Oggi mi è ritornato in mente una storia che avevo concepito moltissimi anni fa...è qualche tempo che il pensiero di quel lontano racconto mi ritorna alla mente, quindi ho deciso di fare un post che ricordi quella storia...il suo protagonista era Kalman Unicorn, un mio personaggio di Ad&d...

Kalman era un avventuriero con pochi scrupoli dedito al furto e piuttosto facile all'omicidio...un quarto di sangue elfico scorreva nelle sue vene come mostrava la sua folta criniera bianca che faceva un curioso contrasto con la carnagione abbronzata di un uomo che viveva spesso all'aria aperta...egli aveva perso i genitori da bambino in una imboscata che gli aveva anche causato la ferita che gli fatto perdere l'occhio sinistro, lasciandogli un solo occhio verde e scintillante come uno smeraldo...trovato da un giovane cacciatore elfico il bambino umano era stato allevato per divenire un guerriero, anche se in seguito la sua inclinazione alla delinquenza lo aveva fatto cacciare dalla comunità dove viveva...il giovane era giunto dal mare in cerca di un tesoro nascosto nella cui locazione, sfortunatamente per lui, aveva incontrato un gruppo di predoni che lo avevano preceduto...

Tra questi "predoni"...perchè in fondo questo erano...vi era una giovane cacciatrice elfa dalla pelle candida come la neve, dalla folta chioma argentea e dagli occhi di un intenso color viola...il suo nome era Quenya...la giovane era piuttosto laconica e inizialmente non aveva colto particolarmente l'attenzione del giovane uomo...

Quando la banda si fu spartita il bottino, al quale eccezionalmente fu ammesso anche l'ultimo arrivato, il cui intervento era stato cruciale per la sopravvivenza del gruppo, il gruppo si separò ed il caso volle che Quenya e Kalman decidessero entrambi di dirigersi verso sud...verso una landa desertica dove pensavano di trovare lavoro come mercenari a scorta di qualche carovana...i due si accorsero di essere diretti alla stessa meta solo quando si incrociarono di nuovo sulla stessa nave, dove il destino aveva deciso di farli incontrare di nuovo...nel corso del viaggio per mare decisero di lavorare assieme...

Una volta arrivati nella rovente landa desertica che era la meta dei loro viaggi non ci volle molto perchè trovassero una carovana che aveva bisogno di guardie...la paga non era eccezionale, perchè la carovana era piccola, ma comunque abbastanza buona...nel corso del viaggio i due si sarebbero scambiati ben poche parole...Quenya era troppo schiva e piuttosto solitaria, mentre Kalman era abituato a farsi gli affari propri...ma nel corso del viaggio i loro occhi si sarebbero incontrati spesso...durante una giornata particolarmente arroventata le loro mani avrebbero cercato la grande otre dell'acqua per sedare la terribile sete che attanagliava le loro gole riarse...e le mani dell'avventuriero avrebbero ceduto quel preziosissimo tesoro alla giovane elfa...che avrebbe sistemato il suo giaciglio, solitamente posto lontano dal bivacco, vicino allo strano umano...erano piccole cose...ma per due spiriti liberi come loro erano forse quelle piccole cose a rendere così speciale quel loro rapporto fatto di lunghi silenzi che si temeva di riempire e di occhiate fugaci...

...ma un giorno giunse un imprevisto a separarli...

...la carovana fu attaccata da una banda molto numerosa di predoni goblinoidi...durante la mischia cruenta e selvaggia i due si persero di vista, perchè in quel momento c'era poco a cui badare a parte non finire trapassati dalle rozze lance dei nemici che li accerchiavano...

I nemici erano troppi però...

Kalman fu sopraffatto e tramortito...in catene fu portato via dai goblinoidi, diretto alla loro dimora...durante la notte, benchè fosse legato e ferito, il guerriero si liberò con uno strattone dei suoi possenti muscoli, strangolò la guardia che lo custodiva e, armato della scimitarra del goblinoide, sterminò quel che restava dei suoi catturatori...

Terminato quel massacro e recuperare le proprie armi, l'umano ritornò nel luogo della sua cattura percorrendo al contrario la pista lasciata dai suoi catturatori...nel luogo dell'imboscata trovò solo morte ed un mucchio di cadaveri spolpati fino alle ossa dagli avvoltoi...in qualche modo aveva sperato che Quenya fosse lì...nei dintorni...ma quei corpi gli fecero pensare al peggio...nel silenzio del tramonto, il guerriero soffocò un singhiozzo stringendo con forza i denti fino a farli stridere...non era quello il tempo per la disperazione...avrebbe avuto vendetta per quell'amore che aveva perso senza neppure sfiorarlo...una rabbia ed un odio atroci si svegliarono nel petto dell'uomo e lo tennero caldo nella sua lunga marcia verso la sua nuova meta...il luogo dove lo guidavano alcune tracce che aveva notato...il covo dove i suoi catturatori avevano cercato di portarlo prima che li trucidasse...

Dopo alcuni giorni di marce forzate...poco dopo il tramonto...il viandante giunse ad un castello nel cuore del deserto, dove conducevano le tracce che aveva seguito...il castello era costruito su una specie di bassa collina rocciosa ed era circondato da un fossato...così lui si avvicinò strisciando e con due freccie uccise le sentinelle che stavano a guardia di una torre, poi si calò nel fossato e a mani nude scalò le mura della fortezza, mentre le tenebre di una notte senza luna nascondevano la sua ombra oscura durante la scalata...quando fu giunto in cima, estrasse dai loro foderi la sua spada e la lunga daga che lo avevano sempre fedelmente servito ed iniziò la sua feroce e suicida campagna di morte...

Non attese che i goblinoidi lo attaccassero...sapeva che alcuni di loro avevano ucciso Quenya e per lui questo bastava per condannare chiunque di loro ad una rapida e cruenta morte...quella notte il sangue scorse a fiumi, le sue lame trovarono pronte una breccia nella guardia e nelle armature leggere degli umanoidi...teste...braccia...gambe furono amputate quella notte, mentre quel torrente d'acciaio infiammato dal desiderio di vendetta percorreva i bastioni e le torri in cerca di nuovi nemici da uccidere...

I suoi avversari non furono certo innocui...il castello conteneva oltre trecento goblinoidi appartenenti a varie specie e tribù...benchè fossero stati colti di sorpresa, non ci volle molto perchè fosse dato l'allarme e allora ondate di nemici piovvero da ogni punto del castello contro quello sciocco umano che aveva osato attaccarli nella loro tana...

Le lance dei nemici fecero più volte breccia nella corazza del guerriero, ma lui, ignorando il dolore, continuò a combattere...le pile di corpi che si accumulavano ai suoi piedi riempivano di terrore i suoi aggressori, talvolta rendendoli esitanti e timorosi e permettendo all'avventuriero di guarire le proprie ferite ricorrendo ad elisir miracolosi che aveva trovato nel corso dei suoi vagabondaggi...

Era notte fonda quando la lama del guerriero trapassò anche l'ultimo dei goblinoidi...ma l'opera non era ancora conclusa, perchè una enorme figura tenebrosa apparve volando sulle mura...era un enorme drago dai colori scuri, cavalcato da uno stregone che comandava su quella fortezza...il mago non fu abbastanza brillante, perchè una freccia gli trapassò la gola prima che potesse lanciare un incantesimo...Kalman balzò in groppa al drago e gli affondò la spada a fondo dentro nella gola, sgozzandolo...la sua vendetta si era compiuta...

L'uomo liberò dalle segrete del castello tutti i prigionieri, poi abbandonò il castello...

Aveva appena fatto qualche passo tra le dune, quando slacciò il cinturone e lo lasciò cadere al suolo...le sue labbra tremavano ed il suo occhio era spalancato in un'espressione folle...si gettò a terra con un suono soffocato...nella sua mente c'era solo un pensiero...l'aveva persa...persa per sempre...aveva portato vendetta e morte tra coloro che l'avevano uccisa, ma lei non c'era più...era in quella pila di corpi...lui non era stato in grado di difenderla...

Con un suono inarticolato, il guerriero brancò la propria spada con la mano sinistra e, con l'occhio acciecato dalle lacrime, con una mossa decisa si recise la mano destra con un solo colpo...quando lo fece non potè evitare di emettere un terrificante grido di dolore, ma la follia ormai lo possedeva...la sua mano lo aveva tradito e aveva pagato anche lei...strisciando a carponi, il guerriero continuò la sua marcia verso la morte, mentre la vita fluiva fuori dal suo corpo attraverso il moncherino...la sua vita non aveva più senso perchè lei non esisteva più, così le andava incontro nella morte, seppur una morte orribile...forse di dissanguamento...forse di fame o di sete...

In realtà Quenya non era morta.

La cacciatrice elfica non era stata catturata, ma lo scontro l'aveva condotta lontano da dove Kalman combatteva contro l'orda di goblinoidi...nel cuore del deserto avrebbe poi trovato uno dei cavalli che portava le otri d'acqua, ma i suoi voti di cacciatrice le avrebbero imposto di non cavalcarlo...così, col cavallo al seguito, ritornò verso il luogo dello scontro...lì trovò le tracce dei goblinoidi che avevano catturato l'umano, ma i due si sarebbero curiosamente mancati per alcune sfortunate coincidenze ed un distacco di un paio d'ore...

Quando Quenya raggiunse la fortezza resa desolata dal suo amato i prigionieri che si erano accampati lì per la notte le dissero che l'uomo che li aveva liberati, che lei aveva riconosciuto come Kalman, era improvvisamente impazzito, aveva mollato le sue armi e si era mozzato da solo una mano...naturalmente loro erano stati alla larga perchè un uomo in grado di sterminare centinaia di goblinoidi in una notte sola era chiaramente un soggetto che poteva fare liberamente qualunque pazzia senza essere disturbato...ad ogni modo avevano tenuto la mano mozza come una macabra reliquia e gliela mostrarono...lei prese il fagotto con la mano e, accompagnata dal più temerario dei prigionieri, seguì le flebili tracce di sangue rappreso lasciate dal suo amato...

Era l'alba di una giornata torrida quando trovò il corpo di Kalman...il suo amato era riverso moribondo a guardare il cielo che si illuminava, ma i suoi occhi erano sbarrati...lacrime scivolarono sulle bianche gote di porcellana dell'elfa, ma non si lasciò sopraffare dal dolore...controllò la sua gola...il battito era lievissimo ed era pallido come un cencio, ma era ancora vivo...il prigioniero le disse che c'era un sant'uomo al suo villaggio e che forse avrebbe potuto ridarglielo vivo ed integro come l'aveva conosciuto...se fossero giunti in tempo...

La donna sollevò il corpo del suo amato e lo mise sul cavallo, porse la mano mozza all'altro umano e gli disse solo alcune parole perentorie, mentre i suoi occhi viola gonfi di lacrime trapassavano il prigioniero come due freccie... "Seguirò le tue tracce...ma corri come il vento, perchè se lui muore, tu morirai, compreso umano?".

L'altro comprese immediatamente che la donna non scherzava affatto, buttò a terra le otri e cavalcò rapidamente verso il proprio villaggio come se la morte stessa gli fosse alle calcagna...e in qualche modo era proprio così...

Quando la donna raggiunse il villaggio era quasi mezzogiorno...benchè fosse molto agile aveva dovuto seguire le tracce in quel deserto e non era una operazione rapidissima...inoltre portava sulle spalle le otri che il prigioniero aveva bruscamente buttato giù di sella per fare prima...non ci volle molto perchè localizzasse la casa del sant'uomo...una tenda un poco in disparte dal resto del villaggio...

Quando la donna entrò nella tenda, vide il prigioniero impallidire e guardare atterrito un vecchio rugoso, arrivando addirittura a prendergli il braccio da quanto era agitato...ma il vecchio lo scostò dicendogli "Non temere...il tuo liberatore è vivo e questa donna non credo che voglia realmente ucciderti, anche se la salvezza di quest'uomo non la deve certo alle sue buone maniere..."...

Quenya non sentì neppure le ultime parole taglienti del vecchio...si gettò subito al capezzale del suo amato...gli gettò le braccia al collo...per un istante solo esitò...poi lui riaprì il suo occhio verde e le labbra dell'elfa si congiunsero alle sue in un bacio appassionato, mentre le lacrime scorrevano sui volti di entrambi...mentre la giovane mormorava frasi sconnesse in elfico..."...mai più...mai più..." stringendosi al cuore la testa dell'uomo che amava...

Nota : In realtà, la mia avventura di Ad&d non è mai arrivata oltre lo sterminio dei goblinoidi perchè il resto era tutto dentro nella mia testa...ma credo che sia giusto che finalmente questo racconto si sia concluso...è una storia terribile di amore e morte, ma soprattutto di un amore totalizzante ed appassionato...di un amore fanatico che porta alla follia ed all'autodistruzione...ma, io credo, forse l'unica forma di amore che meriterebbe di essere sognata...sinceramente ora come ora mi viene quasi da piangere a pensare ai miei due personaggi abbracciati e finalmente uniti nel loro amore...era tanto che avrei dovuto concludere questo mio racconto, ma non l'ho mai fatto. Ora spero che anche a me venga concesso di incontrare la mia Quenya e di vivere un amore così...