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    Predefinito Carlo Roselli una vita per la giustizia e la libertà

    la famiglia


    Carlo Rosselli nasce a Roma il 16 Novembre 1899.

    E' il secondo di tre fratelli: Aldo nasce il 21 Luglio 1895 a Vienna, durante il soggiorno dei coniugi Rosselli nella capitale dell'Impero austro-ungarico e della musica; Nello (ovvero Sabatino) a Roma il 29 Novembre 1900.

    La madre, Amelia Pincherle Moravia, di origine ebrea veneziana, scrittrice e il padre Giuseppe (detto Joe) Rosselli Nathan, anch'egli ebreo e di professione musicologo, si separeranno dopo soli sette anni di matrimonio. Joe infatti si invaghisce di una cantante lirica. Nel 1903, Amelia con i tre figli si trasferisce a Firenze, dove, anche per la presenza degli zii Pellegrino Rosselli e della moglie Janet Nathan riesce a superare le difficoltà di organizzare una nuova vita da sola e con tre bambini. Il ricordo del padre rimarrà piuttosto flebile nelle memorie dei tre fratelli Rosselli, che trovano nei coniugi Giulio e Giorgina Zabban, chiamati confidenzialmente Zio Giù e Zia Gi e, successivamente in Gaetano Salvemini, le loro guide nella vita.

    Un legame profondo unisce i fratelli alla madre Amelia, che impartisce loro un'educazione severa, all'insegna del patriottismo e della intransigenza morale, "con principi etici austeri e mazziniani" (Mazzini muore in casa Roselli nel 1872, sotto lo pseudonimo di Mr. Brown) ma, allo stesso tempo, "temperata dalla dolcezza ebraica".

    Amelia introduce ben presto i figli nel mondo culturale fiorentino: Aldo, Carlo e Nello frequentano i Nathan, peraltro imparentati con i Rosselli, il giurista Alessandro Levi, cugino di Amelia, la famiglia Ferrero, la famiglia Moravia (lo scrittore Alberto è cugino di Carlo), i Treves, (una sorella di Levi è moglie di Treves), oltreché gli zii Anna e Gabriele Pincherle.

    Il 9 Settembre 1911, il padre Joe muore di nefrite. Lascia ai figli una cospicua eredità che, in futuro, servirà anche a finanziare l'attività politica di Carlo.

    Carlo e Nello, dopo aver terminato gli studi elementari alla scuola privata "Bembaron", frequentano il Ginnasio al "Michelangiolo" di Firenze. Durante la seconda ginnasio, all'età di undici anni, Carlo si ammala di flebite e per due anni rimane quasi immobile. In questo periodo, si dedica con passione allo studio del pianoforte. Data la salute cagionevole, Carlo non può terminare gli studi classici e per questo la madre decide di iscriverlo all'Istituto tecnico, che terminerà senza troppa fatica. Aldo, viene mandato invece a lavorare come garzone nella bottega di un falegname, anche per temperare il suo carattere troppo irrequieto e, in seguito, iscritto al Collegio "Tolomei" di Siena. Nel 1914, a diciannove anni, si iscriverà alla Facoltà di medicina a Firenze.

    La formazione culturale dei giovani Rosselli coincide tuttavia con uno dei periodi più drammatici della storia del Novecento italiano: lo scoppio della prima guerra mondiale.

  2. #2
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    Il 30 Luglio 1914 scoppia la prima guerra mondiale.



    Inizialmente, il Governo italiano decide di non partecipare allo scontro e di dichiararsi neutrale. Il 24 maggio 1915, l'Italia entra in guerra.

    La famiglia Rosselli è animata da un acceso spirito patriottico e favorevole all'entrata in guerra dell'Italia, anche per l'influenza della zio Gabriele Pincherle, fratello di Amelia, senatore di formazione giolittiana e di Guglielmo Ferrero, fervente interventista.



    Aldo, che potrebbe prestare servizio presso la Croce Rossa in quanto figlio maggiore di madre vedova, decide di arruolarsi volontario in fanteria. Dopo pochi mesi viene inviato al fronte dove, il 27 marzo 1916, a ventuno anni muore in seguito a ferite riportate alla testa.Gli sarà conferita la medaglia d'argento al valore.

    Nel 1917, appena conclusi gli studi superiori, Carlo e Nello vengono richiamati alle armi, rispettivamente nel corpo degli gli alpini e in artiglieria.



    Carlo viene inviato a Caserta a frequentare un corso per sottoufficiali, proprio pochi giorni prima della disfatta di Caporetto.

    La vita militare segnerà la formazione culturale e politica del giovane Rosselli, che commenta così questa esperienza: "A contatto col popolo, molti conobbero e apprezzarono la massa. Ne compresero i dolori, le lacune, le mirabili virtù. Io stesso ricordo con commozione la scoperta che ne feci e il grande amore che mi prese per essa".



    Carlo crede nella "lezione della guerra", nella possibilità cioè che si concretizzi un avvicinamento tra la borghesia ed il popolo, tra i giovani militari borghesi ed i cosiddetti "popolani".



    Ciò che il giovane Rosselli auspica è la costituzione di un fascio di combattenti che faccia risorgere l'Italia dallo stato di crisi generale in cui stava versando. E' palese la critica rivolta all'azione dei partiti ritenuti incapaci di difendere il Paese e l'amor di patria.

    Queste tematiche vengono commentate negli anni successivi al primo conflitto mondiale in alcuni contributi scritti per la rivista culturale "Vita", pubblicata a Firenze da Jean Luchaire e successivamente sulla salveminiana "L'Unità". In una lettera inviata alla madre da Lipari i1 16 Novembre 1928, Carlo scrive: "… Poi l'uragano. Aldo, l'attesa tormentosa prima di potersi lanciare nella tormenta, lo strazio fatale dei tuoi dolori e dei tuoi timori. La guerra, infine, grande scuola di vita, incubatrice, illuminatrice, formatrice. Almeno per me che partii ragazzo e tornai uomo".

  3. #3
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    La guerra finisce. Nel novembre 1919 in Italia si svolgono le prime elezioni con il sistema proporzionale a suffragio allargato che segnano una schiacciante vittoria dei socialisti.

    Carlo ha sostenuto la lista democratica-repubblicana combattente e, come molti giovani amici commilitoni, non condivide le posizioni massimaliste di Giacinto Menotti Serrati, che rappresentano la maggioranza del Partito Socialista Italiano, né, tantomeno, il fanatismo del nascente movimento fascista. Dopo essere stato trattenuto al Comando di Asiago fino al 18 febbraio 1920, giorno del suo congedo, torna a Firenze, ma il giovane Rosselli appare disorientato.

    Il suo atteggiamento verso la guerra sta infatti mutando rispetto al periodo bellico e all'esperienza militare, sia per gli esiti della Conferenza sulla pace, nella quale gli interessi delle singole potenze vengono anteposti ai valori per cui tanti italiani hanno combattuto, sia per l'influenza esercitata su di lui da scrittori pacifisti francesi quali Henri Barbousse e Romain Rolland. Il 1920 si chiude con la condanna definitiva da parte di Carlo del ricorso alla guerra e dell'azione svolta dal movimento interventista.

    Di lì a poco il giovane conosce Gaetano Salvemini, per il tramite del fratello Nello, che gli ha chiesto consigli per la sua tesi in storia. Per i fratelli Rosselli, Salvemini diventerà costante punto di riferimento e guida morale, culturale e politica.

    Nel gennaio 1921 Carlo partecipa al Congresso socialista di Livorno, dove si consuma la scissione tra socialisti e comunisti. Qui viene conquistato da Turati che, con il suo intervento, gli infonde entusiasmo e speranza.

    Coincide con questa esperienza la prima convinta adesione del Rosselli al movimento socialista.

    E' una scelta che deriva non solo da una sempre più accentuata avversione contro il fascismo che sta imperversando anche nelle campagne toscane, ma rappresenta la naturale conseguenza di uno studio approfondito del movimento sindacale che Rosselli sta compiendo per la sua prima tesi di laurea. Dopo aver superato l'esame di licenza classica, che gli consente di iscriversi alla Facoltà di giurisprudenza, Carlo decide di frequentare la Scuola di Scienze Sociali "Cesare Alfieri" a Firenze, dove si laurea il 4 luglio 1921, con una tesi dedicata al movimento sindacale ottenendo il massimo dei voti e la lode.

    La tesi di laurea fornisce la chiave di lettura per comprendere lo sviluppo del pensiero rosselliano fino al 1930, soprattutto per quanto riguarda l'orientamento riguardo al marxismo, del quale apprezza unicamente il concetto di "fatalità" della lotta di classe. Opta invece per l'idealismo e l'azione diretta e volontaria nella lotta politica. Auspica, inoltre, un'alleanza tra il proletariato e la borghesia avanzata nel quadro più ampio di una rivoluzione culturale, oltreché morale, del movimento socialista italiano ed europeo.

  4. #4
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    Il giovane Carlo trascorre l'estate del 1921 al Forte dei Marmi, lontano dalla madre Amelia trattenutasi invece dagli amici Zabban, nella campagna fiorentina.

    Legge con particolare interesse i testi di Roberto Michels, Vilfredo Pareto e Achille Loria, di cui subirà una notevole influenza e che lo spingono a ripensare alcuni concetti espressi nella tesi di laurea.

    Nei primi mesi del 1922, la situazione politica italiana precipita in una pericolosa incertezza che avvantaggia solo il movimento fascista. Si assiste all'impotenza politica del Partito Socialista e ad una conseguente sfiducia verso l'azione del suo leader Filippo Turati.

    Dopo il XIX Congresso socialista di Milano (Ottobre 1922), che vede l'espulsione dei riformisti, Carlo inizia a studiare per la sua seconda tesi di Laurea in Giurisprudenza. Egli sente forte l'interesse per l'economia politica e, per questo decide di trasferirsi a Torino e poi a Milano, per conoscere e confrontarsi con economisti illustri quali Luigi Einaudi, Pasquale Iannaccone e Gaetano Mosca, che sta ultimando il suo "Elementi di Scienza Politica".

    Grazie alla collaborazione con Mario Fubini, incontra Piero Gobetti e i giovani del gruppo torinese di "Rivoluzione Liberale".

    Pochi mesi dopo, torna a Firenze e partecipa alla fondazione del "Circolo di Cultura".

    Nel luglio 1923, dopo essersi laureato in Giurisprudenza all'Università di Siena, Carlo si reca a Genova dove, grazie all'intervento di Salvemini, conosce l'economista Attilio Cabiati che offre al giovane Rosselli la possibilità di fare l'assistente volontario all'Istituto di Economia Politica della Bocconi di Milano, per l'Anno Accademico 1923-1924. Carlo accetta, ma prima decide di trasferirsi due mesi a Londra. Qui incontra e si confronta con i coniugi Webb e G.D.H. Cole, teorici socialisti non-marxisti protagonisti della prima tesi di laurea; partecipa ai seminari tenuti dalla Fabian Society ed anche ai lavori del Congresso annuale delle Trade Unions. Il contatto con gli ambienti del laburismo inglese spinge Rosselli a rivedere il suo concetto di socialismo. Dopo che nel giugno 1922, la Conferenza nazionale del Labour Party tenutasi ad Edimburgo sceglie la strada della "parlamentary political democracy", facendo così raddoppiare i voti al labour nelle elezioni del dicembre 1922, Carlo si convince che per superare le crisi e gli insuccessi dei partiti socialisti continentali e ancor di più del socialismo italiano è necessario intraprendere la via della revisione liberale del socialismo. Dunque, prende forza l'affermazione di un socialismo non-marxista, di un partito del lavoro completamente sganciato dai teoremi marxisti, e in primo luogo dall’idea di determinismo economicistico.

    Il modello che Carlo avrebbe voluto far passare in Italia era quello lanciato da J. Ramsay Mac Donald nel suo Direttive politiche per il Partito del lavoro, dove viene proposto un socialismo che sappia conciliare le esigenze della moderna borghesia liberal-democratica con quelle del movimento proletario, in una prospettiva di progresso e secondo un modello liberale.

    Nell'inverno tra il 1923 e '24, Carlo va a Milano, dove alla Bocconi inizia la sua esperienza da assistente volontario di Cabiati. Su incarico del PSU e della CGIL tiene lezioni anche all'Università proletaria. Qui si costituisce un nucleo di antifascisti repubblicani e socialisti che seguiranno anche l'imminente campagna elettorale di Turati e Matteotti per le elezioni politiche del 1924.

    E' questo un periodo molto importante per la vita di Rosselli. Partecipa sempre più attivamente ai lavori del Partito Socialista Unitario i cui leaders Turati, Treves e Matteotti gli infondono una grande forza per affermare l'idea di un socialismo riformista, che combatta la violenza e difenda la libertà, soprattutto di fronte all'imperversare del fascismo.

    L'influenza del teorico inglese Leonard Trelawny Hobhouse, tra i primi teorizzatori del liberal socialismo, sollecita Carlo nel Luglio 1923 a scrivere per "Critica Sociale", rivista fondata da Filippo Turati un articolo fondamentale per la prima fase del suo pensiero politico: Liberalismo socialista. Vi si ritrovano i principi teorici su cui nel 1929 penserà "Socialismo Liberale" e cioè la necessità che il movimento socialista si renda indipendente "alla lettera dal pensiero marxista", e proclami invece la validità del binomio liberalismo-socialismo. Dove il liberalismo come metodo viene distinto dal liberalismo come sistema. In una lettera scritta alla madre, Rosselli commenta così l'uscita dell'articolo: " E' sortito il mio lenzuolo su Rivoluzione Liberale... Ritengo sia destinato ad accendere forti polemiche. Sono però in una posizione fortissima e soprattutto, mi pare, discretamente originale".

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    All'indomani della fine del primo conflitto mondiale, un gruppo di giovani fiorentini sente l'esigenza di discutere sul significato politico dell'intervento in guerra dell'Italia e sul futuro delle istituzioni liberali. Per questo nasce il Circolo di cultura di Firenze che si aggiunge ad altri gruppi sorti in Italia nel periodo bellico e post bellico con la stessa matrice ideologica: a Torino "Rivoluzione Liberale" di Gobetti, a Genova "Pietre" diretto da Pietro Basso, a Milano, il gruppo di "Caffè" con Bauer e Parri. Il Circolo fiorentino si costituisce per iniziativa di Alfredo Niccoli che intende proporre un sistema di dibattito politico incentrato su tematiche di attualità, come avviene in alcuni clubs attivi in Inghilterra: il relatore apre la discussione ed i presenti partecipano liberamente. Durante i primi tre anni di vita, agli incontri settimanali del Circolo nella sede dell'avvocato Niccoli, in Via degli Alfani, partecipano tra gli altri Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Piero Jahier, oltre a Carlo e Nello Rosselli. I relatori delle serate sono Gaetano Salvemini, Alessandro Levi, Riccardo della Volta. Tra i temi più dibattuti vi sono la questione meridionale, il futuro del socialismo, la rivoluzione russa, oltre naturalmente la critica all'interventismo.

    Tra il 1921 ed il 1923, i partecipanti alle discussioni si fanno sempre più numerosi, tanto che il Comitato direttivo decide di trovare una nuova sede, più spaziosa, autonoma, che possa restare aperta tutti i giorni e dove ci siano spazi per consultare riviste e libri. Carlo Rosselli, entusiasta del progetto, decide di investire i suoi denari nell'affitto della nuova sede in Borgo SS.Apostoli e per l'arredamento. Gobetti ricorda così l'entusiamo del giovane:"Ho incontrato Rosselli, è euforico e tutto preso dall'idea di questo Circolo, e porta di persona i mobili su per le scale per arredare questo ambiente".

    Una sera del 1923, Gaetano Salvemini invita al Circolo una giovane ragazza inglese della Contea di Bekshire: il suo nome è Marion Catherine Cave. Tra Carlo e Marion nasce subito una forte intesa. Marion è la quarta di cinque fratelli; suo padre, pedagogo, è di religione quacquera. Appassionata di musica lirica, ha un temperamento romantico ed ama particolarmente la cultura italiana. Infatti imparerà molto velocemente l'italiano, anche per l'assidua lettura di quotidiani, fra cui l'"Avanti". A ventitrè anni decide di laurearsi all'Università di Firenze, dove si guadagna da vivere insegnando inglese al British Institute. Qui conosce Gaetano Salvemini, che ne rimane affascinato soprattutto per la spiccata personalità. Negli anni successivi la chiamerà confidenzialmente "Biancofiore". Marion si impegna attivamente nel Circolo e, insieme a Nello Rosselli ed a Salvemini, si iscrive al Partito Repubblicano.

    L'attività del gruppo di giovani intellettuali fiorentini si fa sempre più intensa: la riflessione politica ogni giorno più pericolosa, tanto che la sera del 31 Dicembre 1924, le squadre fasciste devastano completamente il Circolo di cultura. Due giorni dopo l'assalto, il Prefetto ne ordinerà lo scioglimento in quanto "la sua attività provoca il giusto risentimento del partito dominante".

    Marion e Carlo condividono la storia del Circolo ed insieme affrontano le nuove sfide della vita. Decidono di sposarsi il 25 Luglio 1925 a Firenze, per trasferirsi quasi subito a Milano.

    Qualche anno più tardi, Amelia dirà di Marion: "... era abituata, era stata onestamente avvertita, fin dal primo momento, di quello a cui andava incontro; ed essa del resto... aveva dato prova non dubbia di passione politica.

    Ma fino a qual limite un uomo, un marito, deve sacrificare la famiglia per l'ideale?".

  6. #6
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    LA TRAGEDIA DI GIACOMO MATTEOTTI. LE RISPOSTE ALLA CRISI FINALE DELLO STATO LIBERALE: "NON MOLLARE" E "QUARTO STATO


    La legge Acerbo del 13 novembre 1923 sanziona anche sul piano parlamentare la posizione di forza ormai raggiunta dai fascisti. Il "listone" capeggiato da Mussolini ottiene la maggioranza relativa e quindi i due terzi dei seggi alla Camera. Quando i deputati sono chiamati a ratificare il risultato delle elezioni, il segretario politico del Partito Socialista Unitario, Giacomo Matteotti, pronuncia il suo celebre discorso a difesa delle istituzioni democratiche, contro il risultato elettorale. Pochi giorni dopo viene ucciso per ordine di Mussolini. Questa azione sancisce definitivamente la fine dello Stato liberale e della funzione delle istituzioni democratiche italiane, ma allo stesso tempo accende tra il popolo un sentimento di rivolta, di protesta. Rosselli rimane estremamente colpito per quanto accaduto. L'esempio del leader socialista accompagnerà tutta la sua esperienza politica e a lui dedicherà molti scritti, fra cui spicca per l'interesse storico e politico Eroe tutto prosa, scritto in occasione del decennale della morte di Turati su "Almanacco Socialista" del 1934. Carlo rompe gli indugi e decide di militare attivamente nel partito di Matteotti, il P.S.U., in scontro diretto con i fascisti. Contesta con Salvemini la scelta di Turati di ritirarsi "sull'Aventino delle proprie coscienze", anziché esprimere con forza tutto lo sdegno per le azioni compiute dal fascismo. Il Governo decide di abolire la libertà di stampa e la voce dell'opposizione si fa ancora più flebile. La reazione dei giovani militanti socialisti fiorentini è immediata: Carlo Rosselli ed Ernesto Rossi presentano a Salvemini il primo numero del nuovo giornale clandestino "Non Mollare. Bollettino d'informazione durante il regime fascista". L'organizzazione clandestina è molto ben studiata: ad Ernesto Rossi il compito di trovare ogni volta tipografie diverse, Nello Traquandi e Max Ascoli si occupano di diffondere il foglio in tutte le città più importanti d'Italia e Marion Cave è una coraggiosa segretaria che si riempie spesso i vestiti di copie appena uscite dalla tipografia. Infine Carlo Rosselli, che con Ernesto Rossi scrive la maggior parte degli articoli e con Salvemini finanzia tutta l'operazione. La diffusione è a livello nazionale e si arriva a tirare quasi dodicimila copie. Ma la vita indisturbata e clandestina del foglio non è troppo lunga. Per la spiata di un tipografo, Ernesto Rossi è costretto a rifugiarsi in Francia; Salvemini viene arrestato dai fascisti l'8 giugno e successivamente scarcerato grazie all'amnistia. Dopo qualche giorno decide di espatriare in Francia, ma prima di partire si ferma a casa Rosselli, in Via Giusti, dove un giardiniere, spia fascista, avverte la milizia delle intenzioni del leader socialista. I fascisti intervengono e saccheggiano l'abitazione. Il 20 luglio anche Giovanni Amendola, rappresentante dell'Unione nazionale, viene aggredito dai fascisti a Montecatini. Nonostante la pericolosità del momento, il 20 settembre Rosselli riesce a pubblicare il settimo numero di "Non Mollare", in cui viene riportata la lettera che Cesare Rossi aveva scritto a Mussolini minacciandolo di rivelare il nome del mandante dell'assassinio Matteotti. La controffensiva fascista non tarda ad arrivare ed è Mussolini in persona ad ordinare di arrestare tutti coloro che militano nel gruppo del "Non Mollare". Immediate le rappresaglie e le spedizioni punitive che culminano nella "notte di S. Bartolomeo", tra il 3 ed il 4 Ottobre, quando vengono uccisi i deputati socialisti Gustavo Console e Gaetano Pilati e il repubblicano Giovanni Becciolini. Il periodo di stragi e violenze fasciste culmina il 15 febbraio 1926 con la morte a Parigi di Piero Gobetti, cui i fratelli Rosselli erano legati da una forte amicizia. Agli inizi del 1926 Carlo accetta la nomina a professore incaricato di economia politica presso l'Istituto Superiore di Genova. Si rende conto che di fronte a tanta violenza non si può restare in silenzio, ma è necessario reagire con fermezza e chiarezza di idee. E' infatti urgente che l'area socialista si ricomponga e ritrovi un nuovo spirito combattivo, un'energia da opporre alla violenza del fascismo. Bisogna cioè puntare al "rinnovamento del socialismo", che passa attraverso una nuova piattaforma programmatica in cui si possano ritrovare tutte le forze dell'antifascismo italiano. Con questo obiettivo nella primavera del 1926 nasce la rivista "Il Quarto Stato" che Carlo fonda con Pietro Nenni, leader del partito socialista e convinto assertore dell'unità socialista. Il messaggio che si vuol lanciare dalle pagine della rivista è l'unità di tutte le forze antifasciste, tese a creare una coalizione tra socialisti e repubblicani, partendo dalla classe operaia, contro il fascismo, ma anche contro la visione parziale che il comunismo continua ad avere della situazione italiana. I comunisti sono infatti convinti che il fascismo sia ormai sul punto di crollare e che, per questo, il movimento rivoluzionario proletario abbia quale unico scopo quello di organizzarsi per il raggiungimento della dittatura del proletariato. Dopo una serie di attentati contro Mussolini, il Consiglio dei Ministri decreta una serie di leggi successivamente definite "Leggi eccezionali" per la loro connotazione antidemocratica, che prevedono lo scioglimento dei partiti e di tutte le organizzazioni contrarie al regime, nonchè la soppressione della stampa antifascista. Anche "Quarto Stato" rimane vittima della repressione fascista e il 30 ottobre 1926 esce l'ultimo numero dedicato al Congresso del partito socialista riformista italiano.

 

 

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