Corriere della Sera, 31.3.04

Inchiesta dopo la relazione del liquidatore fallimentare nominato dalla Popolare di Lodi


Bancarotta per il «mago» dei sondaggi

Crespi sotto accusa: «buco» di 35 milioni nei conti del gruppo Hdc


Dopo i casi Parmalat, Cirio, Tecnosistemi, Freedomland, Database e Olidata, crollano in Procura anche i calcinacci di un’altra «storia di copertina» dell’economia rampante di appena qualche mese fa: Luigi Crespi, già sondaggista-principe di Silvio Berlusconi e inventore del «contratto con gli italiani», poi rastrellatore con il suo gruppo Hdc-Datamedia di gran parte del mercato demoscopico italiano (Cirm, Directa, World Research) e di altre dieci aziende editoriali e pubblicitarie tra le quali il quotidiano online «Il Nuovo», è indagato dalla Procura di Milano per una ipotesi di bancarotta da oltre 35 milioni di euro. Il presidente del Tribunale fallimentare di Milano, Bartolomeo Quatraro, ha infatti trasmesso alla Procura la relazione depositata da Enrico Bignami, il liquidatore della Hdc spa, la holding alla quale facevano capo circa 400 dipendenti, di cui Crespi era il presidente, e che è fallita all’inizio di marzo. Il liquidatore, che era stato indicato dal nuovo consiglio di amministrazione dei subentrati soci «forti» (Efibanca, vale a dire la Banca Popolare di Lodi, che in cambio di un euro aveva rilevato tanto le attività quanto i debiti dichiarati dal gruppo del sondaggista), nella propria relazione ha sottoposto alla valutazione dei magistrati possibili irregolarità contabili e ipotesi di reato che hanno determinato in Procura l’apertura del fascicolo su Crespi, assegnato al pm Laura Pedio, la quale dovrà verificare se il passivo sia frutto solo di perdite imprenditoriali oppure anche (e in che misura) di distrazioni.
Fra la banca presieduta da Gianpiero Fiorani e Crespi è del resto in corso da tempo un aspro contenzioso. Ad avviso del sondaggista, infatti, la Bpl (entrata nel 2001 con l'11 per cento di Hdc pagato 11 miliardi di lire ad una valutazione di oltre 25 volte il margine operativo lordo su un fatturato di 96 miliardi) avrebbe «chiuso i rubinetti» del credito, e deciso di ritirare l'appoggio al gruppo proprio mentre era in cantiere la quotazione in Borsa nel 2004, di colpo e per motivi extraimprenditoriali. Opposta la prospettiva della banca, che lamenta di aver trovato nel gruppo di Crespi molti più debiti e problemi rispetto a quanti le fossero stati preventivati.



CRESPONE NOSTRO POTREBBE ESSERSI FOTTUTO 35 MILIONI DI EURO DA HDC