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I velisti amano il mare e tutto quanto lo rende vivo e incontaminato. Perché allora non mobilitarli per salvare le balene? Specie a rischio, oggi nuovamente minacciata dalla Commissione Baleniera Internazionale, che si riunirà per la prima volta in Italia, a Napoli, dal 19 luglio. E potrebbe sospendere la moratoria sulla caccia che in questi anni, anche se applicata solo parzialmente, ha contribuito a salvare dall’estinzione i grandi mammiferi marini. Ci ha pensato Greenpeace, che lancia in questi giorni, con il supporto di testimonial famosi come Giovanni Soldini e Fabrizio Tellarini, il progetto “Sail the Whales”. Un gioco di parole sul vecchio slogan dell’associazione, “Save the whales” - Salviamo le balene - per definire la mobilitazione di una flottiglia di barche a vela che si riunirà il 18 luglio nel porto di Sorrento per dire no alla riapertura della caccia alle balene. Accanto a Tellarini e alle imbarcazioni storiche della “Velalonga” di Napoli sono chiamati a partecipare alla manifestazione, sostenuta dalla Federazione Italiana Vela, tutti i velisti che vorranno iscriversi attraverso il sito www.greenpeace.it/balene: il prezzo dell’iscrizione - 200 € per i circoli velici e 60 € per i singoli partecipanti - serve a coprire le spese organizzative e a sostenere la campagna di Greenpeace per la tutela dei cetacei.
“Il rischio è che i mutati equilibri all’interno della Commissione Baleniera, con l’ingresso di nuovi paesi favorevoli alla caccia, finiscano col mettere in discussione l’attuale moratoria sulla caccia, e l’esistenza del Santuario di protezione delle balene nell’Antartico”, spiega la responsabile della campagna balene di Greenpeace Emanuela Marinelli. “E questo potrebbe significare la fine delle balene”.
Giappone , Norvegia e Islanda, i paesi che hanno continuato a cacciare balene nonostante la moratoria, sono ora impegnati a conquistare voti favorevoli ad una riapertura della caccia su larga scala, “anche esercitando forti pressioni politiche nei confronti dei paesi in via di sviluppo” affermano i responsabili di Greenpeace. Oltre che dai cacciatori, le balene oggi sono minacciate dall’inquinamento chimico, dall’aumento generalizzato della temperatura che altera le correnti marine e brucia la pelle di questi animali abituati a nuotare in superficie, dai sonar della marina militare che le disorientano. Risultato,alcune specie come la balenottera azzurra sono a rischio estinzione, “anche se il crescente interesse delle giovani generazioni per la tutela dell’ambiente, e per il whale watching, anche in paesi come il Giappone dove tradizionalmente si consuma carne di balena, può far sperare per il futuro”, spiega Marinelli. “Mi è capitato spesso di navigare vicino ad una balena, sentirne l’odore e il respiro che di notte si percepisce a centinaia di metri di distanza” conclude Soldini.” Io ho tre figli, e voglio che fra trent’anni possano ancora vedere la natura e le sue creature”
Paola Emilia Cicerone
L'Unità 22 03 04




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