AMERICANA. L’EX CAPO DELL’ANTITERRORISMO COSTRINGE LA CASA BIANCA SULLA DIFENSIVA: «GUERRA CONDOTTA IN MODO PESSIMO»
Il libro che Bush non avrebbe mai voluto leggere
Altro che buchi dell'intelligence. Quelli ci sono sicuramente stati, ormai è acclarato, ma qui si parla di buchi peggiori, di gravi errori di valutazione politica compiuti prima che la furia terrorista si abbattesse sull'America. Qui si parla di George Bush, che a dispetto delle informazioni ricevute non seppe capire la minaccia di al Qaeda fino al fatidico 11 settembre del 2001. Si parla di un presidente che fin dalle prime ore successive all'attentato si era messo in testa che il mandante fosse Saddam Hussein, al punto da chiedere ripetutamente ai suoi più stretti collaboratori di indagare su quella pista. E ancora, si parla di un'amministrazione che pochi mesi dopo aver lanciato l'attacco all'Afghanistan dei Talebani cominciò a ridislocare risorse verso l'Iraq, che ormai era chiaro non aveva avuto alcun ruolo nell'attacco al World Trade Center. In sintesi estrema, si parla di un uomo che «ha fatto un pessimo lavoro nella guerra al terrorismo».
Sono accuse pesanti. Che non escono dalla penna di Noam Chomsky, né dal quartier generale di John Kerry, ma dalla bocca di Richard Clarke, l'uomo che nel settembre del 2001 guidava la task force antiterrorismo della Casa Bianca. E che proprio in virtù dell'autorevolezza della fonte, stanno mettendo la Casa Bianca - che sull'11 settembre sta costruendo l'intera campagna per la rielezione del presidente - in forte imbarazzo.
Con studiata scelta di tempo - la voglia di intervenire nel dibattito politico è lampante - Clarke ha dato alle stampe un libro, Against All Enemies, che ripercorre tutte le fasi della guerra al terrorismo lanciata da Bush: dai mesi precedenti l'11 settembre fino all'invasione dell'Iraq, «una guerra costosa e inutile che ha rafforzato il terrorismo islamico nel mondo». Il dramma della Casa Bianca è che Clarke non è un pacifista. Anzi, non è nemmeno un democratico. Ufficialmente indipendente, registratosi prima delle presidenziali del 2000 come repubblicano, Clarke è al contrario noto come un uomo dal carattere molto duro e con inclinazioni da falco. Ma, anche, come uno dei massimi esperti di terrorismo, tanto da aver persuaso ben tre presidenti - assai diversi tra loro - ad avvalersi dei suoi consigli: Bush senior prima, Clinton poi, e infine Bush junior. Per quanti sforzi faccia ora la Casa Bianca di dimostrare che le accuse di Clarke sono motivate politicamente, il suo curriculum parla da solo. E ad appena due settimane dal lancio della prima offensiva contro Kerry, sta costringendo nuovamente Bush sulla difensiva.
Clarke, come faceva notare prima dell'uscita del libro il columnist di Time Joe Klein, è l'uomo che ai primi di gennaio del 2001 - nel corso della transizione di Washington, tre mesi dopo l'affondamento del cacciatorpediniere Cole nel porto di Aden - andò assieme a Sandy Berger, il consigliere per la sicurezza nazionale di Clinton, a illustrare a Condoleezza Rice i piani per una guerra a tutto campo contro al Qaeda. Ma la nuova consigliera per la sicurezza nazionale aveva altre priorità, lei era ancora convinta che il problema principale dell'America fosse la Cina. Così decise di rivedere la politica antiterrorismo, ma la prese con calma e terminò il lavoro solo il 4 settembre successivo. Una settimana prima delle Torri Gemelle.
Questa della sottovalutazione della minaccia islamista è una storia ancora tutta da scrivere. E - come comincia ad emergere dalle audizioni dell'apposita commissione d'inchiesta del Congresso - è una vicenda che non risparmierà nessuno. Non l'amministrazione Bush, ma nemmeno quella precedente di Bill Clinton, che cominciò ad avere una percezione del fenomeno solo negli ultimi mesi del 2000, benché il primo attentato al World Trade Center risalisse al febbraio del 1993, e forse perse molto tempo utile cercando di dialogare con i paesi all'interno dei quali la rete di bin Laden si stava manifestando. La speranza dell'attuale amministrazione è proprio che dall'indagine emergano responsabilità talmente diffuse da smorzare le accuse di personaggi come Clarke, secondo il classico tutti colpevoli, nessun colpevole.
Non è escluso che le cose vadano a finire in questo modo. Ma per dirlo è davvero troppo presto. I lavori della commissione hanno appena cominciato a entrare nel vivo: ieri sono stati ascoltati gli ultimi due segretari di Stato, Madeleine Albright e Colin Powell, che hanno ambedue difeso le rispettive amministrazioni. Condoleezza Rice ha rifiutato di testimoniare pubblicamente, ed è stata ascoltata a porte chiuse per quattro ore. E i parlamentari devono ancora ascoltare molti dei protagonisti principali: da Clinton a Rumsfeld, fino a George Bush.




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