...."sotto stress elettorale"
Roma. Sarà Luca Coscioni – il presidente di Radicali Italiani affetto da sclerosi laterale amiotrofica – a sottoscrivere per primo, quest’oggi a mezzogiorno in Corte di Cassazione, il deposito del referendum abrogativo dell’intera legge sulla fecondazione medicalmente assistita.
Alla vigilia dell’importante convention dell’Ergife, i Radicali Italiani rompono così gli indugi e decidono la via dello scontro frontale “contro una legge crudele che colpisce i diritti, le libertà e le speranze di malati e coppie sterili”.
Un solo referendum, quindi, e non invece i tre quesiti che nelle ultime settimane erano stati elaborati nelle stanze di via di Torre Argentina all’interno di un composito comitato promotore.
“Questa legge è tutta da buttare e abbiamo deciso di comportarci di conseguenza”, spiega adesso il deputato europeo Marco Cappato, interprete della linea “massimalista” che alla fine è prevalsa all’interno del partito. “Sappiamo bene che così aumentano le possibilità di una bocciatura del quesito. Ma se ti vogliono fottere, ti fottono comunque. Anche se presenti tre referendum diversi. La Corte costituzionale ha sempre emesso le sue sentenze in base alle sue convenienze e agli equilibri di potere del momento, elaborando nei decenni una giurisprudenza eversiva che ha completamente stravolto l’istituto referendario. Per questo è opportuno promuovere un unico quesito”.
Cappato, che si augura che la raccolta delle firme inizi al più presto, non esclude comunque eventuali forme di collaborazione con altri oppositori della legge: “Se altre forze politiche e sindacali, associazioni e personalità del mondo scientifico vorranno investire risorse militanti ed economiche in altri quesiti, sappiano fin d’ora che saranno senz’altro le benvenute”.
Frasi concilianti che non riescono però a ricomporre la frattura creatasi con quanti hanno sostenuto in Parlamento la battaglia radicale contro l’approvazione della legge.
“La scelta radicale dei Radicali –, spiega un amareggiato Antonio Del Pennino – complica le cose in maniera assurda, spacca il fronte laico che si era faticosamente costruito ed è un bel regalo ai crociati del proibizionismo sulla fecondazione assistita. A questo punto rinuncio anche ad andare alla convention all’Ergife: ho capito che avere un rapporto alla pari con Pannella è praticamente impossibile”.
La scelta di presentare un referendum totalmente abrogativo non è condivisa neppure dai dirigenti del Nuovo Psi.
“Credo che in questa battaglia, per essere vincenti, occorra essere compatti”, commenta il deputato Chiara Moroni. “Le fughe in avanti dei Radicali inficiano le possibilità di arrivare a un risultato positivo. Il problema non è che il Parlamento abbia legiferato su questi temi ma semmai che abbia varato un coacervo di norme punizioniste e astrattamente scientifiche, che rischiano di invecchiare anzitempo. Peccato. Vorrà dire che andremo avanti per la nostra strada”.
Moroni annuncia infatti che presto verranno depositati in Corte di Cassazione proprio i tre quesiti che i Radicali hanno adesso deciso di accantonare: il primo per abrogare le norme che vietano alla donna di rifiutare l’impianto in utero dell’ovulo fecondato, la diagnosi preimpianto e la creazione di più di tre embrioni; il secondo per abolire gli articoli che vietano la fecondazione eterologa; il terzo per consentire la clonazione terapeutica e l’utilizzo degli embrioni soprannumerari nella ricerca scientifica.
Si profila insomma una situazione doppiamente paradossale, tipica purtroppo del frammentato mondo laico.
Primo: che a difendere l’opzione dei tre quesiti sono adesso proprio i socialisti di De Michelis che, all’indomani dell’approvazione della legge, avevano annunciato l’immediata raccolta delle firme su un referendum totalmente abolizionista (e solo i Radicali erano riusciti a farli desistere dal loro intento). Secondo: che la convention radicale che si apre domani all’Ergife – concepita con l’obiettivo di rilanciare la capacità di interlocuzione del partito con entrambe le coalizioni – dovrà per intanto registrare l’assenza di quanti erano stati faticosamente aggregati intorno a una prima, significativa battaglia di libertà.
da il Foglio di giovedì 25 marzo
saluti




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