Rizzo fa l'indiano con i voti dei diessini
«Sono nato il giorno della scoperta dell'America, ma sono dalla parte degli indiani». In un certo senso, è tutta racchiusa in questa frase la biografia del 44enne onorevole Marco Rizzo da Torino, detto appunto l'Indiano. Una frase che Rizzo, classe 1959, docente in un centro di orientamento scolastico ed esperto di formazione e risorse umane, pronuncia all'alba di ogni 12 ottobre.
In effetti, all'Indiano le risorse umane piacciono eccome: è uno che ama tirar tardi, racconta aneddoti e storielle divertenti, frequenta donne belle e statuarie (unico elemento riformista della sua vita). Mica come Piero Fassino, il segretario tutta casa e partito, che pure nel Pci torinese è cresciuto, ma con il quale Rizzo, iper-minoritario qual era, non ha mai legato. D'altronde i padri spirituali dell'Indiano erano diversi, anch'essi minoritari: Armando Cossutta, ma soprattutto Gianni Dolino, ex partigiano e organizzatore della rivolta genovese contro il governo Tambroni, nel 1960. Con lo scioglimento del Pci, Dolino fu tra i fondatori del Prc, e portò con sé il giovane Rizzo, che aveva pure militato in Lotta continua (ma nessuno se lo ricorda) e Senza tregua, da cui deriva la sua indole. Rizzo, da consigliere provinciale, venne così eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996, a Torino naturalmente. Poi, consumata la lite Bertinotti-Cossutta, Dolino andò col secondo, e pure l'Indiano scelse il «compagno Armando». Però, visto che senza i voti di Bertinotti, sotto la Mole la faccenda si faceva rischiosa, nel 2001 Rizzo s'è fatto spostare nel collegio di Firenze-Pontassieve. In Toscana ha doppiato il candidato del Polo, cosa della quale si vanta a piè sospinto, come se il fatto di trovarsi in uno dei collegi più blindati d'Italia contasse zero.
Ora i segretari ds della zona gliel'hanno detta chiara all'Indiano che non si deve più fare vedere da quelle parti, soprattutto dopo l'agguato dei disobbedienti a Fassino, che sabato ha rischiato di fare la fine del generale Custer a Little Big Horn. Ma Custer non fece eleggere Toro Seduto al parlamento americano, come in Italia Fassino con Rizzo. Fatto sta che da Indiano a indiani, Rizzo li ha sottilmente difesi, i disobbedienti. Forse perché il gesto di lanciare le aste delle bandiere, gli ricordano una delle sue grandi passioni sportive: il tiro con l'arco.
L'altro sport praticato dall'Indiano è la boxe, che gli è servita per difendersi «tre volte» (parole sue) dagli agguati fascisti. Però dev'essere un po' che i fascisti non si fanno vedere: Rizzo non è più il tipo atletico di una volta. Forse, a farlo ingrassare, è stato quel maledetto ristorante della Camera, che poco ricorda le ristrettezze del popolo cubano e del loro leader, Fidel Castro, amato da Rizzo. Il quale, con tutte quelle prelibatezze globali, rischia decisamente di imborghesirsi. Per questo, lanciamo un accorato appello: salviamo il Nostro dalla deriva edonistica della buvette. La prossima volta che Fassino lo candiderà (perché alla fine lo farà), meglio non eleggerlo. È per il bene dell'Indiano, naturalmente, ma anche di Custer...




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