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La Lega: "Roma ladrona"
Cè espulso, ma resta in aula
Alla Camera seduta sospesa. Fiori (An) era il presidente di turno: "Intollerabili le continue offese alla capitale". La replica: "Fascista".
Cacciati altri due
ROMA - Clima da rissa alla Camera dei deputati. Durante la discussione del provvedimento sulle cartolarizzazioni degli immobili, sul quale il governo ha posto la fiducia, in aula è andato in scena un violentissimo scontro verbale tra il presidente di turno Publio Fiori, di Alleanza Nazionale, e il capogruppo della Lega, Alessandro Cè.
Quando il presidente dei deputati del Carroccio ha iniziato la sua dichiarazione di voto parlando di "un regalo ai partiti di Roma ladrona e sprecona", Fiori lo ha richiamato, ma lo stesso Cè gli ha inveito contro urlando: "Lei la deve smettere, mi deve lasciar parlare".
Al nuovo richiamo del presidente, l'esponente leghista ha insistito ("non provi a togliermi al parola"), costringendo Fiori a sospendere la seduta e ad espellere il capogruppo. Intanto, la piccola pattuglia di deputati del Carroccio aveva già cominciato a insultare Fiori, al grido di "deficiente" e "fascista"
Al momento, la situazione a Montecitorio è la seguente: seduta sospesa, i leghisti espulsi (Fiori ha ordinato l'uscita anche di Galli e Gibelli) restano in aula, e sono stati anzi raggiunti dagli altri deputati del Carroccio. Il presidente di turno è fuori. Tecnicamente, regolamento alla mano, fin quando non si dà esplicito ordine ai questori di accompagnare gli espulsi fuori dall'aula, il tempo resta sospeso. Ma il leghista Rossi annuncia con aria di sfida: "Noi dall'aula non usciamo".
E a chi gli dice che Cè e Galli sono stati espulsi da Fiori replica: "Fiori chi?".
(31 marzo 2004)




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