Preambolo
La Lista ALESSANDRA MUSSOLINI – LIBERTÀ DI AZIONE per le elezioni europee presenta insieme alle altre forze del cartello ALTERNATIVA SOCIALE un progetto frutto della sintesi di un comune sentire e della esperienza di una comunità di donne e uomini, che ha il fine di proporre un obiettivo alto e storico: quello della affermazione di un modello politico che avvii un profondo cambiamento della nostra società, capace di riassumere in sé modernità e tradizione, razionalità ed ideali.
L’Europa è da sempre sintesi di ambizioni e di sogni: è il continente in cui milioni di donne e uomini, a fronte della attuale crisi internazionale, sentendosi gli eredi di una civiltà senza eguali sulla terra, hanno il desiderio di tornare ad essere il centro del mondo.
A Roma si definì "toto orbe pace composito" quel momento di storia, misterioso, ma reale, in cui il mondo conosciuto, retto da un ordine civile mai visto sino ad allora, diede pace, giustizia, ordine e libertà.
A noi europei spetta il compito di ripetere quel miracolo politico e di civiltà, non per mera nostalgia ma perché rappresenta la via maestra per dare ai nostri figli un continente che abbia un futuro.
Confini culturali e filosofici dell’Europa
L’assurdo tentativo di allargare l’Europa - come se fosse un solo mercato - a Paesi extraeuropei impone di ridefinire i confini del nostro continente.
Sono la cultura e la storia di 3000 anni a richiamarci alla memoria senza ombra di dubbio i contesti europei netti e chiari. Questi limiti comprendono la parte europea della Russia, arrivano allo stretto dei Dardanelli ed escludono, già naturalmente e geograficamente la Turchia, la cui presenza nel consesso europeo, richiesta ad alta voce dal mondo finanziario, avrebbe effetti laceranti.
Infatti, con l’ingresso della Turchia snaturerebbe senza alcun valido motivo l’omogeneità culturale e spirituale sia della Turchia stessa che del nostro continente poiché, grazie agli accordi di Schengen, avrebbero immediato accesso e possibilità di lavoro in Europa i turcofoni mussulmani, di cittadinanza turca.
A nostro modo di vedere, va invece favorito l’ingresso di tutti quei Paesi di chiara radice cristiana ed europea che si affacciano alle porte dell’Europa e che rappresentano storicamente il polmone orientale della nostra Civiltà europea.
L’essenza dell’Europa che immaginiamo è simbolicamente:
greca, per il suo modo di pensare;
romana, per i suoi parametri di giustizia e di senso civico;
cristiana, nei valori che la formano e la motivano.
Queste radici filosofiche e culturali hanno segnato le strade e gli angoli delle nostre città, le culture nazionali, l’incredibile produzione artistica ma, soprattutto, il carattere degli europei, che ha permesso di costruire un ordine sociale comunitario di istituzioni democratiche e di rapporti basati sul rispetto delle culture e delle identità nazionali.
Questo patrimonio di umanità contrasta fortemente con il tentativo di costruire una Europa senza anima, che diventerebbe facile conquista anche del fondamentalismo islamico, minaccia vera e reale in terra d’Europa sia per il terrorismo che per il processo di relazioni internazionali con i Paesi arabi moderati.
Modelli istituzionale e di difesa
Il modello istituzionale è quello di una Europa Nazione, fondata su una confederazione di Stati nazionali , liberi e sovrani.
A questo progetto devono partecipare anche la Russia e i Paesi dell’est europeo, ma solo con chiare garanzie sulla loro stabilità politico-economica.
Ciò serve a rafforzare il ruolo geopolitico dell’Europa e dell’Italia e la loro proiezione sul Mar Mediterraneo, sull’Africa e sull’Est europeo. In ciò la politica estera europea deve essere in grado di prendere iniziative primarie nei confronti dell’unilateralismo americano, che ha portato alla sciagurata guerra in Iraq.
Una guerra nella quale l’Italia – anzi, i militari italiani - ha fatto la parte della portatrice d’acqua dei soli interessi economici e geopolitici degli Stati Uniti ed ha rinunciato ad ogni iniziativa di carattere diplomatico.
Per costruire un nuovo modello di difesa, libero dalla schiavitù della NATO (divenuta ormai uno strumento dell’America e non della comunità internazionale), occorre creare da subito una forza armata europea all’altezza delle esigenze della difesa del territorio e di quella collegata alla naturale e storica funzione europea di potenza pacificatrice.
Immigrazione
Il tema della immigrazione è stato nel tempo affrontato con sistemi insensati: dapprima, con una logica astratta e buonista; successivamente, con veti tampone che hanno trasformato una situazione già difficile in una tragedia dalla soluzione sempre più incerta.
Noi riteniamo che non esista l’ineluttabilità dei flussi migratori; infatti, un conto sono i normali scambi economico-culturali e i flussi di lavoratori conseguenti, altro è un fenomeno incontrollabile perché consapevolmente non controllato.
Questo fenomeno ha le proprie radici nella esplosione della crisi del terzo mondo, dovuto all’ulteriore impoverimento delle popolazioni conseguente ai seguenti fattori:
le continue guerre tribali particolarmente cruente
la lievitazione del debito dei Paesi poveri contratto con le banche e con i Paesi sviluppati
l’assenza o il decadimento delle infrastrutture sociali ed economiche
Mentre la soluzione dell’immigrazione dall’est arriverà con la completa maturazione dei processi di democraticizzazione dei Paesi dell’Europa orientale e con lo sviluppo determinato dalla adesione all’Unione europea, maggiori preoccupazioni desta la mancanza di progettualità dei Governi ai fini della soluzione dell’immigrazione dal sud del mondo, cioè dal continente africano.
La soluzione che si ritiene idonea a superare l’attuale falso solidarismo è quella che vede l’Europa impegnata in un piano di salvezza per i popoli africani, capace di coprire tutti i settori economici e sociali attraverso:
la cancellazione dei debiti dei Paesi in via di sviluppo
la concreta attuazione di piani per l’aiuto all’infanzia, per la alfabetizzazione delle popolazioni, per la cura delle malattie endemiche.
lo sviluppo infrastrutturale dei Paesi poveri mediante una concreta politica di investimenti
Identità Europea ed Economia
L’identità europea si afferma quando essa acquisisce il compito di realizzare quel riequilibrio sociale utile a correggere il liberismo sfrenato e "globale" e il capitalismo, che hanno sbiadito le identità nazionali e creato una profonda frattura tra chi ha e chi non ha sia in termini di diritti che in termini economici.
Tale riequilibrio si ottiene privilegiando il lavoro sul capitale e la politica sull’economia e la finanza.
Diventa, quindi, prioritaria la difesa delle libertà sociali e personali in una visione reale di stato sociale, dando voce e potere a quei corpi intermedi che naturalmente difendono i popoli, le famiglie e le categorie produttive, che costituiscono l’ossatura della nostra società civile.
Non deve essere una Europa di elite, lontana dai processi partecipativi e di legittimazione popolare, come l’ Europa che ha imposto l’euro senza alcun coinvolgimento dei popoli.
La filosofia che deve guidare un vero progresso sociale è quella più vicina al senso comune, dove l’obiettivo sociale non sia la crescita del PIL o delle borse ma il conseguimento di pace e giustizia sociale.
Il primo passaggio deve essere la revisione del Trattato di Maastricht, accordo nei fatti già violato da Francia e Germania, per poi guardare all’obiettivo minimo, ma essenziale, di garantire a tutti i cittadini europei un alloggio, da mangiare e di che vestirsi: solamente partendo da questa base si potrà parlare di economia al servizio dei popoli.
Il nuovo stato europeo, a tal proposito, dovrà intervenire e correggere le tendenze antisociali dell’economia che sono proprie del liberismo: accorciare le distanze fra coloro che hanno e coloro che non hanno e favorire la piccola proprietà a svantaggio delle grandi multinazionali sono i principi cui ispirarsi promuovendo:
Partecipazione: se nel mondo politico è stato accettato che un requisito della libertà è la partecipazione, in economia ciò non è ancora avvenuto. Noi siamo favorevoli alla partecipazione di tutti i lavoratori alle decisioni aziendali oltrechè alla partecipazione agli utili delle stesse. Questo rappresenta un passaggio fondamentale nella formazione di un patto che consenta il superamento dell’impasse economico ed il raggiungimento dei criteri di giustizia sociale.
Tutti proprietari: al contrario del socialismo e del capitalismo, i quali nascondendosi dietro ad utopie e disquisizioni ideologiche, teorizzavano il trasferimento della ricchezza dai tanti ai pochi, dalle comunità agli stati, dalle famiglie alle banche, noi crediamo che un nuovo stato europeo debba governare l’economia per trasformare un popolo di proletari in un popolo di proprietari.
Politica della casa: il diritto alla casa deve diventare un "diritto alla proprietà", particolarmente importante al momento della formazione della famiglia. Gli attuali mutui, che tutelano solo il sistema bancario, devono essere rivisti e concessi a fronte del pagamento di interessi collegati con l’effettivo margine di acquisto del denaro, sviluppando il ricorso alla formazione di istituti di credito delle categorie. Inoltre, le abitazioni vanno concepite come idonee ad ospitare famiglie numerose, in quanto non è ipotizzabile una politica di sostegno demografico senza una corrispondente politica alloggiativa.
Occupazione: qualora le politiche sulla immigrazione innanzi ipotizzate venissero adottate, le aziende italiane avrebbero la necessità di assumere mano d’opera nazionale. Il riavvio dell’occupazione, i cui dati sono ora inquinati dai dati relativi alle regolarizzazioni dei lavoratori extra comunitari, consentirebbe di avviare nei fatti e non nella mera propaganda quel processo di crescita della produzione che è indispensabile per dare servizi e sostegno alle classi non abbienti.
Politica per la famiglia, l’infanzia e gli anziani
La sopravvivenza della nostra civiltà dipende dalla tutela della cultura della prima sua cellula naturale, la famiglia.
Quando la forza della famiglia è stata erosa, le conseguenze per le Nazioni non si sono fatte attendere: calo demografico, aumento della spesa sociale, diffusione di malesseri sociali.
Ne consegue che uno dei primi obiettivi è quello di concepire la difesa della famiglia come società naturale ove l’individuo apprende le prime regole e riceve una insostituibile considerazione della sua importanza come essere umano: è per questo che i bambini debbono essere considerati come unici privilegiati.
Conseguentemente, l’architettura dei popoli europei si deve fondare su di essa, la quale deve avere il riconoscimento formale e morale della propria centralità. Uno strumento indispensabile per favorire questo passaggio è quello di attribuire identificazione non solo sociale ma anche economica al lavoro domestico. Uno stipendio alle donne che restano in casa otterrebbe i seguenti benefici:
Darebbe la libertà alle donne di scegliere tra lavoro intra moenia e extra moenia;
Darebbe maggiore equilibrio alla vita familiare.
A supporto della famiglia deve essere introdotta una legislazione che preveda non solo sovvenzioni per le famiglie non abbienti nonché sgravi per l’acquisto di beni per l’infanzia.
Inoltre, in ambito europeo deve essere previsto il potenziamento e la riqualificazione in tutti gli Stati membri del personale dei servizi sociali, in modo da garantire alla famiglia un reale supporto per meglio attendere agli impegni lavorativi.
Per l’infanzia deve essere attuata una politica che metta al centro la difesa della vita e i bambini: sono questi i principi da difendere di fronte a tutto; in particolare, va tutelato di diritto del bambino a vivere in una famiglia fatta di genitori di sesso diverso, il diritto ad una tutela da ogni violenza, il diritto ad una istruzione europea che ne salvi le radici culturali e il diritto ad una tutela dai programmi TV e da internet.
La politica a favore degli anziani deve raggiungere l’obiettivo di valorizzare questa risorsa di cultura che ha radici profonde. Gli anziani debbono essere coinvolti socialmente attraverso strutture di raccordo con il mondo giovanile e piani di intervento specifici per l’eliminazione di ogni forma di disagio sociale.
Difesa delle libertà e rigetto del mandato di cattura europeo
Intendiamo assolutamente prioritari la difesa delle radici delle libertà sociali e personali.
In questo contesto siamo fermamente contrari al mandato di cattura europeo, in quanto questa figura giuridica contrasta profondamente con la realtà dei valori costituzionali e non contempla alcuno strumento di controllo che il Giudice o lo Stato nazionale possa utilizzare per impedire l’esecuzione del provvedimento di altro Paese.




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