Oggi, 23 marzo 2004, cadono esattamente sessant’anni dall’attentato di via Rasella. Lì, in un’ora ancora oggi imprecisata ma compresa tra le 14.00 e le 16.00 del 23 marzo 1944, mentre una compagnia del Polizei Regiment Bozen transitava in formazione e a passo di marcia, un ordigno composto da 18 chili di tritolo frammisto a chiodi e bulloni nascosto in un cassonetto della spazzatura esplodeva, seminando la morte. Trentadue militari altoatesini rimanevano a terra dilaniati, molti altri feriti, dieci dei quali moriranno nei giorni seguenti. Ancora oggi non si sa con precisione il numero di civili deceduti in via Rasella perché coinvolti dall’esplosione. Due, un bambino di 13 anni e un adulto di 46, sono stati ormai identificati con certezza. Degli altri cinque o sei non si è mai saputo né il nome né le generalità.
Con quest’azione, ancora oggi additata come modello di tecnica terroristica nei manuali militari, il Pci raggiungeva senza colpo ferire due fondamentali obiettivi strategici. Si scavava in primo luogo un incolmabile solco di odio tra la popolazione e gli occupanti tedeschi che coinvolgeva fatalmente anche i fascisti [i quali ebbero un ruolo del tutto secondario sia nell’attentato sia nella feroce rappresaglia delle Ardeatine] in quanto loro alleati. In altre parole la strage di via Rasella rappresenta a tutti gli effetti l’inizio della guerra civile, ingrediente indispensabile della strategia comunista volta a trasformare l’Italia in ‘Repubblica sovietica’ al termine della guerra. In secondo luogo l’attentato provocava l’inevitabile rappresaglia nazista, nella quale si fece abilmente in modo che fossero sterminati la classe dirigente e gli elementi di spicco della Resistenza non comunista, in modo da lasciare i comunisti, nessuno dei quali risulta essere stato passato per le armi alle Ardeatine, praticamente senza rivali.
A distanza di tanti anni il ‘caso Priebke’ ha fatto riscoprire l’episodio di via Rasella, per cinquant’anni rimasto ‘imbalsamato’ nella rete di menzogne di cui è fatta la ‘storiografia resistenziale’, così che molte ‘verità’ prima del tutto ignorate sono state riportate alla luce. Altre però rimangono ancora nell’ombra, soprattutto a causa del rifiuto da parte degli eredi del Pci di rendere noto ancora oggi il contenuto dei loro archivi. Tra queste ‘verità’ tenute ferocemente occultate, una in particolare merita di essere citata per il fatto che su di essa la coltre di silenzio è rimasta più fitta e impenetrabile che mai: il ruolo [di vera e propria complicità] avuto nella vicenda dagli apparati dello stato, tutti pesantemente ‘compromessi’ con il passato regime fascista.
Un giorno certamente sapremo se l’attentato di via Rasella sia stata o no, come poi lo furono piazza Fontana, piazza della Loggia e la strage alla stazione di Bologna, la prima ‘strage di stato’ in Italia. Certo la strage di via Rasella fu il ‘preludio’ ad un decisivo ‘cambiamento politico’, la cosiddetta ‘Svolta di Salerno’ con la quale il Pci di Togliatti entrò nel governo per rimanervi stabilmente nei successivi quattro anni… ma non solo… Via Rasella diede inizio anche al ‘patto criminale’ tra comunisti e magistratura, tra la politica e la giustizia usata come arma, cosa che come sappiamo perdura ancora ai nostri giorni…
Cercare, nei limiti del possibile s’intende, di far luce sui ‘misteri di via Rasella’ non sarà pertanto un puro esercizio di ‘revisionismo’ o qualcosa del genere… sarà un aprire gli occhi su tante mostruosità che nacquero allora, che ancora sussistono, e che quanto prima se ne fa piazza pulita meglio sarà…
Foto scattata in via Rasella poco dopo l’attentato. Il corpo cadavere coperto da un lenzuolo, non disposto sul marciapiede accanto ai corpi dei militari tedeschi caduti nell’attentato, è con ogni probabilità di una delle vittime civili rimaste sconosciute…
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato





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