L'automobilismo ha esigenze giuridiche precise e preoccupazioni più che fondate»



Il governo s'impegna a studiare "correttivi" alla legge di recepimento del mandato d'arresto europeo per «circoscrivere le preoccupazioni» che riguardano il mondo della Formula Uno. L'impegno è stato preso dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, che a Roma ha incontrato il presidente della Federazione internazionale automobilistica, Max Mosley.
«Nessuno vuol essere al di sopra della legge - ha premesso Mosley - ma il nostro auspicio è che i procedimenti penali derivanti da sport pericolosi possano essere avviati solo in relazione a condotte che esulano dalla sfera della disciplina sportiva in questione. La legge dovrebbe riconoscere che alcune attività sono diverse. Sarebbe bello pensare che un magistrato non reagisca alla pressione - ha aggiunto il presidente della Fia -. Ma una minoranza sceglierà la soluzione più semplice anziché quella più giusta».
Preoccupazioni "fondate" quelle del mondo della F1, ha detto il ministro, che ha definito l'incontro con Mosley "illuminante". «Il mandato di arresto europeo è nato per combattere il terrorismo, ma rischia di avere un impatto ben diverso. Occorrerà quindi, almeno per quanto riguarda l'Italia, che si possano trovare correttivi che possono circoscrivere il problema legato alle preoccupazioni della F1, nei limiti della nostra Costituzione e della direttiva Ue - ha spiegato Castelli -. Non intendo stravolgere nulla».
«I problemi non sono legati soltanto al mandato d'arresto europeo, ma anche - ha aggiunto il Guardasigilli - alle decisioni- quadro sul congelamento e la confisca dei beni. L'Italia può tener conto di queste preoccupazioni sia nella legge di recepimento della direttiva sul mandato d'arresto, che è in Parlamento, sia sostenendo una legge europea sugli sport pericolosi che richiedono una legislazione particolare. Vanno specificate meglio le fattispecie di reato. Mosley - ha riferito ancora Castelli - ha illustrato le preoccupazioni che potrebbero nascere da una non corretta applicazione del mandato d'arresto europeo in relazione alla natura intrinseca della F1, ai rischi ad essa connessi e al grande impatto mediatico di questo sport. Potrebbero nascere infatti effetti non ben valutati in sede di stesura della decisione-quadro, esponendo il mondo della F1 a rischi giudiziari eccessivi. Mi sono impegnato a esaminare le problematiche in sede di recepimento della decisione-quadro».
Una legge, ha spiegato Castelli, si deve «misurare con gli effetti che ha sulla società. Se sono negativi, c'è il dovere di correggerli. Quindi, ragioniamo se un'attività sportiva può essere equiparata a qualsiasi altra attività. Io penso di no». Castelli ha colto l'occasione per respingere le accuse di aver bloccato l'iter parlamentare della legge di recepimento della direttiva Ue sul mandato d'arresto. «Mi sono lamentato tantissime volte della lentezza del Parlamento, eccessiva. Sono stato accusato di ritardare Eurojust, questo non sta né in cielo né in terra... Auspico che il mandato d'arresto europeo, in qualunque senso, sia approvato. Restare in mezzo al guado non serve a niente. Il Parlamento ha il dovere di prendere una decisione».
Ma il mandato d'arresto Ue «non è una madonna pellegrina, la soluzione di tutti i mali», ha ribadito Castelli, segnalando come si tratti di «uno strumento che ha dimostrato di funzionare anche male».



[Data pubblicazione: 26/03/2004]