25.03.2004
La Devolution passa in Senato. «Un altro pezzo del piano della P2»
di red
Alle tre in punto le riforme costituzionali sono approvate dall'aula del Senato. Alla fine a Palazzo Madama i voti favorevoli sono 156, i contrari 110 e uno solo astenuto. Il disegno di legge passa così all'esame della Camera, in velocità, con i tempi contingentati per impedire non solo un dibattito serio e approfondito, ma anche, con esso, la possibilità di convincimento dei dubbiosi e degli indecisi della maggioranza. Che erano molti. Le opposizioni anche per questo scarso per non dire nullo dibattito concesso hanno lasciato l'aula fino al momento del voto finale. E hanno accolto con applausi convinti le dichiarazioni di voto contrario di Domenico Fisichella.
Fisichella non è stato l'unico "ribelle". Oltre al professore e scienziato politico eletto nelle liste di An, c'è stato nei banchi del centrodestra anche un altro voto contrario: quello di Roberto Meduri, sempre di An, che ha anche protestato per i «ricatti di chi ha chiesto questo voto entro oggi, pena la sua uscita dal governo». Meduri definisce la riforma come «assolutamente pericolosa». E in barba all'applauso tributato dal centrodestra a colui che l'ha ispirata - Umberto Bossi - il senatore di An sostiene evoca il Senatur in negativo sostenendo che ancora più pericoloso della riforma sarà la sua gestione, affidata a «chi come ministro della Repubblica ha giurato, ma è contro l'unità». Insomma, da chi «pensa a Roma come ladrona» e non come «capitale del mondo e della cristianità.
La pericolosità della Devolution è messa in evidenza in mattinata dal capogruppo ds Gavino Angius, che annunciando il ritiro dall'aula insieme a tutte le opposizioni, spiega: «Non accettiamo nella Costituzione anche solo che sia ipotizzata la rottura dell'unità nazionale».
Il senatore Antonello Falomi, trasfuga dai ds alla lista Occhetto-Di Pietro, ha scelto una protesta diversa: si è imbavagliato. «Questa - dice tolto il bavaglio dopo il voto - è una riforma che riprende in pieno il piano della P2, della quale Silvio Berlusconi
è stato socio con la tessera n. 1816. Tutto questo richiede una mobilitazione straordinaria nel Paese».
In effetti il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, dopo la devolution amministrativa e del welfare si augura che «entro l'anno si riavviino le procedure di confronto tra Stato e Regioni per il varo del federalismo fiscale». Questo sì che farebbe piacere a Bossi, meno a questo punto, forse, al sindaco di Milano Albertini che si batte per un trasferimento maggiore di risorse verso la "capitale del Nord" e per "quella del Sud": Roma.
«Non è un'opera di federalismo, si sta semplicemente prendendo in giro tanti italiani e sfasciando la Costituzione», è il giudizio di Willer Bordon della Margherita sulla legge. E spiega come la Casa delle Libertà abbia «forzato in maniera incredibile l'articolo 138 che era stato previsto dai costituenti solo per blande revisioni e piccoli aggiustamenti. Invece si è riscritta la Costituzione per ben 35 articoli. Non vi è alcun precedente nè di dibattito nè a livello di prassi di una tale scelta e non vi è riscontro neanche in quella che è la Costituzione vigente».
Anche il capogruppo di An Nania deve avere delle forti perplessità e non si rende conto di contraddire l'appoggio del suo partito alla Devolution quando dice, commentando l'uscita delle opposizioni e il discorso di Angius che affibbia al Polo la responsabilità del voto: «Siamo tranquilli perchè quello che sta facendo l'aula sarà sottoposto alla decisione finale dei cittadini attraverso il referendum». Come dire, tanto poi c'è il referendum...
Mentre l'azzurro Renato Schifani è più "classico" e si "limita" ad accusare come al solito l'Ulivo di voler «avvelenare il clima e alimentare il conflitto politico sociale».
Da sbellicarsi!![]()
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