L'Iraq mette in guardia i colossi oil stranieri. Il prossimo Governo iracheno, che dovrebbe essere eletto a gennaio, potrebbe rivedere o cancellare i contratti siglati con le società petrolifere straniere. A lanciare l'allarme è Ali Hussain Balou, a capo della commissione parlamentare su petrolio e gas.
"Le società petrolifere che prevedono di investire miliardi dovrebbero tenere in considerazione il grande rischio che si annida dietro a questi contratti", ha detto Balou che è curdo ed è fortemente critico nei confronti della politica energetica del Paese.
"Come minimo il nuovo Governo cambierà i termini del contratto e questo non farà certo felici le società energetiche", ha aggiunto, specificando che "non ci sono garanzie per le società che il nuovo Governo si comporti come quello precedente: i contratti potrebbero essere cancellati o almeno rivisti".
Sono numerose la società petrolifere attivamente presenti sul suolo iracheno, tra cui Eni, che sta valutando se puntare anche su Nassiriya, dopo l'aggiudicazione nei giorni scorsi del contratto di servizio per il mega-giacimento di Zubair in Iraq. Al momento l'offerta più interessante per Nassiriya sembra essere quella presentata dalla giapponese Nippon Oil.
Tanto che funzionari del Ministero del Petrolio iracheno incontreranno a breve i giapponesi di Nippon Oil per finalizzare l'intesa per lo sviluppo del campo petrolifero dell'Iraq meridionale. "Il Ministero incontrerà Nippon Oil alla fine di ottobre o al più tardi a inizio novembre", ha detto il vice capo del Direttorato sulle licenze e i contratti petroliferi, Abdul Mahdy Al Ameedi, a margine di un summit a Istanbul.
Nippon Oil dovrebbe presentare un piano di investimenti pari a 8 miliardi di dollari per "lo sviluppo del giacimento e la costruzione di un impianto energetico", ha spiegato un altro funzionario iracheno, aggiungendo che il consorzio guidato dai giapponesi, di cui fanno parte anche le connazionali Inpex e Jgc, realizzerà anche una raffineria a Nassiriya con una capacità di lavorazione di 300.000 barili al giorno.
Per siglare l'intesa, mancano ancora alcune questioni di natura finanziaria da risolvere. La scorsa settimana l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha affermato che, dopo l'assegnazione del giacimento giant di Zubair in Iraq, il cane a sei zampe sta riesaminando il suo impegno nel Paese mediorientale. "Dobbiamo valutare il nostro appetito, se abbiamo voglia di fare un ulteriore sforzo in Iraq", ha affermato.
Non è quindi da escludere che Eni rinunci a Nassiriya per non aumentare eccessivamente l'esposizione in Iraq. Oggi in Borsa il titolo Eni avanza dell'1,33% a 18,24 euro, con Natixis che ha alzato il target price a 17,5 euro da 16 euro, target che comunque resta sotto il prezzo attuale, mentre il Governo nigeriano ha proposto un accordo ai ribelli per porre fine ai sabotaggi che hanno ridotto l'output di petrolio negli ultimi anni.
Si tratta di una proposta importante, ripresa con evidenza sulla stampa internazionale, che assegna alle comunità locali il 10% dei proventi delle attività estrattive. Se la proposta verrà accolta, si potrebbe avere una normalizzazione delle produzioni delle oil majors. Si ricorda che Eni ha subito negli ultimi anni un calo della produzione in Nigeria di circa 50 mila barili al giorno, il 2,8% della produzione giornaliera del gruppo.
Oggi il prezzo del petrolio è poco mosso intorno a 78,58 dollari al barile dopo un picco in Asia che lo aveva portato poco sopra 79 dollari, ai nuovi massimi da 12 mesi. Il petrolio ha messo un segno un rialzo del 9,4% la scorsa settimana e dallo scorso 7 ottobre, grazie all'indebolimento del dollaro e all'ottimismo per i risultati trimestrali Usa, ha recuperato 9 dollari il barile.
L'Iraq avverte i colossi del petrolio, vecchi contratti a rischio - Milano Finanza Interactive Edition




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