa internazionale, conte Folke Bernadotte, di esperire opera di mediazione in Palestina per conto dell'ONU, allo scopo di pervenire ad una tregua e quindi, possibilmente, ad una soddisfacente pacificazione delle parti. I sionisti non gradirono affatto questa interferenza dell'ONU che minacciava, fra l'altro, d'incrinare il loro piano egemonico sulla Palestina. Quando il 24 giugno 1948 Bernadotte raggiunse Tel-Aviv, trovò questa città tappezzata di cartelli e bandiere che recavano scritte minacciose come: Stoccolma è vostra, Gerusalemme è nostra; Tu lavori invano; Noi siamo qui; Fin tanto che vi sia un solo nemico della nostra causa, noi avremo una pallottola nel caricatore per lui (v. M. Menuhim Un tributo alla memoria del conte Folke Bernadotte Roma - 1970, pag. 16 ). Inoltre, fin dall'inizio, l'organizzazione sionista "Lehi" aveva condannato a morte l'intruso mediatore mandato dall'ONU. Perfettamente conscio dei pericoli inerenti alla sua missione, prima di partire Bernadotte provvide a stilare il testamento, fornendo disposizioni dettagliate sul suo eventuale funerale. A posteriori si venne a sapere che il suo aereo bianco con la sigla dell'ONU, era stato inseguito da due aerei pirata sul Mediterraneo e solo grazie all'abilità del pilota, il capitano olandese Viruly, riuscì a sfuggire a questo primo attentato alla sua vita. Uno dei primi rapporti trasmessi da Bernadotte alle Nazioni Unite, riguardava il già scottante problema dei profughi arabi dalla Palestina, un fenomeno che l'inviato dell'ONU così denunciava: " (...) E' tuttavia innegabile che nessun insediamento [ israeliano ] può essere giusto e completo se non viene accordato pieno riconoscimento ai diritti dei profughi arabi di ritornare alle proprie case da cui sono stati scacciati a causa dei pericoli e della strategia del conflitto armato tra gli arabi e gli ebrei in Palestina. (....) L'esodo degli arabi palestinesi è risultato dal panico creato dai combattimenti svoltisi nelle loro comunità e da voci concernenti atti, reali o presunti di terrorismo o di espulsione. Sarebbe un'offesa ai principi basilari della giustizia se a queste vittime innocenti del conflitto venisse negato il diritto di ritornare alle proprie case mentre gli immigrati ebrei affluiscono in Palestina e, in vero, rappresentano la minaccia di un rimpiazzo permanente dei profughi arabi che si erano installati nel paese da secoli". Il 28 giugno Bernadotte consegnava alle parti in conflitto una bozza contenente le sue proposte di pace i cui punti salienti erano: a) le aree arabe della Palestina avrebbero dovuto riunirsi alla Giordania e a sua volta, la Giordania così costituita, avrebbe dovuto formare una unione con Israele: b) tale unione avrebbe dovuto occuparsi degli affari economici, della politica estera e della difesa sia di Israele che della Giordania; c) i soggetti di questa unione, Giordania ed Israele, avrebbero dovuto curare ciascuno i propri affari interni. Riguardo alle questioni territoriali, si univa alla proposta uno schema di divisione tendente a riunire in zone omogenee le parti isolate e le intersecazioni che si riscontravano nel precedente Piano di spartizione consigliato dall'ONU. In questo modo il Negev sarebbe rimasto sotto controllo arabo; in cambio agli israeliani sarebbe andata l'intera Galilea e la città di Jaffa. Sia il porto di Haifa che l'aeroporto di Lydda dovevano rimanere zone franche. Con queste bozze, il conte Bernadotte aveva praticamente sottoscritto la sua condanna a morte, visto che i sionisti non avrebbero mai accettato una simile ripartizione. Al fine di controllare l'osservanza del cessate il fuoco, Bernadotte richiese all'ONU l'invio di almeno 300 osservatori ; gli venne risposto che per aderire alla sua richiesta sarebbero occorsi almeno due mesi e, nel frattempo, la tregua veniva quotidianamente violata. Bernadotte aveva intanto fissato la sede del suo quartier generale a Rodi ove si mise a compilare possibili soluzioni di pace che sarebbero poi state votate dall'assemblea generale dell'ONU in riunione a Parigi il 21 settembre 1948. Qualche giorno prima di tale scadenza, il 17 settembre, Bernadotte tornò in Palestina per definire gli ultimi dettagli con le parti. Poco dopo il suo arrivo, all'altezza dell'università ebraica nei pressi di Gerusalemme, la Chrysler su cui viaggiava Bernadotte venne centrata da un proiettile che andò a conficcarsi nella ruota posteriore sinistra. Giunto poi nei pressi di Ramallah, il corteo di auto si trovò il percorso sbarrato da una jeep militare israeliana messa di traverso sulla strada. Le auto furono costrette a fermarsi e di quel frangente approfittarono alcuni uomini in divisa israeliana per raggiungere a colpo sicuro l'automobile che ospitava Bernadotte e, attraverso il deflettore, spararono abbondantemente contro il sedile posteriore uccidendo Bernadotte insieme al suo vicino d'auto, l'osservatore francese, colonnello André Serot. Subito dopo il fatto, il Governo provvisorio sionista, guidato da Ben Gurion, manifestò l'orrore e l'indignazione ufficiale del suo governo per l'ignobile attentato. Nella realtà invece il giorno dell'assassinio di Bernadotte non meno di trenta passaporti israeliani furono consegnati ai consolati cecoslovacchi in Israele con la "raccomandazione", da parte del governo, che ai loro possessori fossero garantiti i relativi visti. Tutti recavano quello d'uscita da Israele con la data di quel giorno e appartenevano a membri del "Lehi" che sarebbero stati coinvolti nell'organizzazione e nell'esecuzione dell'omicidio del non gradito mediatore dell'ONU. Entro la fine del mese la maggior parte dei loro intestatari era riparata a Praga compresi i tre che erano stati fermati nelle ore immediatamente successive all'assassinio ma che, misteriosamente, erano riusciti a fuggire alla custodia della polizia israeliana ( A. e L. Cockburn cit. pag. 65 ). A un mese dell'assassinio di Bernadotte e dell'osservatore francese, il Governo provvisorio sionista ancora non aveva fornito alcuna notizia circa l'inchiesta in corso. Il 19 ottobre 1948, l'ONU approvò una risoluzione che sollecitava il governo sionista a fornire una relazione ufficiale sull'incidente e notizie circa gli eventuali... provvedimenti presi in relazione alla negligenza dimostrata da una parte delle autorità ed altri fattori connessi con il crimine perpetrato. A scopo di pura rappresentazione, il governo sionista organizzò una retata di aderenti al "Lehi" i quali furono concentrati in un campo... in cui fu loro permesso di assumere il controllo e fuggire in massa a volontà (M. Menuhin cit. pag. 28). In ogni caso, nel dicembre 1948, il comandante in capo della "Lehi", Nathan Friedman-Yellin e il suo aiutante, Matityahu Shmulevitz, vennero portati davanti a un tribunale israeliano che li giudicò colpevoli di aver organizzato e diretto l'attentato a Bernadotte. I due vennero tuttavia subito amnistiati tanto che, già nel 1950, Yellin si presentò candidato alle elezioni per il Knesset (parlamento) israeliano, dove venne regolarmente eletto. Il cadavere del mediatore dell'ONU era ancora caldo, quando il governo provvisorio sionista chiese l'ammissione di Israele all'ONU. La decisione spettava al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che il 29 novembre del '48, esaminò la richiesta israeliana la quale raccolse il parere positivo di Stati Uniti, URSS, Ucraina, Argentina e Colombia, ma non era ancora sufficiente; mancavano due voti favorevoli. Scrive Eban che comunque si sperava che altri voti si sarebbero ottenuti quando il Consiglio di sicurezza si sarebbe riunito, con un'altra composizione, nel gennaio 1949. Si confidava, per esempio, che Francia e Canada sarebbero stati favorevoli (A.Eban cit. pag. 72). Infatti... il 4 marzo 1949, il Consiglio di sicurezza si pronunciò a favore dell'ammissione d'Israele alle Nazioni unite. La Francia e il Canada si unirono ai cinque che avevano votato si due mesi e mezzo prima. La Norvegia e la Cina aggiunsero il proprio voto (id. pag. 78). Prima dell'ammissione ufficiale alle Nazioni Unite venne costituito un comitato dell'ONU incaricato di valutare quale sarebbero stati gli atteggiamenti e la politica israeliana. Il governo d'Israele rifiutò di comprare l'ammissione con qualunque impegno a ritornare alle linee di demarcazione del novembre 1947, infrante dalla violenza araba ( !! ). Si soffrì a contribuire alla soluzione del problema dei profughi ( !!! ), ma non di assumersene tutto il peso ( ! ); e propose che a Gerusalemme il principio dell'internazionalità fosse applicato non all'amministrazione di tutta la città, ma soltanto ai Luoghi santi e ai diritti e privilegi religiosi. Malgrado queste riserve, Israele ottenne un vero trionfo l'11 maggio 1949 quando Israele si sedette al suo posto, come cinquantanovesimo membro delle Nazioni Unite (id. pag. 79).



    Appunti sul sionismo 11)

    L'anno 1948 rappresenta l'inizio ufficiale della cosiddetta "guerra fredda" con il blocco di Berlino effettuato dai sovietici (20 marzo), a cui gli Usa risposero organizzando, dal 28 giugno, il noto ponte aereo. Ed è appunto fra queste due date che viene a collocarsi il riconoscimento del governo provvisorio sionista da parte delle ormai conflittuali potenze Usa-Urss. Una convergenza che era evidentemente scaturita da valutazioni assai diverse tra loro. Per quanto concerne l'Urss, pare che Stalin si fosse inizialmente illuso di contribuire in tal guisa all'annosa soluzione del problema ebraico, per quanto avesse ancora presente il fallito esperimento d'indurre gli ebrei sovietici a colonizzare la regione russa del Biro-Bidzhan; una vasta zona semi-vergine ove era prevista la realizzazione di un oblast giudaico il quale, se vi si fosse stabilito un numero sufficiente di ebrei, sarebbe stato successivamente elevato al rango di nuova repubblica federale sovietica.Questa iniziativa fallì perché, a parte un limitato gruppo di ebrei che effettivamente si misero a dissodare le terre in concessione, la più parte finì per dissolversi nelle varie città di confine (cfr. C. Bohlen Witness to History N.Y. 1973, pag.203). L'appoggio sovietico alla creazione dello stato sionista soddisfava, contemporaneamente, finalità destabilizzanti all'interno dell'area mediorientale, largamente egemonizzata dal colonialismo franco-inglese tramite le corrotte monarchie locali. Altro discorso è il riconoscimento "a sorpresa" effettuato dagli Usa, essendo quest'atto null'altro che la contropartita pagata da Truman a saldo dell'aiuto ricevuto dalla comunità ebraico-americana nel corso della sua seconda elezione a presidente nel 1948. Non a caso la raccolta di fondi per finanziare la campagna elettorale di Truman venne coordinata e diretta dal fervente sionista Abe Feinberg, vero e proprio squalo dell'economia, il quale si era arricchito a dismisura con le commesse di guerra. Il sostegno dato a Truman da Feinberg ed altri come il gioielliere Ed Kaufman, continuò sino alle elezioni. Stephen Smith, cognato di J.F. Kennedy e veterano delle segrete stanze del Partito democratico, a questo proposito avrebbe dichiarato: "Due milioni di dollari salirono sul treno di Truman in una busta di carta. Questa fu la somma pagata per lo Stato d'Israele" (Andrew e Leslie Cockburn cit. pag.53). Al di là di questi - per quanto gravi - intrallazzi elettorali, da un punto di vista puramente geopolitico anche gli usa erano interessati ad un rimescolamento di carte in Medio Oriente al fine di sostituire il vetusto colonialismo europeo con il più aggiornato e moderno impero del dollaro. Effetto della sconfitta del popolo arabo da parte dei sionisti e loro alleati - con l'occupazione di ben 1.300 Kmq di quel territorio che sarebbe comunque spettato ai Palestinesi - fu la totale e prevedibile destabilizzazione dell'intero mondo arabo con pesanti effetti fino ai nostri giorni. Il plateale tradimento dei governanti arabi, diretta emanazione del colonialismo europeo, determinò un fermento indipendentista rivoluzionario che portò al rovesciamento dei regimi più corrotti e asserviti. Solo in Siria, dal marzo 1949 al dicembre 1950, si contarono ben 5 colpi di stato; Abdullah di Giordania venne pugnalato all'uscita dalla Moschea e, nel 1952, anche il re Faruk d'Egitto venne cacciato dal paese. Tornando ad Israele, mentre l'Urss aveva riconosciuto a tutti gli effetti lo stato sionista, gli Usa non avevano ancora adempiuto formalmente al riconoscimento dello stato ebraico e ciò a causa della forte opposizione del Dipartimento di Stato preoccupato d'inimicarsi il monarca dell'Arabia Saudita, Ibn Saud, con cui, fin dal lontano 1933, erano stati effettuati vantaggiosissimi accordi per lo sfruttamento del petrolio saudita da parte della californiana Standard Oil. In effetti il sionismo delle origini era orientato nettamente a sinistra con malcelati sentimenti filosovietici specie fra le forze armate del Palmach; più stemperato nel neutralismo era invece il Mapai. Un pragmatico realismo rafforzava queste posizioni dal momento che Israele aveva necessità sia dei capitali americani che dei vari milioni di ebrei ancora trattenuti nell'Europa sovietizzata. Gli ebrei americani avevano provveduto di tasca loro all'acquisto di armamenti cecoslovacchi ma, era anche necessario finanziare il costo del nuovo Stato e ciò non era possibile con le sole esportazioni di agrumi e diamanti tagliati di cui poteva allora disporre l'economia sionista. Per poter adeguatamente mungere la "mucca" americana era necessario trovare delle valide contropartite, ma anche questo non fu un gran problema. Dai freschi immigrati dall'Europa orientale i servizi segreti israeliani raccoglievano importanti dati e notizie dei paesi d'oltrecortina che venivano poi girati all'Army Security Agency poi diventata NSA (National Security Agency). Oltre alle notizie ricavate dagli immigrati, i sionisti potevano contare sulla discreta collaborazione degli ebrei rimasti nell'Europa dell'Est ed in particolare sui vari membri del partito di origine ebraica come nel caso della Cecoslovacchia. Gli Israeliani d'altra parte, per ingraziarsi l'Unione Sovietica, gli fornirono in diverse occasioni i più moderni armamenti ottenuti per vie clandestine dagli Stati uniti, come il modernissimo aereo americano BT-13 da esercitazione o il sistema radar di avvistamento rapido; strumenti di un settore nel quale i sovietici erano ancora assai arretrati. Un così spudorato pragmatismo era stato del resto teorizzato da un alto membro del Mapai, il quale aveva dichiarato che: L'orientamento sionista deve essere quello di gettare la sua esca sulle acque sporche dell'umanità; dove arriva, così sia. Non c'è spazio per posizioni di parte (U. Bialer Between East and West - N.Y. Cambridge University Press, 1990 - pag. 13 ). Ma con la guerra in Corea anche le posizioni di comodo israeliane non sarebbero durate a lungo. A quell'epoca, il Congresso degli Usa era fermamente intenzionato a concedere oppure a bloccare eventuali aiuti economici alle altre nazioni in base alla volontà di partecipare o meno allo sforzo bellico americano in Corea. Di conseguenza il Dipartimento di Stato americano aveva provveduto a congelare diversi prestiti a tasso agevolato già destinati ad Israele. A questo punto, Ben Gurion si dichiarò perfino disposto ad inviare un piccolo contingente israeliano in Corea a fianco degli americani, ma la sua proposta fu respinta per non alienarsi in modo definitivo l'amicizia sovietica. In ogni caso il rappresentante israeliano all'Onu non poté esimersi dall'appoggiare in quella sede l'aggressione americana alla Corea del Nord. Per ritorsione, l'Unione Sovietica tolse il suo appoggio ad Israele votando contro, insieme ai paesi arabi, ad una proposta Onu ritenuta troppo favorevole al governo sionista. In Cecoslovacchia vennero arrestati alcuni diplomatici ed esponenti politici israeliani accusati di spionaggio, le cui confessioni - estorte o meno - diedero poi origine al processo Slansky, un ebreo diventato segretario del partito comunista cecoslovacco. In Romania cadde invece in disgrazia l'ex ministro degli esteri, Anna Pauker, la quale venne espulsa dal partito e messa agli arresti domiciliari con l'accusa di aver agito a favore del cosmopolitismo sionista. In Unione Sovietica venne denunciato un complotto di medici ebrei appartenenti al corpo sanitario interno al Cremlino, con l'accusa di aver attentato con cure volutamente sbagliate, alla vita di dirigenti e militari sovietici, oltre ad avere effettuato attività di spionaggio in favore dei servizi segreti sionisti e occidentali. La situazione cominciò veramente a precipitare quando nel febbraio del 1953 l'Urss ruppe le relazioni diplomatiche con Israele; inoltre correvano voci insistenti, all'epoca, che la prossima mossa di Stalin sarebbe stata la deportazione in Siberia di tutti gli ebrei sovietici, minaccia fortunosamente scongiurata dalla morte del tiranno sopravvenuta per attacco cardiaco il mese seguente ( B. Litvinoff cit. pag. 459 ). In effetti ancora oggi si discute se Stalin morì di morte naturale o meno. Resta il fatto che il suo braccio destro nella repressione "anticosmopolita", il capo della polizia Berija, venne accusato di aver montato le accuse contro i medici ebrei i quali vennero pertanto liberati mentre il Berija veniva fucilato. I successori di Stalin provvidero subito dopo a riprendere le relazioni diplomatiche, che erano state interrotte, con Israele.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Come l'uso delle parole puo' mutare la percezione dei fatti da parte di un pubblico sempre piu' disattento e facile da manovrare.

    Il linguaggio e' un mezzo potente ma ingannevole. Esso puo' essere usato per trasmettere la sofferenza di alcuni, ma puo' anche servire per coprire sordide azioni spiacevoli da manifestare apertamente. In nessun luogo piu' che in Israele le parole sono adulterate per fini politici. Non e' un mistero che Israele impieghi una legione di ben finanziati esperti di propaganda ed utilizzi una schiera di membri compiacenti dei media allo stesso scopo. Proprio come la oscena sproporzione di mezzi militari nel conflitto in atto, anche i mezzi linguistici piu' efficaci restano appannaggio dei propagandisti filo-israeliani. L'uso che fanno dei termini serve ad offuscare ed a ripulire le azioni israeliane contro una popolazione essenzialmente indifesa, a perpetuare le ingiustizie e contribuisce a continuare l'occupazione ed il furto di piu' terre da parte di Israele. Per esplicitare la situazione e riuscire a vedere attraverso la nebbia, questo glossario traduce una piccola frazione degli abusati termini del periodo post-Oslo.

    Detenzione amministrativa
    Arresto senza accuse, processo, giudizio, a volte senza rappresentanza legale, a termine indefinito. La detenzione di solito ha luogo nelle prigioni e nei campi di internamento del deserto del Negev.

    Negoziati bilaterali
    Confisca di terre. Israele confisca/ruba delle terre, e poi, per legalizzare le sue pretese, imbastisce dei "negoziati bilaterali". Resta sottinteso che non vi sono stati negoziati bilaterali per i palestinesi riguardo le terre all'interno della Linea Verde.

    Rete delle autostrade bypass
    Strade per soli israeliani attraversanti tutti i territori palestinesi occupati nel 1967 - la manifestazione concreta della politica di apartheid e prepotenza. Tutte le proprieta' palestinesi che si avvicinino di un certo raggio arbitrario alle strade vengono demolite con i bulldozers, tutti gli alberi sradicati. Le autostrade si chiamano "bypass" per il fatto che esse evitano le citta' palestinesi.

    Colto nel fuoco incrociato
    Deliberatamente assassinato

    Checkpoints
    Posti di blocco/tortura, che strangolano le attivita' economiche delle citta' palestinesi, chiudendone le strade d'accesso, e torturano il popolo indiscriminatamente, obbligandolo a restarvi per ore, in piedi, sotto il sole cocente o sotto la pioggia e sottoponendolo a vere e proprie vessazioni, fisiche e psicologiche, a discrezione dei militari che lo controllano.

    Scontri
    Un contesto impari. Il termine "scontri" suggerisce un confronto tra due forze alla pari. Israele, pero', e' il quarto esercito al mondo, il popolo palestinese e' pressocche' indifeso e disarmato.

    Aree militari chiuse
    Linea rossa che osservatori stranieri e stampa non devono varcare per non essere testimoni dei crimini e delle devastazioni compiuti dalle forze d'occupazione.

    Chiusura
    Assedio e coprifuoco. Quando il coprifuoco va avanti per settimane rende un inferno la vita dei cittadini civili innocenti.

    Ciclo di violenza
    Violenza sproporzionata. "Esso suggerisce, nell'ipotesi migliore, due parti equivalenti e non il fatto che i palestinesi resistono con la violenza ad un'oppressione violenta". John Pilger, New Statesman, 1 luglio 2002. "Si', c'e' un ciclo e la violenza e' sproporzionata, ma cio' che manca e' il contesto. Perche' c'e' violenza? La spiegazione standard, quando c'e', e' che vi sia "odio da entrambe le parti". Ma, dal momento che gli israeliani sono come noi (amano divertirsi ed i bambini) e noi non odiamo nessuno, allora l'odio deve esserci dall'altra parte, da parte dei palestinesi. Aggiungiamo nel mix la storia delle persecuzioni ebraiche e si otterra' un ciclo di violenza basato sull'odio arabo verso gli ebrei. Siamo cosi' arrivati al capolinea della propaganda israeliana". Nabil Abraham

    Democrazia
    Etnocrazia sciovinista. Durante gli anni dell'apartheid, anche il Sudafrica si definiva "democratico" e, giustamente, veniva ridicolizzato per questa pretesa. Israele non e' molto diverso, ed il suo sistema politico non puo' definirsi democratico a causa dell'oppressione sistematica verso gli "altri". La democrazia e' inclusiva: il sistema politico israeliano esclude una larga fetta di popolazione. Israele e' l'unico paese a fare una distinzione tra cittadinanza e nazionalita'. Dunque, i palestinesi che vivono in Israele hanno cittadinanza israeliana ma nazionalita' "araba". La democrazia si applica a coloro che sono di nazionalita' ebraica, non ai cittadini dello stato. Persino i diritti di membri arabi della Knesset sono accuratamente ridotti. I palestinesi dei territori occupati hanno zero diritti (umani e democratici), nonostante siano obbligati a pagare tasse ad Israele - tipico caso di tassazione senza rappresentanza.

    Fattori demografici
    "Neologismo per impedire agli arabi di sorpassare il numero di israeliani ebrei" - Nabil Abraham

    Deportazione
    Espulsione o esilio. Definizione di deportazione da dizionario: bandire dalla terra natale una persona indesiderata. Dal momento che i palestinesi sono i nativi, dunque i residenti legali, la loro espulsione e' un esilio imposto. Inoltre, il termine deportazione implica che gli israeliani stiano perseguendo procedure legali. La natura dubbia dei processi d'appello e la demolizione sistematica e simultanea delle abitazioni delle vittime violano le Convenzioni di Ginevra.

    Risposta sproporzionata
    L'ammonimento piu' severo fatto dal governo USA riguardo ai bombardamenti e gli assassinii perpetrati da Israele. Per implicazione, e' accettabile la risposta "proporzionata" - cioe' uccidere meno persone. Il fattore complicante delle solite azioni israeliane e' la copertura da parte della stampa. Comunque, le risposte "proporzionate" sono, di norma, ignorate.

    Territori disputati
    Territori occupati. Questo termine fu coniato dall'amministrazione Clinton. Il suo linguaggio riflette la preferenza politica e la natura dei "mediatori" USA (vedi "onesto mediatore")

    Fatti sul terreno
    Colonie. Al meglio esse vengono considerate merce di scambio, al peggio vengono considerate immutabili.

    Negoziato dello status finale
    Chimera. La struttura di Oslo prevedeva negoziati che trattassero fatti importanti per risoluzione del conflitto. Ma questo tipo di negoziati veniva sempre rimandato al futuro. I negoziati reali trattavano sempre di questioni di interesse israeliano, come ad esempio la sicurezza, la confisca di ulteriori terre (vedi Rete delle autostrade bypass) etc...

    Generosa offerta
    Richiesta di resa totale. Tutto cio' che Israele offre e' generoso, e dovrebbe essere accettato. La "generosa offerta" di Camp David consisteva nell'offerta di una frazione dei Territori Occupati, senza controllo sui confini, limitata rimozione degli insediamenti e nessuna sovranita' e questo fu definito "generoso". Nei negoziati leali e senza secondi fini, ogni parte ha il diritto di rifiutare un'offerta senza essere minacciata.

    Zone verdi
    Fuori i palestinesi. "Aree residenziali palestinesi occupate da Israele, che Israele definisce "protette per ragioni ambientali". Un colpo di mano legale per impedire lo sviluppo palestinese". - Nabil Abraham

    Trattenuto in detenzione
    Ostaggio. Pratica comune durante la prima intifada, mediante cui le forze israeliane d'occupazione imprigionavano membri della famiglia di persone ricercate. DEcine di ostaggi libanesi hanno languito in carcere senza imputazione, processo e senza prospettiva di venirne fuori. Shaykh Ubayd e' trattenuto, in questo modo, da piu' di 13 anni. La loro prigionia continua anche se l'occupazione israeliana del Libano del sud e' parzialmente finita.

    Onesto mediatore
    Gli Stati Uniti. Il paese che fornisce ad Israele la maggior parte delle armi ed il maggior sostegno economico - miliardi di dollari all'anno a fondo perduto.

    Incursione
    Attacco. "L'ultimo eufemismo, "incursione", e' stato preso dal vocabolario di bugie coniato in Vietnam. Significa assalire degli esseri umani con carri armati ed aerei da guerra". - John Pilger, New Statesman, 1 luglio 2002.

    Instillare odio
    Le notizie, la cultura e l'educazione palestinese. Insomma tutto cio' che descrive le conseguenze dell'occupazione al suo popolo. Il termine "instillare l'odio" e' usato per descrivere ogni agenzia informativa palestinese che racconti cio' che e' avvenuto ed avviene in Palestina. E' la giustificazione per i bombardamenti, le chiusure e le distruzioni di televisioni, radio, e giornali palestinesi e per l'attacco a diverse scuole. E' inoltre una giustificazione per impedire a tutti giornalisti palestinesi di essere accreditati. Infatti agli israeliani non piace essere definiti assassini, ladri e occupanti. Ai palestinesi non e' permesso convogliare ad altri le loro esperienze. L'esistenza dei palestinesi e' criminalizzata, e cosi' pure la loro voce.

    IDF- Forze Israeliane di Difesa
    Forze d'occupazione. L'acronimo conferisce una certa legittimita', ma e' un eufemismo fuorviante per un esercito d'occupazione pienamente equipaggiato.

    Azionare la leva
    Offerta che non puoi rifiutare. "In pratica, Israele ha in mano la maggior parte delle "carte" ed usa la popolazione palestinese come ostaggio per obbligare la leadership palestinese a concedere richieste sempre piu' onerose" - Dott. Majed Nassar. Israele desidera determinare la struttura dei negoziati sulla base della forza piu' che su quella della giustizia.

    Uomo di pace
    Criminale di guerra.

    Militanti
    La resistenza. I media occidentali non possono riferirsi alla resistenza palestinese come "militari", perche', ovviamente, questo termine non puo' essere applicato in questo contesto. Il termine "militanti", a questo punto, convoglia comunque l'immagine di bande armate, e dunque rende piu' semplice giustificare gli assassinii israeliani. (vedi assassinii mirati)

    Moderata pressione fisica
    Tortura. Israele e' l'unico paese al mondo in cui la tortura sia legalizzata ed usata di routine.

    Crescita naturale
    Espansione premeditata delle colonie. Giustificazione per continuare ad espandere le colonie. Ogni volta in cui si chiede ad Israele di smettere di costruire insediamenti coloniali su territorio occupato, esso risponde che l'espansione delle colonie esistenti e' necessaria per soddisfare la "crescita naturale", cioe' l'arrivo continuo di immigranti colonialisti. Molte colonie hanno una grossa percentuale di case vuote. Per quale motivo c'e' bisogno di ulteriore espansione?

    Neighbor practice (Uso di residenti)
    Scudi umani. "L'uso di un residente locale come scudo umano e' un crimine di guerra. Cio' e' stato confermato, in televisione, dall'ex presidente della Corte Suprema Militare. La Quarta Convenzione di Ginevra proibisce espressamente l' uso di persone "protette" (come la convenzione definisce gli abitanti di un territorio occupato) a questo scopo. Questa pratica, come quella di obbligare i residenti a girare attorno ad una costruzione che si sospetta sia stata minata, e' simile all'assassinio di ostaggi in rappresaglia per azioni della resistenza. Questa e' una pratica molto utilizzata, a cui e' stato dato un appellativo militare regolare, "neighbor practice". - Uri Avnery, Palestine Chronicle, 19 agosto 2002.

    Dintorni
    Colonia. Gli israeliani ed i loro apologeti insistono che Gilo sia un altro dei dintorni di Gerusalemme. In effetti, esso e' stato costruito su territorio illegalmente confiscato, dunque e' una colonia.

    Senza permesso di costruzione
    Ordine di demolizione. Una scusa per demolire le case palestinesi. Le costruzioni israeliane costruite senza permesso sono risparmiate e, difatti, nessuna abitazione israeliana e' stata mai demolita per tale motivo. In genere, i palestinesi non ottengono il permesso di costruire.

    Operazione X
    Un altro attacco. Alle operazioni militari viene dato un nome che le renda piu' gradevoli - si tratta di un vecchio trucco militare. Ogni giornalista che si riferisca ad un attacco su di un campo profughi utilizzando il nome dato dai militari all'operazione, come minimo, non e' obiettivo.

    Processo di pace
    [Nota: la pronuncia, in inglese, di questo termine, da parte di Ariel Sharon e' "piss process". Sharon si riferisce spesso alla "pace" come ad un risultato. Lui e' sempre a favore del "processo di pace", mai della pace]. Trucco per placare l'opinione pubblica mondiale. Processo perpetuo che non intende giungere a nessuna conclusione. Mezzo per guadagnare tempo e consolidare la presa israeliana sui territori occupati, espandendo i "fatti sul terreno", cioe' le colonie. Dal loro punto di vista, piu' lunghi sono i negoziati che portano ad infinite trattative, meglio e'. Di tanto in tanto, se i negoziati fanno progressi, c'e' bisogno di una pausa, ad esempio le elezioni, dopo le quali e' tempo di ricominciare tutti i negoziati daccapo.

    Investigazione pendente
    Caso chiuso. Di 25 investigazioni condotte dall'esercito israeliano negli ultimi 22 mesi, sei sono state chiuse senza alcun risultato, le altre devono ancora essere completate. "L'esercito difficilmente apre inchieste su casi di omicidi extragiudiziari", ha detto Lior Yavne, portavoce di Bet'selem. "L'esercito si comporta fondamentalmente con impunita'. I soldati hanno capito che possono fare tutto cio' che vogliono senza affrontare problemi" - Marie Colvin, "Morte crudele di un eroe locale della Cisgiordania", Sunday Times, 21 luglio 2002.

    Ritiro a tappe
    Spostamento a malincuore delle forze d'occupazione da un'area scelta a caso, secondo una tabella di date che esso determina, ma solo dopo aver avuto la garanzia che la popolazione locale sara' controllata a soddisfazione. Chiaramente non vengono smantellate le colonie, ma viene solo sgombrata l'area in cui il costo dell'occupazione e' divenuto troppo alto.

    Prova di residenza
    Confisca della carta d'identita'. I residenti palestinesi di Gerusalemme sono spesso obbligati a mostrare le loro carte d'identita' come prova dei loro diritti di residenza. Spesso la polizia le confisca e colui che subisce la confisca perde il diritto di residenza. Le famiglie coinvolte spesso perdono le loro abitazioni e vengono "trasferite". Le vittime di questa politica di "transfer" burocratico sono migliaia. Le carte d'identita', di norma, non vengono sostituite: le vittime, infatti, non possono dimostrare la loro residenza perche' la carta precedente e' stata confiscata. Fotocopie della carta d'identita' non vengono considerate prove valide per la sostituzione dei documenti.

    Far entrare quanti piu' ebrei e' possibile e scacciare i palestinesi.
    "Riteniamo moralmente sbagliato che questo diritto legale sia concesso a noi, mentre il popolo che avrebbe maggiore diritto ad un genuino "ritorno", dopo essere stato costretto ad andar via con la forza e la minaccia del terrore, ne viene escluso", lettera di ebrei britannici che rinunciano al loro "diritto al ritorno", The Guardian, 8 agosto 2002. Il "diritto al ritorno" richiede la determinazione a scacciare la popolazione nativa.

    Rocce
    Pietre. I palestinesi lanciano pietre ai soldati nei carriarmati e nei veicoli corazzati - un simbolo di sfida e resistenza.

    Sicurezza
    La loro sicurezza. Richiede che gli occupanti non siano attaccati, e che la violenza non entri in Israele. Il termine "sicurezza" si riferisce sempre a quella di Israele, mai a quella palestinese.

    Insediamento
    La terra rubata. Villaggi per soli ebrei costruiti su terra confiscata ai palestinesi in maniera violenta. Lo scopo degli insediamenti e' ottenere una pretesa permanente in quella terra ed impedire la formazione di uno stato palestinese. Questi villaggi appaiono sempre sulle mappe israeliane, mentre i villaggi palestinesi la cui terra e' stata confiscata per la costruzione degli insediamenti, scompaiono prontamente dalle stesse mappe.

    Roccaforte del terrorismo
    I campi profughi, abitati da centinaia di migliaia di palestinesi scacciati dai villaggi conquistati da Israele.

    Sospetto
    Motivo valido per imprigionare o assassinare (vedi detenzione amministrativa)

    Assassinii mirati
    Assassinio in cui un comandante militare ha il ruolo di giudice, giuria e boia. La Convenzione di Ginevra lo definisce "crimine di guerra". "Nessuno si chiede se tutte quelle persone assassinate siano davvero terroristi, o vi siano prove che essi lo erano, o che lo potessero diventare". - Edward Said, Punizione in Dettaglio, 8 agosto 2002.

    Terrorismo
    Resistenza, violenza in risposta. Una popolazione oppressa ha il diritto di resistere e di usare violenza se non ha alternative. La sua violenza e' definita "terrorismo" ed e' considerata "illegittima". La violenza di Israele e' sempre dipinta come quella dalle caratteristiche del "riscatto".

    Pianificazione urbana
    "Eufemismo per la sostituzione dei palestinesi con gli ebrei, reminiscenza di alcuni usi della "pianificazione cittadina" negli USA" - Noam Chomsky, La Nuova Intifada

    Transfer
    Osceno eufemismo per "pulizia etnica", il quale e' esso stesso un eufemismo.

    Rapporti non confermati
    Racconti dei furti ad opera delle forze israeliane. I rapporti sono confermati solo quando lo dicono gli israeliani o quando li riporta qualche giornalista occidentale. Il racconto palestinese dei fatti non e' sufficiente a sottoscrivere un rapporto, e, al massimo, viene accompagnato dall'aggettivo "presunto".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Risoluzioni ONU ignorate da Israele
    Settantatre (74) risoluzioni dell'Onu di condanna a Israele
    Nessun ispettore, nessuna guerra per farle rispettare.



    Principali risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che esprimono condanna all'operato di Israele. Le risoluzioni sono citate per numero e data; se ne indicano inoltre degli estratti che ne illustrano il
    contenuto.

    1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951)
    Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita' decise dalla Commissione stessa.

    2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953)
    Il CS ritiene che l'azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14-15ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate-il-fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU);esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.

    3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)
    Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane e' stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate-il-fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

    4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)
    Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell'Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l'attacco dell'11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate-il-fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.

    5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)
    Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme.

    6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)
    Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.

    7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)
    Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.

    8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)
    Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.

    9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)
    Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.

    10) RISOLUZIONE N. 242 (22 NOVEMBRE 1967)
    Il CS afferma che "l'attuazione dei principi della Carta esige l'instaurazione di una pace giusta e durevole in Medio Oriente, che dovrà comprendere l'applicazione dei due principi seguenti: ritiro delle Forze armate israeliane dai territori occupati durante il conflitto (Guerra dei Sei giorni, ndr); fine di ogni pretesa o stato di belligeranza, il rispetto e il riconoscimento della sovranità, l'integrità territoriale e l'indipendenza politica di ogni Stato della regione e del loro diritto a vivere in pace all'interno di confini sicuri e riconosciuti, liberi da minaccia e da atti di forza". Il CS afferma inoltre "la necessità di garantire la navigazione sulle vie d'acqua internazionali della regione; di realizzare un giusto regolamento dei problemi dei rifugiati; di garantire l'inviolabilità territoriale e l'indipendenza di ciascuno Stato della regione, con misure comprendenti la creazione delle zone smilitarizzate".

    11) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)
    Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.

    12) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)
    Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.

    13) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)
    Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.

    14) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)
    Il CS dichiara non valido l'atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.

    15) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.

    16) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)
    Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell'ONU che verifichi lo stato di occupazione.

    17) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)
    Il CS condanna Israele per l'attacco all'aeroporto di Beirut.

    18) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)
    Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.

    19) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)
    Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.

    20) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)
    Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.

    21) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)
    Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell'ONU su Gerusalemme.

    22) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)
    Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.

    23) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.

    24) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)
    Il Cs chiede l'immediato ritiro israeliano dal Libano.

    25) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)
    Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.

    26) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)
    Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.

    27) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)
    Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.

    28) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)
    Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano.

    29) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)
    Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.

    30) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)
    Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.

    31) RISOLUZIONE N. 338 (22 OTTOBRE 1973)
    "Il CS chiede a tutte le parti impegnate nei presenti combattimenti (Guerra del Yom Kippur, ndr) di cessare il fuoco e mettere fine ad ogni attività militare immediatamente, al più tardi 12 ore dopo il momento dell'adozione della presente decisione, nelle posizioni che occupano ora; chiede alle parti in causa di cominciare immediatamente dopo il cessate il fuoco l'applicazione della Risoluzione 242/1967 del Consiglio di Sicurezza in tutte le sue parti; decide che immediatamente e contemporaneamente al cessate il fuoco, tra le parti in causa cominceranno dei negoziati sotto gli auspici appropriati in vista dell'instaurazione di una pace giusta e durevole in Medio Oriente".

    32) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)
    Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.

    33) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)
    Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

    34) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)
    Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.

    35) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)
    Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell'ONU.

    36) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)
    Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.

    37) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)
    Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.

    38) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)
    Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.

    39) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)
    Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele.

    40) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)
    Il CS deplora con forza l'intervento militare israeliano in Libano.

    41) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)
    Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.

    42) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980)
    Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell'ordine di non deportare Palestinesi.

    43) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)
    Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.

    44) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)
    Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.

    45) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)
    Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua "Legge Fondamentale".

    46) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)
    Il CS formula l'imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.

    47) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)
    Il CS condanna con forza Israele per l'attacco alle strutture nucleari dell'Iraq.

    48) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)
    Il CS dichiara nulla l'annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.

    49) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)
    Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.

    50) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)
    Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.

    51) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)
    Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.

    52) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)
    Il CS chiede che Israele tolga l'assedio a Beirut e consenta l'entrata di rifornimenti alimentari.

    53) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)
    Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell'ONU e
    chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.

    54) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)
    Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell'ONU in Libano.

    55) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)
    Il CS condanna l'attacco israeliano a Beirut Ovest.

    56) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 1985)
    Il Cs condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l'attacco al quartier generale dell'OLP.

    57) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)
    Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi.

    58) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986)
    Il CS deplora con forza l'uccisione di studenti palestinesi dell'Università' di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.

    59) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)
    Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano il diritti umani dei Palestinesi.

    60) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)
    Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.

    61) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)
    Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l'ONU e deportato civili palestinesi.

    62) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)
    Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.

    63) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)
    Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.

    64) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)
    Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram
    al-Sharif/Tempio della Montagna.

    65) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)
    Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l'Onu.

    66) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)
    Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.

    67) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991)
    Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.

    68) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992)
    Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.

    69) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)
    Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.

    70) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)
    Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori
    palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.

    71) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)
    Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.

    72) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)
    Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.

    73) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)
    Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin,alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l'Agenzia dell'ONU per l'Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).

    74) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)
    Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000.




    Fonti:
    1. Paul Findley, Deliberate Deceptions: Facing the Facts about the US/Israeli Relationship (Chicago: Lawrence Hill, 1993)
    2. http://www.un.org/documents/scres.html
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Roberto Giammanco

    Aspettando la giovenca rossa sulla via di Armageddon.
    L’epifania dell’ immaginario cristiano-sionista

    da Hortus Musicus, III (2002), 11
    www.hortusmusicus.com

    Il 1 maggio 2002, ad Hardball, programma televisivo di grande ascolto della MSNBC, nientemeno che il leader della maggioranza al Congresso degli Stati Uniti Richard (Dick) Armey, repubblicano del Texas, ha dichiarato di non avere «nulla in contrario alla prospettiva di uno stato palestinese, però non mi piace affatto che lo Stato d’Israele debba cedere i suoi territori per creare lo Stato palestinese». Armey ha poi subito precisato che «Gerusalemme Est, la Cisgiordania e la striscia di Gaza appartengono, a tutti gli effetti, ad Israele». Ha inoltre rivelato pensieri, «che ho coltivato per anni», il più democratico e umanitario dei quali è la ferma convinzione che «i palestinesi che vivono ancora nella Cisgiordania dovrebbero essere deportati». «Ma allora – ha chiesto Chris Mathews, il presentatore del programma – dove dovrebbe trovarsi questo stato palestinese? In Norvegia? Una volta che Israele si annette la Cisgiordania, dov’è lo spazio? E poi, vorreste forse trasportare tutti i palestinesi in una località qualsiasi che chiamereste Stato palestinese?». Risponde Armey: «Nel mondo, di spazio ce n’è tanto, molte nazioni arabe possono mettere a disposizione dello Stato palestinese migliaia di acri di terra, anche coltivabile, proprietà insomma, offrire loro molte opportunità». Con deferente, ma ferma professionalità, Chris Mathews ha cercato invano di far dire ad Armey che non era sua intenzione parlare di pulizia etnica: «Ve lo ripeto, siete proprio convinto che i palestinesi della Cisgiordania debbano andarsene?». «Certamente! – risponde secco il leader della maggioranza repubblicana al Congresso degli Stati Uniti, _ Richard (Dick) Armey» (1). Ma questo è nulla a paragone delle letterine accluse ai pacchi dono che tanti scolaretti, dalla terza media al liceo, hanno mandato ai soldati impegnati nelle zona di Turkarem nell’offensiva «Scudo difensivo». Persino i riservisti che le hanno ricevute sono rimasti esterrefatti al punto che le hanno raccolte e spedite al Jewish Action Center accompagnandole con «un grido d’allarme per il sistema scolastico israeliano». Alcuni esempi: «Caro soldato, ti prego, ammazza più arabi che puoi. Io prego perché tu ritorni a casa sano e salvo e ne ammazzi almeno dieci per mio conto. Lascia stare le regole e annaffiali di piombo. Il migliore degli arabi è l’arabo morto. Che i palestinesi, sia maledetto il loro nome, brucino nel profondo dell’ inferno. Non è divertente sparare agli arabi? Il solo arabo di prima qualità è l’arabo morto» (2). Se il leader della maggioranza repubblicana al Congresso degli Stati Uniti - Richard (Dick) Armey _ sanziona la soluzione pulizia etnica, il senatore Jim Inhofe, repubblicano dell’Oklahoma, ne aveva confermato il fondamento e coronamento in un discorso del 4 marzo 2002 dal titolo emblematico Il diritto d’Israele alla terra d’Israele («IO SONO IO» – diceva il vecchio, arrogante Innominabile a Mosè, Esodo 3:14). Sette sono le «prove-ragioni» elencate dal senatore fondamentalista dell’Oklahoma, sette come le piaghe d’Egitto. Particolarmente dotta e convincente è la prova della «evidenza archeologica». Dimostra, si fa per dire, che «su quella terra gli israeliani sono presenti da tremila anni, il che elimina le pretese di qualunque altro popolo. I filistei sono estinti e così tutti gli altri popoli antichi. Nessuno di loro può vantare la continuità degli israeliani. Neppure gli egiziani contemporanei sono della stessa razza degli egiziani di due o tremila anni fa. Ora sono soprattutto arabi. I primi israeliti, invece, discendevano dagli israeliti originari». La quinta ‘prova’ ha tutto il sapore del coronamento del globalismo dell’IO SONO IO: «Israele deve avere tutta la sua terra perché è un alleato strategico degli Stati Uniti». Non è forse «detto nella Bibbia che Abramo prese la sua tenda e si stabilì nella pianura di Mamre e lì costruì un altare al cospetto del Signore? Hebron è in Cisgiordania ed è proprio lì che Dio apparve ad Abramo e gli disse: “Io ti dono questa terra!”, la Cisgiordania, appunto». «Questa non è una battaglia politica, ma un confronto in cui si decide se la parola di Dio è vera o no». Riguardo all’attacco dell’11 settembre alle Twin Towers e al Pentagono: «Una delle ragioni per cui ritengo che siamo stati noi ad aprire la porta spirituale per l’attacco contro gli Stati Uniti è stata la politica del nostro Governo, che ha fatto pressione sugli israeliani perché non facessero rappresaglie totali in risposta agli attacchi terroristici scatenati contro di loro». Dio ha permesso «l’olocausto delle Twin Towers» perché è stato offeso per la mancata vendetta. Come a Canaan: «nelle città di questi popoli che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà come eredità, non conserverai in vita nulla che respiri: ma voterai a completo sterminio gli Hittei, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei» (Deut. 20:17-18). L’ingresso torrenziale in politica del linguaggio biblico dei fondamentalisti cristiani coincide con gli anni di apprendistato di Ronald Reagan e con la sua trionfale ascesa alla Casa Bianca, grazie ai voti della Destra politico-religiosa, la Moral Majority. Già nel 1971, durante una cena in onore di Ronald Reagan, allora nullafacente, ma popolarissimo governatore della California, si parlò di profezie sull’inevitabile, addirittura imminente, conflitto nucleare con l’Unione Sovietica. Furono sgranate le citazioni bibliche d’obbligo dei più famosi passi paranoici del libro di Ezechiele, di Daniele, dell’Apocalisse. «Appena saranno finiti i mille anni, Satana sarà lasciato libero, uscirà dalla prigione per sedurre le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, Gog e Magog, per radunarli alla guerra. Il numero di questi è come la sabbia del mare» (Apocalisse 20:8). «In quel giorno – tuonò Jahweh – nel giorno in cui Gog verrà contro la terra d’Israele il furore mi salirà alle narici ognuno volgerà la spada contro i suoi fratelli. E verrò in giudizio contro di lui, con la peste e col sangue e farò piovere torrenti di pioggia e grandine e fuoco e zolfo su di lui, sulle sue schiere e sui popoli numerosi che saranno con lui. Così mi magnificherò e mi santificherò e mi farò conoscere agli occhi di molte nazioni ed esse sapranno che IO SONO L’ETERNO» (Ezechiele 38:12, 21:23). Ronald Reagan, vero e proprio mago della comunicazione pubblicitaria al minimo comun denominatore emotivo, disse «con un’intensità addirittura luminosa sul volto e nella voce»: «Ora che la Libia è diventata comunista, questo è il segno che il giorno di Armageddon non è lontano. I rossi devono andare al potere in Etiopia! È inevitabile, è assolutamente necessario perché la profezia si compia, che l’Etiopia diventi una di quelle nazioni senza Dio che si scaglieranno contro Israele». Il Gog che allora, nel 1971, era alla guida delle «potenze delle tenebre» pronte ad aggredire Israele, l’Unione Sovietica, era già l’Impero del Male. Ma perché proprio l’Unione Sovietica? Perché, disse Ronald Reagan con solenne convinzione, «Ezechiele ci dice che verrà da Nord e, infatti, quale altra nazione di quella potenza c’è a Nord di Israele? Nessuna. Tutto questo sembrava assurdo prima della Rivoluzione bolscevica perché la Russia era una nazione cristiana, ma ora che è diventata comunista e atea, ora che si è messa decisamente contro Dio, risponde perfettamente alla descrizione di Gog!». In un altro dei suoi saggi di escatologia biblico-politica, al canterino gospel Pat Boone, che più volte in diretta aveva detto di preferire la morte delle sue figliolette in un olocausto nucleare piuttosto che vederle crescere sotto l’Impero del Male (3), Ronald Reagan ricordò che «gli ebrei hanno vissuto per secoli la diaspora, ma questo non vuol dire che Dio si è lavato le mani di loro». Anzi! «Prima del ritorno del Figlio li riunirà tutti in Israele. Persino i mezzi di trasporto di cui si sarebbero serviti sono stati descritti in dettaglio dal profeta! Alcuni “verranno per mare” ed altri ritorneranno “come colombe ai loro nidi”. In altre parole, o torneranno con le navi o per via aerea... Questa profezia si compì nel 1967 quando Gerusalemme fu riunita sotto la bandiera d’Israele… Già nel 1948…» E subito citò la data esatta della costituzione dello Stato d’Israele (4). Nel 1981, ormai Presidente degli Stati Uniti, a Jerry Falwell, il telepredicatore padrone di uno dei grandi imperi mediatici religiosi, Ronald Reagan dichiarò: «Jerry, lo sai che credo proprio che ci stiamo avvicinando, dico ora e non in tempi lunghi, al grande giorno di Armageddon?». Sullo sfondo del Grande Spettacolo degli anni di Reagan incombe, in versione consumistico-sionista, la Teologia fondamentalista di Armageddon, il cui Agostino è il predicatore evangelico Jerry Falwell (5). – «Anche oggi gli ebrei debbono esser considerati come il popolo eletto?» – «Sì, senza alcun dubbio il tramite divino per l’evangelizzazione del mondo è la Chiesa cristiana, ma Israele svolge un ruolo primario tra tutte le nazioni. L’età dei gentili (Luca 21:24) o è finita con la conquista ebraica di Gerusalemme nel 1967, oppure finirà in un futuro molto prossimo […]». Israele e la Chiesa cristiana hanno scopi diversi, ma tutt’e due «sono stati eletti da Dio»; «nessuno è responsabile della morte di Cristo che ha dato volontariamente la vita per lavare i peccati dell’umanità»; «L’antisemitismo è creazione di Satana che cerca tutti i mezzi per colpire il popolo eletto»; «Oggi, lo Stato d’Israele è la sede della profezia. Nel Vecchio Testamento il ruolo degli ebrei era quello di testimoniare, oggi è quello di preparare la Seconda Venuta di Cristo». Jerry Falwell integra, modificandolo, lo schema del sistema dispensazionista. Le dispensazioni vanno dall’Innocenza prima della Caduta alla Legge consegnata a Mosè, alla Grazia, che comincia dalla morte di Cristo fino ai nostri tempi. La Seconda Venuta di Cristo porrà fine al periodo delle Tribolazioni. È solo grazie alla profezia che ogni dispensazione è legata all’altra divenendo così il filo conduttore di tutto il sistema. Tutti gli sforzi che gli uomini fanno per impedire o mutare il Disegno divino in ogni dispensazione sono inutili e, soprattutto, sono azioni suggerite da Satana. Il giorno di Armageddon, in data da destinarsi, milioni saranno inceneriti ma «proprio per questo – annunciava Falwell – non dobbiamo dimenticare com’è bello esser cristiani! Noi abbiamo un futuro meraviglioso _davanti!». Infatti, secondo l’evangelismo postmillenarista, i «rinati in Cristo» verranno «rapiti», raptured, sollevati a mezz’aria tra la terra e il cielo e lì resteranno per «tutti i sette anni delle Tribolazioni». L’idea del "rapimento", disneyana e terroristica come tutte le visioni escatologiche, è al centro del grande Revival evangelico della fine del XIX secolo che coinvolse gli strati sociali «nativisti», gli eredi della «Nazione sotto Dio», minacciati dalle crisi economiche e dalle ondate di immigranti dall’Europa. L’idea del "rapimento" fu una specie di valore aggiunto alla fiducia calvinista nell’elezione attraverso il successo economico e il dovere sociale. Nel libro dell’Apocalisse (6:19) è detto che i «rapiti saranno 12.000 per ciascuna delle dodici tribù d’Israele, per un totale di 144.000 ingressi al Regno». 144.000 ebrei o cristiani? Tanto che Mark Twain, scrivendo al Padreterno, gli chiedeva se il suo nome fosse nella lista. Per il fondamentalismo cristiano non c’erano dubbi: i rapiti erano solo i «rinati in Cristo». Ma il nuovo fondamentalismo dell’èra reaganiana ci dice, per bocca di Jerry Falwell, che «né Paolo, né Pietro, né Giovanni smisero di essere ebrei dopo aver accettato Cristo come Messia. Tutti ebbero una doppia identità. Quando Cristo ritornerà, libererà gli ebrei da tutti i loro nemici gentili e loro, come nazione, Lo riconosceranno come il Messia, l’unico. I cristiani, cristiani ed ebrei, rimarranno per mille anni con Cristo nel suo Regno sulla terra» (6). Walt Disney non è mai riuscito a far meglio. Il 5 aprile 2001 un annuncio epocale. I rabbini Menachem Makover e Chaim Richman dichiararono ufficialmente che, in un corral top secret d’Israele, era nata la giovenca rossa. Chi volesse ammirare l’immagine del fatidico animale non ha che da inserirsi su: http://www.templeinstitute.org/curre...fer/index.html Secondo il giudaismo tradizionale, un ebreo che abbia avuto contatto, diretto o indiretto, con i morti (basta aver camminato su o vicino ad una sepoltura) è impuro e gli è vietato l’ingresso nel Tempio. D’altronde è dovere divino per tutti gli ebrei praticare il culto del e nel Tempio. Ora, tutti gli ebrei sono impuri perché, in un modo o nell’altro, sono entrati in contatto con qualche morto e poi, oggi, il Tempio non c’è. L’ultimo, è ben noto, fu distrutto da Tito nel 70 d. C. Che fare? La purezza, e quindi il dovere di praticare il culto del Tempio, può essere assicurata soltanto con il sacrificio di una giovenca rossa («Dì ai figli d’Israele che ti menino una giovenca rossa, senza macchia, senza difetti, che non abbia mai portato il giogo», Numeri 19:1-10). Il testo biblico prescrive che la giovenca rossa sia sacrificata con un elaborato rituale. Dovrà poi esser bruciata e dalle ceneri impastate con aromi se ne ricaverà un’acqua con cui aspergere i fedeli che, ipso facto, saranno purificati e potranno così partecipare all’ ufficio divino nel Tempio. Nel 1976, Menachem Burstin dette inizio ad una ricerca degli ingredienti da usare per i futuri sacrifici. Nel 1987, pubblicò un libro sul Techelet, tintura che sembra fosse estratta da una «creatura marina» chiamata hilazon, mentre Vendyl Jones, pastore battista del Texas, scava alla ricerca dei cocci del vasellame del Tempio distrutto nel 70 d.C. Tra i cocci dovrebbe esserci il kalal con le ceneri della giovenca rossa ultima bruciata, ceneri che non sono state (ancora) ritrovate. Tutte queste ricerche sono finanziate dalla Jerusalem Temple Foundation, organizzazione cristiana esentasse capeggiata per anni da Terry Risenhoover, multimiliardario finanziatore delle ricerche petrolifere nei territori occupati da Israele. Alla presidenza della Jerusalem Temple Foundation i cristiano-sionisti avevano chiamato Stanley Goldfoot, noto terrorista della banda Stern, la stessa che, nel 1948, assassinò il conte Bernadotte e fece saltare in aria tutto il comando inglese all’Hotel David. È sempre la Jerusalem Temple Foundation a finanziare la Yeshiva Ataret Cohanim, la scuola ortodossa che prepara, ormai da decenni, gli aspiranti rabbini a celebrare l’ufficio divino nel Terzo Tempio quando ci sarà. Ma quando ci sarà? Il 10 marzo 1983, quattro fanatici del Gusb Emunim, il Fronte dei fedeli, finanziato dai miliardari del Texas, cercarono di collocare cariche esplosive sotto la Grande Moschea di Omar e, nel 1984, il tentativo fu ripetuto dalla banda Lifta. Da ricordare che gli ebrei ortodossi considerano il monte su cui sorge la Grande Moschea di Omar come dissacrato dai musulmani e dai cristiani. Per loro, accedervi è sacrilegio. Ma i rabbini non si sono persi d’animo: hanno stabilito che «la sua santità si estende verso l’alto, all’infinito» e per impedire che l’impurità dei passeggeri non-ebrei la contaminasse, nel 1983 fu vietato tassativamente a El-Al di sorvolare la zona. Il fervente appoggio ad Israele dei fondamentalisti cristiani, elemento portante della Teologia di Armageddon e del controllo dell’AIPAC sul Congresso e il Senato degli Stati Uniti (7), non è una novità nell’immaginario americano. «Troveremo che il Dio d’Israele è tra di noi – predicava il puritano John Winthrop nel 1630 – farà sì che noi diventeremo lode e gloria per quelli che verranno. Dobbiamo considerarci come una Città sulla collina: gli occhi di tutti sono su di noi». Israele era stato il primo popolo scelto per il patto con Dio e, per il secondo, la scelta divina era caduta sulla Nuova Sion, la Nuova Israele. La continuità tra «il popolo eletto» e la «Nazione sotto Dio» è un tema costante dell’evangelismo americano. La "passeggiata" di Ariel Sharon sulla spianata delle moschee che ha provocato la Seconda Intifada e il genocidio ben più che "strisciante" del popolo palestinese, è un evento sanguinoso e simbolico che viene da lontano. Come lo è l’assedio di fanatica crudeltà alla Basilica cristiana della Natività. In questo caso, è partita dalla International Christian Embassy, l ’"ambasciata" dei cristiano-sionisti statunitensi che è insediata a Gerusalemme dal 20 settembre 1980, l’iniziativa di raccogliere fondi tra gli evangelici degli Stati Uniti per pubblicare inserzioni di condanna per «l’ ignobile profanazione della Basilica». Naturalmente, da parte dei palestinesi. Nell’orgia del Grande Spettacolo, i temi della Seconda Venuta di Cristo e della battaglia di Armageddon sono parte del potere di definizione dell’egemonia politica e mediatica dell’Impero. Sono assunti come l’atmosfera sublimante di un’ideologia globale del dominio che definisce i suoi «sommersi» e i suoi «salvati» per annientarli a distanza. Il suo assolutismo etico virtuale nasconde tutti gli orrori solo perché è simultaneo e dura il tempo di trasmissione (8). Pat Robertson, infaticabile telepredicatore padrone della CBN che, sull’onda del successo della Destra politico-religiosa è stato anche candidato alla Presidenza degli Stati Uniti, è solito dire che il mezzo televisivo «rappresenta di per se stesso il compimento della profezia: “Euntes docete! Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli!” (Matteo 28: 19)». Gerard Straub, suo ex-direttore di produzione, rivelò che, sin dal 1979, Pat aveva un progetto segreto, il God’s Secret project di cui erano stati discussi tutti i dettagli tecnici e finanziari. Si trattava delle riprese televisive della Seconda Venuta di Cristo. «Il più grande spettacolo del mondo era lì davanti a noi – ricordava Straub –; io mi chiedevo dov’era meglio piazzare le nostre cineprese. Gerusalemme era il posto più ovvio. Discutemmo persino se l’ aureola di luce di Gesù avrebbe potuto pregiudicare la riuscita delle riprese e come avremmo affrontato quel problema tecnico. Ma ve l’immaginate noi della troupe che diciamo a Gesù: “Signore, per favore, riducete un po’ la vostra luminosità. Abbiamo problemi di contrasto. Non vogliamo correre il rischio di sfondare il negativo!”». Riuscirà davvero l’universo mediatico a organizzarci anche la Seconda Venuta?



    - NOTE -

    (1) Il testo completo si può cercare su: comgroups.yahoo.com/group/togethernetwork
    (2) Yedioth Ahronoth, 7 maggio 2002. Recentemente, il professor Daniel Bar-Tal dell’Università di Tel-Aviv ha analizzato 124 libri di testo per le scuole elementari, medie e superiori d’Israele. Fino a tutti gli anni Ottanta si tendeva ad esaltare le glorie dell’antico Israele «riscoperto» perché «risorto grazie al movimento sionista». Nei libri di testo di tutto quel periodo gli arabi venivano descritti come «inferiori», «fatalisti», «improduttivi», «apatici», «tribali», «vendicativi», «assassini», «disonesti», «criminali». I libri di testo contemporanei usano meno questa terminologia, ma danno per scontato che non esiste alcuna identità palestinese, né antica né moderna. I libri di testo per gli arabo-israeliani, che sono un quinto della popolazione d’Israele, sono sì in lingua araba, ma vengono scritti e pubblicati dal Ministero dell’Istruzione d’Israele. Tra i dipendenti del dicastero solo l’1% sono arabi e nessuno di livello medio o superiore. Non ci sono università per gli arabi. An Ugly Face in the Mirror, dello scrittore israeliano Adir Cohen, è uno studio sulla percezione che i giovani arabi israeliani, gli ebrei israeliani e i palestinesi hanno gli uni degli altri. Il 75% degli studenti ebrei descrive gli arabi come, nell’ordine, «assassini», «criminali», «terroristi», «rapitori di bambini», «parassiti» e «inferiori» sotto ogni aspetto. L’arabo è «un essere sporco dalla faccia feroce». Il 90% degli studenti ebrei era d’ accordo che agli arabi «non si dovesse concedere alcun diritto». «Le descrizioni umilianti e negative contenute nei libri di testo – scrive Cohen – puntano deliberatamente a stabilire una base culturale che giustifichi atteggiamenti e comportamenti degli studenti ebrei nei confronti degli arabi e consolidi per sempre l’identità egemonica ebraica». «Non esiste un popolo palestinese, non è come se noi fossimo venuti qui a cacciarli e a impossessarci del loro paese. I palestinesi non esistono». (Golda Meir in un’intervista al Sunday Times del 15 giugno 1969). Il 15 ottobre 1971, ai giornalisti di Le Monde, la stessa Golda Meir dichiarava: «Israele esiste come la realizzazione di una promessa fatta da Dio. Sarebbe ridicolo chiedergli conto della sua legittimità».
    (3) Better Dead than Red, meglio morto che rosso, fu il paranoico slogan che funestò le cronache e i sonni di un paio di generazioni di americani. In Europa non entrò nel discorso pubblico, salvo qualche rara eccezione, tra cui Giuseppe Pella che si disse pronto a veder morire la prole in un olocausto atomico piuttosto che saperla vivere sotto i rossi. Quello slogan ebbe anche la sua teologia, come del resto è successo durante le recenti guerre «umanitarie» e/o «giuste» della Iugoslavia, dell’Afghanistan e come sarà per le tante altre a venire. Una martellante propaganda terroristica teneva alta la tensione emotiva con la prospettata necessità di colpire per primi (la teoria del First Strike) e migliaia di americani si rivolsero alle loro chiese per avere risposta a quesiti come questi: «Se i nostri vicini tentassero di ripararsi nel rifugio che basta a garantire la sopravvivenza dei soli membri della nostra famiglia, sarebbe lecito e moralmente giustificabile sparare su di loro?»; «quando le provviste stessero per esaurirsi, sarebbe lecito gettar fuori gli invalidi e i meno utili per consentire ai bambini e ai più giovani di vivere qualche giorno di più?»; «se qualcuno, subito dopo l’inizio dell’attacco, battesse alla porta del rifugio e chiedesse di esservi accolto, sarebbe lecito non aprire se ciò fosse indispensabile per non fiaccare il morale di chi è già dentro?». Padre L.C. McHugh S.J. rispose così sulla rivista America (30 settembre 1961): «In nessun luogo della tradizione morale cattolica si legge che Cristo, nel consigliare la non resistenza al male, abbia escluso il diritto all’autodifesa che è di origine naturale ed è riconosciuto dal diritto delle genti […]. Perciò ritengo assolutamente insensato affermare che l’etica cristiana imponga, o anche solo permetta, che ci si debba esporre al fallout per lasciar entrare nel rifugio dei vicini sprovveduti. Inoltre, dubito che qualsiasi teologo cattolico condannerebbe chi si servisse di tutti i mezzi a sua disposizione per respingere aggressori terrorizzati che cercassero di forzare la porta con sbarre di ferro, chi usasse la forza per cacciare fuori dal rifugio, costruito per sé e per la propria famiglia, chiunque vi si chiudesse dentro al posto dei legittimi proprietari» [i corsivi sono miei]. Di rincalzo al teologo gesuita, il dottor Paul Ramsey, teologo presbiteriano: «L’etica cristiana non ci impone di morire tutti per il solo fatto che tutti non possiamo sopravvivere». Cfr. Roberto Giammanco, Dialogo sulla società americana, Einaudi, Torino 1964; La Nuova Italia, Firenze 1995.
    (4) Roberto Giammanco, L’immaginario al potere. Religione, media e politica nell’America reaganiana, Pellicani editore, Roma 1990, pp. 87 ss.
    (5) Il termine ‘fondamentalista’ deriva da The Fundamentals. A Testimony of the Truth, il titolo di una collana pubblicata tra il 1910 e il 1917, «contro ogni teoria laica, materialista, scientifica, socialista […]», in parallelo con la grande offensiva cattolica «contro il modernismo». La fede evangelica è riassunta in 5 articoli: nascita di Cristo da madre vergine, resurrezione in corpore e sua Seconda Venuta, redenzione grazie alla sua morte sacrificale, infallibilità letterale della Bibbia, autenticità dei miracoli delle Scritture. La base sistematica del fondamentalismo evangelico è la Scofield Reference Bible, opera di tutta la vita di Cyrus Ingerson Scofield (1843-1921). Partendo dalla premessa che tutta la Bibbia è parola divina, Scofield sostenne che si debba dividerla «scientificamente» nelle sue parti. «Compito dell’interprete non è di valutarle per generi letterari, allegorie e metafore isolate, idee scelte alla rinfusa». Occorre «un’ accurata e oggettiva classificazione che coordini i passi in categorie, dispensazioni, ognuna delle quali è un momento del Disegno divino». Il sistema dispensazionista è un ingegnoso meccanismo che sottrae il materiale delle Scritture ad ogni approccio storico o allegorico e ne garantisce un’ interpretazione assolutamente letterale.
    (6) Cfr. il mio L’immaginario al potere, cit., cap. II.
    (7) L’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) è il maggior gruppo di pressione pro-israeliano, con 60.000 iscritti che organizzano campagne volte a influenzare i membri del Congresso persino nelle circoscrizioni elettorali dove scarsa o nulla è la popolazione ebraica (per es. lo Stato dell’Oklahoma di cui è senatore Jim Inhofe). Ha un bilancio ufficiale di quindici milioni di dollari. Fino al 1999 era considerata la seconda lobby dopo quella dei pensionati e prima di quella dei sindacati. Dal 2000 è la prima in assoluto. L’AIPAC si occupa dei membri del Congresso così bene da far dire a William Quando, membro del National Security Council sotto Nixon e Carter, che, oggi, «il 70-80% dei membri del Congresso si comportano nelle delibere su argomenti importanti per Israele secondo le indicazioni che ricevono dall’ AIPAC» (Tages Anzeiger, 22 aprile 2002). Gli interessi di Israele presso il Governo degli Stati Uniti sono invece curati dalla Conference of Presidents of Major American Jewish Organizations, una lega di 51 organizzazioni ebraiche.
    (8) Nel 1994, da un sondaggio dell’U.S. News and World Report (11 dicembre 1994) risultava che sei americani su dieci credevano nella fine del mondo, un terzo entro pochi anni o decenni; il 61% erano convinti che Cristo ritornerà sulla terra e il 44% che, a breve scadenza, ci sarebbe stata la battaglia di Armageddon. Due terzi degli intervistati erano Born again, «rinati in Cristo». Nell’anno 2000, un analogo sondaggio ha dato su per giù gli stessi risultati con un aumento al 72% dei convinti nella Seconda Venuta di Cristo, mentre il 53% degli intervistati si è detto persuaso che il Terzo Tempio d’Israele sarebbe stato costruito entro pochi anni, al massimo un decennio.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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