nuovo «strappo» che serve a Fassino
Mai più compagni di Strada. Non dite che non vi avevamo avvertito. Non ci volevano doti divinatorie per titolare alla vigilia della manifestazione pacifista «sindrome Lama al corteo». Il punto non sono Casarini e i disobbedienti, che fanno ciò che i violenti e i provocatori hanno sempre fatto, e che in altri tempi non riusciva loro così facilmente dovendo fronteggiare un partito che si chiamava Pci, e che se decideva una prova di forza usava la forza. Il punto è il clima di giustificazione morale e politica che era stato creato nel movimento per una contestazione di Fassino e della lista unica. Quando Gino Strada, non Bernocchi, dice che i Ds sono «delinquenti politici», chiunque è autorizzato a trattarli come tali. Quando l’Unità, il giornale del partito di Fassino, scrive e fa scrivere ogni giorno da tutti gli oppositori interni ed esterni del leader dei Ds, che l’astensione alla Camera sulla missione in Iraq è incomprensibile, non ci si può poi meravigliare se due giorni dopo la cacciata di Fassino quel giornale non ha ancora scritto una riga di condanna netta della sua espulsione violenta e la definisce anzi un «incidente minore», e l’attribuisce a una «scheggia nervosa».
Nessuno tocchi Fassino: è e resta la nostra parola d’ordine. Del leader che abbiamo ribattezzato San Sebastiano ammiriamo la dirittura morale e la voluttà del sacrificio personale (di leader riformisti specializzati come D’Alema nell’aderire a manifestazioni cui non vanno ce ne sono già troppi). Ma Fassino non si illuda di poter traghettare in un porto che non c’è la capra e i cavoli. Se davvero la contestazione di sabato può essere accostata ai fatti che coinvolsero Lama nel ’77, allora bisogna rispondere nello stesso modo. Quell’episodio fu l’inizio di un lungo e sofferto «strappo» con il diciannovismo e il comunismo anarchico di una parte della sinistra. Questo dovrebbe essere l’inizio di un meno lungo «strappo» con l’antiamericanismo, il terzomondismo e il comunismo no global di una parte della sinistra. Il riformismo è «forte» quando non è accomodante, quando non è compromesso, ma è intransigente e orgogliosa difesa della proprie idee. Non ha bisogno di bagni di folla se la folla ha posizioni sbagliate. Mai più compagni di Strada è più di uno slogan.




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