La Lega...questa Lega...quella Lega...di ieri...di oggi.
Ricordo che nel lontano 97 un amico, che avevo convertito al leghismo, quello dei ruggiti e degli sguardi truci agli sbirri, ogni volta che mi incontrava il sabato sera, tutti i santi sabati sera, ancor prima di dirmi ciao mi guardava fisso negli occhi e dopo una breve pausa e un largo sospiro, a denti stretti mi chiedeva: "Ma allora, sta cazzo di Lega la fa o non la fa la rivoluzione?". E tutte le volte io gli sorridevo e gli rispondevo: "tu tieniti pronto, la storia sta bussando alla porta". Giá.
Giá, la storia bussó. E da dentro le trincee, quelle peró vellutate e un po' troppo sinuose, la diligenza(non merita l' apellativo di dirigenza) mise fuori la testa e disse: "Aspetta un attimo, cos`é sta fretta? Qualcuno ci rincorre? Dai, abbiamo una via lastricata di voti...ci cercano tutti...va, va, che ci vediamo piú tardi". E immaginiamoci se la storia e gli eventi possono stare ad aspettare i comodi di supposti strateghi in delirio. Un delirio che non smise per anni, quelli seguenti, tra concessioni, passi indietro, smentite e balzelli da giullare per "ingannare"(cosí diceva la diligenza) il nemico, per poi affondarlo. Arrivarono gli accordi e una lunga serie di sconfitte elettorali. In tutto il mondo funziona la regola del chi sbaglia paga: in Lega non si sa neppure che significhi. Generali ideatori di strategie fallimentari poco mancava che venissero decorati. La fede, il fideismo manicheo, l' ortodossia interna raggiungeva picchi incredibili e piú la situazione peggiorava e piú si smantellava ogni possibile "critica".
Oggi la Padania l' abbiamo in mente solo noi, la base o l' ex base, i militanti. Ai piani alti la Padania non arriva, fastidia, intralcia.
Eppure a chi é entrata nel cuore, dentro, fuori, sopra o sotto il partito continua a cullarla. Ë come quei sogni dai contorni fanciulleschi, a volte troppo vividi e puri, facili da amare, acciecanti. Gli altri, guardandoti straniti, si scambiano un' occhiata e si dicono "Crescerá e se ne dimenticherá...ma che bella la sua etá, vero?". Eppure siamo ancora qui, piú vecchi e piú acidi ma con lo stesso sogno aggappato all' anima. E sono sicuroc he siamo molti, molti di piú di quello che dicono, molti di piú di quello che crediamo e non crediamo. Siamo cresciuti, dentro e fuori le fila della truppa bossiana, ma alla fine siamo quelli di ieri, di sempe. A qualcuno i tarli di mezza sedia hanno creato scompensi chimici od ormonali; ad altri hanno venduto per buona la "teoria" del "spacchiamo tutto da dentro". E tra costoro ci sono coloro che vi credono e coloro che vogliono credervi. Ma il nostro sogno bambino di una bambina Padania fluttua tra numeri parlamentari, accordi...sí, accordi di chitarra napoletana e paternali per gli eterodossi. Il solito fiume diviso in mille rivoli.
Oggi l' amico ildott, sfidando la mia totale ignoranza informatica e inettitudine tecnologica(ridatemi la penna e il calamaio!) e armandosi di grande pazienza é riuscito a farmi scaricare le canzoni di Sergio Borsato.
Quanti ricordi, quanta nostalgia; riascoltandolo qui, in terra Cuscatleca, é come se il mio cuore avesse smesso di battere dopo gli anni del sogno di bambino che aspettava una bambina, Padania. O forse non aveva mai smesso di pulsare e aveva chiuso gli occhi davanti allo squallore degli ultimi tempi.
Quanti di noi ha accompagnato la musica di Borsato? Quante volte nel nostro girovagare da un servizio d' ordine all' altro le sue canzoni ci seguivano come la colonna sonora di cieli di bufera?
"Servi di Roma fuori, senza dubbi ne ripensamenti, Padania bella e libera, guarda avanti"!
Grazie Sergio, grazie ildott.




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