....nuova in certi tribunali
Milano. Ricordate gli anni di Tangentopoli, con il pool di Milano padrone assoluto del campo?
E ricordate gli anni chiodati dell’antimafia palermitana, con Gian Carlo Caselli che impartiva ordini non solo ai suoi pubblici ministeri, ma a ogni magistrato di ordine e grado?
Erano tempi in cui i giudici per le indagini preliminari – i cosiddetti gip, quelli che teoricamente avrebbero dovuto ascoltare le ragioni dell’accusa e quelle della difesa – si comportavano come guardie del corpo delle procure più politicizzate.
Oggi, dopo dieci anni e passa, quei tempi sembrano forse tramontati.
Perché sono ormai tanti, tantissimi i gip che giorno dopo giorno dimostrano di avere finalmente conquistato la propria autonomia e di essersi affrancati da qualsiasi sudditanza.
Non solo. Sanno dire di no ai pubblici ministeri e, se è proprio il caso, trovano anche il coraggio di picchiare duro, eccome.
Partiamo da Milano. Le staffilate del gip, Guido Piffer, hanno duramente colpito, l’altro ieri, il sostituto procuratore Francesco Greco, storico rappresentante dell’intoccabile pool, e titolare del più delicato filone di indagine sull’affare Parmalat.
Greco aveva chiesto a Piffer di processare con rito immediato – “quick indictment”, lo chiamano gli americani – 32 indagati per aggiotaggio e false comunicazioni agli organismi di controllo.
Nei bei tempi che furono i colleghi di Piffer (per carità, evitiamo di ricordare i nomi) non avrebbero nemmeno fiatato. Bastava un bigliettino di Antonio Di Pietro attaccato al frontespizio del fascicolo e l’autorizzazione arrivava a tamburo battente.
Ma Piffer, da giudice asburgico –è nato 50 anni fa a Trieste – mercoledì ha risposto picche. E ha motivato il rigetto con considerazioni che fanno a pezzi il lavoro svolto da Greco e dagli altri pm che lo affiancano. Secondo il gip non solo non è stata raggiunta “l’evidenza della prova”, che è la condizione fondamentale per il rito immediato; ma nell’elenco sono state incluse persone che dei reati in questione “potevano avere avuto semplicemente conoscenza o addirittura non averne avuta affatto”.
Una batosta per Greco e, più in generale, per il rito ambrosiano. Quel rito in base al quale veniva processato e spesso condannato pure chi, a giudizio dei pm, “non poteva non sapere”. Piffer ribalta quel principio. Rispondendo a Greco, secondo il quale “non solo ‘tutti debbono rispondere di tutto’ ma tutti sono direttamente coinvolti quantomeno come istigatori nell’esecuzione del reato”, il gip sostiene invece che molti dirigenti di Parmalat potevano anche sapere e non per questo essere colpevoli. Da qui l’invito a “una più approfondita valutazione delle posizioni di molti imputati”.
Sarà perché non tira più il vento del giustizialismo; sarà perché c’è in giro tanta voglia di separazione delle carriere, sta di fatto che cominciano a emanciparsi anche i tribunali del riesame, un tempo accusati di obbedire ciecamente alle procure, compilando sentenze a piè di lista. L’esempio più clamoroso viene da Brescia e riguarda un altro caso finanziario, quello di Finmatica.
La procura ha chiesto oltre all’arresto dell’amministratore, Pierluigi Crudele, il sequestro dei beni della società.
Il gip, Lorenzo Bernini, ha detto sì all’arresto di Crudele e no a tutto il resto. Ma il Tribunale del riesame, presieduto da Anna Di Martino, ha mandato a gambe per aria tutto il lavoro della procura. Non solo ha ordinato la scarcerazione del manager: “la complessiva carenza di un quadro indiziario non legittimava l’applicazione di misure cautelari nei confronti degli indagati”. Ma ha pure scritto che non esisteva nemmeno “un pregiudizio patrimoniale in danno di soci e creditori”. Come a dire che non sempre dietro i cattivi affari, quelli che fanno scendere il titolo in Borsa, deve esserci necessariamente un reato.
La rivolta dei gip – e, più in generale, dei magistrati giudicanti – non si limita alle questioni finanziarie.
Ieri un gip di Roma, Giorgio Maria Rossi, si è guardato bene dal convalidare l’arresto dei tre ultrà implicati negli incidenti che hanno provocato la sospensione della partita tra Roma e Lazio: anche loro sono stati messi in carcere senza “indizi di colpevolezza”.
saluti




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