"La crisi italiana non nasce dall’economia, e non si cura solo con ricette economiche, anche se pure queste sono necessarie. E’ più grave, temo. E’ la crisi di un popolo che ha progressivamente perso fiducia in sé stesso, nella sua capacità ad essere, come nazione, protagonista del futuro, del progresso." Con queste parole Mario Segni, segretario del Patto, ha aperto il suo intervento alla convention. "E’ una crisi che passa attraverso la perdita di fiducia nello stato e nelle sue istituzioni, e quindi nella classe politica. L’esigenza prima è quella di rafforzare lo stato, la sua dignità e la sua importanza. Ma un messaggio di questo genere non può essere lanciato da una classe politica che fa le leggi ad personam, che vive in conflitto di interessi. Non siamo condannati alla mediocrità, a una politica fatta solo di interessi personali o di scontri su Porta a porta. Non siamo condannati scegliere tra due Poli che hanno ambedue deluso. Può nascere qualcosa di nuovo, può nascere qualcosa di nobile. Siamo un partito di centro. So già le grida scandalizzate che tanti politologi lanceranno dicendo che il centro è morto, e che proprio noi referendari ci stiamo rimangiando le vecchie battaglie. Non me ne importa nulla perché sono tutte balle. Noi non siamo di centro nel senso di lasciarci le mani libere, di rifiutare ogni scelta. Siamo di centro perché siamo dei moderati, rifiutiamo l’estremismo nei fatti e nelle parole, crediamo a una politica ragionata e non urlata. Siamo dei liberali nel senso migliore della parola. E non sta scritto da nessuna parte che il bipolarismo – conclude Segni - debba essere fatto in questo modo, da questa destra e questa sinistra. Anzi nei paesi europei più maturi il bipolarismo è fatto da un centro e da una sinistra, in genere socialista. Partito di centro è la CDU tedesca, che in regime bipolare costituisce da cinquanta anni la alternativa ai socialisti. Partito di centro è in Spagna quello di Aznar, anche lì alternativo ai socialisti. Noi vogliamo offrire agli italiani un centro serio, liberale e moderato, alternativo alla sinistra. Vi è un numero enorme di italiani che attende questo e di questo ha bisogno.
"Ci stiamo dunque preparando con il massimo impegno alla prima grande prova democratica che il nostro partito affronterà con le elezioni del 12-13 giugno prossimi." Carlo Scognamiglio, presidente del Patto, ha aperto così il suo intervento.
"Il lavoro di questi mesi ci consentirà di presentare le liste con il nostro simbolo in tutte le 63 province italiane nelle quali si voterà, e in numerosi comuni capoluogo e città con più di 15.000 abitanti. Sarà, ed anzi è già in corso, un colossale sforzo che mobiliterà decine di migliaia di firme per la presentazione delle liste e centinaia, se non migliaia di candidati. Il successo di questo grande sforzo organizzativo è già una mezza garanzia di un brillante risultato elettorale, che radicherà il partito nelle istituzioni locali, costituendo una solida base per le prossime scadenze delle elezioni regionali e politiche. Questo impegno costituisce anche un sostegno alla campagna nazionale condotta per le contemporanee elezioni europee, il cui risultato darà voce alle nostre idee nella costruzione europea, e forza alla nostra presenza politica nella scena nazionale. Per questo stiamo preparando con il massimo impegno e con mezzi adeguati la campagna elettorale nazionale che ufficialmente inizia con la manifestazione di oggi. Dalla situazione economica vengono le note più dolenti. Del programma liberista - liberale con cui la maggioranza ha vinto le elezioni - continua Scognamiglio - non restano che macerie. La spesa pubblica è aumentata ben al disopra dell'inflazione, la crescita del Pil è stata fra le più basse europee, la produzione e le vendite al dettaglio sono in flessione, il ceto medio è duramente colpito dagli aumenti dei prezzi, la disoccupazione al Sud resta altissima.
Conclude Scognamiglio "Il quadro desolante si completa osservando che, se per le prossime elezioni politiche dovesse profilarsi la vittoria del fronte sostenuto da Bertinotti, Occhetto e D'Alema, non ci sarebbe certo da sperare per il meglio."
Roma, 20 marzo 2004
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