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Discussione: Insegnate il latino!

  1. #1
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    Predefinito Insegnate il latino!

    Insegnate il Latino! Chiede il Presidente del dicastero per le Comunicazioni
    Sociali

    LONDRA, giovedì 25 marzo 2004 (ZENIT.org).- Il Presidente del Pontificio
    Consiglio per le Comunicazioni Sociali ha espresso il desiderio di poter
    assistere ad un ritorno in voga del latino.

    L'arcivescovo John Foley si è reso protagonista di un'energica difesa del
    ruolo del latino nella Messa in un'intervista rilasciata alla rivista
    Briefing, la rivista ufficiale delle Conferenze Episcopali Cattoliche di
    Inghilterra, Galles e Scozia, di cui è apparsa una nota nel sito degli
    stessi episcopati.

    L'arcivescovo Foley, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
    Sociali, era presente al Concilio Vaticano II come giovane sacerdote e
    corrispondente della rivista diocesana di Philadelphia. Egli ritiene che
    alcune intenzioni dei Padri del Concilio siano state messe in pratica in
    modo corretto, mentre altre no.

    Il presidente del dicastero per le Comunicazioni Sociali ha detto alla
    rivista Briefing: "Sono stati commessi abusi in certi campi. ad esempio, in
    campo liturgico quando sono stati interpretati dei documenti in modo poco
    accurato, provocando confusione e risentimento. Altri hanno resistito a
    qualsiasi cambiamento".

    "E' paradossale, quindi, vedere giovani che dicono che la Messa dovrebbe
    essere celebrata in latino, quando non ne hanno mai sperimentata una. Ho
    incontrato un gruppo di Spagnoli negli Stati Uniti e mi hanno detto:
    "Andiamo alla Messa in Inglese e non capiamo cosa succede"; io ho pensato:
    "Siete nati con 40 anni di ritardo - allora nessuno sapeva cosa stesse
    succedendo!".

    L'arcivescovo Foley, il quale continua ad essere affascinato dalla natura
    universale di questa lingua, celebra saltuariamente la Messa in latino, ed
    utilizza il latino per comunicare con alcuni vescovi non anglofoni..

    "E' per questo che penso sia importante saper educare le persone a
    partecipare alla Messa in latino, soprattutto per quanto riguarda la parte
    cantata", ha affermato. "E' paradossale constatare che quando la gente non
    viaggiava molto la Messa era in latino. Ora che si viaggia spesso e si vuole
    riuscire a capire e ad identificarsi con quello che succede, (non si può
    perché) non si parla la lingua locale".

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    è stato un abbandono frettoloso
    forse un ripensamento non sarebbe una cattiva idea.
    In fondo il latino era una lingua universale
    ora, dirà qualcuno, c'è l'inglese
    ma
    vogliamo il monopolio ?
    credo che una maggiore spinta al latino sarebbe possibile ed auspicabile
    ma dovrebbe essere insegnato diversamente
    c'è troppa poca convinzione nei (cattivi) maestri.
    Quando iniziano dichiarando che il latino sarebbe una lingua morta.... hanno già ucciso la loro materia di insegnamento.
    E hanno detto una bugia, perché il latino non è morto.
    Magari è malato grave, ma non è morto, e bisognerebbe convincere i medici a dargli qualche medicina, e a togliere i piedi dal tubo dell'ossigeno !

    Secondo me.

  3. #3
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    Se servisse a qualcosa...

    A quelli della mia generazione (ho 30 anni) il latino hanno cominciato a insegnarlo in terza media (non so se anche da voi c'era questa illegale abitudine) per avvantaggiare coloro che avrebbero frequentato il classico o lo scientifico.
    Al classico lo masticavamo talmente bene che per gioco in classe parlavamo in latino e leggevamo senza problemi delle vignette umoristiche in latino forniteci simpaticamente dal nostro prof, uno stimato grecista e latinista pubblicato a livello nazionale -fan di Concetto Marchesi- che perse l'uso di un occhio per via dei faticosi studi su alcuni libri dell'Iliade l'anno stesso in cui ci diplomammo.

    Il 'Crimen Sollicitationis' me lo son letto in lingua originale ;-) anche se con fatica perchè ormai del latino non ricordo moltissimo.

    Al nostro liceo c'era il tacito accordo bilaterale Preside-proff di matematica, geografia astronomica, etcetc di limitarsi coi programmi e con la richiesta di impegno da parte di noi studenti affinchè potessimo dedicarci unicamente al latino al greco e all'italiano. Il latino oramai era la nostra prima lingua e infatti l'attenzione si concentrava più che altro sul greco.
    Ricordo ancora diverse pagine dell'Iliade a memoria... in metrica!! èos men crocopèplos apòkeanòio roàon ... :-)

    Non ho mai capito come la conoscenza del latino possa supportare quella dell'italiano... ai miei tempi si prendeva come esempio principe quello della consecutio temporum che, digerita in latino, avrebbe dovuto assicurare il suo buon uso nell'italiano.
    So soltanto che se uso correttamente la consecutio temporum in italiano non lo devo certo al latino, ma al fatto che si va a orecchio, si avverte quando due coniugazioni stonano senza ogni volta analizzare che tempi e modi sono, perchè ci si muove nell'ambito della nostra lingua d'uso corrente. E in latino tralaltro l'ho capita soltanto perchè la conoscevo già in italiano. E quando sbaglio in Italiano sbaglio perchè non conosco l'italiano.

    Il parallelismo col latino complica semplicemente le cose... e chi, in italiano, si aspetta un vantaggio automatico dalla buona conoscenza del latino rimarrà immancabilmente deluso. Molto meglio leggersi una ventina di libri scritti bene nella propria lingua. In questo senso latino e greco sottraggono tempo e cultura.

    Se non erro proprio concetto Marchesi ( o il mio prof?) affermava che l'ultima delle sguattere dell'antica Roma parlava il latino meglio del miglor latinista dei nostri tempi. Questo per dire che è l'uso vivo di una lingua che te la fa padroneggiare non certo trovare una stessa regola in due llingue diverse perchè a questo punto tanto vale imparare il francese.

    Lo studio del latino e del greco avvantaggiano unicamente per la mole di documenti e storie che si è portati a leggere che fanno conoscere nuovi nomi, nozioni,, modi d'uso, verbi e sinonimi.
    Probabilmente anche lo sforzo nell'apprendere due lingue (leggerle e scriverle, perchè noi traducevamo illegalmente anche in greco e in latino dall'italiano, il mio prof fu richiamato dalla preside..) aiuta la plasticità neuronale ma, suppongo, alla stessa stregua di uno studio approfondito della matematica, della fisica o, appunto, di una qualunque lingua straniera. Sinceramente sarei più contento se ci avessero insegnato tedesco e francese, ora avrei qualche strumento in più.

    Insegnare latino a tutti per 5 anni per far capire una messa ammetterete anche voi che è un abominio.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da waglione Visualizza Messaggio
    Se servisse a qualcosa...

    A quelli della mia generazione (ho 30 anni) il latino hanno cominciato a insegnarlo in terza media (non so se anche da voi c'era questa illegale abitudine) per avvantaggiare coloro che avrebbero frequentato il classico o lo scientifico.
    Al classico lo masticavamo talmente bene che per gioco in classe parlavamo in latino e leggevamo senza problemi delle vignette umoristiche in latino forniteci simpaticamente dal nostro prof, uno stimato grecista e latinista pubblicato a livello nazionale -fan di Concetto Marchesi- che perse l'uso di un occhio per via dei faticosi studi su alcuni libri dell'Iliade l'anno stesso in cui ci diplomammo.

    Il 'Crimen Sollicitationis' me lo son letto in lingua originale ;-) anche se con fatica perchè ormai del latino non ricordo moltissimo.

    Al nostro liceo c'era il tacito accordo bilaterale Preside-proff di matematica, geografia astronomica, etcetc di limitarsi coi programmi e con la richiesta di impegno da parte di noi studenti affinchè potessimo dedicarci unicamente al latino al greco e all'italiano. Il latino oramai era la nostra prima lingua e infatti l'attenzione si concentrava più che altro sul greco.
    Ricordo ancora diverse pagine dell'Iliade a memoria... in metrica!! èos men crocopèplos apòkeanòio roàon ... :-)

    Non ho mai capito come la conoscenza del latino possa supportare quella dell'italiano... ai miei tempi si prendeva come esempio principe quello della consecutio temporum che, digerita in latino, avrebbe dovuto assicurare il suo buon uso nell'italiano.
    So soltanto che se uso correttamente la consecutio temporum in italiano non lo devo certo al latino, ma al fatto che si va a orecchio, si avverte quando due coniugazioni stonano senza ogni volta analizzare che tempi e modi sono, perchè ci si muove nell'ambito della nostra lingua d'uso corrente. E in latino tralaltro l'ho capita soltanto perchè la conoscevo già in italiano. E quando sbaglio in Italiano sbaglio perchè non conosco l'italiano.

    Il parallelismo col latino complica semplicemente le cose... e chi, in italiano, si aspetta un vantaggio automatico dalla buona conoscenza del latino rimarrà immancabilmente deluso. Molto meglio leggersi una ventina di libri scritti bene nella propria lingua. In questo senso latino e greco sottraggono tempo e cultura.

    Se non erro proprio concetto Marchesi ( o il mio prof?) affermava che l'ultima delle sguattere dell'antica Roma parlava il latino meglio del miglor latinista dei nostri tempi. Questo per dire che è l'uso vivo di una lingua che te la fa padroneggiare non certo trovare una stessa regola in due llingue diverse perchè a questo punto tanto vale imparare il francese.

    Lo studio del latino e del greco avvantaggiano unicamente per la mole di documenti e storie che si è portati a leggere che fanno conoscere nuovi nomi, nozioni,, modi d'uso, verbi e sinonimi.
    Probabilmente anche lo sforzo nell'apprendere due lingue (leggerle e scriverle, perchè noi traducevamo illegalmente anche in greco e in latino dall'italiano, il mio prof fu richiamato dalla preside..) aiuta la plasticità neuronale ma, suppongo, alla stessa stregua di uno studio approfondito della matematica, della fisica o, appunto, di una qualunque lingua straniera. Sinceramente sarei più contento se ci avessero insegnato tedesco e francese, ora avrei qualche strumento in più.

    Insegnare latino a tutti per 5 anni per far capire una messa ammetterete anche voi che è un abominio.
    Sono abbastanza d'accordo con te. Abbastanza : nel senso che la mancanza totale di conoscenza delle lingue moderne che si aveva uscendo dal classico dei miei tempi, era anacronistica con quello che poi ci sarebbe servito all'università. Sono d'accordo anche che lo sviluppo neuronico può essere raggiunto anche con altre discipline, diverse dal latino e dal greco.

    Infatti ho iscritto mio figlio al liceo linguistico senza troppi ripensamenti.
    Il problema è un'altro : il latino viene visto come lingua unificante della chiesa di Roma. Tutto qui.

  5. #5
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    Predefinito

    Caro waglione,
    una lingua non è mettere un vocabolo al posto di un altro, ma è la porta per accedere ad un mondo culturale di usi, tradizioni, costumi... in poche parole alla civiltà e alla storia di un popolo.
    Se tu la vedi come un mero fatto linguistico, allora potrei anche darti ragione, sul mero fatto linguistico.
    Studiare il latino o il greco ci fa migliorare la nostra comprensione dell'italiano, come anche qualsiasi altra lingua straniera, ma, permettimi di contraddirti, non perché abbia strutture simili, che possiamo ritrovare nelle nostra lingua (scusami, ma questo concetto mi sembra un po' buffo), quanto perché proprio le strutture "diverse" ci obbligano a strutturare diversamente il nostro discorso, e questo vuol dire che ci obbligano a capire meglio quello che diciamo.
    Non posso padronareggiare il mio eloquio in una lingua diversa, se non ho piena comprensione delle mie idee.
    E' questo sforzo di esporre le mie idee in una lingua diversa, che mi fa approfondire la conoscenza della mia stessa lingua e del mio pensiero.
    Ovviamente anche le lingue moderne, quel poco che si studiano, ad eccezione dell'inglese (nel senso che è molto studiato), portano a processi simili, ma credo che la struttura del latino e del greco siano particolarmente efficaci (potrebbe essere solo una mia impressione).
    Ma la cosa fondamentale è, come dicevo, la civiltà che sta dietro una lingua, ed è davvero un peccato questo nostro italico disamore per noi stessi, per l'umanità in genere, per i nostri figli, per la nostra civiltà e il nostro passato.
    La storia, infatti, soffre gli stessi mali del latino, e capisco purtroppo perché... il male è lo stesso.
    E' come se i figli rifiutassero i genitori, e pensassero di non aver niente da imparare da loro.
    Non è così, secondo me, e vedo come altri, all'estero, dimostrano maggior amore per la nostra storia e la nostra cultura di noi stessi, ed è amaro constatarlo.
    In Finlandia dicono le notizie attuali in latino.... in Finlandia, che non è mai nemmeno stata confinante coll'impero romano !
    Dedicare sforzi ed energie alla valorizzazione della propria identità, caro waglione, non è tempo perso, mai.
    Mi dispiace che tu abbia imparato così bene la lingua latina e quella greca, ma ti sia sfuggito questo essenziale, secondo me, insegnamento.
    Con stima,
    Shel

  6. #6
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    Predefinito Esempio di latino moderno

    Riporto qui un testo da me già pubblicato altrove su Pol, a scopo esemplificativo di come il latino sia attuale e non morto

    (se andate sul sito finlandese da me segnalato, vi accorgerete che la pronuncia non è quella della Chiesa, ma è la c.d. "restituta", ovvero quella che usavano Cesare e Cicerone ai loro tempi)

    Strages - Strage
    magna - grande
    Jokelaensis - di Jokela (lett. ha usato l'aggettivo)

    Die Mercurii - Mercoledi
    in sede scholari - nella scuola
    Jokelaensi, - (di) Jokela (aggettivo)
    quae - che
    (1) - si trova
    in paroechia - nella diocesi (di)
    Tuusula - Tuusula (è a due passi da Helsinki)
    est, - (1)
    (2) - è stata compiuta
    strages - (una) strage
    miserabilis - miseranda
    facta est, - (2)
    cum octo homines, - quando otto persone
    scilicet - cioè
    quinque pueri, - cinque ragazzi
    una puella - una ragazza
    (3) - e
    duae- - due
    -que - (3)
    feminae adultae, - donne adulte
    vitam - (4)
    amiserunt. - hanno perso
    (4) - la vita.

    Occisi sunt = Sono stati uccisi
    ab adulescente = da un giovane
    duodeviginti annorum, = di 18 anni
    ("duo = due", "de=mancanti a", "viginti=venti")
    qui, = che
    postquam = dopo che
    (5) = aveva incominciato
    in schola sua = nella sua scuola
    ex improviso = all'improvviso
    furere = a uscire pazzo
    coepit, = (5)
    eos = li
    (6) = aveva colpiti
    glandibus = con i proiettili
    pistolii = di una pistola
    (da "pistolium, -ii n.")
    percussit. = (6)
    Quo facto = Fatto ciò
    sclopetator = lo sparatore
    (da "scloppus -i m.")
    eodem = con la stessa
    ferro = arma
    usus = (che aveva) usata
    (7) = ha tentato
    se ipsum = (8)
    interficere = (di) uccidere
    (8) = sé stesso
    conatus est =(7)
    et vix = e a stento
    (9) = è stato trasportato
    vivus = vivo
    in nosocomium = all'ospedale
    deportatus, = (9)
    ubi postea = dove poi
    animam efflavit. = è morto.

    Illo tumultu = In quella sparatoria
    (10) = sono state ferite
    etiam = anche
    circiter decem = una decina di (lett. circa dieci)
    cives = persone (lett. cittadini)
    sauciati sunt, = (10)
    sed = ma
    (11) = le loro
    vulnera = ferite
    eorum = (11)
    tam (b) levia (c) erant (a), = erano (a) tanto (b) lievi (c)
    ut = che
    illi = essi
    iam = già
    eodem die = lo stesso giorno
    vesperi = la sera
    domum (a) reverti (b) possent (c). = hanno potuto (c) tornare (b) a casa (a).

    Strages magna Jokelaensis

    Die Mercurii in sede scholari Jokelaensi, quae in paroechia Tuusula est, strages miserabilis facta est, cum octo homines, scilicet quinque pueri, una puella duaeque feminae adultae, vitam amiserunt

    Occisi sunt ab adulescente duodeviginti annorum, qui, postquam in schola sua ex improviso furere coepit, eos glandibus pistolii percussit.
    Quo facto sclopetator eodem ferro usus se ipsum interficere conatus est et vix vivus in nosocomium deportatus, ubi postea animam efflavit.
    Illo tumultu etiam circiter decem cives sauciati sunt, sed vulnera eorum tam levia erant, ut illi iam eodem die vesperi domum reverti possent

    (Reijo Pitkäranta)
    da: http://www.yleradio1.fi/nuntii/id13437.shtml

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da xenia45 Visualizza Messaggio
    Sono abbastanza d'accordo con te. Abbastanza : nel senso che la mancanza totale di conoscenza delle lingue moderne che si aveva uscendo dal classico dei miei tempi, era anacronistica con quello che poi ci sarebbe servito all'università. Sono d'accordo anche che lo sviluppo neuronico può essere raggiunto anche con altre discipline, diverse dal latino e dal greco.

    Infatti ho iscritto mio figlio al liceo linguistico senza troppi ripensamenti.
    Il problema è un'altro : il latino viene visto come lingua unificante della chiesa di Roma. Tutto qui.
    Cara Xenia,
    ti faccio umilmente notare che Roma esisteva da sette secoli e mezzo prima della nascita di Cristo....
    Lo so che la cinematografia americana non se ne è ancora accorta, ad eccezione dell'episodio di Spartaco (per il suo messaggio antiromano....), ma se stiamo dietro agli Americani non comprenderemo mai come e perché un piccolo villaggio del Lazio abbia potuto costruire una civiltà ed un impero di quella vastità.... tenendo conto che, alla nascita di Cristo, era di una vastità immensa, e non aveva nessun nemico in grado di impensierirlo.
    Sarebbe prova di intelligenza chiedersi perché e come sia stato possibile ciò, invece di limitarsi a parlar (male) della sua decadenza, quando ormai - coll'impero - la forza innovativa della civiltà romana era stata ormai snaturata dagli effetti stessi della sua vittoria, e il morbo della civiltà orientaleggiante, sconfitta sul campo militare, aveva contaminato, irreversibilmente e assai dannosamente, la dura ma pratica limpidezza dei conquistatori.
    Si pensi, per esempio, allo stravolgimento del dotarsi di un sistema assolutistico di potere basato sull'imperatore, a fronte della repubblica che aveva assicurato a Roma tanti successi !
    Si pensi a quanto inviso era, nella repubblica, il nome di "re", e come le Istituzioni Romane fossero attente alla distribuzione del potere (si confronti, su questo, il greco Polibio, nemico di Roma, ma lucido analista), tanto che chiunque, per quanti successi avesse portato alla città, fosse in sospetto di volersi nominare re, veniva ucciso (vedi le idi di marzo... ma non solo Cesare, anche il più grande dopo di lui, Scipione l'Africano, fu costretto all'esilio....).
    La repubblica, nata sulla spinta di una città, muore sulla spinta dei suoi stessi successi, con Cesare, incapace (Roma) di gestire una vastità mai vista prima, e il sistema che le succede, l'impero di chiara ispirazione orientale, stravolge la sua mentalità, la sua politica, la sua storia e la sua civiltà.
    E gli Americani pensano solo all'impero....
    chi rimarrà a cercare di capire le ragioni di un successo senza precedenti e senza pari anche nei secoli seguenti ?
    Qualcosa di buono l'avrà pure avuto quel villaggio che divenne impero !
    Non si conquista un impero con la bruta forza delle legioni... non è assolutamente possibile. Ci deve essere qualcosa, dietro, nella mentalità, nella politica, nella civiltà, che sfugge a chi guarda a quel periodo con animo prevenuto, e che dovrebbe invece essere studiato, e, magari capito.

    Secondo me.

  8. #8
    ooooWAGLIONEoooo
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    Ancora devo capire cosa centri sapere il latino con la possibilità di conoscere la storia e gustarsi appieno il fascino della civiltà romana antica, compresi teatro,arte culinaria, origini e poesia. Che è quello che, secondo te, è sfuggito a me e mancherà per sempre a chi non ha studiato il latino.
    Leggere capire e parlare il latino ha il suo fascino, ma parliamo di fascino, non di altro e in ogni caso è una disposizione individuale.

    Ci sono delle accuratissime ( e costosissime) traduzioni Utet che son pure belle da tenere il libreria, cento volte meglio di ciò che di un testo latino potremmo capire io e te messi insieme.
    Ci sono poi le edizioni commentate... superbe.

    E se parliamo di fascino tradizioni e radici, fidati, sarebbe meglio fare un passo ancora più indietro e insegnare il greco antico.

    Mi spieghi cosa intendi quando dici

    proprio le strutture "diverse" ci obbligano a strutturare diversamente il nostro discorso, e questo vuol dire che ci obbligano a capire meglio quello che diciamo.
    Non posso padronareggiare il mio eloquio in una lingua diversa, se non ho piena comprensione delle mie idee
    Cicerone diceva "rem tene, verba sequentur" ...
    Insomma non credo importi molto la forma se hai qualcosa in mente. Ti faccio notare che il valore maggiore al latino, in questo tuo post, l'hai dato proprio ad un aspetto psico-linguistico e hai aggiunto che lo stesso supporto può venire dal conoscere lingue diverse. Sul perchè il latino offra un supporto maggiore non hai saputo motivare, segno che gli studi non devono aver lasciato una traccia identificabile nemmeno in te.



    Il latino non è una lingua morta perchè qualcuno da qualche parte in Finlandia ha deciso di usarlo per un notiziario? E in Italia dovremmo studiare latino per questo notiziario Finlandese e per capire una messa? Ti sei scordato le diciture sulle facciate delle chiese, anche quelle potremmo capirle meglio!

    Divagazioni a parte, il tema di questo thread è insegnare il latino a tutti per poter capire la neo-messa in latino. E a me sembra un'assurdità. Chi vuole fa il classico e si iscrive a lettere classiche (magari con indirizzo archeologico) o alle facoltà di teologia.

  9. #9
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    Predefinito

    waglione: Ancora devo capire cosa centri sapere il latino con la possibilità di conoscere la storia e gustarsi appieno il fascino della civiltà romana antica, compresi teatro,arte culinaria, origini e poesia. Che è quello che, secondo te, è sfuggito a me e mancherà per sempre a chi non ha studiato il latino.
    shelburn: noto una sfumatura polemica, e credo sia conseguenza di una mia infelice esposizione, per cui me ne scuso. Non era mia intenzione essere offensivo.
    Non sono nemmeno riuscito a comunicare il punto della questione, ahi ahi.
    Mi devi scusare, sono sotto pressione, ho tremila cose da fare, e non basta il fascino di questa discussione per mantenere lucido il mio pensiero.
    Cercherò di farmi capire in un altro modo.
    Immagina un padre che volesse offrire la sua esperienza ai figli, e questi ne rifiutassero l'insegnamento.
    Ecco, un figlio certamente può farsi strada da solo, orgogliosamente, rifiutando qualsiasi eredità culturale,
    ma, quale tristezza !
    Vedi, il latino non è una lingua qualsiasi, e certamente puoi imparare la storia senza sapere una parola di latino, ma...
    Non è solo questione del fatto che sia o non sia bello. Bello, può piacermi anche il cinese o l'islandese.... ma non sono le mie radici, non so se riesco a spiegarmi.
    Io vedo in tutto questo un rifiuto della nostra cultura, che va ben oltre il semplice "latinorum".

    Il greco ?
    E' una lingua fondamentale, e da liceale scientifico ne sento la mancanza, tanto che mi son comprato il corso di greco antico dell'assimil, e ho incominciato a studiarlo, piano piano, compatibilmente con i mille impegni che la mia anima dispersiva e ingorda di sapere mi propone ogni giorno.
    Ma il latino resta la "nostra" civiltà, le nostre radici.

    Secondo me.

    waglione: Mi spieghi cosa intendi quando dici
    ---------------------------------------------------------
    proprio le strutture "diverse" ci obbligano a strutturare diversamente il nostro discorso, e questo vuol dire che ci obbligano a capire meglio quello che diciamo.
    Non posso padronareggiare il mio eloquio in una lingua diversa, se non ho piena comprensione delle mie idee
    ---------------------------------------------------------

    shelburn: ok, cerco di spiegarmi meglio.
    Se parlo con uno che la pensa come me, appena dico qualcosa, lui approva, e non ho certo bisogno di spiegarlo meglio. Tutto fila liscio.
    Se invece trovo uno che la pensa diversamente, allora devo spiegare e giustificare ogni cosa, anche ciò che davo per scontato, e questo mi obbliga ad avere le idee più chiare, ad approfondire i miei pensieri. Si può spiegare quando si hanno le idee chiare. Ma se i punti che ti sembravano evidenti, sono messi in discussione, si è costretti a rendere espliciti ragionamenti accettati altrimenti senza verifica.
    E' la forza della democrazia e del dialogo. Gli estremisti ed i fanatici hanno idee più urlate, ma più superficiali, perché non le mettono in discussione, non le sottopongono ad autocritica.
    Lo stesso vale per le strutture linguistiche. Più la struttura è diversa, più devi "tenere rem", per dirla con Catone, ovvero avere capito di cosa parli. Prova a tradurre in giapponese un brano complicato di qualche filosofo, e ti accorgerai che, se vuoi che il tuo brano abbia un senso, devi aver ben capito cosa dice il filosofo.
    Sono le strutture diverse che ti costringono a capire perfettamente quello che stai scrivendo.

    Secondo me.

    waglione: Sul perchè il latino offra un supporto maggiore non hai saputo motivare, segno che gli studi non devono aver lasciato una traccia identificabile nemmeno in te.
    shelburn: ammetto di non essere quel genio immarcescibile che mia madre vedeva in me, e di aver deluso, se mi conoscessero ora, quegli studenti del liceo, di altre sezioni, che mi chiamavano "Einstein". Eh sì, la montagna ha evidentemente partorito un topolino. Peccato.
    Ma mi voglio bene lo stesso.
    Comunque la motivazione che mi chiedi non è ovvia, né facile da dare, credo.
    Posso solo darti la mia impressione generica che chi viene dal classico dimostri una cultura migliore, ed una prontezza ad imparare migliore di chi venga dallo scientifico (come me), o, addirittura, dal linguistico, casi particolari a parte.
    Perché succeda ciò, posto che la mia impressione sia vera, non saprei dirtelo così sui due piedi, e neanche da seduto, come in effetti sto :-)
    Comunque, visto che gli studi "non devono aver lasciato" in me " una traccia identificabile" non ho smesso di studiare, casomai compensassi con l'amore e la dedizione, e con la quantità, la mancanza di qualità e di sostanza grigia che mi caratterizza. :-)

    Secondo me.

    waglione: Il latino non è una lingua morta perchè qualcuno da qualche parte in Finlandia ha deciso di usarlo per un notiziario? E in Italia dovremmo studiare latino per questo notiziario Finlandese e per capire una messa? Ti sei scordato le diciture sulle facciate delle chiese, anche quelle potremmo capirle meglio!
    Divagazioni a parte, il tema di questo thread è insegnare il latino a tutti per poter capire la neo-messa in latino. E a me sembra un'assurdità. Chi vuole fa il classico e si iscrive a lettere classiche (magari con indirizzo archeologico) o alle facoltà di teologia.

    shelburn: mi pare che la questione fosse ben altra. E' ben chiaro che io, in Italia, capirò meglio la messa se è in italiano,
    ma, quando vado all'estero ?
    Proprio in un momento in cui la gente si muove di più, abbiamo tolto internazionalità alla messa, rendendola un fatto locale, raccontato nella lingua locale.
    Se la messa fosse detta in latino, sarebbe capita in Italia come all'estero, perché sarebbe nella stessa lingua ovunque.
    Semmai il problema è che nel passato, la messa non era abbastanza spiegata, e quel latino rimaneva un po' troppo misterioso e staccato dal popolo.
    E' ovvio che un semplice ritorno al passato non risolverebbe il problema, ma bisognerebbe ridurre in qualche modo quel distacco che c'è tra la messa in latino e il popolo.
    Forse varrebbe la pena di tentare, anche se vedo troppi denti avvelenati in giro, e troppi affossatori della nostra civiltà.
    Il nostro mondo è in svendita al migliore offerente, senza dignità alcuna. Vero, ma triste.

    Secondo me.

    ps
    Il riferimento alla Finlandia era solo per mostrare come altri apprezzino il nostro passato, mentre noi, che ne siamo gli eredi, lo rifiutiamo con inspiegabile veemenza, quasi rancore.
    Lo trovo davvero un peccato.
    E poi, il fatto che esso sia usato, vuol dire che non è morto. E' poco, ma è un fatto, mi sembra.

    Sempre secondo me.

  10. #10
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    Chiedo venia, ma e' stato recentemente tolto o diminuito il latino dai programmi di liceo? Me lo sono perso... O si parla soltanto di una diminuizione di importanza, nel solito stile "anche il latino non e' piu' quello di una volta"?

 

 

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