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    irregolarità nella consultazione di domenica

    Roma, pesanti irregolarità nella consultazione di domenica per i consiglieri aggiunti
    Veltroni, ecco i brogli e le manovre per far eleggere i suoi "immigrati"


    A Roma "gli stranieri" (in realtà circa 33 mila su oltre cinquecentomila regolari) hanno votato per eleggere quattro membri aggiunti al Consiglio Comunale. E il sindaco diessino Walter Veltroni è raggiante: «È un primo passo verso il diritto pieno a votare e ad essere eletti degli immigrati». Ma se questo è il primo passo, figuriamoci gli altri. Un Comitato elettorale interetnico romano denuncia infatti «il bluff delle elezioni» denunciando «brogli e gravissime irregolarità nella formazione delle liste elettorali». Ed ha inviato agli organi di informazione un voluminoso dossier in cui si può leggere, per esempio, che in un ristorante risultano alloggiati ben 323 cinesi, che hanno chiesto di poter votare. Ed il ristorante, guarda caso, è appartenente ad un candidato. L'unico espresso dalla comunità cinese. E in via Dandolo, sede della Comunità di Sant'Egidio, dove ci sono due posti letto, sono risultati risiedere ben 1.200 stranieri.
    Questo perché, per accedere al voto, gli immigrati dovevano prima iscriversi alle liste elettorali indicando la propria residenza o il proprio domicilio. In realtà, denuncia Gabriele Ratini, del Comitato interetnico, i quattro eletti sono stati frutto non di un libero voto, ma di una spartizione premeditata a tavolino tra i partiti politici.




    (da www.lapadania.com 30 marzo 2004)

  2. #2
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    QUANTI BROGLI NEL VOTO ROMANO DEI CITTADINI STRANIERI
    Migliaia di elettori sbucati dal nulla


    Per paura che il suo candidato non fosse eletto, la comunità cinese, sempre nel Municipio Roma 19, ha iscritto altri trentacinque (35) cinesi i quali hanno indicato come domicilio Via Attilio Frigeri n. 16.
    Alla logica delle false domiciliazioni si è associata anche la comunità egiziana che, pur ridotta nel numero, nel Municipio Roma 15, trenta (30) cittadini egiziani hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Guido Castelnuovo n. 38.
    Anche gli ecuadoregni attratti dal fascino della democrazia, hanno percorso la scorciatoia della concentrazione delle domiciliazioni di comodo.
    Nel Municipio Roma 1, trentaquattro (34) cittadini ecuadoregni hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Dandolo n. 10.
    La comunità filippina ha mantenuto vasto il profilo. Nel Municipio Roma 9, quarantuno (41) cittadini filippini hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Latina n. 30.
    La comunità indiana si è caratterizza per l'indiscriminato uso delle domiciliazioni di comodo. Nel Municipio Roma 1, quarantatrè (43) indiani hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Carlo Emanuele I n. 46.
    Sempre nel Municipio Roma 1 altri trentadue (32) cittadini indiani hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio la ormai familiare Via Dandolo n. 10.
    Nel Municipio Roma 10, venti (20) cittadini indiani hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Lungomare Paolo Toscanelli n. 180.
    Nel Municipio Roma 16, diciotto (18) cittadini indiani hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Circonvallazione Occidentale km 0,000.
    Nel Municipio Roma 18, sedici (16) cittadini indiani hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via di Torrerossa n. 40.
    La comunità iraniana costituita da pochissime unità non si è sottratta alla farsa delle domiciliazioni di comodo ed ha una sua invidiabile rappresentanza: nel Municipio Roma 1, diciotto (18) cittadini iraniani su diciannove presenti a Roma hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via degli Astalli n. 141.
    Non da meno la comunità maltese. Infatti nel Municipio Roma 9, undici (11) cittadini maltesi hanno richiesto la loro iscrizione indicando come domicilio Via Iberia n. 27.
    La comunità magrebina, sulla scia delle altre comunità, ha utilizzato l'escamotage della domiciliazione di comodo in modo sistematico e capillare: nel Municipio Roma 1, diciassette (17) cittadini magrebini hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio la già nota Via Dandolo n. 10.
    Nel Municipio Roma 4, quarantaquattro (44) cittadini magrebini hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Enzo Tezza n. 20.
    Nel Municipio Roma 8, cinquantuno (51) cittadini magrebini hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Giggi Pizzirani n. 25.
    Nel Municipio Roma 10, tredici (13) cittadini magrebini hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Masurio Sabino n. 31.
    Del continente africano anche la comunità nigeriana è ricorsa allo stratagemma delle domiciliazioni di comodo; diciassette (17) cittadini nigeriani hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Baccanello n. 111.
    La comunità pakistana, tra tutte le comunità straniere presenti in Roma la meno sensibile al voto degli immigrati (289 iscritti), si è pur sempre avvalsa del sotterfugio della domiciliazione di comodo. Nel Municipio Roma 13, settantaquattro (74) cittadini pakistani, hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Lungomare Toscanelli n.18.
    Anche la comunità polacca ha una significativa presenza.
    Nel Municipio Roma 1, venti (20) cittadini polacchi hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio la fin troppa nota Via Dandolo n. 10.
    Questa via è un concentrato di comunità etniche e ricorre anche nella comunità peruviana. Nel Municipio Roma 1 infatti, trentuno (31) cittadini peruviani hanno richiesto l'iscrizione indicando tale sito come domicilio. La comuità rumena ha fatto della domiciliazione di comodo un uso ampio e diffuso. Nel Municipio Roma 1 ventotto (28) cittadini rumeni hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio la famosa Via Dandolo n. 10. Sempre nel Municipio Roma 1, ventisei (26) cittadini rumeni hanno richiesto l'iscrizione indicando cicando come domicilio Passeggiata del Gianicolo n. 5.
    Nel Municipio Roma 8, novantasei (96) cittadini rumeni hanno richiesto l'iscrizione alle liste elettorali indicando come domicilio Via delle Canapiglie n. 136.
    Nel Municipio Roma 10, ventitrè (23) cittadini rumeni hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Alessandro Stoppato n. 41.
    Nel Municipio Roma 15, quaranta_quattro (44) cittadini rumeni hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Luigi Candoni n. 91.
    Nel Municipio Roma 16, venti (20) cittadini rumeni hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Circonvallazione Gianicolense n. 16.
    Lo stesso vale per la comunità senegalese. Nel Municipio Roma 6, quarantaquattro (44) cittadini senegalesi hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Campobasso n. 18.
    Nel Municipio Roma 16, trentasei (36) cittadini senegalesi hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Bravetta n. 415.
    Nel Municipio Roma 19, ventisette (27) cittadini senegalesi hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Paolo Vergerio n. 73.
    Anche la comunità dello Sri Lanka non è esente da questo balletto delle domiciliazioni di comodo.Nel Municipio Roma 13, ventuno (21) cittadini dello Sri Lanka hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Giuseppe Casciaro n. 6.
    Anche la comunità ucraina, ultima in ordine alfabetico, ma non certo ultima in numero di iscrizioni (601 iscritti), ha adottato la domiciliazione di comodo.
    Nel Municipio Roma 1, trentadue (32) cittadini ucraini hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio la famigerata Via Dandolo n. 10.
    Nel Municipio Roma 5, diciannove (19) cittadini ucraini hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Salviati n. 70.
    Nel Municipio Roma 18, ventitre (23) cittadini ucraini hanno richiesto l'iscrizione indicando come domicilio Via Boccea n.480.
    Per amore di verità occorre sottolineare che questi ventitrè cittadini ucraini non possono essere assimilati ai casi precedenti perché in Via Boccea n.480 si trova il collegio ucraino di rito greco cattolico. Per quanto è dato sapere in questo istituto risiede un numero di gran lunga superiore ai ventitre richiedenti, segno questo che la Chiesa Cattolica ed il volontariato ad essa direttamente collegato si è mantenuta equidistante e non si è prestata ad infingimenti più consoni a bassa e volgare competizione politica.
    La domiciliazione di comodo è un vero broglio elettorale, sistematicamente attuato da tutte le comunità straniere presenti a Roma. Da tutta questa storia ne discende che i cittadini extracomunitari per potersi integrare devono prima riconvertirsi alla democrazia. La democrazia non si fonda su brogli e tanto meno su escamotage e sotterfugi. Chiunque si fosse prestato alla manipolazione delle liste elettorali, se straniero, dovrebbe essere escluso dalla competizione elettorale, se italiano dovrebbe rispondere dei suoi comportamenti e soprattutto fornire spiegazioni sul perché sono stati accettati e dati per buoni migliaia di domicili di comodo.
    2) Responsabilità degli uffici elettorali municipali e dell'ufficio elettorale centrale.
    Se è comprensibile, certo non giustificabile, che i candidati dei cittadini extracomunitari abbiano cercato di imporre le logiche da clan tipiche dei paesi di loro provenienza, la sola idea che gli uffici municipali abbiano favorito ed agevolato la manipolazione delle liste è inaccettabile. Noi non sappiamo quali disposizioni abbia dato la direzione dei servizi elettorali del Comune di Roma in ordine alle domiciliazioni, ma è singolare che l'ufficio elettorale Roma 1 abbia raccolto, senza colpo ferire e senza nulla segnalare, su di un solo indirizzo (Via Dandolo n. 10) ben seicentonovantuno (691) iscrizioni.
    Sarebbe interessante assistere alla consegna dei seicentonovantuno corrispondenti certificati elettorali che, si badi bene, riguardano cittadini stranieri alcuni dei quali dai nomi difficili a scriversi ed impossibili a pronunziarsi e soprattutto non vorremmo essere nei panni del messo notificatore a cui toccherà il grave e pesante compito di consegnare il voluminoso pacco a Via Dandolo n.10. Oltretutto sorge spontanea una domanda: chi ritirerà i seicentonovantuno certificati elettorali e come questi certificati saranno consegnati al diretto interessato?
    La direzione dei servizi elettorali e gli uffici elettorali dei diciannove municipi romani nella migliore delle ipotesi per inerzia valutativa sono venuti meno ai loro doveri. I responsabili di questi uffici non hanno svolto quell'accertamento rigoroso ed efficace che la legge mette loro in carico. Occorre sottolineare che in alcuni casi gli uffici elettorali hanno agito con una leggerezza ed una superficialità che non hanno precedenti. Alcuni di questi uffici hanno favorito ed alimentato la domiciliazione di comodo ed hanno raccolto le richieste di iscrizione in modo irrituale. Il responsabile dell'ufficio elettorale del Municipio Roma 19, ad esempio, ha raccolto e protocollato progressivamente una dietro l'altra le richieste di 482 cittadini cinesi.
    Una parte di questi (323) si domiciliava in Via delle Medaglie D'oro, una parte (49) in Via Palmarola Nuova e un'ultima parte (35) in Via Attilio Frigeri. Come ha potuto il responsabile di quest'ufficio accogliere le richieste d'iscrizione alle liste elettorali di trecentoventitrè (323) cittadini cinesi tutti aventi domiciliazione presso un ristorante?
    Nel raccogliere queste iscrizioni il responsabile dell'ufficio elettorale Roma 19 avrebbe dovuto individuare il domicilio o dalla carta di soggiorno o dal permesso.
    Non si comprende in base a quali criteri sia stata permessa l' iscrizione a migliaia di extracomunitari che all'atto della richiesta indicavano un domicilio diverso da quello riportato sul titolo di regolarizzazione.
    Per non parlare del responsabile dell'ufficio elettorale Roma 1 che ha raccolto su un solo indirizzo seicentonovantuno (691) richieste di iscrizione alle liste elettorali.
    Appare scarsamente credibile e logicamente poco convincente che queste moltitudini siano dei senza fissa dimora perché ciò contrasterebbe con la 286/1998 e successive modifiche ed integrazioni. Si fa osservare che il cittadino extracomunitario all'atto della richiesta del permesso di soggiorno deve essere in grado di dimostrare di avere idonea sistemazione alloggiativa.
    E questo domicilio, prima ancora della residenza deve essere comprovata e regolarmente registrata presso il commissariato territorialmente competente o con una dichiarazione di ospitalità o con una dichiarazione di cessione di fabbricato per uso abitativo. Possibile mai che il responsabile dell'ufficio elettorale Roma 8 abbia raccolto centoquarantasei (146) richieste di iscrizione tutte aventi un comune indirizzo: Via Giggi Pizzirani n.25 che come Via Dandolo n.10 sono sedi di associazioni.
    I comportamenti dei funzionari degli uffici municipali deputati alla raccolta delle iscrizioni alle liste elettorali, indipendentemente dal fatto che siano prodotto di inerzia valutativa, o da chi sa quale altro oscuro motore burocratico, lasciano aperti molti interrogativi e generano ombre, dubbi, sospetti e perplessità su questa consultazione elettorale.
    3) Responsabilità politiche.
    Oltre alle responsabilità dei cittadini extracomunitari ed a quelle dei funzionari comunali e municipali, esistono precise responsabilità politiche che se sottaciute falserebbero i termini della questione.
    a) Responsabilità in carico alla sottocommissione per il diritto di voto ai cittadini stranieri presieduta dall' on. Consigliere Maurizio Bartolucci.
    Alla sottocommissione presieduta dal Consigliere Bartolucci e alla X Commissione permanente presieduta dall'on. Consigliere Luigi Vittorio Berliri erano giunte segnalazioni su come stava procedendo la formazione delle liste elettorali al punto che il Presidente della Libera Associazione Studenti Universitari Albanesi in Italia "G.K.Skandberg", sig. Armand Cepaj, aveva lamentato una confusione ed una illegalità diffusa ed aveva proposto, per un controllo più attento e meticoloso, l'istituzione del mediatore linguistico che avrebbe dovuto facilitare le iscrizioni alle liste elettorali ai cittadini stranieri, spiegando loro le procedure e le finalità elettorali. La responsabilità più grave ricade sulla sottocommissione per il diritto al voto, se non altro perché questa sottocommissione non ha usato particolare attenzione alle domiciliazioni.
    Le disposizioni relative ai requisiti erano chiare e precise e non potevano essere oggetto di ulteriore estensione applicativa.
    2-Continua
    --------------------------------------------------------------------------------


    [Data pubblicazione: 31/03/2004

  3. #3
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