Da Il Manifesto:


Scip,la pietra dello scandalo
Le case degli enti: dai grandi piani di Tremonti alla quasi crisi di governo

Roma ladrona? Lo scontro politico tra An e Lega frana sulla pelle degli inquilini. Breve storia di una vendita nata male e finita peggio: nel mezzo, il flop romano del partito di Fini


ROBERTA CARLINI
La pietra dello scandalo si chiama «Scip», è una società finta inventata da Tremonti per incassare i soldi della prevendita degli immobili pubblici detta cartolarizzazione, e il decreto sul quale è scoppiata la bagarre alla camera la salva dalla crisi finanziaria. No, la pietra dello scandalo si chiama «Roma», è la città nella quale si trova la maggior parte delle case in vendita (il 52,4%, oltre 25.000), e da quando nella capitale Alleanza nazionale ha preso la batosta delle provinciali si è rifatta il look da partito di lotta per ottenere uno sconto per questi inquilini. Niente affatto, la pietra dello scandalo si chiama «casa», riguarda oltre 55.000 inquilini ai quali è stato intimato «o compri o te ne vai», e sul loro futuro (malgrado il disinteresse in proposito dei pugili della maggioranza) verte il decreto sul quale ieri è stata posta la fiducia. Tre verità, o meglio tre angoli visuali sul pasticciaccio brutto che ha un nome ancor più brutto: cartolarizzazione. E' solo l'ultima delle pietre dello scandalo che si tirano addosso dalla scorsa estate la Lega e An: come nei tanti casi precedenti (dalla grazia a Sofri agli immigrati) il merito finisce nell'angolo, travolto dalla rissa politica. Salvo che per i diretti interessati, che il merito lo seguono, eccome. Prendiamo gli inquilini degli enti previdenziali. Gli oltre 50.000 interessati dalla rissa di ieri non stanno - checché ne dica la Lega - tutti a Roma (v. grafico). Per dire: a Milano ce n'è un 8,5%, a Bologna il 3%, a Genova il 2,5%, eccetera eccetera. Dunque, non è che lo sconto sul prezzo interessi solo gli abitanti di «Roma ladrona». Ma è altrettanto vero che la partenza dell'operazione Scip 2 - dopo che la prima tranche della cartolarizzazione, riguardante le case più «pronte» alla vendita, se n'era andata nel 2001-2002 senza problemi - con il vertiginoso aumento dei prezzi previsto da Tremonti & soci aveva fatto infuriare soprattutto le periferie romane: il che, alla vigilia delle provinciali 2003, non è stato proprio un buon viatico per il partito di Fini e Storace. Che infatti ha preso una sberla che ancora duole.

Ma perché quell'aumento dei prezzi? Il ministero dell'economia faceva sapere: sin dall'inizio era scritto che le case si vendono ai prezzi di mercato, sia pur «abbattuti» con uno sconto. Ma anche con questi sconti, i proibitivi prezzi di mercato del 2003 buttavano fuori gran parte degli inquilini: la rivolta generalizzata di inquilini e sindacati si allargava a settori della maggioranza (An romana in testa), solo Tremonti teneva duro, essendosi già pre-venduto quelle case a quei prezzi sul mercato. Fino alla finanziaria 2004, nella quale un emendamento approvato contro il parere del governo ha riformulato il calcolo dei prezzi, facendo però una gran confusione sulla sua applicazione. Nel caos, tutte le vendite intanto erano ferme, bloccate, mentre si avvicinava a grandi passi la data del primo rimborso degli obbligazionisti Scip (aprile).Di qui il decreto dello scandalo, che ha stabilito il «ritorno» ai prezzi del 2001. Già, ma per chi? Nella prima versione, era scritto: solo per chi ha fatto la domanda di acquisto della casa, con una raccomandata, tra il 26 settembre e il 31 ottobre del 2001. Nella seconda (e ultima, che recepisce modifiche volute anche dall'opposizione), sparisce la data del 26 settembre. Tralasciando i dettagli curiosi (come e perché sono spuntate queste date, storia lunga) sta di fatto che a questo punto - se il decreto passerà - il paradosso sarà totale: i prezzi saranno più accessibili solo per coloro che hanno spedito una raccomandata per dire di voler comprare la propria casa prima ancora di sapere che la casa era in vendita.

Su questo assurdo - contestato da tutte le opposizioni, che sarebbe stato cancellato nella discussione parlamentare ove il governo non l'avesse stroncata con la fiducia - si è infilato il carro armato della Lega:solo «i romani» - ha tuonato il Carroccio - sapevano della necessità della raccomandata. Un sospetto molto diffuso nel Nord, e non solo nella base leghista. «Sono nato e morirò di sinistra», ci dice un inquilino di case Inail in vendita a Vicenza (350 appartamenti, «almeno 300 non hanno spedito alcuna raccomandata»), prima di dire un po' pudibondo: «la Lega ha ragione, questa storia della raccomandata è una schifezza». Il complesso di case di cui il nostro interlocutore parla è quasi tutto affittato a dipendenti pubblici, «per il 90% siamo meridionali, però ci guardiamo in faccia un po' stupiti e ci diciamo: stavolta colgono nel segno, questo decreto taglia fuori un sacco di gente». Solo al Nord? «No, anche a Sud e anche a Roma molti non hanno spedito quella raccomandata, è uno dei motivi per cui questo decreto che pure accoglie qualche nostra proposta non lo votiamo», dice Augusto Battaglia dei Ds. Ma a Nord la leggenda metropolitana per cui qui a Roma un passaparola «privilegiato» abbia fatto il miracolo è più forte del finto bambino morto del derby.

In ogni caso, il pasticcio della raccomandata è di quelli che possono bloccare le vendite per altri dieci anni: si prevedono ricorsi in tribunale a go-go. Perché dunque affrettarsi tanto su una regola così evidentemente assurda? Gli inquilini, a corto di soldi, aguzzano gli ingegni e smanettano sulle calcolatrici. Il conto da fare è questo: a compensazione dei «danni» derivanti alla Scip da queste riformulazioni del prezzo il governo ha dato alla stessa Scip la possibilità di indebitarsi - emettendo titoli con garanzia pubblica - per 922 milioni di euro (sui 1.800 miliardi di vecchie lire). Un po' troppi, per coprire il solo sconto sui prezzi di mercato. In molti, tra i parlamentari, i sindacati degli inquilini e i vari comitati sorti in tutt'Italia, ipotizzano che gran parte della somma andrà in realtà a coprire le esigenze finanziarie derivanti a Scip dalla lentezza dell'intera operazione, e non dalle variazioni dei prezzi. Nel qual caso, tra il partito romano che canta un'effimera vittoria e quello nordico che si incatena ai banchi, avrebbe vinto l'abile Tremonti, e con lui il vecchio partito della finanza privata salvata dai soldi pubblici.